Collectors Night Pietrasanta 2019: un bilancio guardando al futuro

Claudio Francesconi. Alle spalle Angelo Bozzola, Concreto, 1963, Futura Art Gallery

Poche destinazioni italiane possono vantare una così alta concentrazione di gallerie d’arte contemporanea come Pietrasanta dove, oltre a quelle con “dimora stabile” si trasferiscono anche realtà cittadine per dei summer show a prova di esodo estivo. E’ qui che nata, quattro anni fa, un’iniziativa molto interessante, la Collectors Night, che quest’anno ha visto la partecipazione di ben 10 gallerie che il 6 luglio scorso hanno inaugurato tutte insieme i propri eventi espositivi, animando di contemporaneo, così, l’estate versialiana ed attirando nel piccolo centro toscano tantissimi collezionisti e art lovers: Accesso Galleria, Antonia Jannone – Disegni di Architettura, Barbara Paci Galleria, Etra Studio Tommasi, Futura Art Gallery, Galleria Giovanni Bonelli, Galleria Poggiali, Marcorossi Arte Contemporanea, Paola Raffo Arte Contemporanea e Susanna Orlando Galleria. Per tracciare un bilancio di questa iniziativa abbiamo scambiato due battute con Claudio Francesconi della Futura Art Gallery che quest’anno ha coordinato la manifestazione.

 

Nicola Maggi: La quarta edizione della Collectors Night di Pietrasanta si è da poco conclusa. Ti va di tracciare un bilancio di questa iniziativa?

 

Claudio Francesconi: «Questa è la prima edizione che ho l’onore di coordinare e sono molto orgoglioso di riportarne il grande successo. Per me è stato un considerevole impegno anche in considerazione del fatto che contemporaneamente ho dovuto seguire anche la programmazione della mia galleria (Futura Art Gallery) che, per l’occasione, all’interno della mostra Modus di Angelo Bozzola, presentava una performance di Robert Gligorov. I giorni seguenti ho consultato con una certa ansia i colleghi per avere un riscontro sullo svolgimento dell’evento e devo dire sono stati tutti entusiasti.

Un momento della performance di Robert Gligorov organizzata dalla Futura Art Gallery

Ciò che ci aspettavamo non era tanto una ressa caotica di persone in città, ma un pubblico mirato e inedito; così sembra esser stato. Al di là dell’aspetto commerciale, che pure c’è stato, in città abbiamo avuto la sensazione che qualcosa stesse succedendo, che un popolo di curiosi e interessati si fosse riservato una bella serata da dedicare all’arte. Dal punto di vista mediatico poi il successo è stato ancora più grande, grazie anche al prezioso supporto di CSArt, l’ufficio stampa di Chiara Serri, non a caso mi trovo qua a rispondere ad un’intervista sul vostro blog, una realtà che da sempre stimo, a mio parere uno dei punti di vista più interessanti sull’arte nel web italiano».

 

N.M.: Come è nata l’idea di questa “notte per collezionisti”?

 

C.F.: «La Collectors Night è un’iniziativa unica in Italia e non solo… Parlando con alcuni colleghi in questi anni, in particolare Susanna Orlando, abbiamo notato come fossero tante le iniziative estive a richiamare turisti e amanti dell’arte, ma nessuna di queste specificamente incentrata sulle gallerie e il collezionismo. Fu proprio lei a proporre la Collectors Night come evento creato e tagliato completamente sul collezionista… notando il disagio di alcuni clienti nel dover affrontare più spostamenti durante i mesi estivi, per assistere alle varie mostre, oppure dover rinunciare a qualche altro evento per riuscire a godersi i vari vernissage di Pietrasanta; l’idea dunque era quella di unire le forze e soprattutto sincronizzarle per creare una sorta di inaugurazione collettiva che fosse di fatto un’unione di tanti vernissage. L’evento poi ha preso un nome e da quest’anno anche un logo e un portale: www.legalleriedipietrasanta.com».

Una vista dell’allestimento della Galleria Susanna Orlando con i lavori di Pino Deodato.

N.M.: Oggi anche in Italia, finalmente, le gallerie d’arte iniziano a fare network. Quanto servono queste iniziative per riportare i collezionisti nello spazio fisico della galleria?

 

C.F.: «Se si pensa alle gallerie d’arte che fanno network possiamo definirlo quasi un miracolo, storicamente le gallerie hanno lavorato in competizione e in ogni caso costruito confini ben definiti. Io credo invece che, consolidata l’identità di ognuno verso la propria ricerca e il proprio settore di collezionismo, fare network sia oggi non solo un valore aggiunto, ma anche un’esigenza.

Questo perché il collezionista oggi ha una miriade di canali per l’acquisizione di opere d’arte, primo tra tutti quello delle aste che, a differenza del passato, può seguire e gestire comodamente dal proprio divano; la grande penetrazione poi, della comunicazione e informazione odierna, fa sì che gli artisti riescano ad arrivare direttamente al cliente finale con grande facilità.

Un trend importante e avverso dunque quello che le gallerie si trovano a dover combattere e unire le forze può essere sicuramente una delle ricette… affermare l’orgoglio di un mestiere che ha sempre avuto un’importanza straordinaria nella storia dell’arte e il valore di un anello fondamentale nella catena del mercato dell’arte.

In questo senso è fondamentale il lavoro dell’ANGAMC, l’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea che per noi è un marchio di serietà da trasferire al collezionista in termini di fiducia, non a caso la Collectors Night nasce proprio dalle gallerie iscritte all’ANGAMC, tra cui quella di Giovanni Bonelli, che è anche il vice presidente dell’associazione.

