Christie’s Italia: una Italian Sale in miniatura per rilanciare il mercato

95 opere di altissima qualità, provenienti da prestigiose collezioni; i protagonisti dell’arte italiana del Novecento, tra cui gli immancabili Giorgio de Chirico e Lucio Fontana, a cui si aggiungono Giacomo Balla, con il primo autoritratto mai realizzato, e Ettore Colla, presente in catalogo con Concerto, una delle sue migliori sculture; una serie di opere che appaiono per la prima volta sul mercato. No, non stiamo parlando della prossima Italian Sale londinese, ma di Modern and Contemporary la nuova asta, di altissimo profilo, che Christie’s lancia a Milano il 22 e il 23 aprile con un obiettivo preciso: rilanciare il mercato italiano puntando sulla fascia alta e dando vita ad un asta con un catalogo di livello internazionale.

In attesa di vedere come andrà, Collezione da Tiffany ha intervistato Mariolina Bassetti Direttore Internazionale nel Dipartimento di Arte Moderna & Contemporanea e Chairman di Christie’s Italia, per conoscere meglio le intenzioni della casa d’aste londinese che voci di corridoio davano in partenza dal nostro paese.

Mariolina Bassetti, Direttore Internazionale nel Dipartimento di Arte Moderna & Contemporanea e Chairman di Christie’s Italia. CHRISTIE’S IMAGES LTD. 2013

Mariolina Bassetti, Direttore Internazionale nel Dipartimento di Arte Moderna & Contemporanea e Chairman di Christie’s Italia. CHRISTIE’S IMAGES LTD. 2013

Nicola Maggi: Con gli appuntamenti di Milano, del 22 e 23 aprile prossimi, inaugurate una tipologia di asta inedita per l’Italia. Qual è la nuova strategia di Christie’s per il nostro mercato?

Mariolina Bassetti: «Personalmente credo molto nel mercato italiano. Nel nostro paese c’è un collezionismo molto attivo e le Italian Sale londinesi registrano, di anno in anno, un crescente successo tra i buyer di tutto il mondo. Dal mio punto di vista, il problema dell’Italia, per quanto riguarda la fascia alta del mercato, non è tanto nel potere d’acquisto quanto nella difficoltà di poter comprar bene. Per questo abbiamo deciso di dar vita ad un’asta diversa da quelle che solitamente organizziamo a Milano, offrendo un catalogo ristretto, composto da opere di alta qualità, con stime molto conservative ed in linea con il mercato internazionale. Il nostro obiettivo consiste nello stimolare la fascia alta del mercato per produrre una ricaduta positiva anche su quella intermedia».

N.M.: Possiamo parlare delle nuova asta milanese come di una Italian Sale che va ad aggiungersi a quelle londinesi?

M.B.: «In parte credo che si possa parlare di una Italian Sale in miniatura, anche se l’asta di Milano non si limita alla sola arte italiana ma si apre anche ad artisti internazionali. Per il catalogo di aprile abbiamo puntato sulla massima qualità e sulla selezione più rigorosa, ma non dobbiamo dimenticare che le Italian Sale di Londra hanno un’impostazione ancor più selettiva. Detto questo, l’asta di Milano presenta alcune delle opere migliori del nostro Novecento e, nel costruire il catalogo, abbiamo guardato con particolare attenzione alla rarità e all’importanza storica dei lavori proposti. Infatti, Le opere offerte in asta provengono tutte da importanti collezioni italiane e internazionali».

N.M.: Che cosa manca in Italia perché possano nascere anche aste come la First Open, indirizzate a nuovi collezionisti e in grado di proporre artisti giovani?

