I 40 anni di Arte Fiera

Un collage fotografico fatto con le copertine del Catalogo di Arte Fiera. In alto a sinistra quello della prima edizione del 1974, rilegato a spirale.
Un collage fotografico fatto con le copertine del Catalogo di Arte Fiera. In alto a sinistra quello della prima edizione del 1974, rilegato a spirale.

Arte Fiera compie 40 anni e rinnova la sua scommessa sui giovani. Dopo anni in cui la presenza del contemporaneo più contemporaneo aveva ceduto un po’ il passo ai grandi maestri, la fiera bolognese torna, infatti, a guardare alle nuove generazioni e non solo con la sezione Nuove Proposte, dove sono ospitate le gallerie che presentano artisti Under 35, ma anche invitando tutti gli espositori a presentare un artista Under 40 da affiancare ai nomi storici che hanno fatto “grande” la kermesse e che saranno i protagonisti di Arte Fiera 40, la mostra celebrativa del quarantennale di Arte Fiera che si terrà dal 28 gennaio al 29 marzo nelle sedi della Pinacoteca di Bologna e del MAMbo, il museo d’arte moderna della città. Un’Arte Fiera 2016 che vuole raccontare il suo passato, dunque, ma che sta già pensando anche al suo futuro, mentre fervono i lavori per un’edizione che, dal 29 gennaio al 1° febbraio, proporrà a collezionisti ed appassionati un catalogo di 221 espositori per un totale di 2000 opere esposte in rappresentanza di oltre 1000 artisti.

Niccolò Morgan Gandolfi Folding Studio (Natural Park) 2014. Gandolfi è tra le Nuove Proposte della Galleria CAR DRDE contemporary art di Bologna ad Arte Fiera.

Niccolò Morgan Gandolfi Folding Studio (Natural Park) 2014. Gandolfi è tra le Nuove Proposte della Galleria CAR DRDE contemporary art di Bologna ad Arte Fiera.

Cuore della fiera, come di consueto, la Main Section dove quest’anno troverà spazio una grande area curatoriale, denominata I protagonisti,  realizzata in collaborazione con le gallerie Continua, Milano, Lia Rumma, Studio La Città e Tega. Ossia le gallerie che, in questi anni, hanno contribuito a fare la storia dell’arte in Italia, selezionate da collezionisti e invitate ad esporre anche materiali informativi tratti dai loro archivi. Non mancheranno, poi, le sezioni Solo Show – con monografiche dedicate ai grandi interpreti dell’arte moderna e contemporanea – e quella dedicata alla Fotografia, organizzata in collaborazione con MIA – Milan Image Art Photo Fair. E proprio la fotografia, assieme ad una parte delle gallerie d’arte, sarà ospitata nel nuovo padiglione che quest’anno si è aggiunto agli storici n. 25 e n. 26. Infine, tra le chicche di questa edizione speciale, la preview nazionale del capolavoro di Matthew Barney, River of Fundament, che sarà proiettato il 29 gennaio alle ore 17.30 al Teatro Comunale di Bologna. In attesa di girare tra gli stand, individuare nuovi trend e farci colpire da qualche capolavoro storico o dall’opera di qualche emergente, abbiamo fatto due chiacchiere con Claudio Spadoni, co-direttore della manifestazione assieme a Giorgio Verzotti, per ripercorrere con lui 40 anni di Arte Fiera.

Nicola Maggi: 1974-2016… 40 anni di Arte Fiera, come è iniziato tutto?

Claudio Spadoni: «Quaranta edizioni rappresentano un traguardo importante perché nessuna altra Fiera, e non  solo italiana, tranne Basilea, può vantare questa longevità. E pensare che l’inizio, nel 1974, fu un po’ avventuroso: dieci gallerie, per buona parte bolognesi, si autotassarono per esporre entro la Fiera Campionaria, accanto a stand con arredi, mobili e merci di vario genere. Ed era il momento peggiore  perché si parlava di morte dell’arte, le neovanguardie si dichiaravano contro la mercificazione dell’opera e, come se non bastasse, c’era la crisi petrolifera. Una situazione, insomma, tra le più infelici per aprire una fiera d’arte. Eppure, l’anno successivo gli espositori erano più di duecento e  la Fiera si era già data una struttura organizzativa consona, con un comitato consultivo composto da critici e galleristi di rilievo».

