Collezionare libri d’artista. Intervista a Bruno Tonini

Bruno Tonini in posa davanti all'opera di Nam June Paik I Never Read Wittgenstein (I Never Understood Wittgenstein) [1997] esposta alla Hamburger Bahnhof di Berlino
Bruno Tonini in posa davanti all'opera di Nam June Paik I Never Read Wittgenstein (I Never Understood Wittgenstein) [1997] esposta alla Hamburger Bahnhof di Berlino

I libri hanno dentro una storia, anzi più di una. C’è la storia narrata, ciò di cui si parla nel testo, per esempio, o che raccontano le immagini. E poi c’è la storia che ci lega, personalmente, a quel libro. Si tratta di una vicenda molto personale, perché il momento della lettura non è, tranne rari casi, un momento condiviso. Proprio come le opere d’arte, e i quadri, libri si incontrano, si scelgono (a volte ci scelgono!) e ci portano su strade che non avremmo forse mai sospettato prima. Ci cambiano, ci trasformano, sempre in meglio. Ci rendono più ricchi di immagini, figure e parole per descrivere sentimenti, vissuti e altre cose della nostra anima che altrimenti non sapremmo dire. Perciò, parafrasando Gadamer, potremmo dire che i libri ci leggono, molto più di quanto non siamo noi, a leggere i libri.

Una vista della collezione di Libri d' Artista di Bruno Tonini

Una vista della collezione di Libri d’ Artista di Bruno Tonini

Ci sono poi i libri d’artista. Vere e proprie opere d’arte visiva, in cui alla magia della lettura, dell’oggetto-libro, che funziona come un dispositivo magico capace di dischiudere mondi interiori, si aggiunge la meraviglia e lo spaesamento dell’agire dell’artista visuale. Ora le immagini dominano su tutto, ora l’oggetto-libro si fa simile a una scultura: le pagine, una dopo l’altra, dipanano il filo di una ricerca estetica e artistica e si trasformano. Bruno Tonini è un collezionista molto particolare. La sua passione sono proprio i libri d’artista, con la loro magia. Quella che segue e l’intervista che mi ha concesso, in cui mi ha raccontato della sua passione per i libri d’artista e dei suoi progetti in questo ambito.

Maria Cristina Strati: Il libro d’artista è un oggetto dal fascino unico e particolare, perché è insieme libro e opera d’arte. Come nasce la sua passione per i libri d’artista?

Bruno Tonini: «La mia passione per i libri d’artista deriva da quella per i libri dell’avanguardia storica, in particolare dal Futurismo, dal Bauhaus, dal Costruttivismo, dal Dada e dall’Ultraismo spagnolo e sudamericano. Questi movimenti hanno prodotto libri la cui bellezza estetica precorre l’idea del libro come opera e oggetto».

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M.C.S.: Che cosa vuol dire collezionare libri d’artista? Che cosa c’è di simile e che cosa di diverso in chi colleziona libri d’artista dal collezionista d’arte classico?

B.T.: «Collezionare libri d’artista significa raccogliere oggetti che siano libri e opere allo stesso tempo. Questa visione travalica l’idea che la serialità dell’opera, quindi la produzione di più copie, sia un limite per l’opera stessa. Per molti artisti dagli anni Sessanta in poi, penso a Sol LeWitt per esempio, la produzione di un libro d’artista era la condizione imprescindibile per realizzare una mostra».

M.C.S.: Mi racconta qualcosa della sua collezione?

B.T.: «Non si tratta di una di ma diverse raccolte, come diversi sono gli interessi che animano le nostre passioni. Con mia moglie Alessandra raccogliamo libri d’artista e documentazione originale di esponenti storici dell’arte concettuale come Robart Barry, Alighiero Boetti, Daniel Buren, James Lee Byars, Peter Downsbrough, Hans Peter Feldmann, Michael Heizer, Sol LeWitt, Richard Long, Bruce Nauman, Richard Nonas, Seth Siegelaub, Lawrence Weiner o di artisti come Jonathan Monk, Maurizio Nannucci, Ettore Sottsass».

M.C.S.: Ci sono mostre in corso delle vostre collezioni?

B.T.: «Mi è stata appena restituita una raccolta d’inviti e poster dell’arte concettuale che avevamo prestato ad un’importante istituzione inglese».

James Lee Byars TH FI TO IN PH. Monchengladbach, Germany: Städtisches Museum, 1977 8 x 6.25 x 3" Edition of 330

James Lee Byars TH FI TO IN PH. Monchengladbach, Germany: Städtisches Museum, 1977 8 x 6.25 x 3″ Edition of 330

M.C.S.: Come si configura la sua collaborazione con la galleria 17.2 di Brescia?

B.T.: «La collaborazione è obbligata, in quanto la galleria è diretta da mia moglie Alessandra. Dopo oltre trent’anni di collaborazione con l’Arengario Studio Bibliografico, di cui condivido la direzione assieme a mio fratello Paolo, ho deciso di avvicinare il pubblico direttamente dalla strada perché oggi riscontriamo un grande interesse per il collezionismo del libro d’artista e sorprendentemente non solo fra le generazioni dei più giovani. Diversamente dallo studio accessibile solo a pochi amici collezionisti la galleria permette l’incontro con appassionati o anche solo curiosi a cui mostriamo con piacere queste opere di carta». 

M.C.S.: Ci sono nuovi progetti in vista?

B.T.: «Sì. Due fra settembre e ottobre, e uno più importante a novembre. Dopo le vacanze estive la Galleria 17.2 riaprirà in settembre con una mostra dedicata alle “Donne artiste”, a cui seguirà in ottobre un’esposizione di libri e documenti della Land Art. In novembre presenteremo invece un libro dedicato agli “inviti d’artista” edito da Danilo Montanari di Ravenna, un’opera a cui sto lavorando con mia moglie da alcuni anni e che si avvarrà della collaborazione di Angela Madesani e Christoph Schifferli».

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