Alessandro Vitiello: mecenate del nuovo millennio

Alessandro Vitiello faccia a faccia con il Sigmund Freud, scultura del grande VETTOR PISANI

Cari amici, oggi vi accompagno all’interno della casa del collezionista romano Alessandro Vitiello, che ha deciso di aprire la propria residenza per trasformarla in una Home Gallery dedicata alla condivisione dell’arte delle ultime generazioni.

Non solo un collezionista, quindi, soprattutto un promotore, sostenitore e produttore della cultura contemporanea in una piacevole dimensione domestica che non risulta essere un freno alle ambizioni positive, piuttosto un trampolino in grado di proiettarle oltre, per esportare progetti e instaurare legami.

Ecco un excursus che abbraccia le origini del suo collezionare e le sue abitudini, fino alla ferma volontà di spartire il senso dell’arte con il maggior numero di persone possibile.

Una vista della casa di Alessandro Vitiello.SULLO SFONDO: Marcello Avenali – Interno con figure – 1974. In basso: Gianni Barisani – Cavallo – 1950. In basso a destra: Giovanni Trimani – Equilibrio – 2016,

Alice Traforti: Vorresti raccontarci l’inizio della tua storia con l’arte, di quella volta in cui sei diventato un collezionista?

Alessandro Vitiello: «L’inizio della mia “storia con l’arte” è probabilmente quello di molti. Mio padre Eduardo, uomo intelligentissimo, armatore, ebbe in grande considerazione l’arte contemporanea, ma non fu un collezionista. Non ne ebbe il tempo. Accanto a quadri e sculture di artisti del ‘900 la nostra casa a Posillipo – design pulito, raffinato, quasi scandinavo – ospitava la planetaria collezione di civette di mia madre, Giulia, che non di rado toglieva la scena tanto agli edifici razionalisti disegnati da de Chirico e Depero quanto agli ulivi di Carlo Levi o ai cactus di Salvatore Emblema.

Le passioni dei genitori si accolgono o si rifiutano, tertium non datur, e io sull’arte (solo su quella) ero d’accordo con mio padre. Appena raggiunta l’età della ragione, se mai l’ho fatto, quando c’era un acquisto da portare a termine io non mancavo mai.

Era di maggio, precisamente l’anno 1986, che ebbi “la visione”: a Madrid con mamma, papà e fratelli andammo al museo del Prado e vidi per la prima volta la Guernica di Pablo Picasso. Fu un’esperienza travolgente. La forza espressiva di quella tela mi stordiva, mi spaventava ed entusiasmava insieme, mi faceva riflettere. Io ho bisogno di opere d’arte che mi diano determinate sensazioni ed emozioni, a queste dedico gran parte della mia vita affettiva. Ad ogni modo nei giorni seguenti la mia visita al Prado decisi che avrei collezionato le avanguardie».

Una vista della casa di Alessandro Vitiello. A destra: Jasmine Pignatelli – Vettori – 2016. A sinistra: Mario Schifano – Senza titolo – 1973-78

A.T.: Che cosa ami particolarmente collezionare?

A.V.: «Da 20 anni colleziono quasi solo pittura e scultura di artisti considerati contemporanei. Amo le installazioni e sto cercando di capire quali forme artistiche prenderà la “transizione al digitale” che da qualche anno riguarda tutte le principali attività umane e assorbe enormi risorse finanziarie».

A.T.: Come ti orienti quando si tratta di scegliere chi e che cosa far entrare in collezione?

A.V.: «Premesso che negli anni il gusto cambia, è quasi sempre rintracciabile il filo conduttore dei miei acquisti: opere concettuali e materiche degli ultimi 50 anni. Fondamentale è la lettura dei periodici di settore, andare a mostre e fiere il più possibile e naturalmente avere il proprio o i propri galleristi di riferimento. A me piace anche molto frequentare gli artisti, quasi tutti individui più unici che rari».

In primo piano: Emiliano Zucchini – Void Pyramid – 2019; sulla parete a destra: Francesca Matarazzo di Licosa – Lettera – 2017

A.T.: Quale peso ha il confronto con gli altri nel tuo approccio all’acquisto?

A.V.: «Il confronto con gli altri è uno dei fattori più importanti, anche solo per apprendere informazioni o notizie di cui non disponevi e che sono determinanti nelle scelte. Certamente a volte il condizionamento che consapevolmente o inconsapevolmente si esercita o si subisce può alterare il processo decisionale in senso negativo, ma qui può soccorrere il non dimenticare o confondere i diversi ruoli: artista, critico d’arte, gallerista, curatore, divulgatore e altro».

