Dalla Biennale Donna alla prima mostra museale di Signer in Italia: 5 appuntamenti da non perdere

Anna Maria Maiolino, In Out (dettaglio)
Anna Maria Maiolino, In Out (dettaglio). Una delle opere presenti nella collettiva Silencio Vivo di Ferrara.

Secondo appuntamento mensile con le mostre di arte contemporanea che Collezione da Tiffany vi consiglia di non perdere. Iniziamo subito con SILENCIO VIVO – Artiste dall’America Latina, collettiva che inaugurerà domani al Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara in occasione della ventiseiesima edizione di Biennale Donna (fino al 12 giugno). Da sempre attenta al rapporto fra arte e la società contemporanea, la Biennale Donna intende concentrarsi sulle questioni socioculturali, identitarie e geopolitiche che influenzano i contributi estetici dell’odierno panorama delle donne artiste. In tale direzione, la rassegna di quest’anno ha scelto di spostare il proprio baricentro sulla multiforme creatività latinoamericana, portando a Ferrara alcune delle voci che meglio rappresentano questa eccezionale pluralità espressiva: Anna Maria Maiolino (Italia-Brasile, 1942), Teresa Margolles (Messico, 1963), Ana Mendieta (Cuba 1948 – Stati Uniti 1985) e Amalia Pica (Argentina, 1978). SILENCIO VIVO riscopre, così, le contaminazioni nell’arte di temi di grande attualità, interrogandosi sulla realtà latinoamericana e individuandone le tematiche ricorrenti, come l’esperienza dell’emigrazione, le dinamiche conseguenti alle dittature militari, la censura, la criminalità, gli equilibri sociali fra individuo e collettività, il valore dell’identità o la fragilità delle relazioni umane.

 

Ugo La Pietra – Cinque verdi urbani

Galleria Bianconi – Milano

Ugo La Pietra, Orti urbani / bosco in città (verde numero tre), 2014. Particolare. Courtesy: Galleria Bianconi.

Ugo La Pietra, Orti urbani / bosco in città (verde numero tre), 2014. Particolare. Courtesy: Galleria Bianconi.

Fino al 4 maggio prossimo la Galleria Bianconi di Milano ospita mostra personale di Ugo La Pietra (n. 1938) dal titolo Cinque verdi urbani. Articolata in un ricco repertorio di dipinti, disegni, fotomontaggi e sculture in ceramica, l’esposizione è una sorta di summa summarum sul tema del verde urbano, domestico ed extraurbano che l’autore ha sviluppato dal 1980 al 2016. Fin dai primi anni Ottanta, Ugo La Pietra ha concentrato una buona parte del suo lavoro di ricerca nel tentativo di coniugare la concettualità – che aveva contraddistinto il suo percorso nel ventennio Sessanta/Settanta – con la crescita di un sempre maggiore sviluppo della spettacolarità. Negli ultimi trent’anni il suo approccio tecno-poetico è infatti caratterizzato da queste due categorie che prendono a modello il “giardino del Settecento”, a volte in modo diretto ma più spesso come riferimento ideale, in quanto «luogo per una piacevole sosta (spettacolarità) e per la contemplazione (concettualità)». Nel 1985 l’artista arriva così a concepire Il giardino delle delizie, proposizione che si confronta oggi con un’interpretazione critica e radicale del verde urbano presente nelle nostre città. Per esempio, il suo Bosco in città si pone come valida alternativa al “giardino verticale”, mentre gli Orti urbani sono un invito a coltivare i tanti spazi disponibili nei centri abitati; anche nei suoi Erbari e nei Transgenici affiora la volontà di trovare soluzioni progettuali imprevedibili ma sempre plausibili nei confronti del paesaggio metropolitano. Ogni serie corrisponde ad altrettante esplorazioni/riflessioni sul verde con cui l’autore intende tracciare una geografia di luoghi da lui stesso osservati e descritti con proverbiale eleganza e ironia. Si tratta di realtà fisiche riproposte attraverso segni e sperimentazioni che superano la ricerca della dimensione puramente estetica per denunciare una società che dovrebbe imparare ad abitare con il verde.

 

Marco Gobbi – The Vibrant Vessels

A +B Contemporary Art – Brescia

Exhibtion view, Marco Gobbi, The Vibrant Vessels, A+B gallery, Brescia.

Exhibtion view, Marco Gobbi, The Vibrant Vessels, A+B gallery, Brescia.

