AitArt per sostenere e rappresentare gli artisti

Ca’ Giustinian a Venezia sede della Biennale e location scelta da AitArt per raccontare la sua attività
Ca’ Giustinian a Venezia sede della Biennale e location scelta da AitArt per raccontare la sua attività

Quella degli Archivi d’Artista è divenuta una realtà ormai pressoché imprescindibile nel mondo dell’arte. Si tratta di una ricchezza culturale fatta di pagine di libri e cataloghi, di foto che immortalano esposizioni ed eventi, di opere d’arte che riflettono il pensiero, la storia, l’anima di artisti che dell’atto creativo hanno fatto la propria ragione di vita. Sempre più spesso si sente oggi l’esigenza di preservare e studiare questa memoria, regolamentando un ambito fluido e non soggetto ad una legislazione chiara e definitiva che lascia situazioni ambigue soprattutto nel campo delle attribuzioni per chi opera all’interno del mercato delle opere d’arte.

Per fare il punto in merito ad una situazione di estrema attualità, il 18 settembre scorso è stato organizzato a Venezia, nella storica sede della Biennale a Cà Giustinian, un incontro promosso da AitArt, l’Associazione Italiana Archivi d’Artista nata 4 anni fa. Ad aprire la tavola rotonda Deborah Rossi che facendo gli onori di casa in qualità di Direttore degli Affari Legali ed Istituzionali dell’ente veneziano, ha ricordato come Domenico Varagnolo nel 1928 sia stato il lungimirante fondatore dell’ASAC, Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale, divenuto ormai un patrimonio mondiale che, grazie alla pratica dell’incremento e dello scambio di opere e documenti tra artisti, istituzioni e collezionisti, è oggi il motore culturale dell’ente, unico al mondo nella sua pluri-disciplinarietà.

Filippo Tibertelli de Pisis, ideatore e promotore di AitArt, nata con l’intento primario di preservare la cultura e l’arte dall’oblio, ha ricordato il suo legame d’affetto con la città di Venezia che lo zio, Filippo de Pisis, il quale raccoglieva qualsiasi cosa potesse ispirarlo, amava e considerava una vera e propria “antologia dell’arte”. AitArt, ha spiegato, riunisce attualmente 25 fondazioni di artisti viventi o già storicizzati, dove i contemporanei fanno la cronaca, gli altri fanno la storia. L’intento è duplice dunque, pragmatico e culturale.

Unendo gli Archivi attraverso linee guida nell’ambito soprattutto della conservazione, AitArt si avvale di professionalità scientifiche che si occupano della tutela delle singole specificità, della promozione di ricerche e dell’approfondimento sulle figure degli artisti che ne fanno parte, e punta ad incentivare inoltre la collaborazione con organismi pubblici o privati. Il tutto mirato a fornire, attraverso professionalità organizzate, una maggiore autorevolezza a quegli artisti italiani che, nonostante la loro importanza, sono maggiormente in sofferenza sul mercato mondiale.

Claudia Palma, Direttrice della sezione romana di AitArt e responsabile del fondo Bioiconografico del GNAM fondato da Palma Bucarelli nel 1946, ha esposto con passione l’esperienza del rapporto tra pubblico e privato nella gestione degli Archivi, che si trovano spesso in sofferenza per il rischio di scollamento tra le due realtà. Necessaria quindi diventa la collaborazione tra gli eredi e l’Archivio nel passaggio, per conservare al meglio la memoria e valorizzarla. Il limite può essere la mancanza di forze economiche per procedere al vero e proprio lavoro operativo di schedatura e archiviazione.

Un momento dell'incontro veneziano organizzato da AitArt a Ca' Giustianian

Un momento dell’incontro veneziano organizzato da AitArt a Ca’ Giustianian

Ma sempre di più è evidente che per l’artista possedere un Archivio diventa un valore aggiunto. Infatti, se a lungo gli Archivi hanno sofferto di scarsa considerazione, oggi sono considerati come le opere stesse che documentano. I parametri per valutarne l’importanza sono molti: in primis l’ampiezza, misurabile in metri, lo stato di conservazione che va moltiplicato per un coefficiente di valutazione, ed altri ancora. E fondamentale, ha sostenuto ancora Palma, è che gli Archivi restino nel luogo di nascita. Anche se oggi è tutto digitalizzato, non ci si deve però esimere dalla consultazione fisica, diretta delle lettere, della scrittura originale, che significa studiarne la grafia, percepirne l’odore, la storia. Come ha raccomandato con convinzione, gli Archivi dunque vanno studiati dal di dentro, di persona.

Rachele Ferrario, Docente di gestione e catalogazione degli archivi e di fenomenologia all’Accademia di Brera, ha portato la sua esperienza viva e appassionata partendo da Aby Warburg e risalendo a Pico della Mirandola, spiegando come l’Archivio sia la base della storia dell’arte; ancor più oggi quando tutto viaggia per via telematica, l’Archivio è il vero legante con l’artista; scrittori, poeti e musicisti sono la struttura empirica da cui scaturisce l’opera d’arte. L’Archivio diventa una patente di autenticità che può definire delle linee guida che regolano il rapporto tra l’artista stesso e il mercato dell’arte. E’ uno spazio fisico in quanto luogo e contenitore, ma anche uno spazio ideale del pensiero, della natura dell’arte.

Un aspetto, questo,  ripreso anche da Alessandra Donati, Vice Presidente del Comitato scientifico di AitArt e Direttore del corso di formazione per “Curatore di Archivio d’Artista”, la quale ha sottolineato l’importanza degli Archivi in un ambito come quello del mercato arte, che sempre più richiede certificazioni di autenticità nel tempo. Lo dimostrano quelli tenuti dagli artisti viventi che tracciano l’opera per il futuro, fornendo una provenienza certa. Tanto che inventariando le opere si concorre alla loro stessa valutazione.

Gli Archivi, dunque, hanno importanza rilevante anche nel campo del diritto, dal momento che la valutazione di autenticità di un’opera, trattandosi di una scienza non esatta, è comunque soggettiva finché non subentrano nuove tipologie di analisi scientifiche. In sostanza un’expertise può essere rilasciato da chiunque e non esiste un certificatore definitivo. Allo stesso tempo, e chi opera nel settore lo sa bene, il mercato ha individuato dei certificatori autorevoli di riferimento. Quindi, seppur il potere di autenticazione sia diffuso, il mercato ha delle regole chiare. Un’opera di Schifano, ad esempio, viene messa in asta da Christie’s solo se ha l’autentica della Fondazione Mario Schifano. Altrimenti il mercato automaticamente la rifiuta.

Altrettanto importante per la correttezza, che non venga esercitata posizione dominante. In questo contesto, che all’inizio non a caso abbiamo definito fluido, AitArt si pone e propone per individuare buone pratiche che facciano riferimento a principi di trasparenza e buona fede, attraverso pratiche comuni e soprattutto condivise, diventando punto di riferimento per mercato dell’arte, gallerie e case d’asta. (Leggi -> Archivi d’artista: tra cultura e logiche di mercato)

Nella valutazione delle singole opere il Comitato Scientifico preposto deve esprimersi all’unanimità, motivando le decisioni. Sono previsti registri per opere accettate, rifiutate o sospese. Per questo AitArt, che è composta da un Consiglio Direttivo e da un Comitato Scientifico, opera per affermare in maniera sempre più concreta l’esigenza di fondare una nuova disciplina che si basi su comportamenti virtuosi, scientificamente qualificati, finalizzati alla tutela delle opere e degli artisti.

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