Aste Londra: Sotheby’s, Christie’s e… l'”effetto Hockney”

The Splash di David Hockney,venduto per £ 23.117.000 da Sotheby's. Courtesy: Sotheby's.

Che riflessi avrà la brexit sul mercato dell’arte? Una domanda che in questi anni ci siamo posti milioni di volte e ora che la Brexit è arrivata la risposta è sostanzialmente la più banale: nessuno (o quasi). Molto di più hanno fatto, mi pare si possa affermare guardando i risultati delle ultime aste londinesi, la crisi politico-economica internazionale che aleggia da tempo e un coronavirus che, al di là delle fake news, di danni ne sta facendo e non solo alla salute.

Non a caso, come ho scritto anche martedì scorso, gli esperti di mercato interpellati da ArtTactic per l’annuale Global Art Market Outlook si sono mantenuti molto cauti nelle loro previsioni 2020 per il mercato dell’arte moderna e contemporanea e, nel 53% dei casi, si sono detti a favore di un primo semestre in linea con quello dello scorso anno.

Previsione che in linea di massima trova conferma proprio nelle aste serali che si sono tenute la scorsa settimana a Londra.  Le prime di un certo interesse in questo inizio d’anno, ma che non ci hanno riservato grandi momenti di eccitazione. Ma d’altronde questo è un trend che prosegue già da qualche tempo.

Detto questo, dando uno sguardo d’insieme alle tre aste serali londinesi (Christie’s, Sotheby’s e Phillips), queste hanno totalizzato poco più di 143 milioni di sterline (buyer’s premium escluso) centrando, di fatto, la stima pre-evento che le voleva tra i 136 e i 191 milioni. Il fatturato di quest’anno, però, è più basso del -20% rispetto alle aste di Londra dello scorso inverno e addirittura del -41% se confrontate con quelle di marzo 2018.

L’andamento delle aste serali di Post-War and Contemporary Art a Londra “fotografato” da ArtTactic nel suo ultimo report.

Allargando il quadro temporale si scopre, inoltre, che lo stesso totale è inferiore -35.6% rispetto alle stesse aste di 5 anni fa (2015) ma superiore 68,2% a quelle del 2010. Dati che ci fanno capire come questi andamenti siano legati a molte variabili. E se il mercato oggi appare certamente in affanno, diventa difficile, per il momento, parlare di una crisi. Ma vediamo nel dettaglio le due evening sale più importanti: Sotheby’s e Christie’s, il cui andamento mi pare indicativo della situazione che sta attraversando il mercato già da qualche tempo.

Quello di Sotheby’s che l’11 febbraio, con 46 lotti in catalogo e solo 3 invenduti, ha chiuso la sua evening sale con un totale di 92.5 milioni di sterline è stato sicuramente l’acuto più importante della settimana appena conclusa. Risultato perfettamente in linea con quello dello scorso anno. Protagonista della vendita, il “tuffo” di David Hockney, venduto per 23.1 milioni di sterline: terzo risultato di sempre per l’artista inglese.

David Hockney, The Splash, 1966. Courtesy: Sotheby’s

Realizzato nel 1966 questo dipinto era apparso per la prima volta in asta nel 1973, sempre da Sotheby’s, e poi nuovamente nel 2006 quando fu venduto, pensate, per appena 2.9 milioni di pound. All’epoca fu record, ma oggi appare quasi come una cifra “risibile” considerati i livelli raggiunti in questi anni dal mercato.

Assieme all’artista inglese vanno bene anche gli altri nomi di brand, ma senza mai strafare: Basquiat, Bacon, Wool, Klein… tutti tra i 6 e i 7 milioni di sterline… a conferma di una progressiva normalizzazione del mercato dei grandi classici del contemporaneo in assenza di loro capolavori: complessivamente i lotti che hanno superato i 5 milioni (escluso il dipinto di Hockney) sono stati 5. Tanto che per qualcuno anche i 23 milioni spesi per The Splash sono sembrati pure un po’ troppi, anche perché la battaglia tra i bidder non è stata accesissima e il lavoro coperto da “garanzia”.

Vanno molto bene, invece, A. R. Penck – che segna un nuovo record con World of the Eagle I, venduto per 531.000 £ -, il “debuttante” Eddie Martinez, Wayne Thiebaud, Gunther Uecker e il nostro Maurizio Cattelan, il cui Untitled è stato aggiudicato ad una cifra superiore del 50% alla stima massima: 1.5 milioni di sterline. Buone performance poi per Adrian Ghenie, Marlene Dumas, Bridget Riley o Jean Dubuffet. Ma sempre molto “contenute” con pochi picchi.

