Collezionismo: l’importanza dell’archivio

«Gli archivi conservano testimonianza delle decisioni adottate, delle azioni svolte e delle memorie accumulate. Gli archivi costituiscono un patrimonio unico e insostituibile, trasmesso di generazione in generazione. I documenti archivistici sono gestiti fin dalla loro creazione in modo da preservarne il valore e il significato. Essi sono fonti affidabili di informazione per una amministrazione responsabile e trasparente. Essi giocano un ruolo essenziale nello sviluppo delle società, contribuendo alla costituzione e alla salvaguardia della memoria individuale e collettiva. L’accesso agli archivi arricchisce la nostra conoscenza della società umana, promuove la democrazia, tutela i diritti dei cittadini e migliora la qualità della vita». Così recita l’incipit della Dichiarazione Universale sugli Archivi, scritta dal Consiglio Internazionale degli Archivi e adottata dall’UNESCO il 10 novembre 2011.

Si tratta, come ovvio, di una dichiarazione omnicomprensiva che deve adattarsi alle tante tipologie di archivio esistenti al mondo. Ma è bene tenerla a mente quando ci accingiamo a creare la nostra collezione d’arte contemporanea. Sì, perché per essere un  buon collezionista non è sufficiente comprare delle opere secondo un criterio prestabilito e seguendo un progetto di collezione definito a priori. Un buon collezionista deve sapersi anche prendere cura delle sue beniamine. E uno dei modi migliori per prendersi cura delle opere presenti in una collezione, e del loro futuro, è quello di compilare un archivio ordinato e aggiornato in cui siano conservate, per ciascun pezzo, la documentazione consegnata dal mercante al momento dell’acquisto (fattura compresa) e tutte quelle informazioni che si accumulano durante la vita dell’opera: dal momento dell’acquisto a quello in cui questa sarà venduta, lasciata in eredita o donata ad un museo.

L'archivio Edward Steichen al MoMA di New York

L’archivio Edward Steichen al MoMA di New York

Dotare la propria collezione di un archivio ordinato, che contenga una descrizione  precisa e puntuale delle opere possedute e corredato da una documentazione fotografica completa, è indispensabile per svolgere in tempi rapidi tutte quelle operazioni che sono necessarie in caso di richiesta di valutazione, di aggiornamento del valore, di compravendita, di assicurazione e di prestito. Ma non solo. Come abbiamo visto la scorsa settimana tutto ciò risulta estremamente utile  anche in caso di furto.

Ecco perché disporre di un archivio ordinato delle opere è la prima regola del buon collezionista.

Vediamo allora quali informazioni dovrebbero essere contenute nell’archivio di una collezione:

  • Certificato di Autenticità.
  • Foto: la documentazione fotografica deve ritrarre non solo l’opera vista dal davanti ma anche il retro, la cornice e le varie etichette o timbri presenti anche se semplicemente sono stati apposti da un corniciaio. Nel fotografare l’opera si consiglia di utilizzare la Card Object ID (vedi sotto) che permette di avere anche i riferimenti dimensionali e cromatici dell’opera.
  • Dati identificativi dell’opera: autore, titolo, anno, supporto, dimensione, collocazione e immagine. Consiglio: se possibile utilizzare il sistema di catalogazione Object ID che, rispettando un standard internazionale, è riconosciuto praticamente in tutto il mondo (vedi sotto).
  • Informazioni aggiuntive: opera unica o in edizione, descrizione dell’opera e delle sue esigenze espositive, descrizione dell’eventuale cornice (nel caso non sia incorniciata specificarlo), stato di conservazione, bibliografia, illustrazioni;
  • Informazioni economiche: dati dell’acquisto (luogo, data, prezzo), note sull’esportazione (se rilevanti), tasse, assicurazione, rivalutazione dell’opera (da effettuare ogni due anni);
  • Elenco dei prestiti: elencare tutti i prestiti, compresi quelli precedenti al vostro acquisto, e corredare il tutto con la relativa documentazione;
  • Trasporto: oltre all’elenco degli spostamenti subiti dall’opera, è di fondamentale importanza specificare le esigenze di imballaggio e di movimentazione.
  • Note sull’esposizione: dettagliare le esigenze espositive dell’opera, in particolare se esistono indicazioni lasciate dall’artista o se l’opera è particolarmente delicata.