Verónica Vázquez, Wire Drawing, 2013. Wire, 48 x 68 cm. Una delle opere dell'artista uruguagia che sarà esposta nel Solo Show della Piero Atchugarry gallery ad Arte Fiera 2016.

Verónica Vázquez, Wire Drawing, 2013. Wire, 48 x 68 cm. Una delle opere dell’artista uruguagia che sarà esposta nel Solo Show della Piero Atchugarry gallery ad Arte Fiera 2016.

N.M.: Quali sono state le tappe più importanti di Arte Fiera e come è cambiata la manifestazione in questi anni?

C.S.: «Le tappe più importanti per il futuro della manifestazione furono proprio le prime, con la presenza di alcune delle gallerie internazionali più prestigiose, come Castelli e Sonnabend, Sidney Janis, Emmerich, Krinzinger, per fare solo qualche nome. D’altra parte una Fiera d’arte rappresentava sostanzialmente una novità, una sorta di scommessa mercantile, che doveva solleticare non poco il pragmatismo americano, soprattutto in quei tempi  di ‘crisi dell’opera’ e del mercato dell’arte. E poi  fin dalle prime edizioni furono organizzate manifestazioni collaterali che hanno fatto storia: la settimana delle performances curata da Renato Barilli con protagonisti internazionali; la mostra ‘Sistina Società per Arte’, sulla committenza pubblica, curata da Tommaso Trini, e convegni, dibattiti, rassegne dedicate alla fotografia. Insomma fu da quelle prime edizioni che si creò già il profilo che avrebbero poi assunto anche le altre fiere che sono sorte  sempre più numerose in Italia e all’estero».

N.M.: Nella lunga storia di Arte Fiera non sono però mancati anche momenti di difficoltà…

C.S.: «Dal punto di vista organizzativo non posso sapere se ci siano stati, e quali, in passato, momenti di particolare difficoltà. Certo ci sono state edizioni migliori ed  altre meno felici, e in questo caso mi riferisco a quelle in cui il criterio della quantità, dell’alto numero delle gallerie, è andato a discapito della qualità. Per un minor rigore selettivo forse dovuto ad una concezione della Fiera che suggeriva una strategia diversa. Poi, la concorrenza di altre Fiere sorte nel frattempo e magari economicamente facilitate da contributi esterni che Arte Fiera non ha. Ma credo che non si possa parlare di periodi di difficoltà preoccupanti, a parte i tre anni di interruzione, dal 1980 all’83».

Gioberto Noro, Omaggio ad Antonio da Correggio, 2013, stampa digitale ai pigmenti su carta cotone, cm 104 x 152, ed. 5. Al duo di artisti Sergio Gioberto e Marilena Noro sarà dedicato il Solo Show della Galleria Alberto Peola ad Arte Fiera 2016.

Gioberto Noro, Omaggio ad Antonio da Correggio, 2013, stampa digitale ai pigmenti su carta cotone, cm 104 x 152, ed. 5. Al duo di artisti Sergio Gioberto e Marilena Noro sarà dedicato il Solo Show della Galleria Alberto Peola ad Arte Fiera 2016.

N.M.: Poi è arrivato il rilancio. Ci parla del percorso di rinascita che avete messo in atto?

C.S.: «Quando assieme a Giorgio Verzotti abbiamo assunto la direzione artistica, quattro anni or sono, abbiamo innanzitutto puntato a rafforzare l’identità di Arte Fiera, anche per evitare una competizione impropria, e inopportuna, con le  manifestazioni  fieristiche che negli ultimi anni si erano più rafforzate. Quella  di Bologna è stata la prima e la più importante fiera d’arte in Italia e tale a nostro avviso doveva rimanere. Che sia risultata da una classifica internazionale  fra le cinque-sei migliori fiere del mondo – per storia, tipologia, numero di visitatori, volume di affari -, è un riconoscimento che induce a insistere su questa linea: puntare sul made in Italy. Ovvero l’italianità che sta riscuotendo sempre più apprezzamenti sia sul piano del mercato – e i risultati  delle grandi aste negli ultimi anni lo confermano – sia per quanto riguarda l’attenzione che prestigiosi musei stranieri rivolgono ad artisti italiani. S’intende che questo non significa un ripiegamento nazionalistico, tutt’altro. Implica piuttosto la capacità di confrontarsi coi protagonisti internazionali più accreditati senza alcuna sudditanza psicologica».

