Aste: se il mercato dice “basta” ai giovani super quotati

Un particolare dell'opera Tanya! Tanya! Tanya! (2004) del duo di artisti Elmgreen & Dragset. L'opera è stata venduta durante l'asta New Now di Phillips per 60.000$.
Un particolare dell'opera Tanya! Tanya! Tanya! (2004) del duo di artisti Elmgreen & Dragset. L'opera è stata venduta durante l'asta New Now di Phillips per 60.000$.

Con il senno di poi, l’asta di Phillips del 17 settembre scorso a New York, più che New Now andava chiamata Not Now. I 250 lotti in catalogo, infatti, hanno di poco superato l’aspettativa minima pre-asta, totalizzando 4.5 milioni di dollari, contro un’aspettativa di 4.4 – 6.5 milioni. E se la casa d’aste newyorchese ha evitato il “bagno di sangue” lo deve solo alla presenza in catalogo di un buon numero di artisti storicizzati,  come Ed Ruscha, Terry Winters o Julian Schnabel, che hanno fatto registrare delle buone performance.
Clima decisamente tiepido – per non dire freddo -, invece, attorno alle opere dei giovani che, tradizionalmente, sono il punto di forza di quella che una volta si chiamava Under the Influence e che, fino al 2014, era il principale appuntamento dedicato all’arte emergente e super quotata. Segno dei tempi che cambiano e di un collezionismo internazionale che sembra essersi stufato di una speculazione che, negli ultimi anni, ha portato ad un continuo e ingiustificato aumento  dei prezzi di artisti ancora all’inizio della loro carriera. E la nuova formula adottata da Phillips per la sua asta di settembre, che vedeva giustapposte opere di giovani con lavori di artisti affermati, è certamente il sintomo più chiaro di una bolla che si sta sgonfiando dopo due anni di continua espansione. Dati alla mano, infatti, il mercato degli Under35 ha perso, nei primi sei mesi di quest’anno, oltre il 23% in valore.

 

Il declino dei “giovani d’oro”

 

Un anno preciso separa l’asta New Now dalla Under the Influence del 17 settembre 2014, ma sembra un secolo. Allora, la vendita di Phillips incoronava il giovanissimo Kour Pour, artista anglo-iraniano di 26 anni che, con una sola personale alle spalle, vide, nell’arco di pochi mesi, crescere del 900% il valore delle proprie opere, passato dai 15 mila dollari del gennaio 2014 ai 90 mila del settembre successivo. Ora tutto questo pare solo un ricordo. E se è vero che nel catalogo del 17 settembre scorso le opere degli emergenti non erano di grandissima qualità è anche vero che artisti come Hugh Scott-Douglas (n. 1988) – per il quale, l’altro autunno, i collezionisti si accapigliavano – sono rimasti invenduti. E’ accaduto, oltre che a Scott-Douglas, a Artie Vierkant (n. 1986), a Christian Rosa (n. 1982), a Parker Ito (n. 1986) e a Dan Rees (n. 1982) che, nel settembre 2014, vide uno dei suoi Artex Painting aggiudicato per la bellezza di 233.000 dollari, mentre giovedì scorso un dipinto della stessa serie è rimasto nella casse di Phillips. Ma a tornare con i piedi per terra sono stati anche degli “intoccabili” come Joe Bradley (n. 1975) e il tailandese Korakrit Arunanondchai (n. 1986): le loro opere in catalogo sono state vendute, ma a prezzi decisamente mediocri.

DAN REES, Artex Painting, 2011. In catalogo da Phillps il 17 settembre scorso, quest'opera è rimasta invenduta. Nel 2014 un'opera analoga fu venduta per 233 mila dollari.

DAN REES, Artex Painting, 2011. In catalogo da Phillps il 17 settembre scorso, quest’opera è rimasta invenduta. Nel 2014 un’opera analoga fu venduta per 233 mila dollari.

