Asta Sotheby’s Milano: oltre i “top lot” c’è di più

Lotto 19 - Mario Schifano, Grigio 402, 1961. Stima: 400-600.000 euro. L'opera è stata scelta come copertina del catalogo dell'asta di arte moderna e contemporanea. Courtesy: Sotheby's
Lotto 19 - Mario Schifano, Grigio 402, 1961. Stima: 400-600.000 euro. L'opera è stata scelta come copertina del catalogo dell'asta di arte moderna e contemporanea. Courtesy: Sotheby's

Scusate il titolo vagamente anni Ottanta, ma nella sua semplicità (e forse banalità) mi sembrava che centrasse bene il senso di questo articolo sulla prossima asta milanese di Sotheby’s Italia (25-26 maggio). Se nel catalogo di Palazzo Serbelloni non mancano i top lot di assoluto pregio che, a chiusura di questo primo semestre 2016, ci aiuteranno a fare il punto sui principali trend di mercato relativi all’arte italiana, mi piaceva, infatti, mettere in evidenza alcune opere che, a mio avviso, meritano tutta l’attenzione dei collezionisti. Un primo esempio è certamente Le Chevalier X, opera del 1979 di Aldo Mondino dalla storia affascinante e di cui vi abbiamo parlato giovedì scorso (Leggi -> Sotheby’s e quel Mondino che “ammicca” a Derain). Ma tra i 106 lotti che saranno esposti, a partire da questo venerdì, per la consueta preview, ce ne sono altri a firma di artisti che presentano ancora ampi margini di rivalutazione sul mercato.
Il primo che incontriamo è Paesaggio di Vincenzo Agnetti (lotto 3, stima: 100-150.000). Si tratta di uno dei suoi celebri Feltri, pannelli incisi a fuoco o dipinti con colore che raffigurano ritratti e paesaggi attraverso l’uso della ridondanza letteraria che l’artista presenta per la prima volta nel febbraio 1971 alla Galleria Blu di Milano in occasione della mostra Ridondanza: paesaggi e ritratti. Analisi: assiomi. E Paesaggio risale proprio al quel fatidico 1971 in cui l’arista milanese inaugura questo nuovo filone di lavoro che diventerà estremamente prolifico.

Lott 3 - Vincenzo Agnetti, Paesaggio, 1971. Stima: 100-150.000. Courtesy: Sotheby's

Lott 3 – Vincenzo Agnetti, Paesaggio, 1971. Stima: 100-150.000. Courtesy: Sotheby’s

Assieme ai Feltri, l’altra serie più celebre di Agnetti è certamente quella dei cosiddetti Assiomilastre di bachelite incise e trattate con colori ad acqua o nitro in cui diagrammi e frasi esprimono qualche volta proposizioni assiomatiche, più spesso tautologie, contraddizioni, paradossi contrapponendosi ai Feltri per freddezza mentale e rigore concettuale. Di questa serie, che Vincenzo Agnetti presenterà alla Blu nella stessa personale del 1971, nel catalogo di Sotheby’s troviamo un bellissimo esempio in apertura della sessione pomeridiana del 26 maggio: Arte dimenticata a Memoria del 1972 (lotto 106, stima 50-70.000 euro). Peraltro, al lotto 124 troviamo, sempre di Agnetti, anche il celebre Libro dimenticato a memoria del 1970 (stima: 30-40.000 euro), immortalato anche da Ugo Mulas in un bellissimo ritratto dell’artista e che ha un po’ il sapore di un Manifesto della sua produzione artistica.

Lotto 106 - Vincenzo Agnetti, Arte dimenticata a Memoria, 1972. Stima 50-70.000 euro. Courtesy: Sotheby's

Lotto 106 – Vincenzo Agnetti, Arte dimenticata a Memoria, 1972. Stima 50-70.000 euro. Courtesy: Sotheby’s

Oltre a quelle citate, di Agnetti sono presenti poi altri lavori tra i quali credo meriti attenzione quello presentato al lotto 105: Tesi (1972, stima: 4-6.000 euro). Dalla stime estremamente contenute, questo lavoro è una vera chicca per intenditori. Esemplare n. 90 di una tiratura di 150, infatti, Tesi ci riporta direttamente al 1967 e alla prima mostra di Agnetti al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. In questa occasione Agnetti espone una logica permutabile intitolata Principia che si situa all’interno del discorso sul linguaggio sviluppato dallo stesso artista nel 1968 con il romanzo Obsoleto che affonda le radici negli anni che vanno dal 1963 al 1967 e vuole essere il recupero di ciò che è caduto in disuso ed è annullato. In tal senso Principia concretizzava visivamente la problematica della relatività dei significati nel linguaggio: si trattava di un grande pannello di legno dipinto di bianco sul quale sono scritte alcune parole; al pannello è applicato un cursore, scorrevole orizzontalmente, sul quale si ripetono alcune parole già scritte sulla tavola, spostando il cursore si modifica il rapporto tra parola e parola realizzando così il concetto espresso proprio nella Tesi, realizzata in una prima autoedizione del 1968.

