Alex Israel: il ragazzo da un milione di dollari

Un anno e mezzo fa i suoi Sky Paintings – pannelli dipinti in colori pastello che richiamano le varie gradazioni del cielo californiano – si aggiravano tra i 70 e i 90 mila dollari (prezzi in galleria); poi il debutto all’asta con un’aggiudicazione al di là di ogni immaginazione: oltre 1 milione di dollari per uno Sky Backdrop, dipinto nel 2012, messo all’incanto il 12 maggio scorso da Christie’s. Il suo nome? Alex Israel. Tenetelo a mente perché, sicuramente, sentiremo ancora parlare di lui. Israel, d’altronde, ha tutte le carte in regola per essere la nuova bolla della fascia alta del mercato dell’arte contemporanea: amicizie giuste (tante star di Hollywood), una buona rete di gallerie chic a Berlino e Parigi che si contendono i suoi lavori e un tal Larry Gagosian che già da un po’ gli ha messo gli occhi addosso.

 

L’astro nascente dell’arte californiana

 

I suoi maggiori sostenitori vedono già il suo nome accanto a quelli di altri artisti che, negli anni, hanno fatto “grande” il nome della scena artistica californiana come Baldessari, Ruscha o Opie. Difficile dire oggi se questo avverrà, anche se il mercato sembra volerlo ardentemente. Una cosa è certa, le sue opere sono già inaccessibili ai più e questo renderà certamente felice Javier Peres, gallerista berlinese che lo rappresenta attraverso il suo Peres Projects. Oggi, comunque la si pensi, la carriera fulminante di Alex Israel ci appare come l’ennesima conferma di un mercato di fascia alta dopato, in cui i tempi tra la valorizzazione culturale e quella economica si sono drasticamente accorciati, arrivando a dare la precedenza alla seconda sulla prima.

Appena trentaduenne, questo artista di Los Angeles, la cui opera è stata recentemente ospitata anche nella sede romana della Galleria Gagosian, ha iniziato ad esporre da pochissimo se pensate che la sua prima mostra, dopo il diploma post-universitario in Belle Arti, risale a tre anni fa. Prima la sua fama era legata al fatto di essere stato l’assistente del compianto Jason Rhoades e il portiere dell’ultima performance dell’artista californiano scomparso nel 2006 all’età di 41 anni: Black Pussy Soirée Cabaret Macramé.

Alex Israel è nato a Los Angeles nel 1982

Alex Israel è nato a Los Angeles nel 1982

Oggi i suoi lavori si trovano in importanti collezioni pubbliche: Los Angeles County Museum of Art, Museum of Contemporary Art (Los Angeles) e il Moderna Museet di Stoccolma. E in pochi anni ha esposto allo Utah Museum of Contemporary Art, Salt Lake City (2012); al Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi (Città della Pieve) (2012); a LAXART a Los Angeles (2013) e a Le Consortium di Dijon in Francia (2013). Tanto per citare le mostre più importanti. Insomma: una carriera che appare scritta a tavolino più che costruita sul campo come un sistema dell’arte serio richiederebbe.

E tutto questo non può che farci trovare d’accordo con la dichiarazione di Todd Levin – direttore del Levin Art Group di New York – che, commentando il risultato di Christie’s ha affermato: «Questo segmento di mercato (fascia alta, ndr) è una bolla. Questo non significa che tutto il mercato lo sia, ma i 142 milioni di dollari pagati per un lavoro di Francis Bacon sono una cosa completamente differente dal milione per Alex Israel».

 

Alex Israel: l’artista che produce occhiali da sole

 

Nato nel 1982 a Los Angeles, dove vive e lavora, Alex Israel è stato definito il più importante artista della città californiana. Una laurea in Arte conseguita a Yale nel 2003 e diploma post-universitario di Belle Arti ottenuto nel 2010 alla University of Southern California, Israel è il fondatore della Freeway Eyewear Inc., azienda che produce lussuosi occhiali da sole.

