Aste: Magritte segna il nuovo record di Wannenes

LOTTO 5 - RENÉ MAGRITTE, Le Civilisateur, 1944. Olio su tela, cm 60,2 x 80

Dopo l’ottima asta del Ponte, anche Wannenes mette a segno un risultato storico con la sua vendita di Arte Moderna e Contemporanea del 12 dicembre scorso che si è chiusa con un fatturato finale di 2.172.740 euro che segna un nuovo record per il dipartimento guidato da Guido Vitali e Massimo Vecchia. Protagonista assoluto della vendita, la stupenda tela di René Magritte presentata nell’asta serale, Le Civilisateur (1944), che ha strappato un prezzo di vendita decisamente raro per la piazza italiana: 1.625.100 euro. Per trovare qualcosa di simile, in questo 2019, bisogna scomodare il Cy Twobly battuto da Sotheby’s qualche settimana fa.

L’aggiudicazione del dipinto di Magritte, da sola, costituisce il 75% del fatturato, ma poco importa. E’ la dimostrazione, come ha giustamente sottolineato Guido Wannenes dopo l’asta, che anche in Italia c’è spazio per un mercato di alta qualità. «Siamo orgogliosi del risultato de “Le Civilisateur” di Magritte – ha dichiarato l’ad della casa d’aste – a conferma che l’Italia è una piazza dove è possibile vendere i migliori capolavori dell’arte. Oggi, infatti, anche se un oggetto viene venduto in Italia può andare in tutto il mondo, ed è questo che permette di registrare grandi record».

Un segnale positivo al quale si aggiunge, comunque, l’ottimo andamento del Novecento storicizzato, come ha sottolineato Massimo Vecchia, evidenziando le «il buon esito delle opere di De Chirico  e Agnetti e multipli di qualità di artisti conosciuti a livello globale come Andy Warhol e la mitica Campell’s Soup, icona della Pop Art americana».

Tra i risultati migliori dell’asta Wannenes sono, infatti, da citare, l’ottima aggiudicazione delle Bagnanti di Giorgio De Chirico, un olio su tela del 1946 (lotto 8) battuto a 87.600 euro che racconta l’ultima grande fase del percorso artistico del maestro della Metafisica, quello cosiddetto ‘barocco’, che gli studiosi del Pictor Optimus fanno risalire al 1938, quando De Chirico, in polemica contro il Modernismo da lui stesso fondato, ritorna a rileggere i classici della pittura antica attraverso una chiave onirica e fantastica; stesso esito per il  Ritratto del 1971 di Vincenzo Agnetti realizzato con feltro colorato di grigio e lettere incise a fuoco dipinte di arancio, cm 120 x 80 – proveniente dalla collezione milanese di Gianni Malabarba (lotto 19).

Si fanno notare  anche le vendite di Studio n.9, tecnica mista, colla e occhio tassidermico su cartoncino (cm 49,7 x 66,3) di Carol Rama realizzata tra le fine anni ’60 e l’inizio anni ’70, dove il comporsi anarchico dei materiali crea un personale effetto visivo e tattile – aggiudicata a 25.100 euro.

Tra le grafiche e i multipli spicca l’ottimo risultato della litografia a colori di Joseph Albers al lotto 197, un Senza titolo del 1971 aggiudicato a 3.600 euro, e di Le Lion s’en allant en guerre, acquaforte di Marc Chagall del  1927-30, aggiudicata a 3.850 euro. Infine, l’icona della Pop Art americana, rappresentata dalla serigrafia a colori su carta della Campbell’s Soup I – Green Pea Soup del 1968 di Andy Warhol venduta a 22.600 euro.