Inoltre noi abbiamo tutti un brand comune da valorizzare e a cui far riferimento: quello di Pietrasanta, centro d’arte universalmente riconosciuto e piccola patria di molte attività artigiane che molti artisti, anche importanti, ben conoscono».

La personale “Come in Cielo” di Sonja
Quarone alla galleria Etra Studio Tommasi

 

N.M.: Come sta cambiando, qui da noi, il modello di business delle gallerie e cosa si deve fare, secondo te, per rafforzare il rapporto tra le gallerie ed un pubblico che, di fatto, si affaccia solo durante i vernissage?

 

C.F.: «La tua interessante domanda si porta dietro peraltro un quesito altrettanto importante: cosa può convincere un collezionista ad acquistare un’opera in galleria piuttosto che al computer da casa ad un’asta? Io dico sempre che il mondo della galleria è fatto di tante cose: relazione, intrattenimento, cultura. Entrare in questo circuito virtuoso vuol dire entrare a far parte di un gruppo di persone che lavorano e vivono per la qualità della vita.

La vita per noi è fatta di questo: momenti da ricordare, storie da raccontare, serate passate a discutere d’arte con i protagonisti, a cena con artisti, galleristi, critici, giornalisti… c’è un mondo di cui abbuffarsi, una bevanda che sazia la nostra sete di creatività, di cultura, di bellezza.

La mia galleria per esempio ha un’impostazione marcatamente social, io credo fortemente che l’arte debba, in misura sempre maggiore, confrontarsi con la grande comunicazione, credo che le barriere che nel tempo abbiamo costruito, per esempio tra il grande pubblico e l’arte contemporanea, siano state un grande fraintendimento, credo che la galleria sia un luogo anche d’intrattenimento, un luogo dove poter parlare, conoscere persone, passare del tempo piacevolmente.

Futura Art Gallery ha appena prodotto una performance ideata da Robert Gligorov con la presenza attiva di cinque giovani performer e tanta è stata l’energia sprigionata da questo evento che ha coinvolto emotivamente non solo i protagonisti, ma anche una grande parte delle persone in giro per la città quella sera. L’arte unisce».

La Galleria Barbara Paci nel cuore di Pietrasanta vista dalla strada allestita per la Collectors Night 2019

 

N.M.: Pietrasanta appare oggi un’isola felice. A cosa si deve il successo di questa piccola Atene dell’arte?

 

C.F.: «Pietrasanta ha la forza della propria tradizione. Non avevo ancora dieci anni quando vedevo arrivare da luoghi lontani artisti sconosciuti e un po’ stravaganti che, con scarpe sporche di marmo, riposavano la sera nei piccoli bar caratteristici della città. Sicuramente lo sviluppo delle varie attività artigiane del luogo sono diventate nel tempo un importante punto di forza fino a diventare un’assoluta eccellenza del settore, si pensi ad esempio alle grandi fonderie e ai celebri studi artigiani del marmo.

Questo ha portato poi molti grandi artisti a frequentare la città o addirittura a viverci. La nascita e lo sviluppo poi delle gallerie è stato l’ultimo e fondamentale passaggio che ha decretato la consacrazione di questa piccola città a “piccola Atene”. Proprio le gallerie d’arte oggi, spariti dal centro storico i laboratori del marmo, sono diventate la principale attrattiva per tutti coloro che sono interessati all’arte. Un ruolo, il nostro, che travalica il mero interesse privato per diventare di fatto un motivo di interesse ed attrazione generale e dunque un patrimonio pubblico della città.

Venire a Pietrasanta oggi significa visitare un luogo che già è molto accattivante dal punto di vista della conformazione ambientale, tra il mare e la collina; significa passeggiare tra le accoglienti strade del centro, tra le varie mostre che propongono le gallerie, ma anche gli svariati atelier d’artista che sorgono ogni anno; significa fermarsi per un drink in una delle più belle piazze italiane, significa incrociare i grandi protagonisti del mondo dell’arte e della cultura che per un motivo o per l’altro l’estate frequentano queste zone.

Personalmente ho sempre avuto un sogno: cercare di allungare questa piacevole stagione il più possibile, anche magari ai mesi meno favorevoli. In tal senso è mio auspicio cercare di produrre una Collectors Night anche in bassa stagione».

Le “Memorie tramandate” di Warren King alla Galleria Accesso.

 

N.M.: Credi sia un modello esportabile in altre zone del Paese?

 

C.F.: «Abbiamo una certezza: che il nostro paese, e intendo l’Italia, ha il patrimonio artistico più importante al mondo. Credo che Pietrasanta abbia avuto la fortuna e la bravura di sviluppare sapientemente il proprio brand anche per la concomitanza di determinate circostanze favorevoli.

Credo, dunque, che sia un modello a cui far riferimento per i tanti altri bellissimi centri e borghi che abbiamo la fortuna di annoverare nella nostra nazione. Quando rientro da un viaggio all’estero la prima sensazione che ho è sempre quella della densità del nostro paese, l’esplosione di tante piccole realtà, una attaccata all’altra, una miriade di paesini ognuno con la propria storia, ognuno con la propria tradizione da raccontare, ognuno con le proprie eccellenze.

Io sicuramente dirò una banalità, ma credo che dovremmo essere orgogliosi di tutto ciò e rivendercelo a caro prezzo, saremmo tutti più ricchi sia moralmente che economicamente».