Come altri artisti suoi coetanei di Los Angeles, il lavoro di Alex Israel si confronta con la realtà della sua città e, in particolare, con l’industria cinematografica e la cultura mediatica tipica di LA. Temi che affronta approfondendo il concetto di readymade – divenuto ormai un linguaggio autonomo – insistendo su parametri come la temporaneità e la contingenza e rinnovando, in qualche modo, lo sfasamento tra autorialità e opera d’arte di cui questo linguaggio artistico è portatore (Duchamp docet).

In un recente corpus di lavori, ad esempio, Israel ha realizzato una serie di video-ritratti di importanti personaggi locali, As It Lays (2011–12). Una bizzarra interpretazione dei talk show televisivi, in cui l’artista ha intervistato celebrità quali Marilyn Manson, Christina Ricci, e Melanie Griffith sulle loro preferenze riguardo i colori, i condimenti per l’insalata e i gusti del gelato, generando interazioni inaspettate e spontanee.

Alex Israel, As It Lays - Video Still, 2012

Alex Israel, As It Lays – Video Still, 2012

In Property (2010), invece, nucleo di lavori connesso al precedente, il performer è impersonato dall’oggetto di scena preso in affitto, selezionato dall’artista per interpretare il ruolo della scultura readymade. E’ il caso di Maltese Falcon (2013) in cui Israel si appropria delle sembianze e del fascino di una star inanimata dell’omonimo film del 1941. Tutti lavori che si misurano con l’eredità di una scultura che propone la vicinanza tra arte e vita quotidiana, prendendo spunto da precedenti storici quali i readymade fusi di Jasper Johns fino alle composizioni di oggetti comuni su scaffali di Haim Steinbach, e approfondendo il genere, mostrando le sfumature che oggetti appartenenti a status sensibilmente diversi hanno in comune.

Alex Israel, Property, 2011. Installation view Peres Projects, Berlin

Alex Israel, Property, 2011. Installation view Peres Projects, Berlin

E readymade sui generis sono anche gli ormai famosi Sky Paintings che ricordano molto da vicino i fondali color pastello dei film pornografici anni Ottanta e che sono stati realizzati da altri. Nel caso dello Sky Backdrop che ha superato il milione di dollari da Christie’s, l’autore è un pittore di scena della Warner Bros.

Alex Israel, Sky Backdrop, 2012. Painting - Acrylic on canvas. 274.3 x 487.7 cm

Alex Israel, Sky Backdrop, 2012.
Painting – Acrylic on canvas. 274.3 x 487.7 cm

 

Infine, Lens (2012-2013) che prosegue l’indagine dell’artista sui comportamenti assurdi e rituali dello Star System. Rimossa dalla faccia, ampliata e installata nel più classico degli White Cube, la grande lente da occhiali da sole ha una presenza surreale che amplifica il rimando al potere e al denaro. Una superficie riflettente e trasparente allo stesso tempo, che rimanda al vuoto della cultura della celebrità. Un oggetto simbolo che, nell’immaginario collettivo lega le star hollywoodiane al pubblico che, emulandole, indossa gli stessi accessori.

Alex Israel, Lens, Installation view Laxart, Los Angeles

Alex Israel, Lens, 2013. Installation view Laxart, Los Angeles

© 2014, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

17 Commenti

  • Lois Loris ha detto:

    Mi sembra chiaro che orami "vedi alla voce Arte", è diventata un cappello per contenere qualunque cosa… ma il peggio è che a questo "qualunque cosa" si attribuisce un valore economico spropositato che è completamente lontanto dal valore intrinseco di un'opera d'arte. Sono assolutamente d'accordo con l'idea di Beyus che tutti fondamentalmente sono degli artisti, ma decidere poi a tavolino chi deve diventare business, mi sembra veramente orripilante! Ma è il mercato e poco ci possiamo fare. Non ci resta che continuare a prendere queste notizie come fatto di costume (ed economia) e continuare a farci emozionare dalle cose belle, a prescindere dal loro valore di Borsa!

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Perfettamente d’accordo. Dobbiamo guardare l’arte con i nostri occhi. Se tutti lo facessero, forse, anche il mercato avrebbe connotati diversi. Il problema è che ormai nel mercato vige il pensiero unico e tutti propongono le stesse cose seguendo come pecore quello che decide uno sparuto gruppo di collezionisti ultra-miliardari e di gallerie che sono poi delle vere e proprie multinazionali dell’arte.

