Art Market Online: il futuro è qui, ma servono più investimenti

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Nonostante un andamento sostanzialmente positivo, il mercato online dell’arte negli ultimi 36 mesi ha iniziato a crescere ad un ritmo più lento: nel 2018 le transazioni si sono chiuse con +9.8%, ben lontano dal +12% del 2017. Tanto che solo il 77% delle piattaforme online ha previsioni positive per i prossimi 12 mesi. Nel 2018 erano il 96%. E’ questo uno dei dati più significativi che emergono dall‘Hiscox online art trade report 2019, pubblicato la scorsa settimana da ArtTactic.

Un calo di fiducia, quello degli operatori, che va oltre il semplice pessimismo dovuto ad un periodo di incertezza economico-politica come quello che stiamo attraversando. Dal rapporto, infatti, emerge in modo più che chiaro come anche l’entusiasmo dei collezionisti inizi a scemare. E se il 55% di chi compra abitualmente arte online ha dichiarato che nel 2019 ne comprerà di più, è anche vero che solo il 56% dei collezionisti più giovani ha in mente di fare più acquisti: un anno fa erano il 63%. Segno che qualcosa non funziona.

 

E’ già finita l’euforia per il mercato online dell’arte?

 

Dopo un biennio di crescita al 20-25% (2013-2015), lo sviluppo del mercato dell’arte online ha rallentato il passo. Il 2018 si è chiuso, infatti, con 4.6 miliardi di dollari in transazioni, segnando un +9.8%. Una percentuale che è ben lontana da quel +12% registrato nel 2017.

Un rallentamento, commentano gli analisti di ArtTactic, «che non significa però che tutte le piattaforme online stiano viaggiando ad un tasso di crescita più basso». «I dati di Sotheby’s, Christie’s o Heritage Auction – spiegano – ci parlano di realtà che nel 2018 sono cresciute tra l’11% e il 17%».

L'evoluzione del valore del mercato dell'arte online dal 2013 al 2018. Fonte: Hiscox online art trade report 2019

L’evoluzione del valore del mercato dell’arte online dal 2013 al 2018. Fonte: Hiscox online art trade report 2019

Da cosa può dipendere, dunque, questo rallentamento? La domanda rimane sostanzialmente senza una risposta chiara anche se il grande imputato sarebbe un investimento in tecnologia minore del previsto, con le case d’asta che, in questi anni, si sono adattate più rapidamente al cambiamento, mentre il settore delle gallerie è ancora in ritardo. Fatta eccezione per alcuni grandi operatori come David Zwirner o Gagosian che tra il 2017 e il 2018 hanno lanciato le loro online viewing room. (Leggi -> Talking Galleries: nuove sfide in un contesto sempre più competitivo)

Fondamentale, dunque, che le gallerie recuperino terreno per non perdere le opportunità che, comunque, il mercato online continua ad offrire. La sua aspettativa di crescita annua è infatti stimata, seppur al ribasso rispetto al passato, attorno al 15%. Una previsione che dovrebbe portare il valore di questo segmento sopra i 9 miliardi di dollari entro il 2014.

 

E’ nel web che debuttano i nuovi collezionisti…

 

Per capire come il mercato online possa essere importante per il futuro del mercato stesso dell’arte, basti pensare che il 23% dei millennial che oggi collezionano, prima di acquistare arte nel web non aveva mai comprato opere in uno spazio fisico (fiera, galleria o asta). Oltre al fatto che il 29% dei collezionisti di nuova generazione dichiara di preferire gli acquisti online a quelli “tradizionali”: erano il 14% un anno fa. In aggiunta, il 79% di loro ha dichiarato di aver fatto più di un acquisto di arte online contro il 64% di 12 mesi fa. E sale al 36% la percentuale dei nuovi acquirenti online con un 70% che ha fatto più di un acquisto.

Instagram è oggi il social network più utilizzato da chi cerca informazioni sul mondo dell'arte. Fonte: Hiscox online art trade report 2019

Instagram è oggi il social network più utilizzato da chi cerca informazioni sul mondo dell’arte. Fonte: Hiscox online art trade report 2019

Se il mercato dell’arte online svolge, dunque, un ruolo importante nell’educare e introdurre nuove generazioni di acquirenti al collezionismo d’arte, fondamentale è anche il ruolo dei social network, con una percentuale sempre maggiore di giovani collezionisti (34%) che dichiara di essere influenzata da questi canali, in primo luogo Instagram (65% dei casi), nelle proprie scelte artistiche. Con i post degli artisti che risultano essere i più influenti sulle nuove generazioni, seguiti da quelli delle gallerie.

