Come prima, meno di prima? Apre Artissima 2019

Si apre oggi ufficialmente Artissima 2019. Come sempre, la sola fiera italiana unicamente dedicata al contemporaneo è bella da vedere.

Non si può dire, infatti, che gli stand che affollano la fiera (quest’anno le gallerie sono 208) non offrano lavori interessanti, né che non sia questa un’ottima occasione per avvicinare pubblico e collezionisti ad opere di livello indiscusso. Ciononostante, è inutile negare che la fiera torinese appare quest’anno un filo sottotono, rispetto alle precedenti edizioni.

Un momento della conferenza stampa inaugurale

Ci eravamo abituati a quell’immagine molto lusinghiera di Artissima come una piccola gemma, elegantissima e super selettiva quanto attenta alle ultime tendenze, pronta a cogliere le novità e il futuro al suo sorgere, e in parte è ancora così. Ma in parte no, o non del tutto.

Andiamo con ordine.

Le gallerie in fiera, come abbiamo detto, sono più di duecento. Forse troppe?

In ogni caso, dal punto di vista dei contenuti, nel senso della proposta, è possibile intravedere alcune tendenze, alcune linee comuni in più di alcune gallerie in mostra.

Una tendenza sono i quadri di grandi dimensioni, dai colori vividi e pastosi, molto materici. Un po’ gigioni? Non saprei… Qui non si tratta più di opporre la pittura a una ricerca più concettuale, e in alcuni casi le opere non sono prive di un certo interesse. Tuttavia, qualche volta il sospetto è che si vada nella direzione di un sottile involgarimento del gusto, verso la volontà, certo non dichiarata apertamente, di strizzare l’occhio a un collezionismo più occasionale e meno raffinato di quanto non accadesse nelle precedenti edizioni.

Una vista di Artissima 19 all’Oval del Lingotto

Un’altra tendenza – questa pervasiva anche nel mondo della moda, a dir la verità – sono le scritte. In questo caso il problema è che mentre i grandi maestri (vedi Kosuth per Vistamare, ad esempio) con la scritta al neon creano veri e propri dispositivi concettuali, del tutto affascinanti, in casi più banali e troppo frequenti è più facile che la scritta serva soltanto a sostituire le immagini. Come a dire che la fantasia immaginale si è fatta carente e la capacità mitopoietica claudicante.

Forse è proprio questo il vero problema. Qualcosa che ha a che fare con l’immaginario e la capacità mitopoietica che la nostra epoca, a molti livelli, fatica a coltivare, tanto nell’arte, quanto nella cultura più in generale.

Insomma, così come ai piccoli grilli di Enrico Ascoli e Hilario Isola da Guido Costa è per me di gran lunga preferibile la scritta del maestro Alfredo Jaar da Persano (Gramsci, Ritorna!), in questa edizione di Artissima più che belle sorprese è facile incontrare delle ottime conferme.

Lo stand della Galleria Franco Noero ad Artissima

Gli stand più belli sono quelli dei soliti grandi galleristi. Tra i torinesi: Noero con Starling, Bader, Vezzoli, Baumgarten (no, non quello che inventò l’estetica nel XVI secolo, ma quello che squarcia lo spazio con uno specchio mentre disegna le silhouette di altre sculture e la distanza tra loro, che le attraversa) Hakansson e altre proposte della galleria; Persano, con Jaar, appunto, Barclay e Gastini, solo per citarne alcuni; Tucci Russo, con una splendida opera di Penone, altri fantastici De Maria, Rohde, ed altri; Peola, con vari artisti della galleria, tra cui Perino e Vele, di cui s’inaugurerà la personale in questi giorni. Belli anche i disegni di Schifano da In Arco.

Lo stand della galleria Alberto Peola Arte Contemporanea

Per i non torinesi ci sono, anche qui, i soliti: Lia Rumma, Artiaco, Minini, Loom. Splendido lo stand di Pantaleone, con i tappeti di Longo e Arienti. Molto interessante quello di Corraini, con opere di Munari.

Spicca fra tutti quello di Continua, con un lavoro davvero intenso (forse il più bello all’Oval, a mio parere) di Mortaz Nasr. Un’immagine fotografica che sovrappone il dramma attuale della tratta di esseri umani con reminiscenze della botticelliana Calunnia di Apelle (1491 – 95, conservata agli Uffizi).

I tappeti di Arienti e Longo da Pantaleone

Molto interessante, infine, lo stand di Raffaella Cortese, che offre, tra l’altro, piccoli assaggi degli eventi collaterali di cui sono protagonisti due suoi ottimi artisti: Marcello Maloberti, sia con la sua personale… Ma l’amor mio non muore presso il Salone delle Feste dell’Hotel Principi di Piemonte, sia con un lavoro realizzato in collaborazione con la boutique Aspesi; e Monica Bonvicini, che inaugura in contemporanea alla fiera la una importante personale alle OGR.

Poche le belle sorprese dal punto di vista delle gallerie internazionali. Qualcosa dalla Polonia, qualcosa da Parigi…

Oltre al discorso gallerie, tra gli altri eventi in fiera, è interessante la sezione Artissima Junior, realizzata in collaborazione con Juventus F.C. e che presenta il lavoro di due giovani artisti: Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari. Il lavoro, che si svilupperà in un workshop-gioco che coinvolgerà i visitatori più piccoli, ha a che fare con il marmo, il gesto del colorare e la capacità di collaborare in sinergia, tutti insieme.

Monica Bonvicini alle OGR

Stimolante, infine, il workshop con l’artista iraniana Setareh Shahbazi per Artissima Experimental Academy, sull’archetipo del trickster, ossia quel personaggio delle favole o dei miti che è insieme l’imbroglione, o anche il clown, come Joker, ma anche come  colui che riesce a distinguersi, uscendo dagli schemi e dalle regole comunemente accettate.

Che dire, quindi, di questa Artissima? Non mancano, come dicevo, le cose belle. Il problema è che ciò che c’è di interessante è anche già in qualche modo storicizzato: Continua, Tucci Russo, Noero e Persano… Inutile dire che sono ottime, grandissime gallerie. Vere e proprie garanzie. Ma Artissima non era il luogo della ricerca e delle sorprese?

E così, mentre tra le ormai tradizionali Luci di Artista, in città, campeggia Miracola di Roberto Cuoghi, che in sostanza lascia di tanto in tanto il salotto di Torino, Piazza San Carlo, ben poco festosamente al buio – ma non erano le luci di Natale? – l’impressione è che, per ritrovare quella Torino Capitale dell’Arte Contemporanea che tanto amavamo fino a qualche anno fa, ci sia del lavoro da fare.

Con meno qualità del trickster e più capacità mitopoietica.

2 Commenti

  • marco flo meneguzzo ha detto:

    sottoscrivo in toto avrei citato la Thomas Schulte Gallery da sempre con artisti degni di nota, una piacevole riconferma dopo Londra delle opere della Gut e decisamente elegante la Loom gallery ormai tra le poche riconoscibili sempre, complimenti per l’articolo

  • Grazie! Su Thomas Schulte concordo… purtroppo non si possono citare tutte, ma senz’altro merita

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