Arte e Finanza: occorrono più regole

Spinto dalla globalizzazione e dall’aumento dei cosiddetti nuovi ricchi – in Asia, Medio Oriente e America Latina -, il mercato dell’arte cresce sempre di più, segnando ogni anno nuovi record. L’arte è, infatti, ai primi posti tra i beni in cui i paperoni di tutto il mondo desidereano investire. I dati divulgati dall’ Art & Finance Report 2014 di Deloitte e ArtTactic parlano chiaro: il 76% dei collezionisti compra arte per passione, ma con un occhio all’investimento (53%). Percentuali che ci fanno capire come l’idea dell’arte come assett class alternativo sia ormai stata sdoganata in ogni ambiente e non sia solo dominio degli speculatori.

Non è un caso, d’altronde, se in ambito finanziario si sta consolidando sempre di più l’offerta di servizi di Wealth Management legati all’arte, pensati per rispondere alle nuove richieste dei risparmiatori di standing elevato. E se l’arte come strumento per diversificare il portafoglio degli investimenti sta arrivando anche nei servizi per le famiglie. Giusto? Sbagliato? Difficile dirlo. Sicuramente una realtà in crescita che non può essere sottovalutata, in particolare perché mette in evidenza una caratteristica negativa del mercato dell’arte che, alla resa dei conti, è fondamentale risolvere sia per chi acquista come investimento sia per chi lo fa per passione: la mancanza di regole.

Ecco perché si compra arte nel mondo. Fonte: Deloitte Luxembourg & ArtTactic Art&Finance Report 2014

Ecco perché si compra arte nel mondo. Fonte: Deloitte Luxembourg & ArtTactic Art&Finance Report 2014

E’ la natura scarsamente regolamentata del mercato dell’arte, infatti, il principale ostacolo allo sviluppo del settore artistico-finanziario, unitamente alla mancanza di trasparenza e alla difficoltà di trovare le giuste perizie. Come non sono pochi gli aspetti legali che affliggono questo nuovo settore, dalla necessità di una responsabilità fiduciaria meno vaga al bisogno di maggiori certezze in termini di autenticità delle opere, passando per prodotti assicurativi più adeguati. E così, se la maggior parte di professionisti del mondo dell’arte e dei collezionisti è convinta che, nei prossimi due o tre anni, l’industria degli Art Fund si espanderà ulteriormente. I principali wealth manager del mondo, negli ultimi tre anni, sono diventati, invece, molto più cauti e pensano che la mancanza di regole possa avere solo un influsso negativo su questo settore che oggi vale circa 1.300 miliardi di dollari.

 

Come è cambiata, dal 2012 ad oggi, la percezione dell'arte come investimento tra gli operatori del settore arte e quelli del settore finanziario.

Come è cambiata, dal 2011 ad oggi, la percezione dell’arte come investimento tra gli operatori del settore arte e quelli del settore finanziario. Fonte: Deloitte Luxembourg & ArtTactic Art&Finance Report 2014

 

Staremo a vedere. Una cosa è certa, però: se grazie all’interesse della finanza il mercato dell’arte diventasse più regolamentato e trasparente non sarebbe poi così male.

4 Commenti

  • Stefano Armellin ha detto:

    E' un discorso complesso che non dovrebbe escludere l'autore dell'opera o la sua fondazione se l'autore non é più in vita. Prendo spunto da questa riflessione che rimanda ad un rapporto tecnico preciso, visto che io stesso ho chiesto lumi ai funzionari Deloitte. Costoro ragionano solo in termini di fondi di investimento, cioé solo per movimenti finanziari per loro il Capolavoro é accidentale al movimento economico complessivo con tutte le sue ramificazioni. Dai mille euro in su si tratta a mio avviso di garantire in primis la qualità dell'opera e il valore dell'artista. Ora, facciamo un balzo in avanti che il grande pubblico considera eccessivo : I giocatori di carte di Cézanne a 250 milioni di dollari, sembrano troppi, ma sono davvero troppi o troppo pochi ? Premesso che Cézanne è il precursore del cubismo di Picasso e Braque, quest'anno un campione di Baseball ha strappato un contratto per 13 anni di 335 milioni di dollari, un record. E il giocatore può infortunarsi, avere l'influenza, farsi beccare con l'amante e finire in un
    ingorgo di situazioni che possono comprometterne il rendimento. D'accordo, anche il quadro può essere rubato, distrutto da un incendio, violentato dal coltello di un terrorista dell'Isis, ma un quadro se protetto, resta e dura più di 13 anni. Perciò ritengo che I giocatori di carte di Cézanne alla luce degli attuali parametri sportivi, non sia stato pagato troppo ma valga tranquillamente il doppio ! SA http://armellin.blogspot.com