 

…ma ormai ha conquistato anche i “big spender”

 

Il livello medio del valore degli acquisti rimane ancora piuttosto basso – si tratta principalmente di opere attorno ai 5.000 $ -, ma in questi anni il web è diventato un punto di riferimento anche per i cosiddetti big spender del mercato dell’arte. Grandi collezionisti che oggi cercano sempre di più informazioni in rete, tanto che sono proprio coloro che spendono più di 100.000 $ all’anno in arte quelli che passano più tempo sulle piattaforme online. E il 47% di loro ha anche dichiarato di aver fatto acquisti online negli ultimi 12 mesi. Nel 2018 questa percentuale era del 30%.

I collezionisti che comprano arte online sono sempre più orientati verso le opere uniche. Fonte: Hiscox online art trade report 2019

I collezionisti che comprano arte online sono sempre più orientati verso le opere uniche. Fonte: Hiscox online art trade report 2019

Non a caso, infatti, mentre si potrebbe pensare che il mercato online sia adatto unicamente a stampe ed edizioni di valore contenuto, gli ultimi trend evidenziano un aumento negli acquisti di opere uniche come quadri, sculture e disegni. E questo, peraltro, vale anche per le nuove generazioni: il 74% dei millennial negli ultimi 12 mesi ha iniziato a comprare dipinti online.

 

Le sfide per il futuro

 

Investimenti a parte, la grande sfida per il business online dell’arte rimane la costruzione di un solido rapporto con i clienti basato sulla fiducia: il 60% di chi compra arte online, infatti, vede nella difficoltà di conoscere la reputazione del venditore online il più grande ostacolo, assieme alle problematiche legate all’autenticità (62%) e all’ispezione fisica delle opere (70%). Quella della “fiducia” è, quindi, una sfida che riguarda in primo luogo le piattaforme online-only, mentre quelle legate a realtà fisiche hanno gioco più facile, vivendo della reputazione dei brand consolidati che hanno dietro.

Gli elementi chiave dell'acquisto online d'arte. Fonte: Hiscox online art trade report 2019

Gli elementi chiave dell’acquisto online d’arte. Fonte: Hiscox online art trade report 2019

Non è un caso che ben 6 delle piattaforme che compongono la Top 10 del mercato dell’arte online, siano legate a grandi marchi storici come Christie’s, Sotheby’s, Phillips o Bonhams. E anche la Top 5 dei fattori più importanti legati all’acquisto online, d’altronde, mette la reputazione del venditore al 3° posto con l’88% dei voti. Prima di essa vengono solo: la qualità dell’offerta (92%) e l’esperienza di navigazione (91%). Ma tra i fattori chiave che determinano il successo o meno del mercato online ci sono anche: la trasparenza dei prezzi (87%) e le informazioni relative agli artisti e alle opere (81%). Due punti, questi ultimi, che vedono le gallerie decisamente carenti. Anche quando decidono di atterrare su piattaforme “potenti” come Artsy.

7 Commenti

  • deodatosalafia ha detto:

    Come sempre grazie del contributo. Aprire una presenza online, anche solo per un paese come l’Italia, oggi ha costi superiori a quelli necessari per aprire una galleria a New York, nonché rischi molto superiori. Gli utenti guadagnano trasparenza, mentre si assisterà a dei cambiamenti in relazione ai brand rilevanti per l’arte contemporanea; gli eMarketplace saranno più posizionati nella testa di chi compra più che le gallerie…evoluzione dei nostri tempi! Mentre onestamente prevedo che tra gli eMarketplace e le case d’asta sarà una lotta dura, chi metterà più soldi vincerà, ed in fondo potrebbero anche convergere. L’Italia sarà fuori dai grandi giochi quasi certamente, anzi: certamente!

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Buongiorno. Oggi però il canale online è quello che permette alle nostre case d’asta di competere a livello internazionale anche se non con le major, ovviamente, che giocano in un altro campionato. Secondo te cosa si dovrebbe fare, a livello di gallerie, per non essere fuori dai giochi completamente?