Per la sua prima mostra personale alla galleria A+B Contemporary Art di Brescia, Marco Gobbi (n. 1985) presenta The Vibrant Vessels, progetto sviluppato in tutte le sue parti durante la recente residenza presso la Van Eyck Accademie di Maastricht. The Vibrant Vessels è composto da una serie di oggetti / scultura che l’artista ha realizzato seguendo l’idea di voler dare una forma al ricordo del suono del mare. Affascinato dalla superstizione dell’ascoltare il suono del mare accostando una conchiglia all’orecchio, Marco Gobbi ha sviluppato i concetti di malinconia e assenza che sono propri di questa azione. La pratica artistica di Marco Gobbi si basa sulla memoria, intesa sia come ricordo che come fisica stratificazione del tempo. Marco Gobbi plasma gli oggetti, generalmente provenienti da materiale di scarto, trasformandoli in episodi o immagini fissate nei suoi ricordi. I suoi lavori cristallizzano e restituiscono in una unica struttura memoria, immaginario e sensazioni da cui sono generati. Le sue sculture o le installazioni sono proiezioni in forma poetica di processi di pensiero, percorsi logici e narrazioni. La mostra rimarrà aperta fino al 7 maggio prossimo.

 

Gianni Dessì – In Chiaro

Nicola Pedana Arte Contemporanea – Caserta

Gianni Dessì, In un fiato, 2015

Gianni Dessì, In un fiato, 2015

Inaugurerà il prossimo 30 aprile, invece, In Chiaro, personale di Gianni Dessì presso la sede della galleria Nicola Pedana Arte Contemporanea in piazza Matteotti 60 a Caserta. In mostra circa una quindicina di lavori di Dessì, tra tele e sculture appartenenti alla sua più recente produzione. In occasione del vernissage sarà presentato il catalogo con testi di Ivan Quaroni, che ha curato la personale, e che scrive: «Le opere recenti sono caratterizzati dall’alternanza di colori chiari e scuri, di bianchi e neri, in un progressivo intrecciarsi e accavallarsi che genera visioni ed immagini. L’apparente sconfinamento della pittura oltre il perimetro del supporto, cui Dessì ci ha abituati, ha invece il senso di un ritorno all’origine del fare pittura. Non si tratta quindi di una fuoriuscita della pittura (expandend painting), ma di un ritorno allo spazio che gli è proprio. Il muro, la parete sono i luoghi originari in cui la pittura genera una spazialità nuova e con essa nuovi significati».

 

Roman Signer – Films and Installations

MAN Museo d’’Arte Provincia di Nuoro – Nuoro

Roman Signer: Stromboli, giugno 1992

Roman Signer: Stromboli, giugno 1992

Dal prossimo 22 aprile, MAN di Nuoro ospita la prima mostra personale di Roman Signer (n. 1938) in un museo italiano. Ricco di oltre duecento film e di una serie di nuove installazioni realizzate per questa occasione, il progetto al MAN di Nuoro – curato da Lorenzo Giusti e da Li Zhenhua – si divide in due segmenti. Il primo, nato dalla collaborazione con il Chronos Art Center di Shanghai, presenta l’’intera produzione di filmati in Super 8 realizzati dall’’artista nel corso della propria attività. Un nucleo di 205 opere che vanno dal 1975 al 1989 – anno in cui Signer abbandona la pellicola per passare ad altri supporti – presentate all’’interno di un’’affascinante video-installazione a 100 canali realizzata in Cina e qui riproposta in una nuova versione arricchita e sviluppata. Video girati nel proprio “laboratorio” di San Gallo oppure in spazi naturali, soprattutto a Weissbad, nel cantone di Appenzell. Il secondo segmento del progetto presenta tre nuovi lavori scultorei creati per la mostra al MAN, connotati come sempre da un’ironia sottile. Tra le nuove produzioni, Ombrelli (2016) è un’’opera site specific per la scalinata del museo, un sistema bizzarro di parapioggia tenuti insieme da un equilibrio instabile. Installazione (2016) è una scultura attraversabile che occuperà un’intera sala del museo, un percorso surreale che riflette sulla percezione di sé e del proprio corpo, in cui l’osservatore si fa oggetto osservato. Chiude il percorso Occhiali (2016), un oggetto insolito, composto da un proiettore Super 8 e da un paio di occhiali ad alterarne la proiezione luminosa, che sembra gettare uno sguardo dissacrante sulla produzione dell’artista, sempre al confine tra scultura e video, tra staticità e movimento, tra azione e visione. Conosciuto per avere definito un nuovo concetto di scultura legato alla processualità, alla trasformazione e al movimento, Signer crea installazioni come azioni, esperimenti, quasi sempre solitari, per i quali utilizza oggetti d’uso comune (ombrelli, tavoli, stivali, contenitori, cappelli, biciclette) attivati da polveri da sparo o da forze naturali, come il vento o l’acqua. Processi di esplosione o di collisione che si tramutano in esperienze estetiche visivamente ed emotivamente coinvolgenti e che interpretano l’approccio empirico come una questione artistica.