IN & OUT: gli aspetti legali del prestito di opere d’arte

Una conservatrice lavora duro per preparare al trasporto un'opera d'arte. - Flickr: The New Nationalmuseum - Moving out. Photo: Per Åke Persson/Nationalmuseu. From the collections of the Photo archives, 2013. Questo file è sotto la licenza CC BY-SA 2.0.
Una conservatrice lavora duro per preparare al trasporto un'opera d'arte. - Flickr: The New Nationalmuseum - Moving out. Photo: Per Åke Persson/Nationalmuseu. From the collections of the Photo archives, 2013. Questo file è sotto la licenza CC BY-SA 2.0.

Prestare un’opera della propria collezione ad un museo o ad una galleria ha molti aspetti positivi. Il prestito rappresenta, infatti, un ottimo modo per condividere con la comunità la propria passione per l’arte e, allo stesso tempo, valorizzare l’opera prestata, rafforzandone il curriculum espositivo. Con tutto quello che ciò può significare in termini di valore monetario della stessa. Ma il prestito è anche un mezzo per potenziare la propria rete di contatti all’interno del mondo dell’arte. Oltre a fatto che prestiti per lungo periodo possono essere una soluzione, ad esempio, alla mancanza di spazio nella propria abitazione.  Insomma, i motivi per prestare le opere possono essere molteplici e, di fatto, il prestito è uno degli elementi che caratterizza l’emozionante vita delle collezioni d’arte private. Ma è anche un momento incredibilmente delicato che va saputo gestire con cura per non incorrere in spiacevoli esperienze.

Non a caso, pochi mesi fa Axa Art, assieme a LCA Studio Legale e APICE, ha lanciato una guida utilissima, dedicata dedicata proprio al prestito di opere d’arte: IN & OUT, da cui nasce anche lo speciale che iniziamo oggi, affrontando, assieme a Maria Grazia Longoni Palmigiano, Responsabile del dipartimento di Diritto dell’Arte di LCA, gli aspetti legati del prestito d’arte. Dalla richiesta iniziale da parte di un museo o di un’istituzione pubblica, all’allestimento della mostra, la gestione di un prestito è, infatti, un’attività complessa che necessita di un dialogo aperto e collaborativo con i collezionisti-prestatori. Ma soprattutto di chiarezza e sicurezza.

L'Avvocato Maria Grazia Longoni Palmigiano, Responsabile del dipartimento di Diritto dell’Arte di LCA Studio Legale

L’Avvocato Maria Grazia Longoni Palmigiano, Responsabile del dipartimento di Diritto dell’Arte di LCA Studio Legale

Nicola Maggi: Dal punto di vista legale, quali sono i documenti a cui un collezionista deve prestare particolare attenzione?

Maria Grazia Longoni Palmigiano«Partendo dall’inizio della procedura di prestito, il primo documento rilevante è la scheda di prestito, detta anche Loan Form: in questo documento, che viene compilato ancor prima che l’opera venga prelevata dal domicilio del prestatore, vengono indicati i dati del prestatore; i dati dell’opera; il tipo di polizza richiesta; l’eventuale indicazione della compagnia assicurativa gradita; le istruzioni per il trasporto, e l’eventuale trasportatore gradito, per l’imballaggio, l’installazione e l’esposizione; la credit line da utilizzare nel catalogo, nelle didascalie della mostra e nella comunicazione. È un documento fondamentale per poter impostare correttamente il prestito, quello in cui il prestatore chiede – per prestare l’opera – che vengano garantite determinate condizioni.

Un altro documento fondamentale è poi il Condition Report o Scheda di Riscontro: consiste in un documento in cui vengono riportati, datati e firmati, gli esiti della valutazione eseguita su di un’opera al fine di stabilirne lo status quo in un determinato momento (all’atto del ritiro, all’arrivo presso l’ente espositivo, al termine della mostra, al momento della riconsegna dell’opera al prestatore); è accompagnato da un’immagine fotografica dell’opera, possibilmente fronte e retro, e se l’opera è di valore rilevante è bene sia redatto da un restauratore. Capita talvolta che si prestino opere senza redigere il Condition Report, che invece è fondamentale per individuare quando e dove è accaduto – se fosse accaduto – il sinistro e, quindi, stabilire chi è il soggetto responsabile».

N.M.: L’aver parlato di sinistri ci porta inevitabilmente a toccare il tema dell’assicurazione…

M.G.L.P.: «Assolutamente. Un altro documento che deve essere verificato con grande attenzione è, infatti, il certificato assicurativo, in cui sono riportate le condizioni particolari della garanzia assicurativa. La polizza “da chiodo a chiodo”, nella formulazione All Risks, assicura le opere dal momento in cui sono prelevate dal domicilio del prestatore a quello in cui vi fanno ritorno, contro tutti i rischi, salvo quelli espressamente esclusi. Va poi richiesta la “la stima accettata”, che è il valore indicato dall’assicurato e accettato dalla compagnia assicuratrice; tale valore, in caso di sinistro, non sarà contestato. Spesso la polizza prevede che il bene sia invece assicurato per il “valore dichiarato” dal soggetto assicurato, valore che – a differenza della stima accettata – in caso di danno potrebbe essere messo in discussione dalla compagnia.

