Gastini, Griffa e Icaro guidano l’asta Martini di ottobre

LOTTO 170 - PAOLO ICARO, Nido per un sanpietrino, 1982

Stime allettanti e una qualità media di tutto rispetto, per l’asta autunnale di Martini Studio d’Arte che la prossima settimana batterà 200 lotti suddivisi in due sessioni: la prima (lotti 1-115) martedì 17 alle ore 17.00 e la seconda (lotti 116-200) alla stessa ora ma mercoledì 18. In copertina, una bella opere storica di Marco Gastini del 1973 che, in catalogo troviamo al lotto 180 con una stima di 50-60.000 euro: Acrilico n. 1. Un’opera che ben testimonia il rinnovato rapporto con la pittura che l’artista, uno dei pionieri della cosiddetta Pittura Analitica, intraprende con il passaggio agli anni Settanta. Anni che lo vedono realizzare lavori su parete, rigorose quadrettature e tracciati elementari in polvere di cemento, carboncino o conté, preceduti idealmente da lastre progettuali in durcot su plexiglas.  Marco Gastini però, non abbandona completamente la tela e su di essa – come in questo lavoro proposto in asta da Martini – interviene con esili segni che constatano lo spazio, lo misurano attraverso geometrie di chiara e semplice lettura.

LOTTO 180 - MARCO GASTINI, Acrilico N. 1, 1973

LOTTO 180 – MARCO GASTINI, Acrilico N. 1, 1973

Rimanendo in ambito Pittura Analitica, tra le tante opere storiche che troviamo nella seconda sessione dell’asta Martini di questo ottobre, degna di nota la Superficie analitica n. 268b del 1974 di Gianfranco Zappettini inserita in catalogo con una stima di 15-20.000 euro. Come molto significativo, nonostante le ridotte dimensione (cm. 37 x 79), mi pare il Senza Titolo di Giorgio Griffa che troviamo al lotto 190 con una stima di 8-10.000 euro. E interessante, uscendo dai confini nazionali, è certamente anche il Senza titolo (1971) di Ulrich Erben proposto a 7-8.000 euro al lotto 197.

LOTTO 190 - GIORGIO GRIFFA - Senza titolo, 1972

LOTTO 190 – GIORGIO GRIFFA – Senza titolo, 1972

Sfogliando a ritroso il catalogo Martini e addentrandoci nella seconda sessione dell’asta della prossima settimana, ai lotti 170, 171, e 172 si trova trova un trittico di opere molto intrigante. A partire dal bel Bandone (1959) di Gino Marotta, passando per Il Gioco, scultura in ferro del 1972 di Giuseppe Spagnulo (lotto 171, stima: 15-20.000 euro), ed arrivando così ad uno dei miei lotti preferiti:  Nido per un sanpietrino, scultura in gesso datata 1982 a firma di Paolo Icaro (lotto 170, 8-10.000 euro). Un’opera che appartiene ai primissimi anni del suo rientro definitivo in Italia – è proprio del 1982 la sua mostra personale al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano – e esempio maturo del suo uso, tutto particolare del gesso. Materiale con il quale inizia a lavorare nel corso degli anni Settanta; che agisce sul tempo, conservando l’impronta del gesto rapido che lo ha plasmato che – come scrive Mario Bertoni, «solo, o combinato con la pietra, il vetro, il legno, il piombo, la carta – […] diviene per lui materia d’eccellenza, in grado di restituire stati differenti dei volumi (levigatezze, scontrosità, solidità, fluidità), la loro tensione ed energia».

LOTTO 172 - GINO MAROTTA, Bandone, 1959

LOTTO 172 – GINO MAROTTA, Bandone, 1959

Risalendo la corrente di una seconda sessione d’asta ricca di spunti si incontra una bella tela emulsionata di Lamberto Pignotti datata 1964La guerra dei mondi (lotto 162, stima: 8-10.000 euro) – che ci porta nella Firenze degli anni Sessanta e alle prime esperienze della Poesia Visiva e del Gruppo 63 fondato nel capoluogo toscano assieme a Miccini e Chiari. Ma soprattutto, si tratta di un’opera la cui delicata ma pungente ironia rimane drammaticamente attuale.

LOTTO 162 - LAMBERTO PIGNOTTI, La guerra dei mondi, 1964

LOTTO 162 – LAMBERTO PIGNOTTI, La guerra dei mondi, 1964

E parlando di ricerche artistiche che “giocano” con le parole, non possiamo certo non segnalarvi anche il lotto 163 dove troviamo Progetto per un Amleto politico, bandiera (Afghanistan) del 1973 a firma di Vincenzo Agnetti a cui Palazzo Reale ha dedicato da poco una bellissima retrospettiva (stima: 20-25.000 euro). Ma è entrando nella sezione dedicata all’Arte Cinetica e Programmata che l’asta di Martini Studio d’Arte ci offre ancora dei pezzi di pregio come la Struttura trasparente di Manfredo Massironi al lotto 139 (stima: 15-20.000 euro). Datata 1959, quest’opera risale all’anno di fondazione, a Padova, del Gruppo N, nucleo dell’arte programmata e cinetica italiana, di cui fanno parte anche Edoardo Landi, Toni Costa, Ennio Chiggio e Alberto Biasi. Tutti ben rappresentati nella seconda parte del catalogo Martini.

LOTTO 139 - MANFREDO MASSIRONI, Struttura trasparente, 1959

LOTTO 139 – MANFREDO MASSIRONI, Struttura trasparente, 1959

L’Arte Cinetica, d’altronde, insieme alla Pittura Analitica, è da tempo uno dei piatti forti della casa d’asta bresciana e anche questo catalogo non delude affatto in quanto a pezzi storici di questi due filoni di ricerca. E basta guardare agli altri lotti dedicato alle sperimentazioni cinetiche e optical per capirlo dove, oltre al Gruppo N troviamo interessanti esempi internazionali come Signal biomorph (1966) di Winfred Gaul (stima: 25-35.000 euro) e appartenente al cosiddetto “periodo dei segnali” che segue una prima stagione informale e in cui l’artista tedesco produce, come nel caso di quest’opera, quadri di acrilico su formati sagomati caratterizzati da colori saturi e da profili e contrasti netti.

LOTTO 134 - WINFRED GAUL, Signal biomorph, 1966

LOTTO 134 – WINFRED GAUL, Signal biomorph, 1966

Come interessante è il Franco Grignani al lotto 136, Psicoplastica N° 358 del 1970 (stima: 15-25.000 euro) appartenente alla serie, appunto, delle Psicoplastiche che l’artista inizia nel 1968 e in cui attraverso immagini bidimensionali di pseudosolidi evidenzia effetti di prospettiva e torsione spaziale.

LOTTO 136 - FRANCO GRIGNANI, Psicoplastica N° 358, 1970

LOTTO 136 – FRANCO GRIGNANI, Psicoplastica N° 358, 1970

Più varia, invece, la prima sessione di quest’asta autunnale propone vari multipli interessanti, adatti a chi sta iniziando a collezionare ed ha budget limitati, e alcune opere su carta di sicuro interesse. Come quella che troviamo al lotto 20 a firma di Hsiao Chin: un Senza titolo del 1963 offerto con una stima di 10-12.000 euro. Insomma, un catalogo tutto da studiare.