Insomma, un vero e proprio bollettino di guerra, ritratto spietato di una bolla speculativa che si sta rapidamente – e fortunatamente – sgonfiando. Tanto che l’asta New Now, come ha dichiarato all’Observer Said H. Hosseini, art advisor e fondatore della berlinese SHH Fine Arts Ltd, «getta sul mercato una luce sobria che fa riflettere sulle alte aspettative riposte dai collezionisti sui giovani pittori astratti emergenti».  «Quello a cui stiamo assistendo – ha aggiunto Hosseini parlando con Ryan Steadman –  è la correzione naturale al mercato di alcuni giovani artisti con prezzi artificialmente gonfiati». Una correzione che, nei primi sei mesi del 2015, ha già portato ad una contrazione di questa “nicchia d’oro” del 23% in valore, passando dai 217.4 milioni di dollari del primo semestre 2014 ai 167.5 milioni della prima metà di quest’anno (Fonte: Artnet). (Leggi -> Giovani d’Oro: gli Under 30 campioni in asta)

LUCIEN SMITH, Love me when I deserve it least, as that is when I’ll need it most , 2012. Dipinto della serie dei Rain Painting, quest'opera è stata battuta a maggio da Phillps per 62.500 dollari. Nel 2014 un lavoro analogo era stato venduto a Londra per 224.500 sterline.

LUCIEN SMITH, Love me when I deserve it least, as that is when I’ll need it most , 2012. Dipinto della serie dei Rain Painting, quest’opera è stata battuta a maggio da Phillps per 62.500 dollari. Nel 2014 un lavoro analogo era stato venduto a Londra per 224.500 sterline.

E il caso più eclatante di questo cambio di registro nel mercato è, con molta probabilità quello del pittore americano Lucien Smith (n. 1988) che, in questi anni, assieme ad artisti come Oscar Murillo e Jacob Kassay, è stato tra i beniamini di quei collezionisti-speculatori in cerca di guadagni rapidi. Tra il 2013 e il 2014 le sue opere sono andate letteralmente a ruba, tanto che lo scorso anno i suoi dipinti hanno realizzato in asta un totale di 3.7 milioni di dollari (Fonte: Artsy) con eccessi come i 389 mila dollari spesi da un collezionista per acquistare uno dei suoi lavori realizzati per la mostra finale alla Cooper Union, università privata nel cuore di Manhattan dove si è laureato nel 2001. Bene, nell’asta di Phillips di maggio uno dei suoi  Rain Paintingserie di circa 200 dipinti realizzata dall’artista nel 2011 spruzzando vernice sulla tela utilizzando un estintore –  è stato venduto per 62.500 dollari quando, a febbraio 2014, un’opera dello stesso ciclo e di dimensioni analoghe era stata battuta da Sotheby’s a Londra per 224.500 sterline. Ciliegina sulla torta, il Rain Painting inserito nell’asta New Now è rimasto addirittura invenduto.

 

Verso un mercato più “sostenibile”

 

Ogni bolla speculativa è destinata a scoppiare e questo vale per la Borsa come per il mercato dell’arte. Gli analisti, d’altronde, avevano più volte lanciato l’allarme, sottolineando in ogni report come gli eccessi di speculazione che da anni caratterizzano il mercato di fascia alta stessero spaventando i collezionisti. E dopo due anni di continua ascesa eccoci arrivati alla resa dei conti. «Le persone più lungimiranti hanno smesso di comprare questo tipo di arte. – ha commentato al New York Times Kenny Schachter, collezionista, commerciante e scrittore londinese che da oltre 25 anni compra opere contemporanee di artisti emergenti – In questi anni c’è stata una bolla di artisti alla moda. Tanta gente ha fatto un sacco di soldi e tanta ha perso molto. Il fatto è che gli artisti giovani non dovrebbero essere venduti per quasi 400.000 dollari».

