☞ Arte & Impresa in Italia: partecipa all’indagine!

Dopo aver indagato il collezionismo privato italiano del XXI secolo e le differenze generazionali tra i collezionisti del nostro Paese, Collezione da Tiffany e ArtVerona | Art Project Fair, con la collaborazione di Confindustria, hanno lanciato una nuova indagine da presentare durante l’edizione 2018 della fiera.

Sotto la lente  il rapporto tra arte e impresa in Italia con l’obiettivo, da un lato, di aggiornare e ampliare quella che oggi è la nostra conoscenza del Collezionismo Corporate italiano e, dall’altro, per avere una maggior consapevolezza degli ostacoli che non ne permettono un ulteriore sviluppo.  Il tutto con lo scopo di consegnare a chi oggi opera nel mondo dell’arte uno strumento di lavoro utile per avvicinare sempre di più l’imprenditoria italiana all’arte contemporanea.

Tutti gli imprenditori italiani interessati hanno tempo fino al 30 settembre prossimo per rispondere al sondaggio che, complessivamente, non vi ruberà più di 5 minuti.  I risultati dell’analisi verranno comunicati durante la 14a edizione di ArtVerona | Art Project Fair che si terrà dal 12 al 15 Ottobre 2018 a Veronafiere.

 

 

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3 Commenti

  • Angelo Maria Celeste ha detto:

    Fate di tutto per implementare il collezionismo dell’Arte Contemporanea in Italia. Questo è apprezzabile, ma secondo me non caverete un ragno dal buco.
    Se non si riesce a calmierare lo strapotere delle lobby americane che si autoproducono l’Arte che piace a loro, investendoci fiumi di denaro e tenendo sotto controllo tutto il sistema mondiale. Affinché niente e nessuno deve mettere a rischio il loro denaro investito.
    Su queste realtà non si può prescindere ma bisogna farci i conti per organizzare una forma efficace di resistenza.
    Ma io non credo neanche a questo, perché questi “Designer” dell’Arte Contemporanea dispongono di così tanto denaro da comprare tutto. Anche l’intero staff di Collezione Tiffany se ce ne fosse bisogno.
    Un caro saluto
    Angelo Maria Celeste

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Buongiorno, forse ha ragione, non riusciremo a cavare un ragno da un buco, ma questa non è una ragione sufficiente per non provarci. Anche perché, le persone che comprano arte senza star dietro alle “lobby americane” sono molte più di quanto si pensi. Solo che le lobby fanno notizia e così i collezionisti alla moda, mentre gli altri raramente trovano spazio. Per il resto quello che dice ha un fondo di verità e il recente fenomeno del cosiddetto “Zombie Formalism” credo ne sia la riprova. E’ anche vero che nel mondo americano, però, ci sono tante voci fuori dal coro che da noi non arrivano. Nell’arte come nel resto delle faccende di questa nostra vita, seguire le mode non conviene mai, ma il mondo è pieno di persone che fanno la coda per l’ultimo modello di I Phone. Da sempre, d’altronde, non seguire le mode significa far parte di una minoranza e non a tutti piace. Personalmente le minoranze mi sono sempre rimaste sempre molto più simpatiche delle masse 😉
      Un caro saluto

      Nicola

  • Angelo Maria Celeste ha detto:

    Ciao
    Mi fa molto piacere che hai risposto al mio commento che, sicuramente è apparso un po’ duro.
    Queste lobby americane composte esattamente da quel numero di gallerie, collezionisti (e chissà quanti altri ci si nascondono dietro) che troviamo su internet, quando digitiamo: “quali sono i più grandi collezionisti e galleristi del mondo”, detengono il potere di decidere mode e tendenze nell’Arte Contemporanea.
    Questa, ben costruita realtà, mi fa imbestialire.
    Ma quello che più non sopporto è il fatto, che da anni, tutti credono ai loro PRODOTTI classificati in una “discutibilissima”serie A.
    Critici, artisti (anche quelli sfigati vittime di questi) gallerie di serie inferiori. Tutti questi produttori, divulgatori e promotori dell’Arte Contemporanea non fanno altro che portare acqua nei mulini di questi “indefinibili”.
    È dal 1982 che io penso che la pittura di Jean-Michel Basquiat unitamente a quella di Keith Haring sia una “cacata pazzesca”.
    Verso la fine degli anni 70 è stato consentito un ritorno alla pittura in Europa affinché questi artisti, raccolti dalla strada e portati nei loro spazi, producessero un numero incredibile di opere su tela.
    Appena avvenuta l’affermazione degli artisti che dipingevano in Europa (ne è un esempio anche la Transavanguardia italiana) aiutata con la messa a disposizione dei loro musei per l’Arte Contemporanea; è esplosa la pittura del “DUETTO”, unitamente a quella di altri artisti americani.
    Giochetti come questi, ben progettati, sono continuati e sono ancora operativi nell’attualità.
    Vogliamo continuare a farci prendere per “il culo” in eterno e sacrificare i nostri talenti (critici, artisti e collezionisti di nuova generazione) continuando a dare un aiuto a questa gente?
    Un caro saluto
    Angelo Maria Celeste

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