Arte moderna e contemporanea a Milano

Parlando di arte contemporanea Milano è, con molta probabilità, una delle prime città – assieme a Torino -che ci viene in mente. E’ qui, d’altronde, che si concentrano alcune delle gallerie più importanti del nostro paese e dove hanno sede centri espositivi di primo piano: la Fabbrica del Vapore, il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, La Triennale, Palazzo Reale o l’Hangar Bicocca. Tanto per citare i nomi più ricorrenti sulle pagine delle riviste d’arte.

Un network “temporaneo” a cui si affianca una proposta molto interessante di istituzioni, pubbliche e private, che conservano collezioni contemporanee che ci consegnano una fotografia molto dettagliata dei percorsi, nazionali e internazionali, che compongono il complesso panorama artistico del XX e XXI secolo.

Luoghi utilissimi per allenare l’occhio e formarsi un proprio gusto. E, per una volta, diciamo “largo ai giovani” e iniziamo questo nostro itinerario attraverso Milano dall’ultima arrivata tra le tante istituzioni cittadine: il Museo del Novecento.

 

Tutto il Novecento in un Museo

 

Era del 1998, anno della chiusura del CIMAC (Civico Museo di Arte Contemporanea), che a Milano mancava un museo dedicato alla pittura e alla scultura italiana del XX secolo. Un vuoto colmato, nel 2010, con la nascita del Museo del Novecento che, ripartendo proprio dalle raccolte del CIMAC, ha restituito ai cittadini le proprie collezioni, dando il giusto riconoscimento a quei collezionisti, galleristi e istituzioni che nel corso di più di un secolo hanno collaborato a formare una delle più importanti raccolte di arte italiana del XX secolo, testimone del periodo forse più creativo e fertile della città di Milano. Il tutto per un percorso espositivo che comprende gli spazi dell’Arengario e del secondo piano di Palazzo Reale e prende le mosse dal Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1898-1902) per arrivare all’Arte povera.

La sede del Museo del Novecento di Milano

La sede del Museo del Novecento di Milano

Un itinerario attraverso il Novecento che ci permette anche di apprezzare il taglio e l’occhio di alcuni dei nomi più importanti del nostro collezionismo privato. La sala dedicata alle avanguardie, ad esempio, propone una serie di opere provenienti dalla famosa Collezione Jucker. Unica eccezione: lo splendido Ritratto di Paul Guillaume di Amedeo Modigliani. Immancabile, ovviamente, una sala interamente dedicata al Futurismo di cui il Museo conserva una delle più importanti collezioni del mondo.

La sala dedicata al Futurismo di cui il museo conserva una delle più importanti collezioni al mondo.

La sala dedicata al Futurismo di cui il museo conserva una delle più importanti collezioni al mondo.

Passando attraverso alcune sale monografiche, dedicate ad artisti come Giorgio Morandi, si arriva così all’arte tra le due guerre per poi approdare nella sala che celebra l’opera di Lucio Fontana, del quale sono presenti una serie di Concetti spaziali provenienti, per la maggior parte, dalla Collezione Boschi Di Stefano, la Struttura al neon per la IX Triennale di Milano del 1951 e un esempio di Soffitto Spaziale. Seguono opere informali degli anni cinquanta e sessanta per arrivare, poi, agli ambienti del Gruppo T, alla pittura analitica milanese e alla sala dedicata alla pop art di ascendenza romana, facendo tappa nella sezione monografica dedicata a Luciano Fabro e finire, poi, con le installazioni dell’Arte povera. Chiude il percorso la Collezione Marino Marini.

 

La Fondazione Stelline

 

Sede di importanti mostre temporanee, la Fondazione Stelline – conosciuta anche come centro congressi – possiede un’interessante, per quanto piccola, collezione permanente: 33 opere di arte contemporanea, realizzate da artisti come Mario Airò, Pedro Cano, Ofri Cnaani, Attilio Forgioli, Vittore Frattini, Leonard Freed, Salvatore Garau, Jonathan Guaitamacchi, Hiromi Masuda, Hanna e Leszek Nowosielski, A.R. Penck, Marco Petrus, Bobo Piccoli, Lisa Ponti, Angel Ramiro Sanchez, Mario Schifano, Massimo Uberti.

Mario Airó, Loto, 2009. Installazione site specific, fibre ottiche full light e proiettori - Ph.© Roberto Marossi

Mario Airó, Loto, 2009. Installazione site specific, fibre ottiche full light e proiettori – Ph.© Roberto Marossi

Tra le donazioni recenti del 2013, l’opera Montagna di Attilio Forgioli (2012, olio su carta montato su masonite), 52 tavole di Giuseppe Coco (1984-2012, tecniche miste) dedicate alla Metropolitana milanese e Sforzinda di Massimo Uberti, in nitrato d’argento su vetro. Alla collezione si aggiunge l’opera di Maxim Kantor Tiratura infinita (2003), concessa in comodato temporaneo.

 

La Fondazione Arnaldo Pomodoro

 

Dopo un periodo travagliato la Fondazione Arnaldo Pomodoro ha dal 2013 una nuova sede in Via Vigevano 9, vicino ai propri archivi e a quello che fu lo studio dell’artista. Collocata presso la Darsena dei Navigli, la nuova struttura si integra con i luoghi storici dell’attività di Arnaldo Pomodoro e la vicinanza tra i suoi vari ambienti configura un polo artistico di grande suggestione, che tra i cortili antichi dei Navigli salda ancor più la contiguità tra il luogo dove la scultura di Pomodoro nasce e quello dove la Fondazione a lui intitolata la documenta e la promuove, ponendosi come luogo di incontro e di partecipazione per la vita culturale della città.