  • Nicola Maggi ha detto:

    Concordo pienamente con tutto quello che dice. E' vero, inoltre, quanto afferma sul "punto di vista" di Deloitte & Co, che è prettamente finanziario. Gli ArtFund nascono, d'altronde, solo come strumento di investimento anche se poi influenzano il mercato. Oggi, forse, solo in modo negativo (speculazione) ma se portassero ad una maggior regolamentazione potrebbe non guastare. Al di là di questo, condivido la sua analisi sui prezzi di una lucidità rara in un modo dove spesso si grida allo scandalo senza saper di cosa si parla. Una cosa ono i 250 milioni per Cézanne un'altra 10 milioni per un ragazzetto nato alla fine degli anni Ottanta. Grazie per il suo contributo.

  • Daniele Taddei Taddei Daniele ha detto:

    Nicola Buongiorno. Un’altra discussione molto interessante che ancora una volta mette in evidenza le dinamiche dell’Arte o meglio il “PRODOTTO ARTE”.
    Come ben sai sono due cose enormemente diverse, di sicuro agli antipodi, e metterle in correlazione non fanno altro che male all’Arte quella vera, espressa da artisti veri, ma purtroppo questi appartengono ad un passato che difficilmente sarà ricordato o conosciuto.
    Non mi reputo un nostalgico, anzi seguo molto da vicino “il nuovo” seppur con qualche distinguo e distacco. Quello che stiamo vivendo è uno dei momenti più grigi e complessi degli ultimi 50 anni, avvenimenti e situazioni che hanno sempre favorito tempi addietro la nascita di nuovi autori, di nuovi gruppi, di nuove proposte, ma oggi non mi sembra così. I “MERCATI”, e non il “MERCATO” perché sono come ben sai sostenitore che di “MERCATI” ce ne sono molti da quello sotto casa fino ad arrivare all’asta internazionale e questo lo vediamo in altri sistemi come quelli economico finanziari, risentono molto del clima in cui viviamo e tutto ciò non favorisce la ricerca, la sperimentazione , l’innovazione.
    E’ assai difficile per l’Artista e per l’Arte promuoversi quando tutto è reso “prodotto” quindi con a monte un preciso riferimento finanziario-speculativo!!! E’ pur vero che l’Arte ha sempre avuto bisogno di risorse economiche e questo da tempi remotissimi, grazie alle committenze dei più abbienti, ma quello che incontriamo oggi sono lontani dal “piacere” e dalla “bellezza”, sono solo movimentazioni di danaro legate all’investimento e non al tempo.
    Sulla parola investimento ci sarebbe da confrontarci per una giornata intera. Personalmente non credo molto in questo termine perché l’acquisto di un’opera è legata ad una serie di manifestazioni interiori, credo però in una “salvaguardia” di quanto comperato e questo perché il collezionista non acquista OGGI per vendere il GIORNO DOPO, la fase del possesso non deve mai mancare!!!
    Certamente allo stato delle cose visto l’interesse e l’importanza che il settore riveste nell’economia la creazione di FONDI non sarebbe fuori luogo, ma dato che parliamo d’Arte bisognerebbe che fossero salvi alcuni principi fondanti come l’AUTENTICA, la PROVENIENZA e la CERFICAZIONE rilasciata da appositi istituzioni. In un recente post lessi che circa la metà delle “grandi opere” erano false o mal attribuite, ecco che per creare un FONDO FINANZIARIO occorre che tutti i lavori siano corredati da schede certe rilasciate da apposite commissioni e questo ricordando sempre e comunque che questo magico mondo è sempre più misterioso.
    Saluti Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Daniele, grazie per la preziosa riflessione. Martedì prossimo troverai molte riposte nell’intervista a Chiara Zampetti Egidi con la quale abbiamo parlato proprio dell’arte come investimento, di fondi d’arte ecc. Un caro saluto. Nicola

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