Ogni archivio, ovviamente, risentirà del carattere del collezionista che lo compila e per questo le informazioni in esso contenute potranno essere più o meno complete.  L’importante, però, è che almeno i primi tre punti siano soddisfatti: non daranno vita ad un archivio dettagliatissimo ma avrete a disposizione tutte le informazioni di  base necessarie anche al ritrovamento dell’opera in caso di furto. Per questo ho consigliato la schedatura dell’opera utilizzato il sistema dell’Object ID: standard internazionale per la descrizione degli oggetti d’arte  nato da anni di ricerca congiunta tra istituzioni museali, forze dell’ordine e periti.

Un archivio ordinato delle opere è la prima regola del buon collezionista

Un archivio ordinato delle opere è la prima regola del buon collezionista

Lanciato nel 1997, questo sistema di schedatura è il frutto di un progetto partito nel 1993 su impulso della Fondazione J. Paul Getty per contrastare il traffico di opere rubate. Per questo è stato subito promosso da FBI, Scotland Yard, Interpol, UNESCO, musei e istituzioni culturali, mercanti d’arte e compagnie assicurative.

Il sistema di catalogazione Object ID si compone  di due elementi essenziali:

  • la Card Object ID, che riporta i riferimenti cromatici e dimensionali per una corretta impostazione della documentazione fotografica dell’oggetto d’arte;
  • la Scheda Object ID, che consente di raccogliere le informazioni descrittive fondamentali per classificare ogni opera d’arte come unica.

La Card Object ID è un parametro di riferimento indispensabile per ottenere una appropriata documentazione fotografica che riproduce con precisione colori e dimensioni dell’opera da catalogare. La card riporta infatti la scala cromatica e le misure, fornite in centimetri, per la definizione precisa delle caratteristiche dell’oggetto fotografato. La Card Object ID dovrà essere sempre collocata accanto all’oggetto da fotografare. Attraverso la scala cromatica e il righello di misurazione riportati sulla Card, vengono definiti parametri oggettivi relativi ai colori e alle dimensioni dell’opera d’arte. Le semplici istruzioni per utilizzare correttamente la Card Object ID, sono riportate sul retro della stessa.

Esempio di Card Object ID

Esempio di Card Object ID

La Scheda Object ID consente, invece, di raccogliere le informazioni grazie a una descrizione completa di tutti quei parametri indispensabili per ricondurre l’oggetto schedato alla sua unicità e particolarità. La Scheda presenta infatti una serie di “campi descrittivi” da compilare con i dati dell’opera: autore, area geografica, secolo di realizzazione, tipologia dell’oggetto (dipinto, disegno, scultura, etc), titolo, descrizione, tecnica e supporto (es: olio su tela, acquarello su carta, etc.), misure in cm (altezza, larghezza, profondità, diametro), peso e note (provenienza: galleria, casa d’aste, etc.; esistenza di documenti di expertise o autentica; bibliografia dell’opera). La Scheda rappresenta il vero e proprio documento d’identità dell’opera: è quindi importante compilarla con la massima cura e attenzione in tutte le sue parti. Oltre alle caratteristiche generali, è opportuno indicare eventuali segni particolari dell’opera, soprattutto se relativi allo stato di conservazione (restauri, lacune, etc.) che potranno garantire l’immediata riconoscibilità dell’opera.

2 Commenti

  • FABIO DODESINI ha detto:

    Caro Nicola,
    condivido tutto quello che scrivi e suggerisci. So che posso passare per persona interessata (vedi mia app Myk ART) ma un lamento mi permetto di aggiungerlo, non a te ma al sistema sinora adottato: fare fotografie dell’opera d’arte con la corretta “lettura” della scala cromatica è un metodo dispendioso (bisogna affidarsi a un fotografo competente) e scomodo (si deve portare l’opera, o far venire a domicilio, dal fotografo…).
    Con la nuova tecnologia (computer, tablets, iphone, macchine fotografiche digitali…) la schedatura sarebbe molto più semplice ed immediata la comunicazione di furto…
    Ciao,
    Fabio

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Fabio,

      grazie per il tuo intervento che, come sempre, mi permette di essere più preciso. La schedatura può essere fatta tranquillamente utilizzando i mezzi tecnologici che tu giustamente citi. Per questo, in chiusura ho spiegato dove è possibile reperire i riferimenti metrici e cromatici da utilizzare. Peraltro, Assicurazioni come Axa regalano kit appositi contenendi la Scheda e La Card del sistema Object ID sottolineando, nel materiale informativo, che un archivio digitale è utile e prezioni. Proprio come dici tu. Quello che ho descritto è un metodo standard, sta poi a ciascuno di noi decidere se crearsi la documentazione fotografica da soli o rivolgersi ad un professionista. Qualunque sia la scelta il valore della procedura non cambia.

      A presto

      Nicola

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