La carriera degli artisti

Nell’ultimo articolo scritto sul Sistema dell’Arte, mi ero soffermato sul ruolo che gli artisti hanno al suo interno e su alcune delle variabili che condizionano la loro carriera. Adesso è giunto il momento di approfondire questo secondo argomento e capire in che modo un artista viene veramente riconosciuto come tale e secondo quali “traiettorie” si può sviluppare, nel tempo, la sua carriera. Conoscere queste dinamiche, infatti, è molto utile sia per il collezionista che decida di acquistare artisti emergenti che per quello più orientato verso gli artisti storici. L’esempio di Agostino Bonalumi e del successo ottenuto nell’ultima asta milanese di Christie’s ci fa capire, infatti, come le cose possano cambiare anche da un momento all’altro. Inoltre, le dinamiche che stanno alla base dello sviluppo di una carriera artistica sono le stesse che, in buona parte, condizionano anche le quotazioni (o i prezzi) delle opere. Conoscerle, quindi, vi renderà collezionisti molto più consapevoli. Su come “nascono” i prezzi dell’opere, peraltro, mi soffermerò prossimamente. Ma procediamo con ordine.

 

L’artista e il Sistema dell’Arte

 

Solo in Italia, si stima siano circa 50mila le persone che si dichiarano artisti ma, che ci piaccia o no, per essere riconosciuti come tali è necessario entrare nel Sistema dell’Arte e che questo ce ne dia lo status. E’ qui, d’altronde, che si innescano tutti quei meccanismi che determinano la carriera degli artisti, quelli che lo storico e critico d’arte Alan Bowness, nel suo libro The Conditions of Success: How the Modern Artist Rises to Fame (1989), chiama i “cicli del riconoscimento” e il cui sviluppo potete seguire, in estrema sintesi, leggendo con cura il curriculum dell’artista con i suoi vari aggiornamenti.

 

I quattro cicli di Bowness

 

Secondo Bowness, sono quattro le fasi (o cicli) attraverso cui passa la carriera di un artista:

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  • RICONOSCIMENTO DEI PARI: ossia da parte dei colleghi della stessa età. In altre parole, per quanto un artista possa creare in solitudine, è fondamentale, almeno nella fase iniziale, far parte della comunità artistica con conseguente riconoscimento e stima degli altri componenti.
  • RICONOSCIMENTO DELLA CRITICA: è il critico, in particolare quello militante, a segnalare un artista ai media di settore, a galleristi e collezionisti; ad organizzare le prime collettive. E’ sottinteso che più il critico o, visto che questa figura è oggi in declino, il curatore è influente più questa operazione di segnalazione e valorizzazione avrà successo. E’ quindi importante che un collezionista conosca quali siano, almeno in Italia, le figure di riferimento in questo ambito: per farsene un’idea basta, in fondo, dare uno sguardo a chi cura le mostre nelle gallerie più in vista o chi ha rubriche nelle testate di settore più significative.
  • RICONOSCIMENTO DA PARTE DI MERCANTI E COLLEZIONISTI: nella maggioranza dei casi, questa terza fase coincide, a livello temporale, con la seconda, vista la sinergia in cui oggi operano critici/curatori, galleristi e collezionisti. Con il riconoscimento da parte di mercanti e collezionisti si ha, di fatto, il lancio sul mercato. Anche qui è importante avere una minima conoscenza di quelle che sono le gallerie più attive e influenti, anche se, è bene ricordarlo, di norma un artista emergente inizia la carriera in una galleria piccola, magari di provincia, per poi passare, con il tempo, a realtà di livello nazionale e – nella migliore delle ipotesi – internazionale. Non solo: quando guardate il curriculum di un artista fate attenzione anche a quali collezioni (pubbliche o private) hanno acquisito opere dell’artista a cui siete interessati, anche questo è un indice fondamentale del suo riconoscimento all’interno del Sistema dell’Arte.
  • RICONOSCIMENTO DA PARTE DEL GRANDE PUBBLICO: questa fase potrebbe anche non arrivare mai, neanche per il più geniale degli artisti. D’altronde, quante storie conosciamo di artisti oggi famosissimi, ma che in vita non furono mai delle star?
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Le fasi della notorietà

 

Come è facile intuire, i vari cicli del riconoscimento corrispondono ad una crescita di notorietà dell’artista. Raramente, però, la creatività e la notorietà di un artista si sviluppano in modo costante nel tempo. Come per ogni essere umano impegnato in attività creative, d’altronde, esistono stagioni più o meno felici. Raggiunta la maturità, peraltro, gli anni d’oro non sono mai moltissimi, 5-6 al massimo. Dopo, normalmente, ad una miglior qualità corrisponde anche una maggior ripetitività delle opere. Pensate, per esempio, ad artisti di fama internazionale come Michelangelo Pistoletto che ha continuato per decenni a realizzare i suoi quadri specchianti.