Cos’è oggi Arte Fiera e quali sono le principali sfide per il futuro?

C.S.: «Ad Arte Fiera oggi si ha la consapevolezza di questa sua qualifica di prima fiera d’arte italiana e di costituire un riferimento non solo di carattere mercantile ma anche culturale. Il carattere per così dire ‘curatoriale’ che abbiamo inteso conferirle vuole significare la volontà di potenziare anche gli aspetti non mercantili, come era anche nelle indicazioni dei  primi anni di vita della Fiera. E la sfida per il futuro potrebbe essere quella di caratterizzarla sempre più anche in questa direzione».

Michelangelo Pistoletto, Buco Nero, 2010. Una delle opere esposta alla Pinacoteca di Bologna in occasione della mostra Arte Fiera 40. Courtesy: Galleria Continua.

Michelangelo Pistoletto, Buco Nero, 2010. Una delle opere esposta alla Pinacoteca di Bologna in occasione della mostra Arte Fiera 40. Courtesy: Galleria Continua.

Per celebrare il quarantesimo compleanno, infine, avete pensato ad una mostra che guardi anche ai prossimi 40…

C.S.: «La mostra organizzata per il quarantennale intende documentare innanzitutto le scelte fatte dalle gallerie più lungimiranti con le proposte di giovani poi saliti alla ribalta, e al contempo il sostegno a maestri non sempre adeguatamente riconosciuti. E con un’apertura molto forte sull’attualità, ovvero su artisti italiani ancora giovani, già noti ma ancora in via di consacrazione nel panorama internazionale. Queste, forse, sono le scelte che proiettano sul futuro: non solo di Arte Fiera, ma dell’arte italiana, dei suoi artisti, delle sue gallerie, delle sue istituzioni pubbliche e private».

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3 Commenti

  • armellin ha detto:

    40 anni gli stessi che dedico io alla mia arte e da costoro non sono ancora visto ?! i dati di apertura mi stimolano a questa riflessione : contano di più 1000 artisti che presentano 2000 opere, o un solo artista (lo scrivente) che espone on line il Poema visivo del XXI secolo di 2013 opere ? alle quali vanno aggiunte il Prologo e l’Epilogo.
    Una Fiera poi, che si dice internazionale, presenta sempre delle chiusure provinciali tipiche del fare italiano. A Londra noto una elasticità di pensiero e di mercato che qui non si vede ancora. SA

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Carissimo Nicola “40 anni d’arte” sono sicuramente molti e Bologna non li porta poi così male. Per tantissimi anni ho sempre goduto di vedere gallerie ed “ascoltare” galleristi che hanno fatto anche cultura e storia, non solo business, da qualche tempo manco, ma la prossima di fine mese ci sarò sicuramente.
    Sono sicuro che qualcosa del passato mi mancherà, ma pur rimanendo nelle mie posizioni non posso chiudere gli occhi ne tanto meno non ascoltare i nuovi linguaggi e le nuove proposte artistiche.
    Osserverò come sempre con attenzione, senza preconcetti o prese di posizioni, non mi chiuderò aprioristicamente, confido solo di interloquire con lavori che mi trasmettano qualcosa o quanto meno che rapiscono le mie emozioni.
    D’altronde non possiamo non indagare su quello che ci propone la società attuale, è anche questo un modo di vivere la realtà con tutte le preoccupazioni e tutte le speranze.
    Scomodando Kandinsky nel suo “Spirituale nell’Arte” mi viene in mente questo pensiero … ogni opera d’Arte è figlia del suo tempo … e spesso madre dei nostri sentimenti …
    Un caro saluto, Daniele.

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