  • Sebiana Gaiotto ha detto:

    L'arte nel vero senso della parola andava di pari passo con la scienza, la matematica i di conseguenza la filosofia

    • Stefano Gambini ha detto:

      Condivido quello che dici, l’arte nei secoli, per tutta l’antichità ha sempre servito il potere religioso e politico, è stata rappresentazione di Stato. Con alcune eccezioni rarissime (Leonardo da Vinci ha puntato su altre cose per rendersi libero il campo dell’arte sua prediletta (la pittura); Goya, nella sua maturità, ha fatto una pittura che denuncia in modo intransigente la società del tempo, il potere; altri ora non ricordo di così radicali). Con l’800 l’invenzione del cinema e della fotografia ha liberato gli artisti, soprattutto i pittori, dalle mille dipendenze (pastoie politiche, partitiche, le commissioni pubbliche ed altro)… La Pittura si è avvicinata sempre di più alla libertà dei poeti…
      Nel mio libro CONEDON e HEDON, i Giochi dell’Arte, (CIDDO) mostro oltre alle regole dei giochi, anche le grandi partite storiche che quelle regole hanno fissato disegnando lo sviluppo dell’arte stessa, così come la conosciamo oggi…
      Hedon è il nuovo gioco dell’arte che si libera anche di un peso. la dipendenza dal bluff conoscitivista, che Silvio Ceccato prima, e poi Giuseppe Vaccarino, hanno stigmatizzato come “L’errore dei filosofi”.
      stefano Gambini

      • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

        Caro Stefano, grazie per il tuo intervento ricco di particolari che arricchiscono la discussione. Adesso vado a cercare il tuo libro. Lo leggerò con estremo interesse. Se avessi voglia di scrivere un pezzo per Collezione da Tiffany sarei felice di ospitarlo sul mio blog. Fammi sapere.
        Buona serata
        Nicola

  • Titti Pece ha detto:

    Da Duchamp in poi tutti non fanno che rifare Duchamp- nessuno riesce a trovare un linguaggio nuovo e tutto è avanguarida e nietne è avanguardia se non la finanza, è davvero così?

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Mi sento di rispondere no, non è davvero così. Il problema è che si continua solo a parlare di un determinato filone dell’arte, quello che piace alle fasce alte del mercato (e alla finanza). In realtà ci sarebbe tanto altro ma non avendo dietro galleristi di brand ha molta più difficoltà ad emergere. Il mercato, da troppo tempo, detta l’agenda del mondo dell’arte e tutti seguono: riviste, critici, collezionisi e gallerie. Solo in pochi hanno il coraggio e la visionarietà per osare su qualcosa di diverso. Per vedere il risultato basta fare un giro in una fiera d’arte tra quelle più acclamate: l’omologazione è ormai la parola d’ordine. L’Italia, in questo, potrebbe avere un ruolo interessante per far emergere ricerche artistiche diverse, ma bisongnerebbe avere almeno uno straccio di politica culturale…

  • Franco ha detto:

    QUESTO E’ IL GRANDE SOGNO AMERICANO….chiunque, casualmente può ottenere prestigio e ricchezza. Mi domando se il collezionista che ha pagato un milione il Sky Backdrop ha pagato la tinteggiatura di una parete a circa 80.000 dollari/mq.
    Secondo me, occorrerebbe leggere con attenzione il manifesto Dada…… molta dell’arte moderna andrebbe finire senza alcun valore nell’orinatoio di Duchamp

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      eheheh… probabilmente sì. Quello che dici si avvicina pericolosamente alla realtà… il problema è che viviamo in un’epoca che appare come molto “all’avanguardia” ma che in reatà è decisamente conformista e poco coraggiosa: i collezionisti comprano e chiedono sempre le stesse cose e alla fine la “novità” di un artista è il paese di provenienza o l’età. E così tanta buona arte rimane sotto traccia e non trova spazio nelle grandi fiere, nelle gallerie ecc. ecc. Tante occasioni perse per lasciare spazio, invece, alla ripetizione continua, sostenuta, a suon di parole, dai curatori e dai critici più alla moda…