Questo, ovviamente, non vuol dire che durante l’attività non vi siano altri picchi. Anzi, capita molto spesso che un artista abbia più momenti di apice creativo. E questo porta con sé anche un rilancio del suo mercato dopo, magari, un periodo di stagnazione. Detto questo, anche per quanto riguarda la notorietà, è possibile individuare tre modelli, elaborati dal guru internazionale del marketing Philip Kotler e raccolti nel volume High Visibility, giunto ormai alla terza edizione e scritto assieme ad altri tre esperti di comunicazione: Irving Rein,Michael Hamlin, Martin Stoller.

 

I tre modelli di Kotler

 

Modello di ascesa regolare e costante: è la carriera ottimale dell’artista che, dopo il lancio iniziale, accresce in modo regolare e costante nel tempo. Si tratta di uno sviluppo della carriera artistica abbastanza raro e che contraddistingue la storia di grandi personalità come Pablo Picasso, in grado di mantenere quasi inalterata nel tempo la sua capacità di innovazione e creatività.

La carriera degli artisti: modello di ascesa regolare e costante

La carriera degli artisti: modello di ascesa regolare e costante


Modello della Meteora:
sfortunatamente è una delle tipologie più diffuse di sviluppo di una carriera artistica, in cui ad una rapida ascesa corrisponde un altrettanto rapido declino. E’ il modello che, in linea di massima, contraddistingue la carriera di artisti che seguono la moda del momento (gli epigoni). Approccio che porta ad un successo effimero.

La carriera degli artisti: modello della meteora

La carriera degli artisti: modello della meteora


Modello della Fenice:
è, con molta probabilità, il modello più classico di carriera artistica, in cui si rispecchia pienamente quello che dicevamo circa i periodi di creatività di un artista, con un periodo iniziale “effervescente” a cui segue una fase di calo e stagnazione per poi conoscere una seconda fase positiva legata ad una rinnovata creatività. Questo stesso modello, a cui corrisponde la carriera della maggior parte degli artisti (anche di quelli più famosi), lo ritroviamo anche quando si assiste ad una “riscoperta”. E’ il caso di Bonalumi, ma anche di personalità come Alighiero Boetti, per lungo tempo rimasto nell’ombra fino a quando una nuova generazione di artisti non l’ha preso come modello di ispirazione. Basta dare un’occhiata all’andamento delle sue opere in asta per avere un’idea di quello che sto dicendo. Detto per inciso, dopo il secondo picco è molto difficile che si assista ad un nuovo calo.

La carriera degli artisti: modello della fenice

La carriera degli artisti: modello della fenice

Ovviamente, prevedere con largo anticipo come si svilupperà la carriera di un artista non è cosa facile, ma fa parte del mestiere di un collezionista che, per far questo, oltre a saper leggere un curriculum (e quindi capire a che punto è il riconoscimento di un talento emergente), deve inevitabilmente mettere in gioco tutte le sue conoscenze storico-artistiche, la sua esperienza e il suo fiuto per capire chi ha di fronte. Tutte cose, capite bene, che si acquisiscono con il tempo. Quindi: non abbiate fretta e coltivate la vostra passione con sincerità e dedizione, le soddisfazioni arriveranno!

8 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Una analisi profonda e ben articolata alla quale difficilmente si potrebbe aggiungere qualcosa se non il “mistero”, quell’alone che coinvolge tutto il “sistema arte” a cui non ci si può sottrarre, nel bene e nel male; comunque vale sempre la pena di entrarvi!!!
    Davvero complimenti, Daniele

  • why do we need such a scientific approach in defining an artist? in my opinion , and looking back at the history of art, many artists were NOT RECOGNIZED at all as artists in their own time…it happen long, sometimes 100 years later when they were already dead…and this recognition was of NO USE to them….many of the fabulous artist were considered "crazy" because they defied conventions….the contemporary dealers, art collectors etc. were not ready for their visionary thinking and avant-garde observations of their surroundings…the best example are van Gogh, Soutine among many others.
    Having a carrier as an artist is totally independent…. from being recognized by 'the same, and art critics, and art collectors and the public" …in my opinion.

  • Nicola Maggi ha detto:

    Dear Margaret, I am sorry but I can't agree with your opinion. The career of artists as Van Gogh or Soutine, at the end, follow the same process. What change is the time line: to be recognized by the art's network (peers, critics etc.) could take years or centuries. It depends from many factors: where you live and work, your artistic research, the historic period etc. Of course, I am aware that models proposed are just models and the don't take in account the many exceptions of history. They just give us a way to "read" and to prefigure the possibile evolution of a career. As for weather forecast, we have to be able to adjust our prefigurations with the passage of time as art historians do: how many artits or artistic movements strongly considered in the past today are completely unknow? (the meteor's model) And… how many artists, when discovered, have a regular process of appreciation? The problem, in my opnion, is WHEN an artist will be discovered… and the "when" marks the starting of his career in the art's network/market, indipendetely from the duration of his life.

