Aste 1° semestre: record di vendite e il mercato globale sfiora i 7 miliardi $

Un momento delle aste di 20th and 21st Century Art da Christie’s Asia del giugno scorso

Ammonta a 6,9 miliardi di dollari il fatturato realizzato dal mercato globale delle aste d’arte nel primo semestre del 2021. Dato in crescita del +3% rispetto al primo semestre del 2019. Una performance ottima che certifica come il mercato abbia già brillantemente superato le difficoltà generate dalla crisi sanitaria.

A dirlo è l’ultima analisi pubblicata da Artprice che mette in evidenza come gli operatori del settore delle aste, nonostante il perdurare delle difficoltà economiche in molti comparti, siano comunque riusciti a generare un fatturato equivalente alla media dei dieci anni precedenti la crisi sanitaria (1° semestre 2010 – 1° semestre 2019), ovvero dall’ascesa della Cina sul mercato internazionale dell’arte.

Una ripresa brillante, quella registrata nei primi sei mesi del 2021, sostenuta – dicono gli esperti di Artprice – da «un numero record di transazioni: 288.500 opere d’arte vendute in sei mesi, con un aumento del +5% rispetto al primo semestre 2019».

Un aumento, commentano nella loro analisi,  particolarmente marcato nella fascia di prezzo tra 1.000 e 20.000 $ dove il numero dei lotti venduti è aumentato addirittura del +13%. Mentre il mercato di fascia alta ha rallentato leggermente: i lotti venduti tra $ 1 e 50 milioni sono diminuiti del -1,4%, passando da 855 lotti (nel primo semestre 2019) a 843 lotti.

L’intensità della domanda è stata confermata da un tasso di invenduto significativamente inferiore al consueto. «Questo indicatore, che riflette l’equilibrio tra domanda e offerta – spiegano da Artprice – ha oscillato tra il 32% e il 36% nell’ultimo decennio. Nei primi sei mesi del 2021 è sceso al 28% e va quindi guardato con attenzione nei prossimi mesi».

Quello riemerso dalla crisi pandemica, sottolineano ancora gli analisti della banca dati francese sulle quotazioni e gli indici dell’arte, è però un mercato sostanzialmente modificato dalla crescita dell’online e dall’arrivo clamoroso di NFT, ma anche dal lievitare dei prezzi per opere di artisti molto giovani e apprezzati come Nicolas Party, Avery Singer e Shara Hughes.

«Attualmente – ha commentato Thierry Ehrmann, CEO di Artprice – coesistono due Mercati dell’Arte: uno organico, l’altro dirompente. Il primo è tradizionale e tiene conto della Storia dell’Arte, con i suoi codici, i suoi musei, le sue gallerie, le sue fiere, le sue biennali, ecc. Il secondo riflette un mondo in profonda riorganizzazione, sfidando la ‘storia ufficiale’ attraverso movimenti come #metoo e #blacklivesmatter e chiaramente orientato alle numerose sfide politiche, climatiche, sanitarie e tecnologiche che ci attendono». 

 

L’arte contemporanea supera il segmento post-war

Mentre arte moderna e post-war faticano a tornare ai livelli pre-crisi, l’arte contemporanea prende il volo e per la prima volta supera quella del dopo guerra registrando, nei primi sei mesi del 2021, una performance storica che la vede crescere, rispetto allo stesso periodo del 2019, addirittura del +50%.

Un sorpasso che ricorda quello, storico, sull’arte moderna e che porta il contemporaneo a pesare, sull’intero mercato, per il 23%. A guidare questa crescita incredibile, artisti che in tempi recenti avevano fatto registrare una certa normalizzazione del loro mercato e che adesso sono tornai a brillare più che mai. Uno su tutti, Jean-Michel Basquiat che in soli sei mesi ha realizzato 303.537.000 $ di fatturato rappresenta il 4,3% del mercato globale delle aste d’arte del primo semestre 2021 e si posiziona al secondo posto nella Top 10 Artprice degli artisti passati in asta nella prima parte dell’anno. Subito dopo un colosso come Pablo Picasso.

Scorrendo la classifica, in rappresentanza del segmento contemporaneo (artisti nati dopo il 1945) troviamo al 5° posto incontriamo Banksy, con un fatturato di 123.328.000 $, e al 9° Yoshimoto Nara con 85.937.000 $. Ma ottime performance, da gennaio a giugno, le hanno realizzate anche il cinese Chen Danqing che a giugno ha realizzato, con l’aggiudicazione per più di 25 milioni di dollari dell’opera Shepherds (1980), il suo nuovo record, diventando uno dei 20 artisti contemporanei più costosi al mondo.

Incredibile, infine, in questi mesi, le performance di alcuni degli artisti under 40 più in vista come il cinese Matthew Wong che ha realizzato un fatturato di 30 milioni di dollari; gli americani Avery Singer (10,5 milioni), Salman Toor (7,9 milioni); il giapponese Ayako Rokkay (7,2 milioni) e il ghanese Amoako Boafo (5 milioni). Fatturati realizzati con la vendita ci pochissimi lavori e determinati da prezzi in fortissima ascesa.

Case History d’eccellenza quello della giovane Avery Singer che a soli 34 anni può vantare un record d’asta, realizzato a giugno con l’opera di Untitled (2018), di 4.1 milioni di dollari, realizzato a New York da Phillips e che è arrivato poco dopo un’altra aggiudicazione straordinaria: la vendita per più di 3 milioni del suo Dancers Around An Effigy To Modernism (2013) da Christie’s ad Hong Kong. Con l’ex colonia britannica che, assieme a New York, ricopre sempre di più il ruolo di acceleratore del mercato, in particolare per i giovanissimi.