  • antonino ha detto:

    Caro Nicola intanto voglio ringraziarti per tutte queste notizie e informazioni che io altrimenti sconoscerei. Ormai non mi stupisce più nulla in questo mosnto chiamate “ARTE”. UN plauso al Sig. Alex che nel giro di tre anni è riuscito ad arrivare nelle cime dell’Olimpo, mentre io dopo trentanni di onestà attività, sono uno dei pochi in Italia che realizzo opere ad intarsio pittorico ligneo, riesco a malapena avere degli spazi provinciali. Sarà che ho la sfortuna di vivere a Palermo dove l’Arte viene all’ultimo posto degli interessi politici e dove non abbiamo coraggiosi collezionisti o galleristi. La cosa in tutto questo che mi fa rabbia, non è l’Alex di turno, che ci può stare, ma che quando partecipo a concorsi nazionali o internazionali sono sempre l’unico a presentare opere ad intarsio e sistematicamente non vengo mai selezionato. Le varie giurie non hanno nemmeno la curiosità di vedere l’opera, di toccarla, non pensano che dietro quell’opera c’è tanto lavoro e sacrificio. Ma ancora più rabbia quando vado a vedere i selezionati o vincitori, mi viene quasi l’impeto di rompere le mie tavole e mandare tutto al diavolo, ma fortunatamente poi subentra il buon senso, l’amore che io ho per l’Arte, che è la mia vita, il mio pubblico e dico che domani è un altro giorno, un’altra alba, altri colori, altri momenti da vivere. Scusa per lo sfogo e grazie sempre

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Antonino, hai ragione quando dici che il problema non l’Alex di turno. Il dramma sono le dinamiche che ci stanno dietro e che fanno sì che il mondo dell’arte sia, in molti casi, un coacervo di “pecoroni” che seguono la moda di turno senza vere il coraggio di fare ricerca e di scoprire cose nuove. In altre parole di ampliare i propri orizzonti oltre quelli, tremendamente ristretti, imposti dalle fasce alte del mercato. Ci vorrebbe un amore più disinteressato per l’arte e l’onestà intellettuale per stroncare anche alcuni “fenomeni” artistici che hanno poco senso. Invece tutti plaudono e niente cambia. La mia più grande paura è che un domani i miei figli, studiando storia dell’arte (a patto che ne abbiano la possibilità) trovino queste “bolle” al fianco dei veri artisti, con una danno per la cultura e per l’arte incommensurabile. Il problema è che sembra che nessuno avverta il rischio che si corre spingendo solo un tipo di arte: l’allontanamento del pubblico. In bocca al lupo per tutto. Nicola