È poi fondamentale chiedere di poter prendere almeno visione del Facility Report, che è il documento tecnico che riporta le caratteristiche della sede espositiva, sia dal punto di vista della sicurezza/sorveglianza, sia delle condizioni di conservazione delle opere. Tale documento, oltre a dare al prestatore le informazioni necessarie relative alla sede espositiva, è fondamentale per la compagnia assicurativa, che – in base alle condizioni espositive e di sicurezza garantite – decide se assumere o meno il rischio. Ovviamente, ai fini dell’operatività della polizza in caso di sinistro, è indispensabile che le condizioni garantite nel Facility Report siano di fatto esistenti. Ad esempio, se viene garantita la guardiania 24 ore su 24, ma, di fatto, la guardiania è solamente sporadica, in caso di furto, la garanzia assicurativa non sarebbe operante e il prestatore, per essere risarcito, non potrà rivolgersi alla compagnia assicuratrice, ma dovrà agire nei confronti dell’ente organizzatore della mostra».

Il volume “IN & OUT Guida pratica al prestito di opere d'arte”. Courtesy: LCA Studio Legale

Il volume “IN & OUT Guida pratica al prestito di opere d’arte”. Courtesy: LCA Studio Legale

N.M.: Uno dei momenti più delicati è quello  del trasporto. Qui che documenti servono?

M.G.L.P.: «Durante il trasferimento è necessario che l’opera sia accompagnata dal documento di trasporto (DDT), sul quale, chi riceve l’opera, sia esso il trasportatore quando ritira l’opera, l’ente organizzatore della mostra quando l’opera arriva presso la sede espositiva, o il prestatore quando l’opera gli viene restituita, annota le eventuali “riserve” sulle condizioni dell’opera e o dell’imballaggio».

N.M.: Quali sono le figure professionali che, in una situazione ideale, dovrebbero sovrintendere alle varie fasi del prestito e con che ruoli?

M.G.L.P.: «Certamente la figura più significativa è quella del Registrar, figura che non tutti conoscono, che – nella procedura di prestito – ha un ruolo fondamentale, perché ha il compito di gestire dal punto organizzativo tutto ciò che concerne la movimentazione delle opere prestate, in entrata e in uscita. Incredibilmente, ad oggi, non esiste un Albo dei Registrar, soggetto peraltro sempre presente nelle sedi museali, che – quindi – non ha una sua ben precisa identità giuridica. Altra figura importante è quella dell’accompagnatore o courier, che – in caso di opere di valore rilevante – segue l’opera, presenziando e sovraintendendo a tutte le operazioni connesse al prestito e garantendo così all’opera la massima tutela, da quando l’opera lascia la sua abituale sede di conservazione sino al suo rientro a fine mostra.

Non vanno poi dimenticati il trasportatore e l’allestitore, che devono necessariamente essere soggetti contraddistinti da un’alta professionalità, e possono garantire la massima cura nella gestione dell’opera durante la procedura di prestito. Infine, il restauratore, che – come già evidenziato – è il soggetto più accreditato per la redazione del Condition Report. È fortemente consigliato rivolgersi e affidarsi a soggetti di elevata professionalità: solo così sarà possibile limitare al massimo i rischi cui l’opera è soggetta durante il prestito e passare – per una maggior tranquillità di tutti – dalla attuale prassi ad una tanto auspicata best practice».

 

➡ Nel prossimo numero, in uscita il 23 ottobre, approfondiremo il tema delle assicurazioni sull’arte

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3 Commenti

  • Cristiana Curti ha detto:

