Aste: Il Ponte e il grande “romanzo” dell’arte italiana

Lotto 211 - Bruno Munari "Macchina inutile" 1945. Stima: 15-25.000 euro. Courtesy: Il Ponte
Lotto 211 - Bruno Munari "Macchina inutile" 1945. Stima: 15-25.000 euro. Courtesy: Il Ponte

Tutto pronto per l’asta primaverile di Arte moderna e contemporanea del Ponte: online da oggi il catalogo che, complessivamente, comprende oltre 300 lotti. Come ormai ci ha abituato da tempo, anche per questa vendita, che si terrà il 14 giugno prossimo, la casa d’aste di Via del Pontaccio non si è limitata a mettere insieme delle opere, ma ha costruito la sua asta cercando di dare al collezionista alcune chiavi di lettura sulla produzione artistica italiana ed internazionale del XX secolo. E se non mancano, come è inevitabile, opere più “di contorno”, l’ossatura centrale del catalogo del Ponte è costituito da un corposo nucleo di opere che traccia una panoramica, abbastanza esaustiva, dell’arte astratta italiana lungo tutto il Novecento per poi allargarsi ai movimenti e alle correnti che, nella seconda parte del secolo scorso, hanno rappresentato una “reazione” ad essa, in primo luogo la Pop art. Un racconto, quello che si può individuare tra le opere in catalogo, che si snoda proprio come una sorta di grande “romanzo” e che ruota attorno ad un esclusivo nucleo di lavori storici di Bruno Munari: una Macchina Inutile del 1945 e due opere del 1951: Negativo-Positivo e Simultaneità degli Opposti. E da qui ci piace iniziare la nostra presentazione.

 

Bruno Munari: un genio (in)compreso

 

Grandissimo ed insaziabile sperimentatore, Bruno Munari è stato, fin dai suoi esordi nelle file del Futurismo, uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del XX secolo. Una grandezza che, se riconosciuta unanimemente a livello storico-artistico, non sempre gli ha garantito un adeguato apprezzamento da parte di un collezionismo talvolta un po’ troppo concentrato sulla immediata riconoscibilità di un artista, tanto che il suo mercato presenta oggi ancora ampi margini di sviluppo. Nel catalogo del Ponte, Munari è presente con tre opere di cui due di primissimo livello. La prima la troviamo al lotto 211. Si tratta di una delle sue celebri Macchine Inutili (stima: 15-25.000 euro) con cui l’artista esordisce nel panorama futurista milanese degli anni trenta e che rappresentano i primi mobile nella storia dell’arte. Sono opere che rispecchiano già a pieno quel suo interesse per la smaterializzazione dell’arte e per il movimento che sarà presente stabilmente durante tutto l’arco della sua attività creativa. L’opera proposta in asta è datata 1945 e appartiene alla seconda fase della produzione di queste macchine che vede Munari, dopo le prime sperimentazioni con materiali poveri, iniziare – proprio dalla metà degli anni Quaranta – ad usare materiali di natura tipicamente industriale, in questo caso il metallo.

Lotto 213 - Bruno Munari "Negativo-positivo" 1951. Stima: 8-12.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

Lotto 213 – Bruno Munari “Negativo-positivo” 1951. Stima: 8-12.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

Al lotto 213 troviamo poi un Negativo-positivo dello 1951 (stima: 8-12.000 euro) dono dell’artista all’Architetto Ernesto Nathan Rogers e proveniente dalla collezione Lodovico Barbiano di Belgiojoso. Un lavoro, questo, che si colloca all’interno della produzione di Munari che appartiene al periodo del MAC – Movimento Arte Concreta da lui fondato, assieme a Gillo Dorfles, nel 1948. I negativi-positivi sviluppano ulteriormente quando già presente, in nuce, nelle Macchine Inutili a cui si collegano coerentemente dal punto di vista della progettazione di forme astratte in movimento nell’ambiente anche se, in questo caso, ci troviamo di fronte a delle opere pittoriche. Tanto le Macchine inutili quanto questi dipinti di Munari, infatti, si inseriscono a pieno diritto nel solco della pittura concreta, costruita attorno a forme e cromatismi che nulla hanno a che fare con la natura e il mondo esterno, sono esse stesse la concretizzazione di un’idea estetica (da questo concetto deriva l’origine del nome «arte concreta») e non una rappresentazione di qualcosa che esiste nel mondo. Fondamentale, peraltro, mettere in evidenza come nei Negativi-positivi ci si trovi di fronte ad una composizione di forme colorate che, per la disposizione sulla superficie e per l’intensità del colore, dà una sensazione di movimento del colore come se si avvicinasse o si allontanasse rispetto all’osservatore. Un effetto che, fino a quel momento, non era mai stato considerato in pittura. Da notare, inoltre, come il Negativo-positivo in asta sia uno dei pochi che Munari realizza contestualmente con la sua progettazione. Negli anni Cinquanta, infatti, l’artista milanese non aveva committenti a sufficienza per realizzare tutti i negativi-positivi abbozzati durante le sue ricerche visive. Il 1951, peraltro, è anche l’anno in cui li espone, per la prima volta, a Parigi.

