Aste: Il Ponte mette il suo sigillo su Paolo Icaro

Un momento dell'asta di arte moderna e contemporanea a Il Ponte ieri pomeriggio (16 dicembre 2015)
Un momento dell'asta di arte moderna e contemporanea a Il Ponte ieri pomeriggio (16 dicembre 2015)

Tre sale gremite, 348 lotti in catalogo, un totale di circa 3.5 milioni di euro e un tasso di venduto del 93.7%. Ma soprattutto undici aggiudicazione “sorprendenti” per Paolo Icaro, che fa registrare il suo nuovo record d’asta (22.000 €) con l’opera Nido-ramo del 1984, e un nuovo record per Gianfranco Baruchello. Sono questi gli elementi più significativi dell’asta di arte moderna e contemporanea tenutasi oggi (16 dicembre) da Il Ponte. Una vendita eccellente da cui arrivano anche importanti  conferme per la Pop Art italiana. E dove non sono mancate le aggiudicazione sopra le righe, come gli 11.000 € offerti per un disegno di Marco Tirelli che partiva da una stima di 1.500-2.500 €.

 

Da qui riparte il mercato di Paolo Icaro

 

Nonostante un’attività creativa ed espositiva che non si è mai fermata, la presenza di Paolo Icaro nelle aste è sempre stata molto limitata. Negli ultimi 17 anni sono state solo 25 le sue opere inserte nei cataloghi italiani e tutte con aggiudicazioni molto modeste, considerata la sua importanza a livello storico artistico. Con l’asta di oggi pomeriggio in Via Pontaccio qualcosa sembra, però, essere cambiato e una luce nuova si è accesa sul mercato di questo artista. 11 le opere presentate in catalogo, tutte appartenenti agli anni della sua consacrazione internazionale (1978-1989). Un corpus importante che già durante la preview aveva permesso di (ri)scoprire a pieno la qualità dell’artista torinese e che, non a caso, ha ricevuto il riconoscimento meritato.

Lotto 264 - Paolo Icaro, Intravidi, 1988. Stima: 3.5-5.000 euro.

Presentate in catalogo con stime piuttosto conservative, le 11 opere hanno tutte superato di slancio le massime aspettative, facendo registrare, fin dal primo lotto, risultati ottimi, considerato che il record d’asta di Icaro era, fino a questo momento, di 8.600 €. Record infranto già dalla prima aggiudicazione che ha visto Intravidi, scultura in gesso e vetro del 1988, partire da una stima di 3.500-5.000 euro e venire aggiudicata a 20.000 euro. A seguire, Ramo corto, scultura in gesso e legno del 1985 battuta a 19.000. Fino ad arrivare alla bellissima Nido-ramo del 1984 per la quale il martello è caduto a 22.000 euro segnando il nuovo record d’asta per l’artista.

Paolo Icaro, Nido-ramo, 1984. Scultura in gesso e legno, cm 188x21x30

Paolo Icaro, Nido-ramo, 1984. Scultura in gesso e legno, cm 188x21x30

Ma tra queste 11 aggiudicazioni va anche menzionata quella di Soffio, piccola scultura in gesso di 28.5 cm di diametro aggiudicata per 9.000 contro una stima iniziale di 800-1000 euro. Un risultato combattuto che ha dimostrato quanto fossero attenti i collezionisti che hanno preso parte all’asta e che non si sono fatti sfuggire una delle prime sperimentazioni di Icaro con il gesso. Ma per capire le dimensioni del risultato maturato oggi in Via Pontaccio, basti pensare che la vendita dei suoi 11 lavori ha generato un fatturato di 122.800 euro, ossia più del doppio di quello realizzato, complessivamente, dalle altre sue opere passate in asta negli ultimi 17 anni. Adesso non resta che sperare che questo sia l’inizio di un nuovo trend e che il nome di Icaro inizi a far capolino anche al di fuori dei confini nazionali, mentre oggi le sue opere sono vendute, nel 94% dei casi, unicamente sulla piazza italiana.