Che questa bolla stesse per scoppiare, d’altronde, era nell’aria: da tempo chi segue il mercato si chiedeva quanto potesse durare un trend fatto di record continui e di artisti giovani venduti a cifre incredibili. Tanto che il commento rilasciato prima dell’asta New Now da Rebecca Bowling, specialista di Phillips, riletto dopo la vendita suona quasi come un sospiro di sollievo: «Sembra che ci sia un momento di raffreddamento e speriamo che ciò significhi che ci stiamo dirigendo verso un mercato più sostenibile». La Bowling ha poi aggiunto che il nuovo format di asta – che di fatto ha sostituito la precedente Under the Influence – è nato proprio in risposta al desiderio crescente dei collezionisti, sia nuovi che di lungo corso, di opere di valore a firma di artisti storicizzati, ma trascurati dal mercato per quanto riguarda le fasi più recenti della loro carriera. E in questo New Now sembra proprio aver centrato il suo obiettivo.

6 Commenti

  • Stefano Armellin ha detto:

    Va precisato che non sono i giovani ad essere super quotati ma le loro opere, perciò si dovrebbe discriminare sul risultato, perché non é che uno per il solo fatto di essere un under 60 ti fa un Capolavoro, mentre un under 20 ti fa una crosta perché é giovane, potrebbe essere benissimo il contrario e l’altalena dei prezzi guarda le tendenze in arrivo dietro coloro che sono oggi sulla scena. SA htttp://armellin.blogspot.com

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Le cose non stanno propriamente così quando si parla di bolle speculative. In questo caso si tratta di artisti le cui opere sono trattate alla stregua di azioni di borsa. Il fatto che opera possa essere una “crosta” o meno è del tutto accessorio.

      • Stefano Armellin ha detto:

        Allora queste bolle speculative non fanno testo per la Storia dell’Arte, ma siccome nella Top 10 risultano invece presenti artisti che la Storia dell’Arte l’hanno fatta davvero, ci sarebbe bisogno di un regolo capace di evitare queste distorsioni prima che accadano…SA

        • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

          Verissimo. E un dibattito sulla questione è in corso. Ovviamente non in Italia, ma dove queste bolle nascono. E quindi principalmente negli State. Vista la crescente presenza sul mercato di fascia alta della finanza e il numero sempre maggiore di ricchi che comprano arte come mero investimento per differenziare i propri pacchetti, la necessità che è avvertita da più parti è quella di mettere delle regole che siano simili a quelle della borsa per evitare, appunto, fenomeni speculativi e insider trading. Vedremo se ce la faranno. Ma certamente sarebbe molto utile. Oltre al fatto che, senza demonizzare il mercato, sarebbe utile riportare al centro l’arte, quando oggi tutto ruota in modo eccessivo attorno al denaro. Tanto che ormai sembra essere il valore economico a dare valore artistico alle opere, quando dovrebbe essere proprio il contrario. Time will tell…

  • lois ha detto:

    Mi sembra questo cambiamento un evento logico nella folle corsa all’oro che non ha precedenti. Ora c’è da capire però se tutto questo crollo (e gli esempi citati sono clamorosi) non porterà alla svendita dei lavori in mano privata che ridurranno completamente l’aura che si era creata per questi giovani talenti che purtroppo credo, siano solo vittime di un sistema falsato. Ma servirà la lezione oppure siamo di fronte solo ad una pausa di riflessione?

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Lois, considerato che la storia si ripete sempre e che quella che si sta sgonfiando è solo l’ennesima bolla, temo che si tratti solo di una pausa di riflessione. Per quanto riguarda gli artisti, non so quanto siano inconsapevoli. Temo, piuttosto una sorta di connivenza tra galleristi – artisti. Anche se in tutto ciò la giovane età dei secondi certo non aiuta. Ma credere che a neanche 30 anni si possa già valere più di tanti artisti storicizzato, è un po’ come credere ai miracoli. Al di là di questo il rischio di perdere qualche talento vero c’è sicuramente. Volendo fare un paragone sportivo, la situazione è simile a quelle del ciclismo con il doping, sia per i rischi a cui viene esposta la carriera di questi giovani, sia a livello di consapevolezza.

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