Il banditore Jussi Pylkkänen vende il lotto 1, Mom di Jordan Casteel, stabilendo un nuovo record mondiale di aste per l’artista. Courtesy: Christie’s

Si chiude, invece, con un modesto totale di 56.2 milioni di sterline l’evening sale di Christie’s del 12 febbraio, che segna un calo del -30% rispetto allo scorso anno. Ma soprattutto è il risultato più basso degli ultimi dieci anni, nonostante un tasso di venduto del 99% in lotti e del 98% in valore. Ben superiore al 93% di Sotheby’s. A cosa di deve allora questo calo? Di fatto alla mancanza di top lot, tanto che nessuna aggiudicazione ha superato i 5 milioni di sterline.

Per fare una battuta, potremmo dire che è mancato l’effetto Hockney: quello, per capirsi, che quest’anno ha tenuto in piedi Sotheby’s e che nel 2019, con il doppio ritratto venduto a 37.7 milioni, fece volare Christie’s. Facendo un rapido calcolo, d’altronde, l’aggiudicazione media (diritti inclusi) di Christie’s si è attestata, questa settimana, di poco al di sopra del 1000.000 £. Mentre quella di Sotheby’s – tolti i 23 milioni di The Splash – attorno ai 1.6 milioni.

Un dato che fa capire quanto oggi i capolavori siano fondamentali per il buon andamento di queste aste-evento. L’afflusso di questi top lot si sta invece progressivamente riducendo, un po’ per un clima internazionale che certamente non favorisce la consegna da parte dei collezionisti, ma anche per una reale scarsa liquidità dei beniamini del mercato, dopo anni in cui di opere di pregio ne abbiamo viste passare veramente tantissime.

Detto questo nella serale di Christie’s vanno molto bene le donne, Jordan Casteel – che rinnova il suo record con Mom (2013) aggiudicata per 420.000 £ – Dana Schutz, con Kissing the Dump (2004), e Tschabalala Self autrice di Spare Moment (2015). Confermando trend già visti nel 2019.

L’andamento sotto tono delle due evening sale di moderna e contemporanea ha fatto il paio, peraltro, con quello delle aste serali di Impressionist/Modern + Surrealist che, rispetto al 2019 hanno fatto registrare un calo del -38% nei fatturati. Una settimana di mercato debole che niente di buono lascia presagire per il futuro. Nelle loro previsioni, d’altronde, i già citati esperti intervistati da ArtTactic pensano ad un possibile calo del mercato nel 22% dei casi, mentre il 44% si mentiene sicuro di un pareggio rispetto al 2019 e solo il restante 34% è decisamente più ottimista, puntando sulla crescita. Vedremo…

5 Commenti

  • fab12 ha detto:

    La Brexit non ha avuto “controindicazioni”? io aspetterei a vedere le sessioni di primavera per averne certezza… (personalmente credo che ci saranno sorprese negative)

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      E’ molto probabile, ma temo possano essere più determinate da una crisi asiatica che non dalla Brexit. In un mercato globale come quello dell’arte non so quando l’uscita dell’UK dalla UE possa veramente influire. Il problema, semmai, sarà per i piccoli e medi operatori inglesi. Ma ovviamente è una mia ipotesi, vedremo!

  • Raimondo Mele. ha detto:

    Caro Nicola sono Raimondo Mele, dalla Sardegna, vorrei, tanto sapere cosa c’è, oltre alla “Vera” Arte” creata da una misteriosa mano invisibile ricca di simbolismo come la “Mela di Eva”, “il Risorto, colui che porta la luce tra i dannati” e, “le tre attorniazioni del male alla Mitria Pontificia”? Tieni presente che l’arte del genio umano non riesce ad arrivare, con inconfutabile finitezza, a descrivere quello che la mano degli inferi e stata in grado di rappresentare con questi disegni.
    Saluti
    Raimondo Mele
    Tel 371444506

  • Raimondo Mele. ha detto:

    La mia di ieri era una manifestazione contro le due big maison che non fanno ricerca nell’arte contemporanea come nell’arte misteriosa certificata con tutte le prove inimmaginabili. Ma sono stantie, prendendo anche delle enormi cantonate, se come, le chiacchiere volano anche in merito al Salvator mundi attribuito a Michelangelo.
    Raimondo

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