 

Un nuovo record per Baruchello

 

A meno di un mese dal record stabilito, sempre a Milano, durante l’asta di arte moderna e contemporanea di Sotheby’s, Gianfranco Baruchello supera se stesso realizzando la sua migliore aggiudicazione di sempre: 45.000 euro per Quando ci si butta lei (1975) che partiva da una stima di 28-35.000 euro. Una aggiudicazione che conferma il buon momento dell’artista italiano dopo anni in cui era stato decisamente trascurato dal mercato. Nel catalogo del Ponte erano presenti complessivamente 8 opere tra allumini, 3D e carte (datate tra la fine degli anni Settanta e il 1981) e a parte un invenduto, tutte sono state aggiudicate al di sopra della stima massima. Oltre al record, da segnalare anche l’ottimo risultato ottenuto da Erdbestattung all’italiana (1981) battuto a 18.000 euro contro una stima iniziale di 7.600-8.500 euro.

Il Ponte - Gianfranco Baruchello, Quando ci si butta lei, 1975. Smalto su alluminio, cm 100x100.

Gianfranco Baruchello, Quando ci si butta lei, 1975. Smalto su alluminio, cm 100×100. Aggiudicata per 45.000 euro ha stabilito il nuovo record d’asta per l’artista livornese.

Il 2015, per il mercato di Baruchello è, a tutti gli effetti, il migliore degli ultimi 15 anni e conferma un trend positivo iniziato nel 2014. Record a parte, infatti, è in netta crescita la media dei suoi prezzi di aggiudicazione che, per la prima volta, si attesta sugli 11 mila euro. Nel 2014 era di poco superiore ai 7.000 e fino a questa data le sue opere viaggiavano su aggiudicazioni comprese, principalmente, tra i 1.000 e i 5.000 euro (2000-2013). Nell’ultimo anno, invece, sono state ben 8 le aggiudicazioni tra 10 e 50 mila euro e altrettante nella fascia tra i 5 e 10 mila.

 

Tano Festa, Del Pezzo e il Pop italiano

 

Anche se i risultati di oggi vanno, per ovvi motivi, letti alla luce della fascia di mercato in cui opera Il Ponte, le aggiudicazioni dei principali esponenti della Pop Art italiana presenti in catalogo confermano il buon momento di questa stagione dell’arte con il Kennedy a colori (1963-649 di Sergio Lombardo che è stato aggiudicato a 15.000 euro partendo da una stima di appena 1.900-2.300 euro. O il Michelangelo (1971) di Tano Festa che, inserito in catalogo con una stima di 3.800-4.000 euro, ha visto il martello battere a 16.000.

Sergio Lombardo , Kennedy a colori, 1963/64. Tecnica mista su carta intelata, cm 70x100.

Sergio Lombardo , Kennedy a colori, 1963/64. Tecnica mista su carta intelata, cm 70×100.

Per non parlare di Lucio Del Pezzo, presente in catalogo con due opere del 1964 – Tavola sinottica (stima: 2.000-3.000 euro) e Grande gioco (stima: 5.800-6.400 euro) – rispettivamente aggiudicate a 10.000 e 13.000 euro. Come ottima è stata la performance dei lavori di Enrico Baj – uno dei precorritori dell’esperienza Pop italiana – tutti battuti ben al di sopra della stima massima; e di Dans un paysage (l’Engadina), acrilico su tela datato 1973-74 di Valerio Adami che, presentato con una stima di 15.000-25.000 è stato aggiudicato al telefono a 31.000 euro.

 

Cinetica e Analitica: l’importanza del “nome”

 

All’andamento del mercato dell’Arte Cinetica e della Pittura Analitica dedicheremo presto dei focus specifici. Per il momento quello che l’asta del Ponte sembra confermare è che, a differenza di quanto accaduto per altri movimenti e correnti artistiche del Novecento, l’attenzione dei collezionisti sia più che altro interessata alla ricerca di specifiche individualità più che ad una visione d’insieme. E così, quando per l’Analitica mancano in catalogo opere significative di Giorgio Griffa, gli altri esponenti del gruppo, pur rispettando le aspettative, non fanno registrare mai aggiudicazioni degne di nota. Nel caso del Ponte l’unica eccezione è stata Carlo Battaglia il cui Labirinto, olio su tela del 1968, è stato battuto a 15.000 euro partendo da una stima di 4.500-6.000. Ma va anche detto che quello dell’Analitica è un fenomeno di rivalutazione che, al momento, è tutto di ambito italiano e, soprattutto, ancora limitato al settore delle gallerie più che delle case d’asta.

