L’acquisto (in)consapevole di opere d’arte: intervista a Annapaola Negri-Clementi

I visitatori tra le opere dell'edizione 2019 della BIAF - Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze.

Siamo a Firenze nella preziosa Sala del Trono a Palazzo Corsini, è l’ultimo weekend di BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze e si è da poco concluso il talk promosso e curato dallo Studio Legale Negri-Clementi dove personalità d’eccezione del mondo dell’arte si sono riunite in un unico tavolo per discutere di acquisto consapevole.

Il tema? L’acquisto (in)consapevole di opere d’arte. Argomento mai più azzeccato, proprio durante una delle fiere d’arte più attese del settore in cui l’attenzione al collezionista e alle sue esigenze è altissima (si pensi all’introduzione del comitato di vetting su modello delle grandi fiere d’arte estere).

Per l’occasione abbiamo incontrato l’avvocato Annapaola Negri-Clementi, managing partner dell’omonimo Studio e collezionista appassionata d’arte moderna e contemporanea, che nell’ultimo anno si sta impegnando per diffondere l’importanza della consapevolezza (giuridica, fiscale, storico-artistica e non solo) all’atto di acquisto di opere d’arte. E lo fa attraverso una serie di convegni istituzionali, eventi e, soprattutto, grazie ad un importante progetto editoriale che vede protagonista lo Studio dal 2017: si tratta di ART&LAW, la rivista scientifica trimestrale che approfondisce temi di diritto, giurisprudenza ma anche economia, fiscalità, mercato e storia dell’arte, interamente curata e prodotta dal dipartimento arte dello Studio.

A fine ottobre uscirà, peraltro, il nuovo numero di ART&LAW, che sarà oggetto di un tour di presentazioni che toccherà tre città italiane. Si partirà da Napoli venerdì 18 ottobre presso la sede delle Gallerie d’Italia a Palazzo Zevallos Stigliano (ingresso libero fino ad esaurimento posti); martedì 19 novembre verrà presentato a Milano, presso la sede dello Studio; per concludersi a Roma venerdì 29 novembre presso lo storico Palazzo Odescalchi, oggi sede della casa d’aste Finarte.

Un momento del talk su “L’acquisto (in)consapevole di opere d’arte” che si è tenuto alla BIAF 2019 di Firenze

Nicola Maggi: Avvocato, il vostro impegno nel coniugare il mondo del diritto con quello dell’arte è tangibile soprattutto nel vostro progetto editoriale, ART&LAW. Gli ultimi due numeri approfondiscono il tema della consapevolezza nell’acquisto di opere d’arte, fornendo a collezionisti e appassionati alcuni importanti suggerimenti da tenere a mente quando ci si approccia a questo mercato. Da dove nasce l’idea? Qual è la storia dello Studio Legale Negri-Clementi?

Annapaola Negri-Clementi: «La nostra attività professionale prende le mosse da una storia personale. Mio padre, oltre a essere stato un grande avvocato, fu un eclettico e curioso collezionista. Iniziò ad acquistare opere fin dagli anni Settanta e più la sua collezione prendeva forma e cresceva, più egli viveva sulla sua pelle le numerose problematiche legali ad essa connesse.

Da quel momento fu chiara per lui la necessità di portare chiarezza e trasparenza anche nel settore legale; fu, infatti, tra i primi a pensare di abbinare l’arte e il diritto con l’obiettivo di dare più ordine a un mercato spesso opaco e complesso come quello dell’arte.

Il progetto di ART&LAW è nato come appuntamento mensile con i nostri Clienti per aggiornarli sulle ultime novità del settore. Negli anni ha poi mutato forma e dal 2017 la rivista rappresenta un punto di riferimento e uno strumento educativo per gli operatori del settore e per tutti gli appassionati che vogliono rimanere sempre aggiornati sullo stato dell’arte. Da non dimenticare, poi, che è totalmente gratuito e scaricabile dal nostro sito Internet».

N.M.: Da collezionista sa bene come si acquistino opere d’arte, ma da avvocato esperto del settore quali consigli può dare a chi ci legge per tutelarsi il più possibile al momento della compravendita? Ci sono dei documenti importanti da allegare all’opera o da non dimenticare di produrre o richiedere?