  • Franco ha detto:

    Certo che se uno volesse intraprendere l’attività dell’artista a 50 anni non gli rimarebbe che sperare di essere una ” meteora” e di potere godere di un effimero quanto momentaneo successo! https://sites.google.com/site/zamiart/

    http://zamiarte.blogspot.it/

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Non è detto. A 50 anni si può comunque sperare in una buona crescita, in termini di notorietà, che poi si stabilizza nel tempo. Il momentaneo successo è sempre un po’ duro da digerire..

      • Franco ha detto:

        è vero!.. e non bisogna dimenticare che un “artista” vive attraverso le proprie opere perché sono il suo quasi esclusivo mezzo espressivo e di comunicazione. Finché c’è anche un solo bambino che s’attarda perplesso davanti ad una propria opera lo spirito dell’artista è alimentato. Il vedersi riconosciuto dal ” sistema” diventa un falso obbligo sociologico…. all’artista preme sentire di aver penetrato l’incoscio dello spettatore e se questo succede davvero, non c’è ” sistema” che possa fermare il desiderio di possesso dell’oggetto che ha prodotto l’emozione. Però è anche vero che il marketing applicato al mercato dell’arte genera una sorta di distorsione nella percezione del valore artistico di un opera per cui ogni cosa deve essere etichettata e ricondotta ad una qualche logica interpretativa di corrente o scuola. Mi domando se oggi, nel tempo di internet abbia ancora senso cercare di fare “l’artista” , navigando ci si rende conto che quei 50000 auto vocati artisti declinano in ogni immaginabile modo qualunque più o meno noto moto di spirito dell’essere umano. L’informazione sull’arte , inflaziona l’arte! Nell’oceano di scelte possibili il “sistema” chiude le porte e lascia fuori i nuovi Michelangelo e raccoglie invece i protagonisti del dopoguerra e pochissimi eletti degli anni ’70. Nelle valutazioni rientrano quei artisti che hanno acquisito un valore nel mondo della ” informazione limitata e lenta” ma che il sistema deve proteggere perchè venduti come fonte di ” investimento”. Come , le banche che non vendono in blocco gli immobili pignorati in periodo di crisi per non creare una “bolla” , il sistema dell’arte chiude l’accesso delle nuove opere che potrebbero far crollare i prezzi di ciò che stato venduto nel passato. Ma quanto durerà? La velocità dell’informazione e la disponibilità della stessa sta maturando la coscienza di quanto materiale ” buono” ci sia! e quanto sia facile procurarselo a prezzi impensabili per l’attuale ” sistema”.

        • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

          Caro Franco,
          non posso che condividere le tue parole e, in tutta sincerità, spero che duri poco. Anche se l’idea dell’arte come investimento è sempre esistita, oggi è un fenomeno che ha preso un po’ troppo piede: non si tratta più solo di un gruppo di speculatori dell’alta finanza, ma anche di tante persone “normali” che, avendo due soldi da parte, pensano già di acquistare arte come una volta si faceva con i bot o le azioni. E questo senza interessarsi per niente all’arte: l’importante, per loro, è che l’affare renda! Molti collezionisti, non a caso, si stanno spostando verso le zone “basse” (in termini di valore economico) del mercato, proprio perché stufi della speculazione che fa lievitare i prezzi in modo insensato. Mercoledì prossimo andrà all’asta un Popeye di Jeff Koons che parte da una stima di 25 milioni: un’operazione chiaramente speculativa che poco ha a che fare con l’arte. Ecco, spero che tutto questo finisca presto, anche perché queste stime record, con i relativi risultati d’asta, sviano anche tanti artisti che potrebbero fare un’arte migliore e che, invece, nella speranza di un successo immediato, preferiscono percorrere strade già battutte (e parliamo del 70% dei casi). Il problema è che molta informazione sull’arte parla solo di questi record, che in realtà rappresentano uno 0.2% del mercato (in termini di numero di opere vendute in anno), dando un’immagine assolutamente distorta di quella che è l’arte contemporanea e il suo mondo. Manca un’informazione critica, manca la voglia di scoprire talenti veri e si cercano solo “star” (o presunte tali). E questo solo perché tutto ciò fa notizia e manca la cultura del contemporaneo (anche tra molti galleristi dell’ultima ora). Eppure di arte vera e a prezzi accessibili ce n’è veramente tanta e per ogni gusto, basterebbe farla emergere. Il Sistema dell’Arte dovrebbe servire a questo. E per molti anni lo ha fatto egregiamente. Poi, come in altri ambiti della nostra vita, è arrivata l’alta finanza, l’idea del guadagno facile e le cose sono decisamente peggiorate. D’altronde è un riflesso diretto dei costumi del XXI secolo: viviamo nella società del “tutto e subito” dove la sola idea del fare la “gavetta” appare come un’eresia. Qualcosa, però, mi sembra che stia cambiando. Almeno parlando con alcuni giovani artisti che incontro. Il discorso, però, sarebbe lungo e spero di approfondirlo presto. Intanto grazie per quello che hai scritto.
          Un caro saluto
          Nicola

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