Attraverso il giardino: Alessandro Roma

«Un piccolo giardino in cui addentrarsi e lasciarsi trasportare dalla propria percezione e sensibilità». E’ quanto sta preparando Alessandro Roma (n. 1977) per il suo solo show ad Art Brussels, la fiera belga d’arte contemporanea che aprirà i battenti il 25 aprile prossimo. In vista di questo appuntamento, che segna una nuova tappa importante in una carriera in costante ascesa, lo abbiamo incontrano nel web per una chiacchierata sul suo lavoro che, partendo da viaggi immaginari, ci consegna paesaggi in cui texture, tecniche e motivi vegetali si sovrappongono, esplorando i limiti della tradizione pittorica e portando avanti una riflessione molto personale sulla natura stessa della percezione e sulla comprensione del reale.

Nicola Maggi: La pittura sta vivendo una nuova stagione d’oro a livello internazionale. Una “rinascita” che può essere letta anche come una sfida per chi, come te, si è sempre misurato con questo medium…

Alessandro Roma: «Nelle fiere e, più in generale, nel mercato dell’arte sembra esserci effettivamente una sua maggiore presenza, ma devo dire che da quando mi confronto con il mondo dell’arte ho trovato sempre una grande attenzione per la pittura. Probabilmente in passato era meno presente nei grandi eventi, come le biennali o le importanti mostre nei musei, ma certo le gallerie internazionali hanno sempre preso in considerazione artisti che utilizzano questo mezzo. Forse è stata più la critica ad entrare in crisi su questo argomento, trovandosi più a suo agio con altri linguaggi. Comunque ho trovato sempre molto interessante mettere a confronto il mio lavoro con linguaggi differenti, senza per forza rinchiudermi nella sfera della sola pittura. Allo stesso tempo, riconosco che la pittura può avere dei codici che difficilmente possono essere condivisi con altri mezzi artistici».

Alessandro Roma, Believing in the uncontrollability of the nature, 2013. Oil spary collage thread on paper, 150x122 cm. Courtesy Artist and Sara Zanin Z20 gallery

Alessandro Roma, Believing in the uncontrollability of the nature, 2013. Oil spary collage thread on paper, 150×122 cm. Courtesy Artist and Sara Zanin Z20 gallery

N.M.: E infatti, nel tuo lavoro esplori costantemente i suoi limiti, in termini sia di tecnica e che di forma…

A.R.: «Sono passato dall’utilizzo della tela a quello della carta per provare a liberarmi da alcuni limiti che stavo incontrando. La carta, oltre a permettermi di lavorare sulla sua superficie con meno riverenza, mi ha dato la possibilità di frammentarla materialmente.  Il ritaglio simulava un’idea di linea di ri-disegno. Una volta che i frammenti erano uniti in una nuova, unica immagine, appariva una forma che prendeva le distanze da una realtà riconoscibile, per avvicinarsi ad un’atmosfera quasi surreale. Da qui ho anche iniziato a fare dei tentativi con la tridimensionalità. Ora sono ritornato sulla tela per provare a simulare su di essa ciò che avveniva con la carta».

Alessandro Roma, Vision of landscape, 2014. Three silk panels, print and painting for fabric, 200x250 cm. Courtesy: Artist and Sara Zanin Z2o gallery

Alessandro Roma, Vision of landscape, 2014. Three silk panels, print and painting for fabric, 200×250 cm. Courtesy: Artist and Sara Zanin Z2o gallery

N.M.: A proposito di carta, recentemente (2012) ti sei cimentato nel libro d’artista…

A.R.: «Mi sono avvicinato al libro d’artista grazie a due cari amici (Emiliano Biondelli e Valentina Venturi, Blisterzine) i quali mi hanno coinvolto nella realizzazione del primo libro Flâneur. Voleva essere a metà tra una fanzine e un libro d’artista. Da allora abbiamo realizzato insieme altri due libri, ognuno con caratteristiche differenti. Per me il libro è un luogo dove poter ri-contestualizzare molto materiale che accumulo in studio nella preparazione dei quadri o delle sculture. Questo materiale visivo nei libri viene rielaborato per adattarsi alla modalità di fruizione che decidiamo di adottare».

Alessandro Roma, I would never choose the vase if you didm't see the flowers before, 2014. Courtesy: Artist

Alessandro Roma, I would never choose the vase if you didm’t see the flowers before, 2014. Courtesy: Artist

N.M.: Tutte queste sperimentazioni, peraltro, mi sembra che abbiano reso ancora più forte quel senso di sprofondamento nell’opera che ho sempre provato davanti ai tuoi lavori, in cui memoria e fantasia sembrano mescolarsi. Ma come nascono i tuoi lavori? Ci parlo un po’ del tuo processo creativo?

A.R.: «I miei lavori nascono da una serie di passaggi che mi costringo a fare per potermi staccare dall’immagine di partenza. Cerco di fare in modo che queste successioni, che vanno dal collage al disegno e arrivano alla pittura su tela, mi permettano di raggiungere una forma che raccolga i cambiamenti, le incertezze le differenti riuscite formali date dal mezzo. Voglio far emergere caratteristiche che non riuscirei ad ottenere quando decido di partire da un soggetto».

Alessandro Roma, Untitled, 2014. Painted terracotta, 50x30x30 cm. Courtesy: Artist and Sobering gallery

Alessandro Roma, Untitled, 2014. Painted terracotta, 50x30x30 cm. Courtesy: Artist and Sobering gallery

N.M.: Una pratica artistica, la tua, dove la percezione ha un ruolo centrale, come centrale è l’idea del “giardino”…

A.R.: «L’idea del giardino è nata dopo essermi avvicinato al tema del paesaggio come frammento della natura. Ho trovato in questo soggetto un luogo magico, nelle sue molteplici forme e significati che ha assunto in passato.  In cui si mischia l’imprevedibilità della natura con il desiderio dell’uomo. Un luogo che simula spazi immaginari attraverso il tentativo di addomesticare la natura. In qualche modo ne ho rintracciato delle similitudini con la pratica della pittura, o almeno con il mio modo di interpretarla. Non c’è una vera e propria rappresentazione del tema del giardino, ma quella di un luogo da cui raccogliere alcuni aspetti formali e concettuali».

Alessandro Roma, Untitled, 2014. Oil on canvas, 96x91cm. Courtesy Artist and Sobering gallery

Alessandro Roma, Untitled, 2014. Oil on canvas, 96x91cm. Courtesy: Artist and Sobering gallery

N.M.: Ad Art Brussels sarai presente con un solo show organizzato assieme alla Sobering Gallery di Parigi. Ce ne parli?

A.R.: «Il progetto per il solo show ad Art Brussels sarà intitolato Reverie. Sarà composto da un gruppo di collage, una nuova scultura ed un’installazione. Reverie è una parola interessate perché racchiude uno stato di veglia che vive tra il sogno e la realtà. É probabilmente la parola più adatta per partire a leggere il mio lavoro».

N.M.: E dopo il Belgio dove quali altri impegni ti aspettano?

A.R.: «Dopo l’estate sarò a Roma per una personale alla galleria Z2o di Sara Zanin».

1 Commento

  • Fabio ha detto:

    Seguo Alessandro Roma da anni e, nonostante la giovane età, ha un CV di assoluto spessore. Il suo lavoro, di sovrapposizioni è delicato, suggestivo, poetico e di profonda ricerca. Se non fosse per il buio periodo di crisi economica mi riempirei la casa dei suoi lavori (soprattutto le sculture/vaso!).

I commenti sono chiusi