A.P.N.C.: «La compravendita di un qualsiasi bene è un atto delicato, ma lo è ancora di più quando questi beni sono opere d’arte. Dal mio punto di vista, una compravendita consapevole è quella che tutela il più possibile gli interessi e le necessità delle parti: anche se ci si può innamorare a prima vista di un’opera è bene essere cauti durante le fasi di acquisto. Inizialmente quello che consiglio sempre è svolgere una approfondita attività di due diligence.

L’acquirente dovrà verificare “con la dovuta diligenza” la presenza di certi elementi essenziali che identifichino la qualità dell’opera d’arte, tra cui l’autenticità e la provenienza, il titolo di acquisto e la libera circolazione ovvero l’assenza del vincolo di dichiarazione di eccezionale interesse. Radunati gli esiti della ricerca di due diligence ci si potrà apprestare alla redazione del contratto di compravendita, che dovrà prevedere l’inserimento di certe clausole importanti come quelle con le quali il venditore garantisce all’acquirente l’autenticità dell’opera, di esserne l’unico e legittimo proprietario e che l’opera è libera da vincoli e gravami.

Che cosa succede, però, successivamente alla compravendita? Gli effetti variano a seconda delle circostanze in cui questa è avvenuta. Infatti, qualora l’opera dovesse risultare “non autentica”, ossia dovesse sussistere una qualsivoglia “divergenza tra il bene trasferito e il bene dedotto in contratto” (ad esempio l’opera è falsa o non correttamente attribuita), l’acquirente potrà avvalersi di rimedi giuridici diversi a seconda che abbia o meno previsto una clausola di garanzia di autenticità».

Un momento del talk su “L’acquisto (in)consapevole di opere d’arte” che si è tenuto alla BIAF 2019 di Firenze

N.M.: Ci fornirebbe qualche esempio pratico?

A.P.N.C.: «Vi sono principalmente due tipologie di azione. Nella prima, l’acquirente potrà richiedere la risoluzione del contratto per (grave) inadempimento per consegna dell’aliud pro alio (letteralmente, “qualcosa per qualcos’altro”), ex. art. 1453 c.c., se l’“autenticità” è stata garantita dal venditore. In questo caso il danno risarcibile è comprensivo dell’interesse contrattuale negativo e di quello positivo, potendo l’acquirente chiedere sia il risarcimento del danno emergente (anche definito interesse negativo, ossia la restituzione del prezzo – oltre interessi legali – e il rimborso delle spese effettuate in ragione della vendita), oltre al risarcimento del lucro cessante (anche definito interesse positivo, che consisterà nella perdita subita a causa dell’inadempimento – e del maggior valore che il quadro avrebbe avuto se fosse stato autentico come chiarito dalla Cassazione n. 2457/1983 – o il mancato miglior utilizzo della somma pagata a titolo di corrispettivo).

Qualora l’acquirente si accorga della non autenticità dell’opera, basterà provare che il bene trasferitogli è di un genere diverso da quello pattuito e quindi “si riveli funzionalmente inidoneo ad assolvere la destinazione economica del bene venduto” (Cassazione n. 7557/2017, il caso di due poltrone genovesi in stile Luigi XVI). Spetterà, quindi, al venditore l’onere di provare di avere adempiuto correttamente; anche qualora venga accertato l’aliud pro alio, non potrà essere pronunciata la risoluzione del contratto se il venditore riesca a provare di essere stato in buona fede sull’autenticità del bene trasferito.

L’avvocato Annapaola Negri-Clementi

Da non dimenticare che il termine di prescrizione per grave inadempimento è decennale; al riguardo vi è un contrasto giurisprudenziale sul termine iniziale della prescrizione. Questo tema è stato recentemente affrontato dalla sentenza della Cassazione n. 1889/2018, relativamente al caso di un arazzo attribuito ad Alighiero Boetti poi rivelatosi non autentico (sfortunatamente, appena poco dopo i dieci anni dall’acquisto), che ha deciso a favore della decorrenza del termine prescrizionale a partire dalla data della compravendita (e non dalla scoperta di “non autenticità”).