Arnaldo Pomodoro, Sfera n.1, 1963

Arnaldo Pomodoro, Sfera n.1, 1963

La collezione, inizialmente composta da 28 opere fondamentali, dal 2012 si arricchita di un nuovo e importante nucleo di sculture, progetti e disegni portando a 50 il corpus di lavori conservato presso la Fondazione e che documenta l’attività del maestro dal 1955 ad oggi: dai rilievi in piombo, argento e cemento, passando ai bronzi degli anni Sessanta e da alcune delle più significative Colonne del Viaggiatore fino ad arrivare a  Movimento in piena aria e nel profondo del 1996-1997, modello della scultura realizzata per la nuova sede della Banca d’Italia a Frascati, inaugurata nel 2000.

 

Dan Flavin alla Chiesa Rossa

 

Costruita in stile neo-romanico agli inizi nel Novecento su progetto dell’ingegner Franco della Porta – ma terminata solo nel 1960 – la Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa (in Via Neera), custodisce dal 1997 l’installazione permanente Untitled 1996, ultima opera realizzata da Dan Flavin che, insieme a Sol Le Witt, Donald Judd, Robert Morris e Carl André, è stato uno dei maggiori protagonisti della Minimal Art americana.

L'installazione di Dan Flavin, Untitled 1996, realizzata all'interno della Chiesa Rossa

L’installazione di Dan Flavin, Untitled 1996, realizzata all’interno della Chiesa Rossa

Frutto di una donazione della Fondazione Prada, per la quale l’artista ha progettato un sistema di luci fluorescenti da collocare nella grande navata e nei transetti, con l’intento di offrire una dimensione metafisica all’immortalità del suo lavoro minimale, l’installazione è stata realizzata attraverso l’uso di tubi fluorescenti di diversa lunghezza e di differenti colori orientati in verticale ed in orizzontale, in maniera simmetrica ed asimmetrica. In questo modo l’installazione entra in relazione con la storica architettura della Chiesa Rossa, creando un effetto visuale estremamente spettacolare.

 

La Collezione Jesi alla Pinacoteca Brera

 

Dal Novecento al Novecento. Iniziato con il più giovane dei musei milanesi, il nostro tour nel capoluogo lombardo si chiude con una delle istituzioni più importanti della città meneghina: la Pinacoteca di Brera. E come potete immaginare si tratta di un gran finale. A Brera, infatti, sono custoditi alcuni dei capolavori assoluti dell’arte, dal Cristo Morto del Mantegna alla Cena in Emmaus del Caravaggio, passando da alcuni dei ritratti più belli di Lorenzo Lotto. Tra queste opere uniche, però, trova spazio anche un prezioso spaccato del nostro Novecento che vi lascerà letteralmente a bocca aperta. Nella sala X della Pinacoteca, infatti, è conservato il lascito di uno dei più grandi collezionisti italiani: Emilio Jesi, scomparso nel 1974. Una raccolta iniziata negli anni Trenta e che mette insieme alcuni dei dipinti e delle sculture che hanno fatto la storia dell’arte moderna del nostro paese.

Umberto Boccioni, Autoritratto, 1907

Umberto Boccioni, Autoritratto, 1907

Un dono talmente importante che ha, addirittura, cambiato radicalmente lo sviluppo della Pinacoteca. Qui potrete ammirare, tra gli altri capolavori, uno splendido Autoritratto di Umberto Boccioni, una Testa di Toro di Pablo Picasso, opere di Sironi, Morandi, Modigliani, Marino Marini, Carrà, De Pisis, Braque e tele che avrete ammirato nei libri di storia dell’arte come i due capolavori di Boccioni: Rissa in Galleria e La città sale. Una collezione, quella Jesi, a cui si legano idealmente le opere del nostro Divisionismo conservate nella sala XXXVIII dove sono allestiti pochi, ma interessantissimi lavori di Previati e Segantini.

 

E se non vi basta… fate un salto alla GAM

 

Per chi desidera avere uno sguardo più ampio sulla storia dell’arte, oltre alle tappe di questo itinerario – inevitabilmente parziale -, è consigliabile un salto alla GAM – Galleria d’Arte Moderna che offre un percorso che dall’età Neo-classica attraversa tutto l’Ottocento per arrivare, grazie alla presenza di opere dalle collezioni Vismara e Grassi, al XX secolo: da Modigliani a Sironi passando per Renoir, Picasso, Matisse e i grandi nomi della storia dell’arte internazionale.

2 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Alla fine del percorso che partito dal Piemonte arriverà in Sicilia, così immagino, ci troveremo di fronte ad una “mappatura” dell’Arte Moderna e Contemporanea Italiana ed internazionale e scopriremo dei veri e propri capolavori, unitamente alle bellezze della nostro Bel Paese spesso dimenticate o peggio sconosciute per far posto magari a tendenze modaiole o di attualità.
    Tutti coloro che amano questo tipo di arte potranno trovare nei loro spostamenti, sia per svago che per lavoro, l’occasione per imbattersi in vere e proprie raccolte spesso donate dal lungimirante collezionista di turno, questo ancora una volta per dimostrare la nostra sensibilità ed il rispetto per coloro che ci hanno dato attraverso i loro lavori l’opportunità di conoscere da vicino la nostra storia.
    A prestissimo Daniele
    PS: l’idea di una guida regionale non sarebbe poi così malvagia!!!

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