A caccia di musei di fotografia…

Museo di Fotografia Contemporanea: MUFOCO
Museo di Fotografia Contemporanea: MUFOCO

“Quale museo di fotografia oggi?”. E’ questo il titolo assolutamente accattivante e diretto dell’ interessante convegno internazionale che si terrà sabato 17 maggio  presso il Mufoco di Milano (Museo Fotografia Contemporanea). Iniziativa che sembra fare da contraltare all’edizione appena conclusa di Fotografia Europea (Reggio Emilia, 2-4 maggio), che ha avuto come filo conduttore una riflessione sullo sguardo, prendendo spunto dalla lezione del maestro Luigi Ghirri, sviluppata attraverso un articolato programma di mostre e installazioni. Chi ne avesse la possibilità non dovrebbe lasciarsi sfuggire l’occasione del convegno milanese (gratuito), per approfondire una questione spinosa come quella della dimensione che debba avere la fotografia nel contesto della cultura italiana, museale e non.

Il Mufoco, sotto la direzione scientifica di Roberta Valtorta, alla fine dello scorso anno ha promosso una consistente raccolta di firme per essere riconosciuto come Museo Nazionale al fine di poter godere del sostegno economico consentito dalla legislazione vigente. Da diversi anni, infatti, il Museo di Fotografia Contemporanea soffre di una “situazione economica problematica che impedisce una regolare programmazione delle sue attività, limita le possibilità di proposta al pubblico, ostacola la valorizzazione delle sue collezioni”. L’istituzione ha una spiccata ed univoca vocazione verso lo studio e la divulgazione della fotografia, soprattutto nei suoi molteplici supporti tecnologici contemporanei che, come tutti quelli avvezzi ai social media possono vedere, hanno modificato non poco la fruizione e la percezione della fotografia.

Roberta Valtorta

Roberta Valtorta

Se il titolo del convegno può far pensare ad un’ulteriore riflessione sul tema già affrontato presso la Fondazione Forma nel 2011 (“La fotografia in Italia. A che punto siamo?” ed. Contrasto), il comunicato stampa enuclea una serie di domande sul ruolo del museo e tocca, con lucidità, i punti dolenti di quella che è, secondo me, un’incapacità italiana di prendersi cura della produzione fotografica, contemporanea e non, e di permetterle di essere recepita dal pubblico in maniera continuativa.

Se da un lato il business delle mostre fotografiche sta registrando, ultimamente, numeri da record; dall’altro sembra ci sia una difficoltà insormontabile a dare una continuità e una stabilità alle istituzioni che mirano ad occuparsi solo di fotografia. Esemplare il caso del MNAF (Museo Nazionale Alinari della Fotografia), preso di mira dall’Espresso in un articolo del 7 novembre 2013 a firma di Alessandro Agostinelli, da cui scaturì un’accorata raccolta firme per chiedere di vincolare tutti i fondi di proprietà Alinari, seguita subito dopo (gennaio 2014) da una rabbiosa smentita sulle pessime condizioni finanziare dell’istituzione da parte del suo presidente Claudio de Polo. Ad oggi il museo è chiuso perché in fase di ristrutturazione e dovrebbe riaprire nella seconda metà di giugno insieme al nuovo Museo del ’900 sempre nella sede del convento delle leopoldine. A Milano ci sarà anche Monica Maffioli, la direttrice scientifica del MNAF che relazionerà sulla complessità della coabitazione in un’istituzione così fortemente caratterizzata di antico e moderno.

MNAF - Firenze, Sale Espositive, A. Magherini © Archivi Alinari

MNAF – Firenze, Sale Espositive, A. Magherini © Archivi Alinari

Scorrendo i nomi degli altri relatori e i titoli dei loro interventi, non può non saltare all’occhio come, per coloro che lavorano all’interno di istituzioni museali più strutturate, i problemi da affrontare siano di tipo più organizzativo (Martin Barnes, Senior Curator of Photography Victoria and Albert Museum, Londra: “Un’arte indipendente. Aver cura del passato e immaginare il futuro. Una prospettiva inglese”), mentre, per chi vive di sola fotografia, la spinta verso il futuro e il vedere il museo come fucina e punto di incontro di nuove tendenze con un taglio più dialogico, sono le preoccupazioni principali (Elina Heikka, Director Museum of Photography, Helsinki, Finlandia: “Un museo di fotografia oggi: scrigno di tesori, scuola, centro commerciale, casa dei media?”). E sarà interessante vedere come tutti si porranno di fronte a una delle domande chiave del simposio, cioè se ha ancora un senso oggi un museo unicamente dedicato alla fotografia o se è più coerente pensare a un museo d’arte moderna che comprenda anche la fotografia.

Ciò che però non pare in discussione è che debba pur esistere un luogo per la fotografia che non sia la sola esposizione temporanea o la galleria. Un luogo dove, oltre l’evento, ci sia la possibilità di rivedere le opere. Cosa che pare di difficile realizzazione nel contesto italiano: la stessa Fotografia Europea, in possesso di una collezione ormai ingente di opere, accresciutasi negli anni, non ha uno spazio espositivo permanente e conserva i materiali presso la fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. La stessa cosa succede per altre realtà, magari più di nicchia, come il Museo della fotografia del Politecnico di Bari, che lavorano molto sul territorio e che cominciano a formare collezioni di un certo rispetto, ma che godono solo di una visibilità episodica.