La seconda tipologia di azione riguarda l’annullamento per vizi del consenso, ex art. 1428 c.c. (in particolare errore sull’identità dell’oggetto), se la vendita dell’opera d’arte è avvenuta senza garanzia del venditore in merito all’autenticità dell’opera. In questo caso, invece, il danno risarcibile si limiterà al solo interesse negativo, la prescrizione cadrà dopo 5 anni dalla scoperta dell’errore e l’onere della prova interesserà chi esercita l’azione. Nella prassi, l’azione di annullamento per errore è residuale: la si chiede in via subordinata».

N.M.: Vi sono altri casi in giurisprudenza?

A.P.N.C.: «Per quanto riguarda la prima modalità, ovvero la risoluzione del contratto per aliud pro alio, troviamo ad esempio il caso dei dipinti attribuiti ad Emile Gallé poi rivelatisi contraffatti, per cui l’alienante avesse falsamente garantito la realizzazione da parte di artisti che non ne erano gli autori; anche questa fattispecie è posta dalla Cassazione nella categoria dell’aliud pro alio e non della nullità del contratto (Cassazione n. 30713/2018).

O ancora, un quadro attribuito a Giorgio de Chirico denominato Gli Arcangeli, acquistato da un privato nel 1970, che quindici anni dopo fu dichiarato falso (Cassazione n. 19509/2012), per cui è stato confermato l’orientamento interpretativo dell’aliud pro alio secondo cui all’acquirente di un quadro garantito come autentico e poi rivelatosi “altro” spetta il diritto, oltre alla restituzione del prezzo, al risarcimento del danno (lucro cessante, ovvero la perduta plusvalenza che l’opera avrebbe conseguito nel tempo se fosse stata autentica).

E conclude dicendo che “potrebbe essere importante che l’acquirente, prima che siano passati dieci anni dall’acquisto, si attivi facendo verifiche, per esempio, sull’autenticità dell’opera, sul periodo storico, sulla figura del venditore e sulla documentazione consegnatagli”. Insomma, caveat emptor, “stia in guardia il compratore”!».

Una sala della Biennale fiorentina.

N.M.: Logicamente ci viene da pensare che la “vittima” sia sempre il compratore, ma esistono fattispecie in cui la giurisprudenza ha dato ragione al venditore?

A.P.N.C.: «Sì, esistono, ad esempio nel caso di una statua ritenuta di mano del Maestro della Cappella Pellegrini e attribuita a Jacopo della Quercia solo in seguito alla vendita (Cassazione n. 985/1998) l’azione è stata esercitata dal venditore a sua tutela per chiedere la caducazione del contratto (nella specie, l’annullamento) perché l’opera – proprio in quanto non correttamente attribuita – dopo la vendita aveva subito un aumento di valore quando scoperta essere del famoso artista senese. Il venditore, accortosi del proprio errore, domandò in giudizio l’annullamento per errore, essenziale e riconoscibile dalla controparte (in questo caso, l’acquirente). La domanda venne accolta, l’opera restituita al venditore e il prezzo pagato all’acquirente».

N.M.: Scendiamo nel personale, al di là degli aspetti giuridici e “razionali” che bisogna tenere a mente prima, dopo e durante l’acquisto di un’opera, qual è il primo elemento che la spinge a comprare arte? Che tipo di collezionista è Annapaola Negri-Clementi?

 A.P.N.C.: «Sono una collezionista per pura passione, seguo il mio personale gusto artistico senza però compiere scelte impulsive, mi piace documentarmi sull’opera e sulla vita dell’artista, sulla sua poetica e il suo linguaggio. Sicuramente l’opera mi deve colpire, trasmettere un’emozione non per forza positiva o confortevole. Il bello dell’arte è che è in grado di muovere il tuo animo o il tuo animo muove le tue scelte in base a quella che è la tua esperienza, la tua famiglia, le tue conoscenze che ti portano a scegliere un’opera rispetto ad un’altra. Il diritto è bello per altre cose, perché comunque – incredibile a credersi – puoi usare la fantasia. Quando conosci bene i principi del diritto puoi spaziare e declinare questi principi trovando la soluzione in un modo creativo. Tuttavia l’arte è più empatica, mi rimanda immediatamente alla mia infanzia».