Collezionismo e tasse: compravendite, donazioni e successioni

Collezionismo e tasse

Dopo aver visto, in passato, come inserire la propria collezione d’arte nella  dichiarazione dei redditi e come funziona il voluntary discolosure, torniamo a parlare di collezionismo e tasse con Marco Bodo dello Studio TS Commercialisti Associati, uno dei pochi commercialisti italiani specializzati in arte. Se si vuole essere collezionisti consapevoli, d’altronde, è bene conoscere anche la nostra normativa fiscale per non incorrere in brutte sorprese o non correre inutili rischi prendendo alla leggera, ad esempio, il fatto di inserire o meno nel nostro testamento le opere che possediamo.

Nicola Maggi: Nel nostro ordinamento, è prevista una qualche forma di tassazione o di deduzione sull’acquisto di opere d’arte da parte di privati?

Marco Bodo: «In sostanza no. Un privato italiano non può beneficiare di alcun tipo di deducibilità relativa all’acquisto di opere d’arte. Il criterio di deducibilità del costo di acquisto di un bene è un concetto che rimanda solitamente all’esercizio di una attività svolta con carattere di abitualità e professionalità e solitamente generatrice di redditi d’impresa o di professione».

N.M.: Il collezionismo è fatto di acquisti, ma anche di vendite. In questo caso che cosa prevede la nostra normativa fiscale?

M.B.: «Se rimaniamo nell’alveo del collezionista privato la risposta alla sua domanda non è univoca e nemmeno così pacifica. In particolare si discute se la cessione da parte di un collezionista privato di un opera d’arte sia passibile di tassazione oppure no. Nella gran parte dei casi si assiste ad una detassazione del corrispettivo derivante dalla vendita (quindi il collezionista che ha venduto non subisce alcuna tassazione), tuttavia è opportuno valutare i casi in cui il collezionista ponga in essere una cessione il cui corrispettivo sia passibile di tassazione IRPEF secondo le regole previste dall’art. 67 del TUIR (redditi diversi)».

N.M.: Ma qual è la condizione discriminante che fa sì che il collezionista sia tassato o meno in caso di rivendita di un’opera d’arte?

M.B.: «Nella sostanza si deve valutare il comportamento posto in essere dal collezionista. In particolare la cessione non deve derivare da un comportamento speculativo e finalizzato proprio alla compravendita di quell’opera fin già dall’origine. Il fisco mira a rendere imponibili (e conseguentemente tassabili) quegli atti (a volte anche unitari e non solamente quelli reiterati e ripetuti) che sono stati posti in essere con una finalità commerciale di fondo (il collezionista si deve comportare nella sostanza come un mercante). La semplice dismissione di una collezione (ad esempio ricevuta in eredità) non comporta in linea di massima alcuna tassazione. Ne l’importo dell’opera ceduta, né tanto meno il numero di compravendite poste in essere (ne basta anche una sola…) sono indici rilevanti per l’applicabilità o meno della tassazione. Ciò che conta è la finalità con cui sono stati posti in essere gli atti. E’ evidente che è opportuno analizzare nello specifico ogni singolo caso al fine di non incorrere in possibili contestazioni rilevate ex post dall’amministrazione finanziaria».

Collezionismo e tasse - Il dott. Marco Bodo, dello Studio TS Commercialisti Associati, membro della Commissione per il Diritto dell'arte di BusinessJus

Il dott. Marco Bodo, dello Studio TS Commercialisti Associati, membro della Commissione per il Diritto dell’arte di BusinessJus.

N.M.: Un altro tema delicato è quello delle successioni e delle donazioni. Come vengono tassate le opere d’arte in questi casi?

M.B.: «La Legge sulle successioni (D.lgs 346/90) è applicabile anche alle opere d’arte, ai gioielli e ai beni artistici in genere di proprietà del de cuius e caduti in successione agli eredi. Per quanto attiene i beni “vincolati” secondo la disciplina del Codice di Beni Culturali, tali beni godono di un’esenzione dall’imposta di successione e donazione, se vengono rispettate particolari regole in sede di presentazione della dichiarazione di successione al fisco. I beni che non godono ancora di formale “vincolo”, ma che possiedono tutte le caratteristiche per poterlo ottenere, beneficiano di una riduzione dell’imposta di successione (sempre con l’applicazione di particolari regole). Inoltre, è previsto un cosiddetto criterio forfettario che prevede una presunzione di inclusione nell’attivo ereditario di gioielli, denaro, mobilia per un importo pari al 10% del valore dell’asse ereditario netto (ovvero eccedente alle franchigie previste dalla norma) anche se non dichiarati nella dichiarazione di successione stessa».

N.M.: Questo “regime forfettario” che vantaggi, o svantaggi, può portare al collezionista?

M.B.: «Grazie all’applicazione di questa presunzione, le opere d’arte, anche se non indicate nella dichiarazione di successione, sono soggette all’imposta di successione solo per un importo pari al 10% del valore dell’asse ereditario netto. Il vantaggio fiscale è palese qualora il valore di mercato delle opere sia superiore al suddetto valore a forfait. E’ assolutamente da specificare tuttavia che tale criterio è applicabile per le collezioni custodite nelle case private dei collezionisti e non per quelle depositate in caveaux, depositi, ecc».

N.M.: E nel caso la cifra da pagare sia maggiore del valore della collezione?

M.B.: «E’ ovviamente possibile provare che il valore dei beni inclusi nel’asse ereditario sia di valore inferiore rispetto alla presunzione del 10%, presentando al fisco un inventario analitico dei beni in oggetto».

N.M.: Una soluzione potrebbe essere anche quella di non segnalare le opere nella dichiarazione di successione. Ci sono delle controindicazioni?

M.B.: «Si potrebbe incorrere in problematiche derivanti dalla prova della titolarità dell’opera, qualora in un secondo momento il collezionista (erede) abbia intenzione di vendere le opere».

N.M.: Un’ultima domanda. Nel caso in cui il collezionista sia un professionista, come cambia lo scenario nel caso di una compravendita di opere d’arte?

M.B.: «In questo caso è direttamente il Testo Unico delle Imposte sui redditi che ci spiega come fare. L’articolo 54 comma 5 del TUIR dispone che il costo sostenuto per l’acquisto o per l’importazione di un oggetto d’arte, di antiquariato o da collezione debba essere ricondotto nell’alveo delle spese di rappresentanza e così fiscalmente gestito (nella misura dell’1% dei compensi percepiti dal professionista). L’art. 54 comma 1-bis del TUIR tuttavia esclude dai beni strumentali idonei a generare plusvalenze o minusvalenze rilevanti gli oggetti d’arte, di antiquariato e da collezione. In particolare, le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla cessione di oggetti d’arte, d’antiquariato e da collezione, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro autonomo professionale. E’ necessario tuttavia soffermarsi a riflettere sulla possibile imponibilità ai fini IRPEF del reddito derivante dalla cessione “occasionale” di opere d’arte da parte di un esercente arti e professioni. E’ infatti possibile che la compravendita possa generare un reddito riconducibile nella categoria dei redditi diversi derivanti dall’esercizio di attività commerciale non esercitata abitualmente ex art. 67 co.1 lett. i) TUIR».