Come sta cambiando il collezionismo: 4 generazioni a confronto

Come sta cambiando il collezionismo

Due indagini sugli americani più facoltosi tracciano un profilo generazionale di chi compra arte oggi e di come stiano cambiando anche radicalmente i “costumi” dei collezionisti, mettendo a confronto i ricchi “maturi”, i Baby Boomers (nati tra gli anni ’50 e ’60), la Generazione X (nati tra gli anni ’60 e ’80) e i Millenials (nati tra gli anni ’80 e i 2000). Una profilazione che, in prospettiva, può aiutare a capire la direzione che potrebbe prendere il mondo dell’arte nei prossimi anni. Partiamo dalla più recente: l’indagine annuale della US Trust, divisione della Bank of America che si occupa di private wealth management, condotta tra i ricchi americani di vecchia e nuova generazione. Tra i risultati più interessanti di questa ricerca troviamo proprio una fotografia di come, a seconda della generazione, stia mutando il modo di guardare all’arte. Talvolta anche in modo allarmante, considerando che, in particolare i Millennials, rappresentano un po’ il futuro del collezionismo.

 

Per i più giovani il valore dell’arte è “solo” economico

 

Tra i 650 intervistati dalla US Trust, 1 su 5 dichiara di collezionare arte e di farlo, nel 73% dei casi, spinto dal valore estetico delle opere, anche se sono sempre di più coloro che guardano all’arte come forma di investimento. In particolare tra i super-ricchi. Ma se questo è un dato ormai noto, quello che può in qualche modo preoccupare è il fatto che il 65% dei collezionisti appartenenti ai cosiddetti Millennials crede che il vero valore dell’arte sia quello economico. Percentuale che cala notevolmente, invece, via via che l’età dell’intervistato aumenta, testimoniando un cambio generazionale molto profondo tanto che i collezionisti “maturi” che guardano solo al “prezzo” sono appena il 24%.

Dall'indagine U.S. Trust Insights on Wealth and Worth® 2016.

Dall’indagine U.S. Trust Insights on Wealth and Worth® 2016.

Diretta conseguenza di questo approccio materialistico all’arte, è la convinzione dei più giovani che collezionare sia un modo per mettere insieme una ricchezza considerevole (29%). Convinzione che li accomuna ai collezionisti della Generazione X (36%), ma li pone a netta distanza da quella dei loro “padri”: tra i Baby Boomers, infatti, appena il 10% la pensa così. Solo il 27% dei Millennials, inoltre, crede che investire in arte sia un rischio, contro l’88% dei collezionisti più maturi e dei Boomers. Le differenze si affievoliscono, invece, per quanto riguarda la prospettiva di crescita del valore dell’arte che vede tra il 40 e il 50% di ogni generazione rispondere che “sì, continuerà ad aumentare”. Peraltro, solo un 19% degli intervistati è convinto che nel mercato dell’arte ci sia attualmente una bolla speculativa gonfiata, in primo luogo, da investitori inesperti che stanno facendo lievitare i prezzi.

 

Millennials: un approccio al collezionismo molto “aggressivo”

 

A completare il quadro emerso dall’edizione 2016 del U.S. Trust Insights on Wealth and Worth® accorre in nostro aiuto una seconda indagine, condotta lo scorso anno da Christie Chu per Artnet News e da cui emerge come i giovani e ricchi collezionisti americani abbiano un approccio molto aggressivo al mondo dell’arte. Specchio di una società in cui la parola d’ordine sembra essere “tutto e subito“, i Millennials americani non si affidano ad art advisor o a poche gallerie per i loro acquisti. Preferiscono muoversi da soli, sfruttando al massimo il loro network di conoscenze anche per bypassare gli intermediari e comprare le opere ancor prima che siano esposte, magari direttamente dall’artista. Una “aggressività” che si rispecchia anche nel loro ricercare sempre un contatto diretto, spesso attraverso i social network che stanno diventando uno degli strumenti più influenti per quanto riguarda le scelte operate dai giovani collezionisti. Rispetto ai loro predecessori, inoltre, sono molto più disposti a correre rischi acquistando opere di artisti giovani invece dei nomi ormai “classici” del contemporaneo. Opere che però, sembrano anche essere molto portati a rivendere rapidamente sia per aumentare il proprio capitale, ma anche, spesso, per reinvestirlo in nuovi acquisti per ampliare le dimensioni e la portata della propria collezione. Ma sempre con un occhio attento al ritorno economico. Questi i tratti salienti di una nuova generazione di collezionisti destinati, nel prossimo futuro, a dominare il mercato di fascia alta. Le conseguenze? Provate ad immaginarle.

4 Commenti

  • Rosy ha detto:

    Disastroso!

  • Fabrizio Casetti ha detto:

    Mi sembra normale che un millenial che sia arrivato ad avere oggi i fondi per collezionare sia stato rapido nelle scelte e veloce nelle decisioni di investimento e che quindi sia propenso a ricercare rapidità sia nell’acquistare che nel rivendere cercando quindi anche di saltare gli intermediari.
    Ma ritengo anche probabile che, col passare del tempo, la sua condotta diventerà meno frenetica e più riflessiva, nel mentre arriveranno anche quei millenials che ancora stanno costruendo il loro capitale (e il loro gusto) con percorsi più lenti, non tutti accumulano capitali nello stesso modo e con gli stessi tempi. Il confronto dovrebbe essere tarato con una visione sincronica della cronologia di costruzione delle collezioni che andrebbe anche corretta in base alla situazione economica contingente nei vari decenni.
    Detta così sembra il solito discorso sui giovani che nella loro fretta non hanno più rispetto dei veri valori, discorso già fatto da Seneca in poi.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Buongiorno, grazie per il suo intervento. Spero che la sua fiducia in un cambio di condotta trovi conferma nel tempo. Al di là delle modalità che hanno usato per la ricerca, il dato che emerge è meno semplificabile di quanto si possa pensare. Non si tratta, infatti, di una “frenesia” dettata dall’età ma da un approccio al collezionismo molto diverso da quello dei predecessori. E in particolare votato all’investimento. Un approcci in cui l’arte diventa un bene da scambiare, anche molto velocemente, per aumentare il proprio capitale. Basti pensare che oggi le opere tornano sul mercato anche dopo 2 anni, un tempo molto inferiore al passato quando queste rimanevano nelle collezioni per decenni. Non è quindi il solito discorso sui giovani, ma la fotografia di una generazione (e di un epoca) in cui la Finanza (o l’approccio finanziario) detta legge anche nel mercato dell’arte creando le periodiche bolle speculative. E se è vero che queste bolle, dalla fine dell’Ottocento, ad oggi, sono sempre esistite, va anche detto che questo fenomeno ha preso dimensioni una volta inimmaginabili. Non è un caso, d’altronde, se dall’indagine emerge come per i Millennials il vero valore dell’arte sia solo quello “economico”. E questa è la grande differenza tra le 4 generazioni prese in esame. Ovviamente si tratta di un processo che si è sviluppato nel tempo. Tant’è che sul alcuni punti le visioni della Generazione X e della Generazione Y combaciano anche se in quest’ultima si fanno più marcati alcuni caratteri. La mutazione in atto è qualcosa che da congiunturale si sta facendo sempre più strutturale, con tutto quello che ne può derivare in termini di mercato e di produzione artistica.

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