La memoria finalmente. Arte in Polonia: 1989-2015

A 25 anni dall’indipendenza democratica, la Polonia è diventata la culla di un rinascimento culturale senza precedenti. La libertà ritrovata ha, infatti, rappresentato la promessa di un futuro senza il pericolo di cadere nelle trappole della rimozione e della perdita di memoria e la scena artistica contemporanea ha contribuito in maniera incisiva a questo rinascita, grazie anche ad una riflessione critica attenta tanto al passato quanto al presente, capace di generare la consapevolezza necessaria per giungere alla costruzione di nuova identità. Tutto ciò, dal 21 marzo prossimo, sarà al centro di una mostra che si terrà alla Galleria civica di Modena e che, prendendo spunto dal titolo di una poesia scritta da Wisława Szymborska, scrittrice polacca premio Nobel per la letteratura nel 1996, si intitola: La memoria finalmente. Arte in Polonia: 1989-2015. Ne abbiamo parlato con la curatrice, Marinella Paderni.

Agnieszka Polka, Correction Exercises, 2008 video in bianco e nero 8’02’’

Agnieszka Polka, Correction Exercises, 2008. Still da video in bianco e nero 8’02’’

Nicola Maggi: Quali sono i caratteri principali della ricerca artistica sviluppatasi in Polonia dopo l’indipendenza?

Marinella Paderni: «Dopo l’indipendenza nel 1989, la Polonia ha conosciuto un periodo proficuo e felice di rinascimento artistico che perdura tutt’oggi. Dalle pratiche di matrice concettuale portate avanti dagli artisti dissidenti durante il regime comunista sono derivate, negli anni Novanta, diverse esperienze collegate all’analisi e all’esplorazione delle questioni esistenziali dell’uomo, indagando i concetti di arte, estetica e bellezza in rapporto alla realtà e alla società contemporanea. Queste ricerche furono raggruppate sotto l’egida di Critical Art, che vede tra i suoi rappresentanti artisti oggi noti al pubblico internazionale come Katarzyna Kozyra, Zbigniew Libera, Andrzej Zmijewski, tra gli altri. Accanto a loro, alcune figure solitarie come Paweł Althamer, Miroslaw Bałka, Cezary Bodzianowski, Michał Budny, Paulina Ołowska, Wilhelm Sasnal, Monika Sosnowska, si sono contraddistinte sulla scena artistica mondiale degli anni Duemila per le loro ricerche atte a indagare il reale con lo sguardo rivolto verso la cultura popolare, il banale – denominato anche Pop Banal –  e l’effimero (Althamer, Bodzianowski, Ołowska) o verso la storia, i suoi traumi e le sue utopie fallite (Bałka, Budny, Sasnal, Sosnowska).  Sempre nel Duemila emerge poi un’altra importante linea di sviluppo rivolta alla rappresentazione della realtà da parte della fotografia contemporanea, nota con il nome di New Documentarist, a cui appartengono molti artisti nati dagli anni Settanta in poi. L’attenzione data al linguaggio fotografico e alle sue possibilità espressive s’inserisce in un’operazione di esplorazione dei temi della memoria, del tempo, dei cambiamenti sociali.

Michał Budny , Untitled (Borders), 2006

Michał Budny , Untitled (Borders), 2006

N.M.: In che relazione stanno queste varie correnti tra di loro?

M.P.: «Queste differenti linee di ricerca dell’arte polacca si sono spesso incontrate e incrociate nel corso degli ultimi due decenni, attraversando il lavoro dei vari artisti, nella tensione comune a definire e costruire l’identità di una nuova Polonia finalmente libera dalle tirannie e dagli orrori del passato. Il valore della memoria storica e delle eredità culturali costituisce il fulcro concettuale, filosofico ed estetico attorno a cui oggi la Polonia continua a crescere in ambito artistico; pur spostandosi su questioni altre rispetto ai nomi sopracitati, i giovani artisti si muovono tra i codici del passato (la rilettura delle avanguardie storiche polacche e non) e l’invenzione di nuovi paradigmi visivi che esprimano tanto il presente quanto la visione di un prossimo futuro».

Grochowiak, Untitled (Ola), 2008 (dalla serie “Silence”).

Grochowiak, Untitled (Ola), 2008 (dalla serie “Silence”).

N.M.: Che ruolo hanno avuto gli artisti nel passaggio dall’era socialista a quella democratica?, Anche in termini di ricerca di un’identità nazionale… Ci può citare qualche esempio chiave?

