Arte & Finanza: altro trend, altra corsa!

Le statue dell'orso e del toro davanti alla Borsa di Francoforte. In gergo, se il mercato cresce è Toro, se cala è Orso.
Le statue dell'orso e del toro davanti alla Borsa di Francoforte. In gergo, se il mercato cresce è Toro, se cala è Orso.

Dopo un decennio di crescita ininterrotta, l’economia dell’arte ha subito una prima fase di arresto. Ciò, come è stato ampiamente descritto, risponde alla normale evoluzione dei mercati. Allo stato attuale non è dato sapere se tale arresto continuerà nel breve o nel medio periodo, così come non è dato sapere quali e quanti dei capitali che prima venivano allocati sul settore sono migrati verso altre tipologie di investimento. Ciò che si può invece arguire è che l’asset artistico è rientrato, nello specifico del mondo finanziario, nella sua naturale posizione di bene tendenzialmente anti-ciclico, la cui redditività è fortemente correlata con il livello di diversificazione di portafoglio.

Non c’è niente di “patologico” in tutto ciò. Semplicemente da asset in continua crescita oggi l’arte rappresenta per gli investitori un’ulteriore categoria di investimento soggetta a margini più o meno ampi di rischio. Una delle conseguenze più evidenti è la riduzione dei cosiddetti fondi d’arte, che potrebbero essere sostituiti da altre tipologie di hedge fund che includano, anche se non in modo esclusivo, questo asset.

I fattori che hanno concorso a questa situazione sono molteplici: in primo luogo, il mercato finanziario dell’arte ha conosciuto un forte interesse in una condizione di crisi patologica. Quando l’arresto del settore immobiliare e dei subprime ha notevolmente condizionato il mercato, molti asset che sino a quel momento avevano garantito ritorni soddisfacenti hanno iniziato a perdere, mettendo gli investitori alla ricerca di nuovi investimenti potenziali. Tra questi, il mercato artistico riusciva a soddisfare una serie di requisiti che in quel momento erano estremamente importanti: un bene rifugio, che non risentiva della crisi, e con aree di investimento che, costituendo un mercato di nicchia, mostravano forti potenziali di crescita.

Così, dopo i pionieri di questo tipo di attività, sono emersi sul mercato sempre più art fund (vale a dire fondi di tipo hedge, concentrati sull’asset artistico). Questo ha generato, a sua volta, una forte spinta al mercato reale dell’arte, con il superamento di prezzi soglia importanti che hanno ottenuto anche gli onori della cronaca generalista. La decade appena trascorsa è stata infatti un decennio d’oro per il mercato dell’arte, con un mercato reale sempre più forte che si sviluppava in modo sinergico con il suo omologo finanziario. Ad esempio, tra quelli attivi, si segnalano i seguenti fondi, così come emersi da una ricerca del 2015, già citata in altri approfondimenti su queste pagine:

L'andamento di alcuni dei principali Art Fund

L’andamento di alcuni dei principali Art Fund

Certo non pochi. E infatti, la grande affermazione di questo settore ha portato alcuni governi a rivedere le policy e i regolamenti che normavano l’esistenza dei fondi di tipo hedge, in quanto ad una regolamentazione non proprio cristallina dello strumento finanziario, corrispondeva anche quella che appare essere un’opacità innata del mercato artistico. Il connubio di queste caratteristiche ha quindi portato stati come Cina, Francia e Regno Unito a regolamentare più approfonditamente questo settore, migliorando sicuramente la redditività del comparto nel medio periodo, anche se a scapito di qualche punto percentuale nel breve.

Il mercato finanziario dell’arte oggi vive dunque una fase cruciale, in uno scenario economico e normativo completamente diverso da quello di dieci anni fa: maggiore concorrenza, maggiore regolamentazione e mercati più stabili.

In altre parole: siamo di fronte al passaggio da un mercato emergente ad un mercato maturo. Questo fattore è importante, perché sarà da questo passaggio che il mercato finanziario dell’arte sarà ricordato come una “bolla” o, al contrario, come la fase espansiva di un mercato emergente. 

L’elemento chiave di questo destino è rappresentato da una maggiore integrazione tra gli strumenti finanziari “convenzionali” dell’Alternative Investments: se gli operatori saranno in grado di proporre agli investitori dei prodotti differenziati, in grado di garantire la presenza di asset artistici all’interno del portafoglio, allora sarà molto probabile che tra dieci anni l’arte sarà considerata ancora un asset per gli investitori.

Questo sarebbe per tutti una grande conquista: come dimostrato in tempi record (un decennio è un periodo molto breve), l’adozione dell’arte come asset finanziario è comunque correlata con un processo di espansione del mercato reale, una maggiore regolamentazione dello strumento finanziario e una maggiore attenzione alle dinamiche artistiche, sia nella loro accezione culturale (le scene contemporanee emergenti, gli artisti più promettenti) ma anche con riferimento alla catena di creazione del valore (rapporto tra artisti, gallerie, musei, festival e promotori finanziari).

Il futuro dell’arte come asset finanziario è quindi da ricercare, come ci insegna la storia, nello sviluppo di settori iper-specializzati e altrettanto redditizi/rischiosi; e dall’altro nell’adozione di una strategia di differenziazione, come un asset incluso in un più vasto portfolio, e lasciare ad altri mercati (le industrie culturali e creative?) il titolo di asset che fa trend. Che sia moda o andamento, è giusto sia il lettore a deciderlo.

© 2016, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

2 Commenti

  • Emerald ha detto:

    MAh…Sicuramente nel primo semestre del 2017 capiremo che sta succedendo….io credo sia una bolla ben architettata, i prezzi di fatto sono scesi ma relativamente poco….se una testa di tigre di Vincenzo Migliaro olio su tela grande come un foglio A4 viene venduta per oltre 4 euro piu B.P. c’e qualcosa che non va…nel senso che il mercato ora sta arrotondando molto verso l’alto e anche le cose meno importanti stanno avendo un prezzo minimo non cosi basso come pare..
    Novembre per le aste europee non e’ stato affatto un mese in rosso, dicembre si preannuncia altrettanto buono….temo per adesso sia cambiata la qualita dell’offerta (cosi come per il mercato immobiliare smentitemi se sbaglio … )
    Comunque il 2017 fará davvero chiarezza su questo strano periodo dell’arte. Soprattutto Old master ma anche 800/900.

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