Cominciando da piccoli… Noterelle sul collezionismo

Sandro Naglia vicino alla litografia di Alexander Calder con cui ha iniziato la sua collezione d'arte.
Sandro Naglia vicino alla litografia di Alexander Calder con cui ha iniziato la sua collezione d'arte.

Trovo assolutamente lusinghiero, ma anche un po’ paradossale, che un sito prestigioso come Collezione da Tiffany chieda a un piccolo collezionista d’arte come me di raccontare la propria esperienza. D’altra parte una delle motivazioni addotte — e cioè il fatto che la mia storia possa essere di stimolo o d’aiuto a chi voglia accostarsi a questo mondo pur senza possedere enormi disponibilità economiche — mi spinge ad accettare la sfida più che volentieri. Se ho iniziato ad acquistare opere d’arte lo devo a una bellissima litografia di Alexander Calder — uno dei miei artisti preferiti in assoluto — che vidi quasi venticinque anni fa nella vetrina di una galleria di Pescara. Esitai molto prima di entrare a chiederne il prezzo, pensando che costasse chissà quanti milioni delle vecchie lire… scoprii, invece, con sorpresa che era a portata delle mie tasche, e alla fine uscii dalla galleria portandomi il quadro sottobraccio assieme a una splendida serigrafia di Mario Schifano, ottenuti entrambi al prezzo chiestomi inizialmente per il solo Calder. Il gallerista, Cesare Manzo — l’inventore di Fuori Uso: la prima rassegna d’arte contemporanea che si svolgesse in spazi “recuperati”, che fu poi d’ispirazione a tante altre manifestazioni analoghe in tutto il mondo —, un personaggio molto particolare oltreché discusso (ma di cui personalmente non posso che dir bene), aveva evidentemente intravisto nel giovane entusiasta e un po’ ingenuo un potenziale futuro cliente da coltivare. Scoprii solo in seguito di aver fatto due acquisti “azzardati” per un neofita:  all’epoca non potevo saperne granché di opere e autori “a rischio”, ma i multipli si sono poi dimostrati, fortunatamente, entrambi “buoni”. In ogni caso avevo contratto il virus del collezionismo d’arte. L’“educazione sentimentale” arrivò poco dopo.

 

L’importanza di trovare il gallerista “giusto”…

 

All’epoca vivevo tra Pescara e Reggio Emilia e, buttatomi subito a capofitto nella lettura di riviste d’arte e cataloghi, scoprii che proprio vicino Reggio, a San Polo d’Enza, c’era quella che era forse la maggiore galleria in Italia per le opere su carta: La Scaletta. Meno di due mesi dopo la folgorazione del Calder prendevo appuntamento per visitarla. Ne uscii, oltre che con due acquisti, edotto da una vera e propria lezione — durata praticamente tutto il pomeriggio — che il proprietario, Giorgio Chierici, aveva generosamente ammannito allo sprovveduto ma rampante collezionista in erba, riguardo a tutti i parametri da tener presenti per fondare una vera collezione d’arte (concentrarsi su autori, o correnti, o tematiche con una coerenza interna che desse compattezza alla collezione; imparare a consultare i cataloghi e a conoscere le possibili documentazioni legate alle opere che, oltre a essere garanzie, ne determinano la qualità e l’importanza, al di là dell’immediato impatto estetico ecc.).

Collezionismo - Roberto Crippa,Toro, 1948. Monotipo su carta. Courtesy: Sandro Naglia

Roberto Crippa,Toro, 1948. Monotipo su carta. Courtesy: Sandro Naglia

Primo consiglio da dare a un aspirante collezionista: stringere un sodalizio con galleristi di fiducia, che alla serietà professionale aggiungano la lungimiranza di coltivarsi e far “crescere” il loro cliente. La cultura e l’approfondimento personale messi in fecondo confronto con l’esperienza del gallerista possono far nascere delle belle e importanti collezioni anche senza bisogno di grandi disponibilità economiche. Possibili alternative sono l’acquisto diretto presso gli artisti, se si vogliono collezionare artisti viventi, o le aste: nell’un caso e nell’altro c’è però  bisogno di una solida base di conoscenza dell’ambiente artistico e del mercato (nel caso delle vendite online, anche di agguerrite nozioni anti-falsificazione).