 

Tensioni astratte… all’italiana

 

Il nucleo di opere storiche di Bruno Munari su cui ci siamo appena soffermati rappresenta, idealmente, il fulcro dell’asta del Ponte. Una sorta di spartiacque tra un prima e un dopo nei percorsi dell’astrazione nell’arte italiana del Novecento. Percorsi che, con un certo ritardo rispetto al resto d’Europa, iniziano nel nostro Paese con i primi esperimenti a firma del futurista Giacomo Balla che fissa le forze della natura e il dinamismo dei corpi nello spazio. E a questa prima fase appartiene, ad esempio, Linee di velocità + sbandieramento una matita su carta del 1915 (lotto 198, stima: 3.600 / 3.800 euro), anche se l’opera più preziosa si Balla in catalogo è certamente il lotto 210: Futurpesci, tempera su carta intelata del 1924 proposta a 20-30.000 euro.

Lotto 210 - Giacomo Balla "Futurpesci" 1924. Stima: 20-30.000 euro. Courtesy: Il Ponte

Lotto 210 – Giacomo Balla “Futurpesci” 1924. Stima: 20-30.000 euro. Courtesy: Il Ponte

Da queste prime prove di modernità, si arriva così agli anni Trenta e ai più interessanti sviluppi dell’astrattismo italiano. Sviluppi che influenzeranno profondamente le ricerche artistiche novecentesche e che hanno origine nel gruppo di artisti che all’epoca ruotava attorno alla Galleria Il Milione di Milano – rappresentato in asta da opere di Mauro Reggiani e Atanasio Soldati – e a quello con sede a Como di cui il catalogo del Ponte offre una panoramica praticamente completa con opere di Manlio Rho, Mario Radice, Aldo Galli e Carla Badiali. Tra queste da citare la bella Composizione del 1939 di Rho, presentata al lotto 215 con una stima di 10-15.000 euro.

Lotto 215 - Manlio Rho "Composizione" 1939. Stima: 10-15.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

Lotto 215 – Manlio Rho “Composizione” 1939. Stima: 10-15.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

Con gli occhi puntati sull’opera di Kandinsky, sul Bauhaus e su Osvaldo Licini, questi due gruppi – sempre in contatto tra di loro – portano alla nascita di un astrattismo geometrico che si fa più istintivo tra gli artisti del Milione e più puro e razionale – quasi suprematista potremmo dire – tra i comaschi. Una corrente che Rho e Radice in Italia e Mondrian e Malevic in Europa porteranno alla perfezione tanto da rendere necessario, ad un certo punto, un suo superamento con un gruppo di artisti che, nel secondo dopoguerra, reagiscono al rigore dell’astrazione per seguire un’espressività comunque non figurativa, ma legata all’energia e alla libertà del gesto.

Lotto 302 - Giuseppe Santomaso "Rottura"1960. Stima: 80-120.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

Lotto 302 – Giuseppe Santomaso “Rottura”1960. Stima: 80-120.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

La stagione Informale è così rappresentata in asta da un nucleo di opere tra le quali spiccano Rottura, opera esplosiva e di rara bellezza realizzata da Giuseppe Santomaso nel 1960 già esposta allo Stedelijk Museum di Amsterdam e al Palais des Beaux Arts di Parigi (lotto 302, stima: 80-120.000 euro); due storiche “Spirali” di Roberto Crippa degli anni Cinquanta e quattro opere di Emilio Vedova realizzate tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio anni Ottanta, tra cui una tela di dimensioni museali: Ciclo B.6 del 1983 (lotto 316, stima: 35-50.000 euro). Mentre due lavori minori a firma di Alberto Burri e Giuseppe Capogrossi testimoniano la strada tentata dal Gruppo Origine.