M.P.: «La Polonia ha una storia singolare, rispetto ad altre nazioni sottoposte al regime comunista sovietico, perché poté godere in quegli anni di certe piccole libertà, anche se minime, che consentirono agli artisti di allora di lavorare con continuità nel solco della ricerca internazionale, d’intrecciare relazioni e scambi con artisti dell’Europa occidentale. Questo fenomeno evitò il totale isolamento culturale e contribuì al rinascimento polacco dopo l’indipendenza.L’arte e la cultura sono sempre stati fattori dominanti nella costruzione della loro identità nazionale, tanto che oggi la Polonia è tra i paesi europei più impegnati nello sviluppo e nella promozione delle arti, e non solo sul loro territorio ma anche all’estero. Energie e finanziamenti che colpiscono favorevolmente se paragonati all’equivalente italiano. Gli esempi si possono ritrovare tra gli artisti citati prima, e non solo: una caratteristica fondamentale dell’arte polacca contemporanea è di riuscire a guardare al locale e al globale, di essere in sintonia con le istanze della ricerca internazionale pur nella loro originalità e nelle loro differenze. Artisti giovani come Ewa Axelrad, Anna Molska, Aleksandra Waliszewska e Jakub Woynarowski rappresentano bene questa tendenza».

3.Aleksandra Waliszewska, Untitled, mixed media on carton, 25 x 35 cm, courtesy LETO

Aleksandra Waliszewska, Untitled, mixed media on carton, 25 x 35 cm, courtesy: LETO

N.M.: Quali sono, oggi, i principali fenomeni artistici nati con il nuovo millennio?

M.P.: «Ciò che colpisce in modo particolare lo sguardo di un curatore straniero come me, è la ricerca di un’estetica dell’arte che sia “differente” rispetto al resto del mondo; che guarda al nuovo elaborando concettualmente il passato (e non rimuovendolo, come è accaduto per altri paesi) e che è in grado di formalizzare nuovi modelli estetici distanti dal neo-poverismo imperante di oggi. Non sorprende vedere che ci stanno riuscendo: nei vari viaggi studio che ho fatto in Polonia per preparare la mostra, ho trovato un’energia e una freschezza d’idee che spesso manca altrove. Accanto al fenomeno citato dei New Documentarist, le esperienze artistiche nuove sono molteplici e spesso collegate ad una ricchezza di linguaggi che vengono reinventati continuamente. L’attenzione alla pittura e alla scultura/installazione di matrice astratto-geometrico, piuttosto che l’ampio uso del collage in chiave neo-dadaista o di una figurazione surrealista sono solo alcune delle nuove direzioni intraprese».

Anna Molska, Tanagram, Video, 2006–2007, Courtesy Anna Molska

Anna Molska, Tanagram, Still da Video, 2006–2007, Courtesy Anna Molska

N.M.: Che consiglio darebbe ad un collezionista interessato ad essere sempre aggiornato sugli sviluppi dell’arte polacca?

M.P.: «Di fare una visita a Varsavia durante gli “Art weekend” (l’apertura collettiva dei musei e delle gallerie) per vivere dal vivo la vivacità culturale polacca e vedere da vicino i loro lavori. Oppure di andare ad uno dei diversi festival che ci sono tra Cracovia, Łodz, Posnan e Danzica (soprattutto per la fotografia o le arti performative). Di seguire le partecipazioni delle gallerie polacche alle fiere internazionali (che sono diverse); di consultare gli eventi promossi in Italia dall’Istituto Polacco di Roma.  E di non perdere assolutamente la mostra di Modena!»

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5 Commenti

  • Stefano Armellin ha detto:

    Ho conosciuto un polacco di un certo spessore, si chiama San Giovanni Paolo II, ma vedo che alla curatrice sfugge, come sfugge : Arte in Italia, The Opera 1983 – 2025, giusto per capire che ancora una volta il Rinascimento é qui, in Italia e non altrove. SA http://armellin.blogspot.com

  • Fabio Dodesini ha detto:

    La Polonia ha sempre sfornato bravissimi artisti, è un popolo portato "all'internazionalità". Cito di getto il sempiterno Warhol e il mio preferito Opalka. Poi ci sono, come in Italia anche artisti poco noti al grande pubblico ma di spessore incredibile come la Natalia LL. Poi ci sarebbero anche altri giovani artisti (ma non si possono portare tutti!), oltre a quelli in mostra penso a Anna Orlikowska e Zuzanna Janin…

  • Nicola Maggi ha detto:

    Che in Italia si faccia buona (e anche ottima) arte non ho dubbi, che l'arte in Italia sia in corso un Rinasimento culturale ho i miei dubbi… anzi, temo che nonostante la qualità della nostra produzione culturale, il nostro Paese stia attraversando un pericolosissimo periodo di involuzione. Guardare ad esperienze come quella polacca possono essere di grande insegnamento, non tanto per il cosa produttre, ma sul ruolo che l'arte dovrebbe avere in un Paese civile.

  • Nicola Maggi ha detto:

    Grazie Fabio per le integrazioni. Il tuo amore per l'arte è senza confini!

  • Stefano Armellin ha detto:

    Nicola Maggi se ti può interessare la mia Opera da sola fa la differenza con il resto del Mondo ed é una produzione italiana con un grande contributo polacco in San Giovanni Paolo II , però so anche che sono quelli della tua stessa Nazionbe che fanno più fatica a vedermi su http://armellin.blogspot.com

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