Alessandro Marcucci Pinoli racconta il suo Art Hotel Museum e la collezione

Collezione da Tiffany intervista Conte Marcucci Pinoli collezionista

 

Passeggiando lungo il viale che costeggia il mare, sono passato tante volte davanti all’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro.

Certamente la parola “museo” mi affascina, e guardandolo dall’esterno ogni volta resto colpito da un dettaglio diverso.
È facile trovare questo albergo, sia per la stele alta 16 metri dell’artista Enzo Cucchi posizionata all’ingresso, sia per “I manichini” del Conte Nani che sono parte di una scultura-installazione a pochi metri dall’hotel.

Oltre ad essere titolare di questo Art Museum e di altri alberghi di lusso, il Conte Alessandro Marcucci Pinoli ha avuto una carriera da avvocato, console, ambasciatore, cavaliere e commendatore.

Ma quando concordiamo la nostra intervista prima per me è soprattutto un collezionista, e sono molto felice di poterlo conoscere proprio all’interno della sua “collezione-museo”.

I corridoi, le sale, la piscina e le camere sono opera di 75 artisti selezionati dal Conte che hanno lavorato per quattro anni.

Oltre a Cucchi ci sono opere e installazioni di Giò Pomodoro, Mimmo Paladino, Sandro Chia, Simon Benetton, Primo Formenti, Nanni Valentini, Gino Marotta, Davide dall’Osso, Floriano Ippoliti e tanti altri.

Questo museo albergo però non è l’unico spazio che il Conte ha dedicato all’arte: la sua collezione vanta 3500 opere raccolte in tanti luoghi differenti, che occupano case, garage e perfino l’interno delle serre di famiglia.

Pensare e comprare arte è qualcosa che non fa dormire la notte: come quando il Conte mi racconta di quella volta in cui a Spoleto – su indicazione del suo amico Vittorio Garbi – conobbe Peter Demetz e volle a tutti i costi entrare in possesso di una sua scultura in legno.  

Questa sua passione è nata in famiglia grazie a suo padre, che fin dai primi anni della sua infanzia lo portava con sé a New York ad incontrare gli amici artisti.

E oggi come suo padre anche il Conte Nani continua ad avere una relazione diretta gli artisti, sia come committente ma anche come mecenate.

In questa grande collezione museo pernottano ospiti e artisti da tutto il mondo.
È facile capire perché spesso le persone vogliano dormire di nuovo nella stessa stanza, perché vogliono godere di nuovo dell’opera che li ha colpiti. 

Daniel Libeskind – l’architetto che ha riprogettato Ground Zero – dopo aver pernottato in questo Art Hotel disse che “L’arte è più del lusso”, ricordando il valore superiore delle opere realizzate su richiesta del Conte rispetto a qualsiasi stella riconosciuta ad un albergo.

Seduti nella hall di questo luogo così speciale, sono proprio curioso di ascoltare la storia di questo collezionista.

Buon ascolto!
Gino Fienga