    Ho seguito con piacere le ottime iniziative dello Studio LCA a Milano e – molto recentemente, proprio in occasione della presentazione della guida di cui qui si parla (e di cui ho copia) – a Venezia e ringrazio di cuore chi si cimenta nel compito non semplice di allargare l’informazione necessaria al privato (più che al pubblico) intorno alle procedure che tutelano la movimentazione e il prestito di opere d’arte, così come, più ampiamente, intorno alla gestione vera e propria del bene artistico in mano privata e pubblica.
    Approfitto di quest’occasione per intervenire a proposito dell’incontro al Correr di alcuni giorni fa, durante il quale, alla presenza di Gabriella Belli e di Clarenza Catullo (registrar del MART) e altri ottimi partecipanti, l’Avvocato Longoni Palmigiano riuscì a approfondire i punti salienti qui esposti con rara chiarezza.
    L’incontro – però -, pur meritevole, non prevedeva la partecipazione o la testimonianza di parte “privata” al dibattito (cosa singolare: nelle giornate di studio milanesi presso lo studio LCA lo spazio dato al collezionista è sempre ampio e qualificato) tanto che quest’ultimo pareva avere indirizzo a senso unico: un dialogo fra uguali che si lamentano della nulla competenza del privato prestatore e che enumerano gli infiniti, insormontabili, problemi a cui è esposta la figura del dirigente pubblico allorquando si trova a “manipolare” un’opera d’arte in viaggio da un sito ad un altro.
    Soltanto il cruciale, sincero e incontenibile Panzironi (trasportatore di lunga onda) è riuscito a inserire nella discussione, scivolata altrimenti senza alcun colpo ferire, il dubbio che gli ostacoli veri siano consueti, che le difficoltà siano reali, che i problemi arrivino anche in corso d’opera, per così dire. Altrimenti sarebbe stata una educata e interessante esposizione (tranne il più puntuale intervento dell’Avvocato Longoni) di “delizie degli operatori dell’arte”, alla presa con la quotidiana fatica di misurare cornici per riempire condition reports richiesti sempre troppo in anticipo rispetto alle tabelle di marcia della propria routine. E anche questo non è del tutto vero, fra l’altro.
    E’ vero, senz’altro, che alcuni “casuali” collezionisti possono certamente non avere nozione di quali competenze siano in gioco, quali procedure (anche burocratiche) siano avviate, quali e quante figure professionali debbano agire nell’itinere del prestito. Ma è anche vero che molti collezionisti, la maggior parte di coloro che vengono contattati con assiduità per i prestiti di opere in occasione di mostre pubbliche, invece, sono preparati a ciò che accade, ma mai abbastanza allorquando le rose e fiori Ente richiedente e prestatore non sono più tali.
    Ciò che sarebbe stata utile in quella particolare occasione (ripeto: l’incontro al Correr di qualche giorno fa) era la partecipazione di un collezionista di caratura che avesse avuto qualche personale esperienza da raccontare in proposito, sulle difficoltà del rapporto del pubblico con il privato, in particolare di comprensione delle reciproche necessità e istanze, non da ultimo avere con chiarezza presente il rischio di notifica del proprio bene – se importante – nel momento in cui si decide di acconsentire a un prestito per una mostra di grande visibilità o a una all’estero, oppure dei rischi reali ed effettivi a cui un’opera d’arte va SEMPRE incontro nel momento in cui viene prestata e deve essere trasportata. Un punto sul quale non ci si sofferma mai abbastanza.
    Questo non deve scoraggiare al prestito, naturalmente, e proprio per i motivi illustrati da Nicola Maggi con precisione nell’incipit di questo articolo.
    Ma l’agile manuale approntato dallo Studio LCA e dai suoi partners deve essere diffuso fra i collezionisti piuttosto che fra i tecnici museali, che ci si attende abbiano già approfondita conoscenza delle regole e dei passaggi illustrati da IN&OUT, altrimenti non dovrebbero ricoprire quei ruoli né svolgere quelle professioni (peraltro, pagate da tutti noi, dalla collettività, il che dovrebbe essere altrettanto chiaro, mentre spesso non lo è).
    Quindi, mentre plaudo l’intenzione e anche il risultato ottenuto dall’Avvocato Longoni che seguo con attenzione e gratitudine da qualche tempo, chiedo cortesemente che questi incontri vengano allargati anche a chi è dall’altra parte della barricata (per così dire), proprio perché si abbia un quadro davvero reale di ciò che accade durante un prestito (e più in generale a proposito della gestione privata di collezioni d’arte). Affinché il collezionista abbia un posto meno defilato e non sia catalogato come un insipiente spesso incosciente che si trova per caso (come pare di intendere da certi passaggi sentiti a Venezia) a maneggiare tesori inestimabili che non avrebbe il diritto di possedere…

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Cristiana, buongiorno. I suoi interventi sono sempre molto puntuali e, diciamo così, intriganti. Su molti dei punti citati, ovviamente, lascio che sia – se lo vorrà – l’avvocato Longoni a rispondere. Sul dar voce al collezionista, invece, non mi dispiacerebbe approfondire con lei questo argomento, così da aggiungere, magari, a questo speciale un ultima puntata dedicata al punto di vista di chi presta. Se ha modo di scrivermi, anche attraverso il form del sito, sarà poi mia premura ricontattarla così da capire come muoverci. Grazie ancora. Buona giornata. Nicola

  • Archivio ASA ha detto:

    Articolo veramente prezioso, importanti indicazioni sulle documentazioni necessarie! Grazie!

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