Lotto 105 - Vincenzo Agnetti, Tesi, 1972. Stima: 4-6.000 euro. Courtesy: Sotheby's

Lotto 105 – Vincenzo Agnetti, Tesi, 1972. Stima: 4-6.000 euro. Courtesy: Sotheby’s

Un’altra opera molto interessante è poi il Senza Titolo di Tancredi che troviamo al lotto 21 (stima: 250-350.000 euro). Le opere di Tancredi sono abbastanza rare sul mercato e quello proposto nella sessione serale del 25 maggio prossimo è un vero gioiello. Datato 1955, questa tela è infatti un capolavoro iconico della sua produzione degli anni Cinquanta, nelle tonalità fredde che lo contraddistinguono e negli spruzzi di arancio che lo animano e che rappresentano una porzione di cielo smaterializzata, ridotta a tasselli velati di nuvole, ad un confronto silenzioso tra bagliori evanescenti e ombre scure. Un’opera che ha tutte quelle caratteristiche che faranno di Tancredi uno dei prediletti di Peggy Guggenheim. Sarà la collezionista, infatti, ad intuire per prima l’anima spazialistica dell’artista italiano commentando: «In futuro ci si renderà conto della grande importanza germinale di questo pittore».  Proprio la Collezione Peggy Guggenheim, peraltro, gli dedicherà una mostra a partire dal 12 novembre prossimo: Omaggio a Tancredi, a cura di Luca Massimo Barbero, in cui saranno esposte una cinquantina di opere che ripercorrono gli esordi veneziani e l’intensa produzione pittorica legata agli anni ’50 dell’artista.

Lotto 21 - Tancredi, Senza Titolo, 1955. Stima: 250-350.000 euro. Courtesy: Sotheby's

Lotto 21 – Tancredi, Senza Titolo, 1955. Stima: 250-350.000 euro. Courtesy: Sotheby’s

Di Alighiero Boetti, tra le opere in catalogo, ci piace segnalare il lotto 30, Cimento dell’armonia e dell’invenzione (stima: 160-220.ooo euro), che si compone di tre fogli datati 1969, parte di un’unica sequenza di 82 pezzi esposta nel 1970/1971 al Palazzo delle Esposizioni di Roma e indicata nel Catalogo Generale dell’artista come “opera dispersa” perché la documentazione raccolta fino al 2009 non ne aveva consentito di rintracciarne l’ubicazione. Il lotto in asta permette quindi di apprezzare questo lavoro che si colloca quasi al termine dell’esperienza poverista (intesa come gruppo) e che testimonia l’interesse dell’artista per la reiterazione del gesto, fra ossessione e meditazione Zen: un paziente ricalco a matita di numerosi fogli di carta quadrettata, una sorta di rituale eseguito registrando i suoni prodotti. Un esemplare dello stesso lavoro fa parte, peraltro, della collezione del MoMa di New York.

Lotto 30 - Alighiero Boetti, Cimento dell'armonia e dell'invenzione, 1969. Stima: 160-220.000 euro. Courtesy: Sotheby's

Lotto 30 – Alighiero Boetti, Cimento dell’armonia e dell’invenzione, 1969. Stima: 160-220.000 euro. Courtesy: Sotheby’s

Al lotto 36 troviamo poi un’altra delle figure emblematiche dell’arte italiana del Novecento: Osvaldo Licini. Dell’artista marchigiano viene proposto Ritratto su fondo rosso (stima 40-60.000 euro), opera che realizzata nel 1935, ossia nell’anno chiave del Licini “astratto”. E proprio in quel 1935, infatti, che partecipa alla II Quadriennale romana e alla Prima mostra collettiva di arte astratta a Torino. Mentre nel maggio dello stesso anno tiene la sua prima personale in Italia presso la galleria Il Milione a Milano.

