Libri: Il confine evanescente. Arte italiana 1960-2010

Libro più per cultori della materia che non per semplici amatori d’arte, “Il confine evanescente. Arte italiana 1960-2010” ci consegna un mosaico di prospettive e punti di vista attraverso cui rileggere gli ultimi cinquant’anni di produzione artistica italiana. I vari saggi che compongono questo volume si spostano all’interno di questo ambito con un movimento quasi da carrellata cinematografica: ora restituendoci il clima artistico del momento ora rileggendo lo stesso con gli occhi di oggi e, quindi, con una distanza che permette un collocamento più corretto di movimenti come l’Arte Povera e la Transavanguardia all’interno del più ampio panorama artistico mondiale, evidenziandone punti di forza e di debolezza. Oltre a metterli in relazione con la generazione successiva, quella di Cattelan & Co. per capirsi.

Fa da trait d’union a tutta la raccolta, un continuo indagare su cosa si debba intendere con il termine “italiana” riferito alla produzione artistica del nostro Paese, spingendo il lettore a riflettere su quelli che sono i caratteri, quanto meno di approccio, che caratterizzano l’arte made in Italy, e su come questa si collochi (e debba essere collocata) all’interno di un mondo globalizzato e dai confini sempre più “evanescenti”.

In continuo equilibrio tra provincialismo e vocazione internazionale, l’Italia artistica che emerge dai vari saggi è un Paese che nei secoli ha dato tanto al mondo e alla cultura e che, anche recentemente, è riuscito ad influenzare, a suo modo, la produzione di grandi artisti stranieri. E anche se gli artisti italiani che sono riusciti ad imporsi all’estero sono forse meno di quelli che avrebbero meritato una tale affermazione, il quadro, che “Il confine evanescente. Arte italiana 1960-2010” ci dà, è quello di un Paese ancora oggi protagonista sulla scena internazionale, molto più di quanto si possa sospettare. Ma anche un Paese, ricco di particolarismi e sfumature, che dal 1960 al 2010 è stato caratterizzato da una moltitudine di gruppi, scuole e battitori liberi oggi forse troppo dimenticati ma che, di fatto, sono l’humus che ha reso possibile tali successi e che, giustamente, il libro fa riemergere dalle nebbie del tempo. Uno per tutti Luigi Ontani.

Francesco Clemente e Luigi Ontani nel 1973 a Belgrado

Francesco Clemente e Luigi Ontani nel 1973 a Belgrado

A tal proposito è estremamente interessante l’analisi che viene fatta dai vari autori dell’accoglienza ricevuta dall’Arte Povera in terra statunitense. Analisi che porta alla luce un clima da vera e propria guerra fredda culturale in cui, questa volta, a contrapporsi non sono USA e URSS, una Stati Uniti e vecchia Europa. Con i primi che, ad ogni costo, sostengono un proprio presunto primato artistico (contemporaneo) e, nella seconda, un’Italia una volta di più un po’ troppo esterofila e pronta ad “abbassare la testa” o a sfruttare un determinato clima per favorire i propri beniamini, come nel caso del dualismo Celant-Bonito Oliva e dei rispettivi gruppi di artisti: Arte Povera e Transavanguardia.

A dirla tutta, il voto a questo libro (tre stelle) poteva essere più generoso ma, a mio avviso, nonostante i due curatori non avessero l’intenzione di dare alle stampe un volume di storia dell’arte, una struttura più snella e organica nell’organizzazione dei vari saggi avrebbe reso la lettura un po’ più agevole: ogni tanto si ha la sensazione di aver perso qualche passaggio. Oltre al fatto che le illustrazioni, nella maggioranza dei casi, sono veramente di pessima qualità e scarsamente leggibili nel loro bianco e nero un po’ troppo scolorito. Nel complesso, comunque, si tratta di una pubblicazione che vale la pena avere nella propria biblioteca.

1 Commento

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Una pubblicazione sicuramente da possedere in una libreria di chi “coltiva arte”!!! Cercherò di acquistarlo quanto prima per poi favorire una discussione che si profila interessante che suppongo inizierà negli ’60 con gli ultimi protagonisti del “post war” come il “Gruppo 1” e “Il Pro e il Contro” e così via.
    Mi auguro di sentirci presto, saluti Daniele Taddei.

I commenti sono chiusi