Come si valuta un’opera d’arte moderna e contemporanea? Parola a Massimo Vecchia

L'art advisor Massimo Vecchia

Venezia, venerdì 28 giugno 2019. Caldo torrido. Tra i tanti turisti e appassionati d’arte che con l’avvicinarsi del week-end hanno deciso di visitare la 58.ma Esposizione Internazionale d’Arte si è tenuto, a pochi passi di distanza (nella splendida Biblioteca dei Giardini della Biennale), il convegno “Creazioni d’arte e soluzione in arbitrato delle controversie” organizzato da Arbitrando, associazione senza scopo di lucro che applica e promuove l’arbitrato.

Al convegno hanno partecipato, oltre a numerosi esperti del diritto, anche professionisti del settore arte. Tra questi, insieme all’Avv. Annapaola Negri-Clementi, si è seduto al tavolo dei relatori Massimo Vecchia, art advisor che per l’occasione ho deciso di intervistare per farmi spiegare meglio come si valuta un’opera d’arte.

Giorgia Ligasacchi: Massimo, cosa significa valutare un’opera d’arte moderna e contemporanea?

Massimo Vecchia: «La valutazione economica – e non certamente quella storico-artistica! – di un’opera è un complesso insieme di tanti tasselli, tutti essenziali, che devono essere studiati, approfonditi e interpretati da professionisti del settore così da restituire il giusto valore per non incorrere in acquisti sbagliati o in una vendita ad una cifra non appropriata. Capire quali sono stati gli elementi indagati che hanno portato ad una certa quotazione permette anche di comprendere appieno la richiesta economica per un eventuale acquisto o il prezzo di vendita di un’opera che si intende alienare.

I criteri che influiscono sul prezzo di un’opera d’arte sono numerosi ed eterogenei e pertanto è importante che venga effettuata una schedatura completa ed accurata di tutte le informazioni che riguardano l’opera ma non va dimenticato che spesso l’acquisto include una forte emotività da parte del collezionista, pertanto, anche l’occhio vuole la sua parte. Dopo tanti anni dedicati a questo lavoro mi rendo conto come solo il continuo approfondimento, studio e conoscenza del mercato e delle opere d’arte possano, però, veramente aiutare nella valutazione di un’opera d’arte, l’esperienza fa la differenza».

G.L.: Agli occhi dei meno esperti potrebbe sembrare sufficiente consultare le più note banche dati a disposizione e calcolare una media dei risultati delle vendite all’asta per avere un’idea del valore economico di un’opera d’arte. Secondo la tua opinione, tale procedura può bastare o al contrario rischia di fare commettere errori anche significativi al futuro collezionista?

M.V.: «No, non è sufficiente compiere una semplice media dei risultati di vendita all’incanto di opere simili per ipotizzarne il giusto prezzo. Questi dati devono infatti essere interpretati e letti con cura e attenzione da professionisti del settore (i c.d. art advisors) che, grazie all’esperienza maturata, possiedono una visione a 360° capace di armonizzare tutti i fattori che ne determinano la valutazione e il risultato.

Il primo da tenere in considerazione è, senza dubbio, l’autore dell’opera in questione. Questo dato, infatti, suggerisce fin da subito una fascia di prezzo indicativa. Esiste una grande differenza se si considera il lavoro di un artista emergente oppure se si tratta di uno già storicizzato. Nel caso di un artista già affermato ci saranno maggiori transazioni da prendere a confronto.

Un momento del convegno veneziano del 28 giugno scorso: “Creazioni d’arte e soluzione in arbitrato delle controversie” organizzato da Arbitrando, associazione senza scopo di lucro che applica e promuove l’arbitrato.

Ciò non toglie che opere dello stesso autore raggiungano prezzi molto diversi tra loro. Ne è un esempio l’ampio range di prezzo delle opere di Lucio Fontana (1899-1968): alcune superano anche i 20 milioni (quelle della serie: “Concetto spaziale. La fine di Dio”) mentre altre sono valutate solo per alcune migliaia, specialmente se si tratta della produzione seriale, come le incisioni, le litografie o le acqueforti.

Inoltre questi database non sempre riportano la schedatura completa del catalogo d’asta di riferimento, e soprattutto non si fa alcuna menzione dello stato di conservazione dell’opera, che è invece fondamentale. Inoltre, la data dell’asta e il luogo possono incidere profondamente sul risultato; a tale proposito si parla spesso di sovraffollamento del mercato in alcuni periodi dell’anno, troppe opere in vendita anche solo in una settimana… o di come opere di artisti stranieri non raggiungano in Italia gli stessi importi realizzati nei rispettivi paesi d’origine».

G.L.: Oltre all’autore, quali sono i principali criteri che concorrono alla valutazione di un’opera d’arte?

M.V.: «Se dovessi individuarne dieci, oltre all’autore, i fattori da analizzare sono sicuramente il titolo o il soggetto rappresentato, la data di esecuzione, la tecnica o il supporto, la dimensione, la presenza o meno della certificazione di autenticità, la provenienza da collezioni note e prestigiose, la partecipazione a esposizioni, la bibliografia, e infine il suo stato di conservazione (per approfondimenti leggi il Decalogo adottato da Negri-Clementi Studio Legale). Non bisogna poi dimenticare di controllare se è presente o meno la firma dell’autore o se si tratta di multipli/edizioni nel caso della scultura o dell’opera grafica.