  • deodatosalafia ha detto:

    Le case d’asta hanno l’opportunità di avere un “hub” che le aggrega, in pratica stanno nascendo dei motori di ricerca per case d’asta, già Art Price era stato un precursore. Le gallerie non hanno tutto questo, attualmente abbiamo portali come Artsy o Amazon.com/art, ma mentre le casa d’asta hanno un valore oggettivo dalla filiera che si è creata, le gallerie ne sono tendenzialmente svantaggiate. O meglio: ne sono svantaggiate se non lavorano in esclusiva con gli artisti. Ciò perché le case d’asta non hanno l’onere di mantenere le quotazioni, mentre tale onere lo hanno i galleristi. Onestamente vedo i galleristi in un vicolo cieco, schiacciati da tre lati: case d’asta, artisti-influencer, eMarketplace ad alta concorrenza. Ad un gallerista suggerirei di lavorare con artisti in esclusiva, usare i migliori eMarketplace, stringere accordi forti con gli artisti e sviluppare una propria strategia digitale. Onestamente non penso che sia sufficiente per una navigazione serena, ma almeno si resta a galla. Le grandi gallerie internazionali, come i più importanti portali e case d’asta hanno avuto finanziamenti da fondi di investimento. Ecco, con una buona iniezione di soldi ed un business plan chiaro…allora la navigazione può ritenersi serena! Questo è quello che penso personalmente.

  • deodatosalafia ha detto:

    Le dico come vedo il confronto tra case d’asta, eMarketplace e gallerie online. Per le prime “online” è una questione di processo, molto poco di marketing. Le case d’asta sono aggregate da meta-portali, e questo è tutto il marketing che devono fare. In fin dei conti comprare uno Schifano da una casa d’asta o un’altra non fa poi una grandissima differenza (o quanto meno non dovrebbe). Per gli eMarketplace e le gallerie al contrario non è una questione di processo, quanto piuttosto è una questione di marketing, di posizionamento. Se io avessi una casa d’asta la maggior spesa per andare “online” sarebbe non superiore al 5% del mio fatturato (che poi è la spesa in ICT di chi muove informazione, quali banche o assicurazioni ad esempio), come gallerista la spesa per andare online è enormemente superiore, non solo per il problema tecnologico, ma quanto per il totale cambio di paradigma che il sistema richiede. Gli eMarketplace stanno cercando di venire incontro alle gallerie sollevandole di molti problemi. Il gallerista medio non è pronto per andare online (non solo in Italia) mentre lo è eccome quasi qualunque casa d’asta. Una su tutte la questione del prezzo (ma giusto come esempio): le case d’asta giocano il tema della trasparenza come elemento fondamentale, mentre le gallerie no (che al contrario giocano il tema della riservatezza come elemento fondamentale); già questo fa comprendere come sia ampio il gap tra questi due operatori ed il perché non sono alla pari nello scenario a venire, con un netto svantaggio per le gallerie (tranne poche eccezioni).

  • MarcoFlòMeneguzzo ha detto:

    Non saprei che aggiungere alla analisi ‘perfetta’ di Deodato, sottoscrivo in toto e complimenti.

  • deodatosalafia ha detto:

    Grazie!
    Permettetemi di dirvi un aneddoto significativo. Una volta mi si presentò un imprenditore che aveva una piccola catena di negozi di elettrodomestici e mi chiese una consulenza su come potesse fare ad andare online. Io gli chiesi quindi quale fatturato si immaginasse di sviluppare online entro i successivi tre anni, lui rispose che si immaginava di fatturare cinque milioni online in tre anni. Allora gli chiesi quale fosse il budget disponibile per il progetto, lui rispose che aveva ben 200.000 euro a disposizione per il progetto, da spendere tra tecnologia, marketing e processi. Risposi che se avessi avuto la dote di trasformare 200.000 euro in 5 milioni in tre anni il mio lavoro sarebbe stato vendere elettrodomestici e non fare il consulente! Rifiutai quindi. Il problema dell’online è che ci si immagina che sia tutto facile, tutto veloce, tutto giocosamente interessante, spesso sono attività delegate ai figli studenti (“loro capiscono, io non capisco nulla”, dicono i senior), quante volte vedo questo schema! Non è così ovviamente, “online” è un mercato, ed ha le regole dure del mercato, il problema è che in molti settori sta diventando l’unico mercato. Grazie Nicola Maggi di permettermi di ricordarlo nella Sua piattaforma.

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