Mentre sulla carta si continuano a sognare realtà fantascientifiche come “Camera” – il nuovo Centro Italiano per la fotografia che promette di valorizzare e promuovere su scala nazionale e internazionale la fotografia italiana (e già dalla semplice agenzia di stampa pare risuonare qualcosa di ottuso) – che aprirà a Torino nella primavera del 2015, sponsorizzato da colossi come Eni ed Intesa Sanpaolo e contenutisticamente sostenuto da Magnum Photos e Leica. Iniziativa che non pochi hanno collegato alla triste vicenda, sempre torinese, della Fondazione Italiana per la Fotografia, prima commissariata nel 2006 e poi chiusa, nonostante il ricco patrimonio di materiale e la ricchezza di attività didattiche e museali. Speriamo che questa nuova creatura abbia miglior fortuna.

4 Commenti

  • Massimo Gurciullo ha detto:

    Il solo fatto che in questo paese si pongano determinate questioni rappresenta bene quale sia la cultura fotografica esistente. Ancora una volta, se mai ci fosse ancora bisogno di ripeterci, si nota una mancanza di quella tradizione profonda e di una certa cultura fotografica che, invece, in altri paesi è stata già assimilata e che non pone nessun problema ad esistere nel tessuto culturale generale del paese. Lo dimostra già il titolo del convegno. Ma questi geni ci vanno ogni tanto all’estero ?
    Stiamo ancora qua a chiederci quale dimensione debba avere la fotografia mentre all”estero sono un secolo avanti.Abbiamo ancora dubbi se è giusto o no che esista un museo dedicato solo alla fotografia.Francamente trovo questo ridicolo e di stampo tipicamente italiano.Tanto per non andare molto lontano,ma perchè alla MEP di Parigi non si pongono queste questioni ?

  • Massimo Gurciullo ha detto:

    Il solo fatto che in questo paese si pongano determinate questioni rappresenta bene quale sia la cultura fotografica esistente. Ancora una volta, se mai ci fosse ancora bisogno di ripeterci, si nota una mancanza di quella tradizione profonda e di una certa cultura fotografica che, invece, in altri paesi è stata già assimilata e che non pone nessun problema ad esistere nel tessuto culturale generale del paese. Lo dimostra già il titolo del convegno. Ma questi geni ci vanno ogni tanto all’estero ?
    Stiamo ancora qua a chiederci quale dimensione debba avere la fotografia mentre all”estero sono un secolo avanti.Abbiamo ancora dubbi se è giusto o no che esista un museo dedicato solo alla fotografia.Francamente trovo questo ridicolo e di stampo tipicamente italiano.Tanto per non andare molto lontano,ma perchè alla MEP di Parigi non si pongono queste questioni ?

  • Laura Torricini Laura Torricini ha detto:

    Gentile Massimo, ritengo la sua riflessione vera e amara. In Italia vediamo quello che c’è all’estero, capiamo che è la direzione giusta (stimolante, produttiva e altamente culturale), ma non riusciamo a attivare processi virtuosi che portino a realtà simili. Non vorrei essere banale ma credo che una parte del problema sia nella sordità delle istituzioni a sovvenzionare certe realtà culturali, piuttosto che nelle qualità scientifiche di chi vi si dedica. Nello specifico credo che il Mufoco stia provando davvero a raggiungere standard esteri e i suoi curatori pur conoscendo quello che li circonda fuori dai nostri confini, si trovano impantanati in numerosi problemi diciamo “logistici”. Il titolo del convegno può essere inteso anche come un grido di aiuto, la richiesta dell’attestazione di una volontà anche politica nel volere sostenere la fotografia in Italia; in più in che altro modo si potevano coinvolgere le poche altre realtà museali italiane che si occupano solo marginalmente di fotografia?
    Io voglio essere fiduciosa.

  • Laura Torricini ha detto:

    Gentile Massimo, ritengo la sua riflessione vera e amara. In Italia vediamo quello che c’è all’estero, capiamo che è la direzione giusta (stimolante, produttiva e altamente culturale), ma non riusciamo a attivare processi virtuosi che portino a realtà simili. Non vorrei essere banale ma credo che una parte del problema sia nella sordità delle istituzioni a sovvenzionare certe realtà culturali, piuttosto che nelle qualità scientifiche di chi vi si dedica. Nello specifico credo che il Mufoco stia provando davvero a raggiungere standard esteri e i suoi curatori pur conoscendo quello che li circonda fuori dai nostri confini, si trovano impantanati in numerosi problemi diciamo “logistici”. Il titolo del convegno può essere inteso anche come un grido di aiuto, la richiesta dell’attestazione di una volontà anche politica nel volere sostenere la fotografia in Italia; in più in che altro modo si potevano coinvolgere le poche altre realtà museali italiane che si occupano solo marginalmente di fotografia?
    Io voglio essere fiduciosa.

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