Collezionare Libri d’Artista: intervista a Giorgio Maffei

Il Centro Arte Moderna e Contemporanea – CAMeC di La Spezia celebra, in questi giorni, il Libro d’Artista con una mostra dal titolo Leggere Fotografie – Reading Photographs (8 dicembre 2013 – 1° giugno 2014) che propone un’indagine sul legame tra questa particolare forma d’arte e il medium fotografico. Ancora poco diffuso nel nostro paese, il collezionismo di Libri d’Artista è uno dei modi migliori e più economici per mettere insieme una raccolta di arte contemporanea. Per saperne di più Collezione da Tiffany ha intervistato Giorgio Maffei, libraio antiquario e uno dei principali collezionisti di Libri d’Artista del nostro Paese.

Nicola Maggi: Che differenza c’è tra il libro illustrato e il Libro d’Artista?

Giorgio Maffei:  «Nel libro illustrato l’opera dell’artista compendia il lavoro di uno scrittore, nel senso che illustra un testo esistente. L’artista ha quindi un ruolo subordinato rispetto a quello dello scrittore. Nel corso della storia, però, è successo spesso che queste due figure coincidessero. In questi casi si ha un confluenza naturale verso il libro d’artista, nel senso che l’artista diventa l’artefice della totalità dell’opera».

N. M.: La mostra del CAMeC indaga il rapporto tra Libro d’Artista e Fotografia. Esiste una differenza tra il Libro realizzato da un fotografo e quello creato da artisti che utilizzano altri strumenti?

G. M.:  «In realtà non ci sono grandi differenze se non proprio per l’appropriazione di un mezzo diverso da parte dell’artista. I primi ad utilizzare la fotografia nel Libro d’Artista sono gli esponenti delle Avanguardie storiche  e lo fanno, in modo evidente e massivo, quelle sovietiche, che hanno bisogno di un mezzo chiaro di espressione e di facile comunicazione. In questo senso, la fotografia funzionava molto bene. Ma la utilizza anche Man Ray a Parigi, in un clima completamente diverso.  Lungo tutto il Novecento  la fotografia diventa un mezzo in tutto equivalente al disegno, all’uso del segno, del colore. E spesso lo stesso artista, e Man Ray ne è proprio l’esempio, li usa tutti indifferentemente».

Alessandro Vincenzi, Rosemarie's Baby, 2011. Una delle opere in mostra al CAMeC di La Spezia.

Alessandro Vincenzi, Rosemarie’s Baby, 2011. Una delle opere in mostra al CAMeC di La Spezia.

N.M.:  Negli  ultimi anni, il Libro d’Artista ha una sua presenza stabile anche nelle fiere d’arte. Quanto è diffuso il collezionismo di queste particolari opere d’arte?

G.M.: «Indubbiamente ancora molto poco. E’ ancora la cenerentola del collezionismo internazionale.  In Italia, in questi anni, si sta costruendo un collezionismo privato ma in altri Paesi, in particolare negli Stati Uniti, questo processo è cominciato da molto più tempo. La grande colpa dell’Italia, in questo momento, è di non avere nessuna collezione pubblica. Il Libro d’Artista è un tipo di media artistico completamente ignorato dalle Istituzioni. Solo occasionalmente alcune biblioteche conservano dei Libri d’Artista, ma è un possesso quasi inconsapevole».

N.M.: Quando inizia la sua passione per il Libro d’Artista?

G.M.: «Negli anni Sessanta ero amico e frequentatore della scena artistica di Torino, la mia città, che in quel periodo, con l’Arte Povera, conosceva uno sviluppo molto interessante. Di lì nasce il mio amore per l’arte contemporanea, ma non avevo  le possibilità economiche per collezionarla. Ad un certo punto, così, ho guardato al Libro d’Artista non come ad un surrogato, ma come ad una forma d’arte che mi era accessibile. E lo è ancora oggi: si può formare una collezione seria e importante al prezzo di un solo quadro di un artista modesto»

N.M.: Esiste qualche  aneddoto particolare legato al collezionismo di Libri d’Artista?

G.M.:  «C’è  un’Araba Fenice che tutti noi cerchiamo. Una certa storiografia fa risalire un nuovo corso del Libro d’Artista, dagli inizi degli anni Sessanta, al Twentysix Gasoline Stations, mitico libro di Ed Ruscha datato 1963. Di questo libro ne esistono tre edizioni  e la prima, di 400 copie, dicono sia andata in gran parte dispersa. Un libro rarissimo e costosissimo, specialmente sul mercato americano. Una di quelle cose museali che tutti noi vorremmo avere. Una volta mi è capitato di sentirmelo offrire ad un prezzo che per me era assolutamente eccessivo, senza senso e che non potevo permettermi. Non nego di esserci stato alcune notti a pensare, perché era la prima volta che mi veniva offerto e non l’avevo neanche mai visto nella sua prima edizione. Poi, due o tre mesi dopo, sono riuscito a comprarlo ad un prezzo che era un quinto rispetto a quella prima offerta. Ma questi sono un po’ i misteri del mercato».

Ed Ruscha, Twentysix Gasoline Stations, 1963

Ed Ruscha, Twentysix Gasoline Stations, 1963

N.M.: Che consiglio darebbe al collezionista cha vuole avvicinarsi al Libro d’Artista?

G.M.: «Sfortunatamente c’è ancora molta poca letteratura dedicata al Libro d’Artista, anche se negli ultimissimi anni qualcosa sta uscendo. Il mio consiglio è quello di avvicinarsi al contemporaneo.  Dall’inizio degli anni Duemila stiamo assistendo ad un rinascimento interessante del Libro d’Artista. L’uso dei nuovi mezzi informatici ha, infatti, consentito all’artista di saltare molti passaggi produttivi e di non aver più bisogno di un editore istituzionale o di un intermediario per costruire, diffondere, vendere e far conoscere il proprio Libro d’Artista. Questo ha generato un interesse evidente per questo mezzo che gli artisti hanno iniziato ad usare sempre più spesso, producendo tantissimo e con risultati di grande qualità.  Comincerei da qui:  costano cifre veramente insignificanti e, attraverso queste opere, si può costruire un magnifico affresco dei nostri tempi».

N.M.: Dove si comprano i Libri d’Artista?

G.M.: « Non c’è una risposta univoca. In Italia direi in internet  e direttamente dall’artista o dall’editore. Non abbiamo musei con bookshop che li vendano: sono tutte librerie monomarca, in appalto, e propongono i soliti quattro libri senza che ci sia nessuna forma di ricerca. Nei grandi Musei del mondo, invece, come il MoMa o il Centre Pompidou, dove ci sono librai a cui è consentito fare ricerca, si possono trovare Libri d’Artista che, come ho detto, costano cifre molto modeste. Ci sono, poi, dei librai che fanno un lavoro specialistico proprio sul Libro d’Artista:  Florence Levy a Parigi, Boekie Woekie ad Amsterdam o Printed Matter a New York. Tanto per fare degli esempi».

N.M.:  Esistono eventi dedicati a questo genere di opere d’arte?

G.M.: « Certo, il più importante al mondo si tiene ad ottobre al PS1 di New York ed è l’Art Book Fair. Una fiera di editori e di librai antiquari con circa 300 espositori da tutto il mondo.  C’è una magnifica mescolanza di grandi librai internazionali, con libri preziosissimi e costosissimi, che hanno il banchetto a fianco del ragazzotto che si è stampato i suoi due libri in casa e che costano 10 dollari. E tutto convive in una splendida festa del libro, in cui si può vedere e tastare il polso della situazione internazionale».