Arte in Trust: la crisi post-pandemica ci impone di anticipare le mosse

Foto di Arek Socha da Pixabay

Sono trascorsi circa tre mesi dal nostro ultimo intervento in tema di “Arte in Trust”. Tre mesi nei quali la realtà di tutti noi è stata rapidamente e profondamente sconvolta dalla pandemia da Covid-19.

I governi di ogni nazione si sono visti costretti ad imporre il lock down nei confronti della vita sociale e, soprattutto, del sistema economico-produttivo provocando conseguenze di una portata, sino a qualche mese fa, inimmaginabile.

Sebbene ogni Stato abbia cercato di rispondere in funzione delle proprie capacità alle devastanti ripercussioni causate dalla paralisi produttiva, il consenso pressoché unanime degli analisti certifica quella che si affaccia come la peggior crisi economica dalla seconda guerra mondiale, peggiore addirittura della crisi finanziaria del 2008. Ed a ben vedere le premesse non possono che coadiuvare tale consenso.

Naturalmente, all’interno di un processo assimilabile ad una “selezione naturale” dei sistemi economici globali, ve ne sono alcuni che, da sempre caratterizzati da solide fondamenta, mostrano sin d’ora un’apprezzabile capacità di resilienza di fronte alla pandemia sostenuti da una reale gigantesca potenza di fuoco del loro apparato fiscale e monetario, vedasi gli Stati Uniti, ed altri, quali ad esempio i paesi del Sud-Europa, afflitti ormai da decenni da sovra-indebitamento e scarsa crescita, che rischiano di veder ridimensionato irreversibilmente il proprio ruolo di attori nello scenario economico globale.

Di questi, ça va sans dire, il nostro Paese ne è capofila. Le nostre imprese, messe alla prova da anni di politiche fiscali antitetiche a qualsivoglia stimolo espansivo, hanno subito a causa della paralisi imposta dal Covid-19 un ulteriore deleterio contraccolpo. La propensione al consumo è in discesa e lo stock di risparmi della popolazione è destinato ad essere parzialmente eroso dalla congiuntura economica che si sta delineando all’orizzonte.

In un simile preoccupante scenario, nel quale, come mai prima di oggi, si attendeva un intervento deciso e risolutore dello Stato a favore di cittadini ed imprese, i provvedimenti anti-Covid per l’economia si sono ben presto e paradossalmente rivelati quali provvedimenti anti-economia per il Covid. Ancora una volta, lavoratori, professionisti ed imprese dovranno fare affidamento sulle proprie e capacità e sul proprio spirito di iniziativa per risorgere dalle ceneri post-pandemiche.

A fronte di un rapporto Debito-PIL che per l’anno in corso è destinato a raggiungere vette superiori al 150% e di una contrazione del PIL stesso che non si assesterà al di sotto del 10% iniziano a riecheggiare da svariati schieramenti politici, quale retrograda ma facile panacea al dissesto dei conti pubblici, richiami a varie forme di tasse patrimoniali.

Sebbene tradizionali imposizioni patrimoniali quali prelievi forzosi sui depositi o addizionali d’imposta sulle fasce di reddito più elevate appaiano ad oggi poco attuabili, se non  altro per mere ragioni di consenso politico, per capire come il legislatore potrebbe voler soddisfare le proprie esigenze di gettito, dobbiamo focalizzarci su quei pochi ambiti ai quali il nostro ordinamento riservi ancora dei trattamenti fiscali “di favore”.

Certamente un unicum nel panorama fiscale europeo è rappresentato dalla fiscalità delle successioni e donazioni nel nostro Paese. Le franchigie a favore del coniuge e dei parenti in linea retta pari a 1.000.000 di Euro ciascuno, l’aliquota sulla quota eccedente nella misura flat del 4% ed un aliquota massima a cui assoggettare le devoluzioni nei confronti di soggetti privi di legami di parentela dell’8% fanno dell’Italia un vero e proprio paradiso fiscale in materia successoria.

Basti un semplice confronto con gli altri principali paesi europei per rendersi conto della palese difformità. La Francia, a fronte della totale esenzione in favore del coniuge, prevede una franchigia di soli 100.000 Euro per i figli ed aliquote comprese tra il 5% ed il 45% in funzione del valore dell’asse ereditario, con aliquote massime sino al 60% in caso di soggetti privi di legami di parentela. In Germania è invece riconosciuta una franchigia di 500.000 euro in favore del coniuge (400.000 verso i figli) a fronte però di un’aliquota compresa tra il 7% ed il 30% in funzione del valore dell’asse ereditario, sino ad arrivare ad un aliquota massima del 50% con franchigia di 20.000 euro nei confronti di soggetti privi di legami di parentela. Differente approccio ma medesima sostanza per quanto riguarda il Regno Unito nel quale il coniuge non sconta alcuna imposizione ma qualsiasi altro chiamato all’eredità (dai figli ai soggetti estranei) si vede riconosciuta una franchigia di 325.000 sterline e sconta un’imposizione nella misura del 40% sulla parte eccedente.

È inoltre sufficiente considerare come una risalente dinamica di concentrazione della ricchezza ed un’età media del nostro Paese tra le più alte in Europa faranno si che negli anni a venire cadranno in successione decine di miliardi di Euro di patrimoni, per portarci a concludere che una riforma della fiscalità successoria, volta ad allineare l’imposizione interna alla media europea, possa sortire, a grandi linee quanto a gettito per le casse erariali il medesimo effetto di una vera e propria tassa patrimoniale. Scongiurando così inoltre le ripercussioni sul consenso elettorale che un prelievo forzoso diretto sui redditi e patrimoni più consistenti comporterebbe per il governo autore della manovra.

Ed invero di tale riforma si è più volte accennato nel dibattito politico degli ultimi anni, rimanendo tuttavia arenata all’interno dello stesso. La crisi economica scatenata dal Covid-19 e le conseguenti ripercussioni sulle finanze pubbliche potranno però fungere da catalizzatore e stimolare la riapertura dei dossier.

Innanzi alle nubi che si addensano all’orizzonte i detentori di importanti patrimoni non sono però oggi costretti ad osservare impotenti. Alle prevedibili mosse del legislatore è doveroso rispondere anticipando i tempi e ricorrendo a strutturate operazioni di pianificazione patrimoniale e passaggio generazionale.

L’istituzione oggi di un Trust da parte dell’esponente più anziano della famiglia in favore dei propri discendenti ovvero di altri beneficiari permetterebbe, con un elevato grado di discrezionalità, di rinviare sine die le imposte successorie sui beni ivi destinati ovvero di scontare l’imposizione oggi con le aliquote attualmente in vigore scongiurando le conseguenze di probabili riforme foriere di aggravi impositivi.

Di fronte ad eventi improvvisi ed imprevedibili quali la pandemia che ci ha colpiti è facile ritrovarsi impotenti ed in balia degli eventi, anche dal punto di vista economico e patrimoniale. Come sempre, una ragionata analisi del contesto ed un’ampia riflessione circa la sua possibile evoluzione, ci dovranno portare a prendere oggi delle decisioni i cui benefici manifesteranno la loro efficacia parallelamente all’evoluzione del contesto stessa.