M.B.: «L’Italia, rispetto a Londra e New York, è un mercato troppo piccolo per poter puntare solo sui contemporanei. Aste come la First Open sono parallele alla programmazione delle aste più ‘istituzionalizzate’ e riempiono un momento particolare nel nostro calendario, a marzo e a settembre, prima dei grandi appuntamenti con le evening sale di Post War and Contemporary Art che si tengono a maggio e a novembre. In Italia non manca né il gusto né il pubblico, ma quando si parla di nuove proposte il mercato ci impone di avere come riferimenti New York e Londra, perché è qui che nasce e si incontra la nuova arte contemporanea anche se ormai, con internet e la globalizzazione, siamo sempre più orientati a parlare di mercato internazionale più che di singole location».

La sede di Christie's a Milano. CHRISTIE'S IMAGES LTD. 2012

La sede di Christie’s a Milano. CHRISTIE’S IMAGES LTD. 2012

N.M.: Guardando all’Italia dal punto di vista di un operatore internazionale come è Christie’s, come mai i nostri giovani artisti hanno così difficoltà ad entrare nel mercato primario e, ancor di più, su quello secondario? Eppure, se confrontati con i colleghi stranieri, i nostri artisti non sono certo inferiori…

M.B.: «Il problema è che in Italia mancano le strutture per promuovere i giovani sulla piattaforma internazionale. Nonostante la fortissima tradizione artistica del nostro paese non abbiamo più un sistema dell’arte in grado di sostenere le nuove generazioni. E, così, come accade per altri settori, chi può se ne va all’estero».

N.M.: Su fronte del collezionismo, invece, qual è il nostro grado di internazionalizzazione?

M.B.: «Il collezionismo italiano è molto attivo a livello internazionale. Assolutamente. Come dicevo prima, il problema dei collezionisti italiani non è di carattere economico, risiede piuttosto nella mancanza di strutture che consentano di comprare bene. Ciononostante il collezionismo italiano è di ottimo livello e molto dinamico».

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Alcune delle opere principali presenti nel catalogo dell’asta Modern e Contemporary del 22 e 23 aprile 2013:

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In Prima pagina la saleroom milanese di Christie’s – CHRISTIE’S IMAGES LTD. 2012

2 Commenti

  • cecilia ha detto:

    Credo che in Italia la struttura non sia stata realizzata per dare al collezionista una garanzia anche delle giovani promesse ma sia stato creato un meccanismo di promozione di “massa” pseudo pittori
    dove il mercato dei professionisti del contemporaneo sono stati nascosti e molte gallerie che sono nate non si sono più formate con il concetto di selezione come le “storiche” e associazioni culturali italiane nate hanno permesso di entrare nelle fiere dell’arte senza da parte di coloro che gestiscono enti fieristici o direttori non prendono in considerazione la serietà della struttura che promuove le opere di artisti emrgenti ecc…………..Vero che la globalizzazione è stata di aiuto per alcuni,internet un canale importante ed è per questo che considero che il registro artisti possa diventare uno strumento di monitoraggio,consultazione per il settore anche di chi l’arte la promuove.Porterebbe beneficio all’Italia e farebbe sparire un mercato di “sotto banco” che spesso in Italia è stato come sistema ma che nessuno ha il coraggio di sottolineare.

  • cecilia ha detto:

    perchè non fare un canale di divulgazione televisiva di questi argomenti?perchè si discute molto in internet ma nessuno ha mai pensato in Italia di portare in evidenza certe problematiche? L’italia considerata come il paese che racchiude le bellezze artistiche non viene messo in discussione il sistema dell’arte contemporanea ormai deteriorato .Ci siamo ridotti a biennali di tutte le tipologie dove 200 artisti oltre pagano per una singola opera a premi in denaro per dare modo alle giovani promesse di farsi vedere ma questo con la crisi che c’è non porta assolutamene a niente.Se veramente si vuole aiutare la parte dei giovani e la loro continuità di lavoro per avere un affrmazione nel mercato Italiano il sistema del registro artisti porterebbe anche il mercato dall’estero in Italia e tanti artisti starnieri farebbero a gara per essere nel nostro paese ed affermarsi.

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