Lotto 316 - Emilio Vedova "Ciclo B.6" 1983. Stima: 35-50.000 euro. Courtesy: Il Ponte

Lotto 316 – Emilio Vedova “Ciclo B.6” 1983. Stima: 35-50.000 euro. Courtesy: Il Ponte

Una bellissima coppia di sculture in bronzo lucidato di Lucio Fontana – Concetto Spaziale, Natura (1967) – apre una finestra, invece, sull’esperienza dello Spazialismo per arrivare agli artisti che ruotavano attorno ad Azimut/h, la galleria e rivista fondate nel 1959 a Milano da Enrico Castellani e Piero Manzoni e rappresentati in asta da una piccola selezione di opere tra le quali spiccano Inter-ena-cubo (1965) di Paolo Scheggi (lotto 336, stima: 15-20.000 euro) e Assioma – Il punto è la prima ubicazione tridimensionale – la sfera inesistente, bachelite del 1970 di Vincenzo Agnetti esposta, nel 1971, nella fondamentale mostra Vincenzo Agnetti. Ridondanza: paesaggi e ritratti. Analisi: assiomi alla Galleria Blu di Milano (lotto 329, stima: 40-60.000 euro).

Lotto 329 - Vincenzo Agnetti "Assioma - Il punto è la prima ubicazione tridimensionale - la sfera inesistente" 1970. Stima: 40-60.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

Lotto 329 – Vincenzo Agnetti “Assioma – Il punto è la prima ubicazione tridimensionale – la sfera inesistente” 1970. Stima: 40-60.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

Si arriva così all’Arte cinetica, ottica e programmata e alla Pittura Analitica. Tra le opere di queste ultime due correnti presenti in asta si segnalano un interessante nucleo di rilievi ottico-dinamici di Alberto Biasi, eseguiti tra 1965 e il 1973 (lotti 230 e 236), il bellissimo Optical dynamic structure – Alternazione del 1964 di Toni Costa (lotto 337, stima: 20-30.000 euro) e il raro Spazio elastico – Due doppi rettangoli adiacenti (1975.76) di Gianni Colombo (lotto 339, stima: 60-80.000 euro). Ma sopratutto, sul versante della Pittura Analitica, è da menzionare Visionario, tela museale di Carlo Battaglia datata 1968 (lotto 227).

 

La “reazione” Pop

 

Attorno a questo corpus centrale, dedicato all’astrazione nelle sue varie accezioni e sviluppi e che abbiamo cercato di analizzare per la sua componente italiana, anche se in asta non mancano opere di rilievo di artisti internazionali, si innestano poi una serie di opere che sono una valida testimonianza delle avanguardie del secondo Novecento, dall’Arte Concettuale alla Body Art, passando per la Land Art. Ma vista anche l’attualità della sua “riscoperta” ci piace soffermaci, in chiusura, su un nucleo di lavori a firma di artisti della Pop art, movimento che Mario Ceroli salutò, all’epoca, come una ventata che «spazzò via la soffocante accademia informale che ancora imperversava in Europa». E ancora una volta mettiamo in evidenza le opere della compagine italiana rappresentata, in primo luogo, dai lavori di quelli che sono stati i precursori dell’ondata Pop che investirà la nostra Penisola: Mimmo Rotella – presente al lotto 264 con un piccolo décollage del 1956 – e Enrico Baj di cui viene proposta una grande tela del 1965 già esposta al Museo d’Arte Moderna di Chicago nel 1971: Le comte de Hornes, Seigneur des Pays-Bas et Guillaume IX de Nassau (lotto 256, stima: 35-55.000 euro).

Lotto 256 - Enrico Baj "Le comte de Hornes, Seigneur des Pays-Bas et Guillaume IX de Nassau" 1965. Stima: 35-55.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

Lotto 256 – Enrico Baj “Le comte de Hornes, Seigneur des Pays-Bas et Guillaume IX de Nassau” 1965. Stima: 35-55.000 euro. Courtesy: Il Ponte.

Oltre a questi due lavori, la Pop art italiana è ben rappresentata da un rilevante gruppo di lavori di Franco Angeli, Renato Mambor, Sergio Sarri, Giangiacomo Spadari, Valerio Adami e Sergio Lombardo di cui spicca John Fitzgeral Kennedy, rara tela del 1964 (lotto 268, stima: 25-35.000 euro). Non mancano, poi, Tano Festa – presente con due tele e una storica Persiana del 1963-64 (lotto 245, stima: 12-16.000 euro) – e Mario Schifano con, tra gli altri, un bel monocromo del 1962: Senza Titolo (lotto 246, stima: 10-15.000 euro).