Infine amo davvero ripeterlo, non dimentichiamoci che stiamo parlando di opere d’arte, pertanto, esse subiscono necessariamente il giudizio soggettivo del proprietario o dell’acquirente, questo sta a significare che talvolta un venditore ha un’aspettativa di realizzo molto alta, anche in virtù di una componente affettiva che lo lega all’opera e, allo stesso modo, un acquirente è disposto a discostarsi anche sensibilmente al rialzo dal valore medio di mercato dell’opera che intende acquistare in virtù del proprio gusto per l’oggetto».

G.L.: A proposito di dimensione, siamo abituati a pensare che a quadri di grandi dimensioni corrispondano importanti prezzi, ma è sempre vero?

M.V.: «No, questa logica spesso trae in inganno; in ogni caso non bisogna mai dimenticare che opere di grandi dimensioni richiedono ampi spazi espositivi, e questo è un impegno per l’acquirente. Quindi non è sempre detto che misure importanti siano l’elemento determinante nell’aumento delle quotazioni».

G.L.: Parliamo ora di autenticità, chi ha la facoltà di rilasciare il certificato e perché è importante a fini di vendita/acquisto?

M.V.: «La conferma di autenticità può essere rilasciata da chiunque ma sono pochi i soggetti autorevoli e riconosciuti dal mercato dell’arte; per questo risulta fondamentale sapere a chi rivolgersi per non incorrere in acquisti inconsapevoli di opere prive dell’adeguata e corretta certificazione dell’autenticità.

A seconda dei casi, l’autentica può essere rilasciata dall’artista, se vivente, oppure dalla galleria che lo rappresenta, o ancora dall’archivio o fondazione d’artista. In assenza, sono gli eredi ad avere la facoltà e il riconoscimento di tale attività oppure un esperto universalmente riconosciuto dal mercato.

Massimo Vecchia al tavolo dei relatori del convegno veneziano del 28 giugno scorso: “Creazioni d’arte e soluzione in arbitrato delle controversie” organizzato da Arbitrando, associazione senza scopo di lucro che applica e promuove l’arbitrato.

La certificazione di autenticità può incidere in maniera significativa sulla valutazione dell’opera, da un punto di vista artistico, economico e sulla sua vendibilità.

Ma attenzione, talvolta può capitare che esistano addirittura due soggetti, tipicamente un archivio e una fondazione, in disaccordo tra loro che svolgano la stessa attività. In questi casi è importante capire quale è considerato l’ente più autorevole nel rilasciare le certificazioni».

G.L.: Martedì 9 luglio, lo Studio Legale Negri-Clementi presenterà l’ultimo numero di “Art&Law 2/2019″ su “L’acquisto (in)consapevole di opere d’arte #1″. A proposito di consapevolezza, quali consigli puoi dare ai lettori di Collezione da Tiffany che si approcciano per la prima volta all’acquisto di un’opera?

M.V.: «Mi auspico che l’acquisto di un’opera d’arte venga sempre guidato e dettato da una vera passione e interesse per l’artista e per l’opera in questione e, solo successivamente, da fini economici o speculativi. È fondamentale, però, che il collezionista conosca l’artista e tutta la sua produzione – magari avendo cura di consultarne il catalogo generale/ragionato – per poter in questo modo scegliere con la maggior consapevolezza possibile.

Molto spesso, infatti, mi capita di vedere in collezione opere “sbagliate” di artisti anche affermati e storicizzati perché “troppo presto” o “troppo tardi” all’interno della produzione dell’artista o realizzate su supporti minori o ai quali l’artista ha dedicato poco spazio nel suo lavoro. Volendo infine dare un consiglio ai lettori, la combinazione ideale verso un acquisto consapevole è comprare con gli occhi e con il cuore, con l’orecchio (teso verso l’art advisor) e con le mani (sul portafoglio). In ordine sparso».

G.L.: In apertura accennavamo alla figura dell’art advisor, che compone i vari tasselli del puzzle ed è in grado di leggere in maniera olistica informazioni che sembrerebbero ad un primo esame slegate. Massimo, qual è il valore aggiunto di questa professione nell’acquisto consapevole di opere d’arte?

M.V.: «Il ruolo dell’art advisor può essere significativo nella compravendita di opere. Permette al collezionista di avvicinarsi al mondo dell’arte con un miglior bagaglio di conoscenze e una maggior consapevolezza, condividendo con lui competenze specifiche per far sì che un acquisto nato dalla passione e da una emozione possa diventare anche un buon investimento».

G.L.: Chiudiamo in bellezza, se ti chiedessi chi sono i tuoi tre artisti preferiti (che ti piacerebbe acquistare), chi sceglieresti?

M.V.: «Mi sarebbe piaciuto occuparmi maggiormente di arte antica, quindi ho una vera predilezione verso la pittura figurativa. Amo decine di artisti, ma oggi vorrei un bel disegno a pastello, e di soggetto femminile, di Boldini, un vaso di fiori di Filippo De Pisis e per finire in bellezza una tela della metà degli anni ‘50 di Tancredi».

2 Commenti

  • armellin ha detto:

    Bella intervista…se passa…aspetto Massimo Vecchia in studio…

  • Tessa DeMaria ha detto:

    O hai qualcosa da dire
    O non lo hai.
    È tanto semplice
    Ho qualcosa da dire e lo lo dico da una vita
    Mi piacerebbe che qualcuno con le nuvole nella pancia
    Avesse voglia di ascoltare.
    Bah….o forse tutto resterà silenziosamente a dormire nella mia casa
    Ma io
    Ho qualcosa da dire
    Di inesauribile
    Grazie

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