Carlo Battaglia , Labirinto, 1968. Olio su tela, cm 141x130

Carlo Battaglia , Labirinto, 1968. Olio su tela, cm 141×130

Discorso analogo si può fare per l’Arte Cinetica che, pur vivendo un momento di riscoperta a livello internazionale, almeno per quanto riguarda la compagine italiana se la gioca su pochissimi nomi. Principalmente su quello di Alberto Biasi che anche oggi pomeriggio ha fatto registrare buoni risultati con …si sono formati due partiti estremi (1974) che partendo da una stima di 3.800-5.000 euro è arrivato a 21.000. Per il resto tutte le altre opere in catalogo che, complessivamente, offrivano un’ampia panoramica delle ricerche portate avanti, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, da alcuni dei protagonisti di quello che è considerabile come l’ultimo movimento d’avanguardia del Novecento – GRAV (Groupe de Recherche d’Art Visuel); Gruppo Enne; Gruppo T  ecc. – hanno in linea di massima rispettato le aspettative senza scaldare mai troppo gli offerenti.

 

Titoli di coda…

 

Infine, diamo uno sguardo ad alcune delle aggiudicazioni più interessanti della giornata di Via Pontaccio come quella del “doppio” disegno di Osvaldo Licini – Amalassunta 44, Amalassunta 2 (1949) – battuto a 14.000 euro contro una stima di 2.600-2.800. Oppure i 16.000 offerti per Inizio di un volo sull’acqua, opera del 1969 di Gianni Dova presentata in catalogo a 2.800-3.500 euro. E ottimi risultati si sono avuti anche per Roberto Crippa, Tancredi, Ennio Morlotti, Franco Gentilini, Arturo Vermi, Arturo Bonfanti o Carlo Carrà il cui olio su cartone Forte dei Marmi del 1949 è stato aggiudicato al telefono per 44.000 euro contro una stima massima di 18.000. Per non parlare di Fortunato Depero il cui Studi per dipinti del 1945-46 è stato premiato con 30.000 di hammer price mentre in catalogo le stime lo mettevano in una fascia di prezzo tra i 7.600 e gli 8.500 euro. Tutti artisti di cui, in catalogo, erano presenti più opere, tra le quali lo sguardo attento dei collezionisti ha saputo però selezionare quelle più valide senza seguite solo il nome. Unica delusione, almeno per chi scrive, il risultato fatto registrare dai 3D di Remo Bianco che hanno a mala pena rispettato le aspettative minime quando invece, vista anche la datazione delle opere, meritavano forse di più.

Nota per il lettore

Tutti i prezzi indicati nell'articolo, compreso il totale, sono da considerarsi buyer's premium escluso.

4 Commenti

  • Fabio ha detto:

    Avevo commentato (azzeccandoci) il tuo articolo d’anteprima all’asta del 24 novembre: felicissimo di questo giusto tributo a Paolo Icaro ma, secondo me, ancora sottostimato… secondo me la crescita è appena iniziata. 😉

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Bravissimo! Speriamo veramente che sia solo l’inizio di una meritata rivalutazione. Guardando i suoi passaggi in asta degli ultimi anni è incredibile come non sia mai stato apprezzato nel modo dovuto. Ma non sempre i collezionisti sono lungimiranti.

  • Gianluca Ramini ha detto:

    Egregio Dottore,
    ha visto il risultato di Griffa allo Studio Arte Martini??? Se le opere sono di qualità i prezzi salgono, e dal 7 gennaio personale alla Galleria C. Kaplan.

    Cordiali saluti.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Gianluca, verissimo. La riflessione che ho scritto, infatti, nasceva proprio da risultati come i 28.000 euro per il Senza titolo del 1977 di Griffa passato in asta da Martini. Ma si potrebbero citare anche aggiudicazioni migliori. In galleria, però, si trovano Griffa con prezzi ben più alti. Per questo dico che il fenomeno di rivalutazione dell’Analitica non è ancora arrivato a pieno nelle aste. Al di là di questo, tra i vari analitici, Griffa è il “nome” che tira, mentre gli altri mi sembra che fatichino di più. Comunque i processi di rivalutazione sono lunghi. Entro la fine dell’anno usciremo con un’analisi più approfondita che stiamo concludendo proprio in questi giorni.

I commenti sono chiusi