Lotto 36 - Osvaldo Licini, Ritratto su fondo rosso, 1935. Stima 40-60.000 euro. Courtesy: Sotheby's

Lotto 36 – Osvaldo Licini, Ritratto su fondo rosso, 1935. Stima 40-60.000 euro. Courtesy: Sotheby’s

Chiudiamo questa lettura un po’ sui generis del catalogo di Sotheby’s con un lavoro che si colloca nella seconda metà della sessione pomeridiana del 26 maggio prossimo: From a body of a spotted Salamander (lotto 141, stima: 25-35.000 euro), opera di Gianfranco Baruchello del 1972.

Lotto 141- Gianfranco Baruchello, From a body of a spotted Salamander, 1972. Stima: 25-35.000 euro. Courtesy: Sotheby's

Lotto 141- Gianfranco Baruchello, From a body of a spotted Salamander, 1972. Stima: 25-35.000 euro. Courtesy: Sotheby’s

Si tratta di un esempio magistrale del suo lavoro concentrato sulla mappatura sui meccanismi del pensiero umano e che rappresenta una sorta di manifesto della sua opera il cui “cuore” è la piccola salamandra maculata posta in alto a sinistra: un animale dal forte significato simbolico in cui, fin dall’antichità, viene identificata la persona retta che passa indenne attraverso le tribolazioni e le tentazioni della vita. Nell’opera, inoltre, compaiono altri elementi simbolici come il profilo di alcune catene montuose, elementi che sembrano delineare il profilo di organi umani oltre a profili di navi da guerra e di missili, simboli di una manifesta critica nei confronti della guerra e del militarismo. Tematica molto cara all’artista già dagli anni Sessanta.

 

Milano, Roma e i Ruggenti anni Sessanta

 

Infine, una breve nota complessiva sull’asta di arte moderna e contemporanea di Sotheby’s Italia che, guidata da un bellissimo Concetto Spaziale, Attese del 1967 di Lucio Fontana (stima: 1.2-1.5 milioni di euro), rappresenta un importante test di mercato per i più recenti trend di mercato relativi all’arte italiana. Il catalogo, infatti, propone un interessante focus sulla produzione artistica del nostro Paese durante gli anni Sessanta a partire dalla Pop Art Romana – di cui sono presenti circa 20 opere a firma di Schifano, Festa, Angeli, Tacchi e Fioroni -, passando per la Milano di Fontana, Castellani e Bonalumi, per arrivare ad Alberto Burri, Fausto Melotti fino ad un piccolo spaccato di Arte Cinetica in cui spicca Physiocromie di Carlos Cruz Diez (Stima: 200-300.000 euro), ma dove troviamo anche un bel lavoro di Lucia di Luciano: Ritmo Variabile (1964).

Lotto 153 - Carmen Gloria Morales, Dittico R 75-5-5, 1975. Stima: 15-20.000 euro. Courtesy: Sotheby's

Lotto 153 – Carmen Gloria Morales, Dittico R 75-5-5, 1975. Stima: 15-20.000 euro. Courtesy: Sotheby’s

E in catalogo non manca neanche un interessante “assaggio” di Poesia Visiva con opere di Luciano Ori, Lucia Marcucci, Lamberto Pignotti ed Eugenio Miccini. Tutti artisti recentemente “rispolverati” dalla bella mostra curata da Vincenzo De Bellis alla Triennale di Milano: Ennesima. Per la Pittura Analitica, invece, troviamo un lavoro di Carmen Gloria Morales: Dittico R 75-5-5 del 1975 (lotto 153, stima: 15-20.000 euro). Opera, quest’ultima, che rappresenta la prima presenza “seria” in asta della Morales e per questo sarà interessante vederne il risultato anche per valutare la “tenuta” del mercato dell’Analitica che, attualmente, mi sembra caratterizzato da un andamento decisamente altalenante rispetto a quello di altri recenti fenomeni di riscoperta. Venerdì apre la preview, il momento di mercato è estremamente favorevole e le attese attorno ai 10 milioni. Siete pronti?

2 Commenti

  • emanuele ha detto:

    Si! vero per quanto detto sul lotto 105:
    Tesi 1972 di Vincenzo Agnetti (stima: 4-6.000 euro). Dalla stima estremamente contenuta, questo lavoro è una vera chicca per intenditori!!!!
    Tuttavia, il lavoro è stato ridimensionato (inevitabilmente) in relazione a tre fattori:
    1)pessimo stato di conservazione!!!!
    2)l’opera originale è stata concepita con due cursori e non tre come quella presentata!!!!!
    3)l’opera è incompleta, poichè manca la confezione originale e soprattutto il libro originale con copertina in seta di colore blu!!!!!!

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