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Nicola sei straordinariamente abile a provocare!!!
    Mi permetto di dire che quando usiamo il termine Arte dovremmo tutti approcciarci con grande rispetto e umiltà.
    Non dobbiamo confondere l’Arte con la tendenza, la moda, l’attualità, l’Arte, quella vera, è tutt’altra cosa, in primis è sofferenza, sia questa fisica che mentale, e successivamente è non subitamente riconoscente nei confronti dell’artista, della sua ricerca e della sua sperimentazione.
    “Mostri sacri” dell’Arte Moderna, partendo da Cezanne passando per i “Grandi avanguardisti” e terminando con i “Protagonisti del Dopoguerra”, non hanno mai avuto vita facile né come uomini ne tanto meno come Artisti. Solo pochi di questi ,nella moltitudine, hanno ottenuto gratificazioni anche non solo a morte avvenuta, ma ben più tardi.
    Faccio fatica ad entrare in questa ottica di idee, eppure seguo da tanto tempo il mercato, ma “guizzi” di questo genere non li ho mai incontrati.
    Tutto questo non fa bene all’Arte e nemmeno serve da sprone, sono azioni pericolose di “alta finanza” che come ben sappiamo in tempi non sospetti ha creato non pochi problemi a nazioni intere.
    Come ben sai sono uno dei sostenitori che nell’Arte c’ è di tutto e di più, però ho l’impressione che stiamo esagerando o che per lo meno abbiamo perso il gusto e la sensibilità di dare il giusto peso e valore a ciò che ci viene proposto.
    Mi spiace molto per i giovani di casa nostra che non hanno nemmeno l’opportunità di esporre pubblicamente i loro lavori rischiando di rimanere per sempre nell’anonimato, magari talentuosi per tecniche ed innovazioni.
    Vedi Nicola più andiamo avanti e più siamo indifesi, sono sempre dell’avviso che qualcosa bisognerà pur fare, con molta lealtà e lungimiranza, affinché anche noi Italia potremmo promuovere giovani artisti, senza laute promesse o riconoscimenti, ma con il primo obiettivo di far conoscere quelle che sono le istanze interiori che albergano in ognuno di loro e probabilmente in ognuno di noi!!!
    Tutto questo senza nulla togliere ad Alex Israel !!!
    Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Daniele, per cambiare la situazione attuale, come ci siamo detti tante volte, sarebbe necessario almeno uno straccio di politica culturale. In questo senso le parole di Franceschini sembrano rassicuranti, ma siamo troppo abituati ai grandi annunci per farci abbindolare. E’ il momento dei fatti: lo chiedono la nostra storia e la nostra arte, prima ancora delle nuove generazioni di artisti che si affannano per trovare una parete a cui esporre i propri lavori. A dire il vero la situazione non è molto più rosea negli altri paesi, ma la sensibilità che lo Stato ha per l’arte e la cultura, se non altro, rende tutto più sopportabile. Vedremo cosa succederà…

  • antonino ha detto:

    Grazie Nicola per la puntuale risposta,sai cosa in tutto questo mi dà un po di speranza, che quando il pubblico va a vedere una di queste mostre di arte contemporanea(Alex di turno)quando esce dalla galleria non gli rimane nulla nella mente, ha già dimenticato. Saraà ricordato solo per aver venduto un’opera ad una cifra a tanti zeri. Non abbiamo una proporzione fra opera realizzata e valore reale, almeno nel caso di Alex, ma è la logica di questo mercato come dici giustamente Nicola. Per rispondere a Taddei, mi stà bene che un artista dopo tre anni abbia un tal riconoscimento se meritato. Non spetta a me giudicare un collega, ma in questo caso l’opera di Alex non ha nulla di straordinario nè tecnicamente, nè come ricerca, è un bluff, ma buon per Lui. Oggi è andata bene ad Alex domani spero che vada meglio per un altro artista che avuto il coraggio di sperimentare, inventare qualcosa di nuovo e meravigliare il pubblico internazionale, tanto da avere il giusto riconoscimento non in tre anni ma anche in un anno se meritato. Buona giornata a tutti

  • Romano Boriosi ha detto:

    Il nulla ha sopraffatto il tutto.
    L’arte rimarrà solo un ricordo di un qualcosa che l’uomo ha distrutto e scordato nel tempo.
    Chi racconterà più la grandezza di Dio, la bellezza della natura, la storia dell’uomo.
    È tutto un bluff il Dio denaro ha vinto? Spero che tutto questo sia solo un brutto sogno, una vita parallela dove sono precipitato nel buio. Al mio risveglio
    In un era lontana, rivedrò la luce.
    Romano Boriosi

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Romano,

      quello che descrive è la sensazione che spesso provo anch’io davanti a tante opere che passano sul mercato o che vengono elogiate sulle riviste. Fortunatamente l’arte è molto altro e con un po’ di curiosità e di ricerca si scopre che dietro gli artisti da copertina (tra i quali, comunque, ce ne sono tanti ottimi) esiste un mondo dell’arte molto vitale e vario che ancora sa raccontare la vita e aprire gli occhi su tematiche fondamentali. Speriamo solo, un giorno, di essere in grado di liberarci da quel “pensiero unico” che ci affligge e che ci costringe ad avere sotto gli occhi solo quello che piace a grandi collezionisti che spesso sono solo grandi speculatori.
      Buona giornata
      Nicola Maggi

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