A.T.: Sarei curiosa di sapere che cosa pensi dei canali online. Li utilizzi maggiormente a titolo informativo o anche per le operazioni di compra-vendita?

A.V.: «Li utilizzo solo a scopo informativo. Mai acquisterei un’opera d’arte online, perché so che “dal vivo” è qualcosa di molto differente da ciò che appare in foto. Non ci scommetterei, ma credo che il trading online nell’arte non possa funzionare se non per i multipli di opere molto conosciute o riconoscibili, almeno al livello tecnologico al quale siamo ora».

Salvatore Pupillo – Cosmico – 1996

A.T.:  E ora parliamo della tua home gallery. In particolare, vorrei capire che cosa ti ha spinto ad aprire le porte di casa tua alla condivisione dell’arte e se c’è qualche modello a cui ti sei ispirato.

A.V.: «Mi colpì una definizione credo di Achille Bonito Oliva sulla “visione catacombale” delle proprie raccolte che hanno i collezionisti italiani, con le opere chiuse nei caveaux delle banche. Non mi sfugge che ci si espone ai malintenzionati (ma pochi rubano opere d’arte), ma io credo sia importante far vedere arte al maggior numero di persone possibile. Tu ne sei il possessore materiale, ma quei lavori che hanno le caratteristiche, la qualità necessaria per superare il proprio tempo e rimanere immortali sono di tutti. O almeno tutti dovrebbero avere la possibilità di vederle. Poi, se io possegga quel tipo di opere è tutto da vedere».

A.T.:  La mission della home gallery è quella di dare voce, spazio, libertà e sostegno a quegli artisti emergenti “in grado di interpretare i legami più profondi tra arte e linguaggi evolutivi contemporanei.”  Vuoi parlarci della tua visione del panorama contemporaneo attuale?

A.V.: «Sono sincero, non mi sento ancora in grado di rispondere a questa domanda e quindi a esprimere valutazioni senza paura di dire troppe sciocchezze».

Sala della Torre. Ai lati del camino: Massimiliano Luccioli – 2011; sulla parete a destra: Roberta Morzetti – R_Esistenza – 2017

A.T.:  Che cosa è stato “Cartoline da casa mia”?

A.V.: «“Cartoline da casa mia”, monologo per il teatro scritto da Antonio Mocciola, è la mia prima esperienza come produttore. Un incontro fortunato tra persone che hanno a cuore un progetto comune, la diffusione della cultura. È stata un’esperienza fantastica, tanto da convincermi a continuare con il teatro. Stiamo già preparando un secondo lavoro».

A.T.: Quali sono i prossimi progetti della tua home gallery?

A.V.: «I progetti sono diversi e molto ambiziosi. Il più importante è sicuramente quello che faremo per e in collaborazione con la Fondazione Filiberto e Bianca Menna di Salerno. Grazie all’entusiasmo e al sapere di Francesco Gallo Mazzeo, storico e critico dell’arte, che ne sarà il direttore editoriale, abbiamo intenzione di raccogliere e pubblicare l’intera opera intellettuale del grande critico dell’arte Filiberto Menna. Un progetto che durerà dieci anni.

Nell’immediato, a ottobre organizziamo una personale di Grazia Maria Regalino, artista alla quale sono particolarmente legato perché è con lei che ho iniziato a esporre artisti. Poi a novembre, al Pan di Napoli, curiamo una personale di Felice Nittolo, artista ravennate di fama internazionale e presente in diversi musei di tre continenti.

A gennaio, infine, la prima assoluta del nuovo lavoro a teatro: “L’isola degli invertiti”, sempre di Antonio Mocciola, per la regia di Marco Prato, con tre attori bravissimi: Tommaso Arnaldi, Salvatore Langella e Bruno Petrosino. Almeno una volta al mese, infine, a partire da settembre, organizzeremo degli incontri d’arte, che curerà Francesco Gallo Mazzeo».

Sala della musica, a destra sul camino: Grazia Maria Regalino – Mostro n. 5 (2018); in fondo: Matteo Peretti – Senza titolo – 2012

A.T.:  Infine, hai qualche consiglio per le nuove generazioni dell’arte?

A.V.: «Tre suggerimenti: OSARE, OSARE, OSARE. Per me l’arte deve colpire, fare riflettere, porre dei problemi, non rassicurare. A chi desidera in casa un quadro che rilassi o una scultura che predisponga l’animo alla quiete dico: meglio comprare una poltrona di pelle, è comoda, bella e riscalda il corpo».