Artisti in cerca di identità (giuridica)

Quale deve essere l’identità giuridica di tutti coloro che, nella vita, aspirano a fare gli artisti? Un bel dilemma a a cui non ha dato risposta neanche la tanto sospirata Legge Madia (Legge n. 110 del 22 luglio 2014) che ha modificato il Codice dei beni culturali e del paesaggio  inserendovi le professioni della cultura che, in questo modo, vengono finalmente riconosciute anche giuridicamente. E gli artisti? Lo abbiamo chiesto a Marco Bodo, commecialista socio dello Studio TS Commecialisti Associati e membro della Commissione per il Diritto dell’Arte del network  Business Jus.

Nicola Maggi: Dalle professioni riconosciute dalla Legge Madia  resta esclusa quella artistica. Dal punto di vista giuridico, come si colloca dunque, la figura dell’artista?

Marco Bodo: «Giuridicamente (o per meglio dire, da un punto di vista fiscale) la figura dell’artista è riconducibile a quella di un professionista. Ovviamente stiamo parlando di figure artistiche professionali, ovvero di quei soggetti che intraprendono la “carriera” di artista come attività svolta abitualmente e con professionalità (non ci riferiamo quindi agli artisti “per hobby” o occasionali). Non è facile definire un artista dal punto di vista giuridico in quanto si tratta di una figura professionale che “vende beni” (opere d’arte), ma con la qualificazione di un professionista e quindi né di imprenditore commerciale né di artigiano (ovvero di colui che con il suo lavoro ha realizzato l’opera per rivenderla – prevalenza del lavoro proprio rispetto all’attività commerciale). Sostanzialmente possiamo definire tale figura come “ibrida” nel nostro sistema giuridico così rigido nel definire le varie posizioni economiche».

N.M.:  Chi intende intraprendere la carriera artistica come professione, che scelta ha a disposizione?

M.B.: «Per chi ha intenzione di svolgere l’attività in modo abituale, professionale e a scopo di lucro è opportuno aprire la partita Iva. Per lo svolgimento della professione di artista, ma stessi ragionamenti valgono altresì per coloro che vogliono intraprendere una carriera come “operatori dell’arte” (art dealer, art advisor, gallerista, ecc.) è possibile aderire alle varie agevolazioni previste dalle norme fiscali quali, ad esempio, il regime dei contribuenti minimi (sino al 31/12/2014), il nuovo regime forfettario (a partire dal 01/01/2015) oppure, semplicemente, aprire una partita iva in regime di contabilità semplificata e liquidazione trimestrale dell’Iva. Ovviamente, sono da valutare tutte le altre fattispecie giuridiche (anche societarie) previste dal nostro ordinamento, in quanto potrebbero risultare maggiormente idonee per la tipologia dell’attività intrapresa, per il volume di affari che verrà movimentato, per il regime legato alla responsabilità dell’artista/imprenditore, ecc.»

N.M.: A seconda della strada che si sceglie come cambia la situazione da punto di vista fiscale?

M.B.: «Conseguenza della scelta del “vestito giuridico” sono i relativi risvolti di carattere fiscale e previdenziale. Vorrei presentare degli esempi concreti. Ipotizziamo di svolgere l’attività di artista aderendo al regime dei minimi; la tassazione risulterebbe ridotta (5% del reddito netto) e comprensiva di Irpef, Irap, Addizionali Irpef comunali e regionali, non si sarà soggetti agli studi di settore, non si dovrà applicare l’Iva, ecc. (ricordo tuttavia che per aderire a tale regime agevolato bisogna essere in possesso di alcuni requisiti). Scenario diverso si avrà, invece, per coloro che eserciteranno l’attività con una partita iva non agevolata seppur in contabilità semplificata e liquidazione trimestrale dell’Iva. In tale circostanza l’Irpef sarà applicabile in misura ordinaria (con aliquota progressiva crescente al crescere del reddito) si dovrà applicare l’Iva (10% per le cessioni effettuate direttamente dall’artista o 22% negli altri casi), si sarà soggetti all’Irap (qualora ci sia una autonoma organizzazione della propria attività) si sarà assoggettati agli studi di settore (a partire dal secondo anno di attività), ecc. Come si vede, esemplificando al massimo solo due delle numerose fattispecie possibili, le diversità di trattamento e di imposizione fiscale sono variegate e per questo dovranno essere attentamente valutate da parte del soggetto che vuole intraprendere quel tipo di attività».

3 Commenti

  • Tommaso Mori ha detto:

    Ottimo articolo, molto informativo

  • Stefano Armellin ha detto:

    Giusto. Ma per giustificare una partita IVA, e questo vale anche per i galleristi, curatori ecc. serve una continuità regolare nelle vendite. Succede allora che molti artisti anche noti, alla loro produzione affiancano il lavoro di docente, consulente, artigiano. Anche Gauguin ha iniziato come artista della domenica e, quando si è dedicato a tempo pieno alla sua vocazione é precipitato nella miseria ; nonostante il risultato eccezionale delle sue opere. Sembra che questa sia una triste esperienza del passato perché siamo abituati a sentire di artisti minori che vendono a milioni di dollari le loro opere. Invece credo che l'esperienza di Gauguin, cioé di uno che per la crisi perde il posto fisso e ben pagato e per vocazione fa Capolavori in miseria, sia più comune di quanto non sembri, anche se i Capolavori restano rari e, per esempio, ad Arte Fiera sarà dura trovarne uno solo. Ma indubbiamente gli artisti minori vendono bene perché il sistema premia la mediocrità, e non solo nell'arte. Basta vedere gli amministratori pubblici. SA http://armellin.blogspot.it/2014/12/i-grandi-musei-nel-xxi-secolo-e-opera.html#links

  • Pirlo Wanda ha detto:

    grazie per queste delucidazioni è importante sapere come comportarsi in materia fiscale

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