Collezionismo - Dorazio, Senza titolo, 1957. Litografia in 35 esemplari. Courtesy: Sandro Naglia

Dorazio, Senza titolo, 1957. Litografia in 35 esemplari. Courtesy: Sandro Naglia

Per quanto mi riguarda, nei primi tre anni di attività collezionistica, muovendomi tra le due gallerie citate (con qualche sporadica deviazione) arrivai a riunire una ventina di opere (tra opere uniche e multipli), alcune delle quali oggi forse non potrei permettermi di acquistare. Il mio interesse, coniugando gusti personali e fattore economico, si era nel frattempo concentrato sugli astrattisti italiani nati nei primi decenni del Novecento e sulle correnti artistiche legate in qualche modo al Pop in senso lato (Scuola di Piazza del Popolo, Nouveau Réalisme — e anche la Pop Art propriamente detta, compatibilmente al lato finanziario…).

 

…e di conoscere il mercato

 

Occuparsi di collezionismo d’arte costringe inevitabilmente ad addentrarsi un minimo anche nel campo dell’economia e della finanza, cosa assolutamente indispensabile volendo penetrare certi meccanismi che regolano il mercato e che finiscono per ripercuotersi anche banalmente sui prezzi e sulle conseguenti scelte del collezionista. E forse ancor più dei grandi collezionisti (che possono avvalersi di consulenti professionali ecc.) sono proprio coloro che si muovono su piccoli budget a doversi documentare attentamente anche sul lato economico, oltre che diventare conoscitori dell’ambito artistico di cui vogliono occuparsi come collezionisti. Solo in questa maniera si può sperare di mettere a frutto nella maniera migliore una disponibilità economica limitata. (Su questi argomenti segnalo un recente, bellissimo libro di Alessia Zorloni: L’economia dell’arte contemporanea, edito da Franco Angeli).

Collezionismo - Mimmo Rotella, Volto, 1971. Frottage su carta. Courtesy: Sandro Naglia.

Mimmo Rotella, Volto, 1971. Frottage su carta. Courtesy: Sandro Naglia.

I miei acquisti sono andati avanti con una certa regolarità fino all’inizio degli anni Duemila, poi una lunga pausa (crisi economica, mancanza di lavoro…) fino a non molti mesi fa, quando la passione è rifiorita, trovando però una situazione generale molto diversa da quella che avevo lasciato: mutati tutti gli equilibri tra gallerie, mercanti, aste, fiere; l’affermarsi massivo dell’investimento finanziario in opere d’arte sia come beni rifugio che come mezzo speculativo; e — last but not least — il fiorire delle piattaforme informatiche e delle vendite online. In tutto questo, moltiplicatosi esponenzialmente rispetto al passato, il problema dei falsi. (Anche qui mi permetto di segnalare un forum sul web molto utile a un piccolo collezionista per raccapezzarsi in alcuni meandri del mercato artistico attuale: www.finanzaonline.com/forum/investimenti-arte-e-collezionismo).

 

Studiare per affinare il gusto

 

Ho sempre acquistato opere d’arte facendo seguire all’istinto, alla folgorazione, una riflessione basata sullo studio, e cercando ovviamente di trovare un equilibrio rispetto alla disponibilità economica del momento. Una cosa importantissima da imparare è che l’essenziale — anche in termini di investimento — è acquistare opere belle e possibilmente significative, e non è detto che un’opera importante debba necessariamente essere l’olio su tela di due metri per tre (pensate a Licini): all’interno della produzione di un artista possono addirittura esserci delle incisioni o dei multipli che ricoprano una posizione essenziale (Morandi, lo stesso Picasso…). Come avrebbe detto l’indimenticabile Catalano di Quelli della notte: “è molto meglio spendere una piccola cifra per una bella opera di piccole dimensioni, che una cifra spropositata per un’enorme opera brutta”…

Antonio Corpora, Composizione, s.d. Tecnica mista su carta. Courtesy: Sandro Naglia

Antonio Corpora, Composizione, s.d. Tecnica mista su carta. Courtesy: Sandro Naglia

Il gusto estetico del collezionista è quindi essenziale e insostituibile, ma il gusto si affina ed acuisce anche e soprattutto grazie allo studio continuo e alla preparazione culturale (per questo oso pensare che alcuni dei miliardari russi e cinesi che attualmente investono in arte contemporanea si troveranno tra qualche decennio con croste pagate cifre inverosimili…). In riferimento a questi argomenti, mi vengono in mente due esempi distanti tra loro ma complementari: Giuseppe Panza di Biumo, di cui è illuminante leggere il libro-intervista Giuseppe e Giovanna Panza collezionisti (a cura di Philippe Ungar, Silvana Editoriale) in cui si racconta l’origine e l’evoluzione negli anni di una delle collezioni più importanti al mondo, e Vittorio Peruzzi, uno dei più grandi collezionisti ed esperti italiani di grafica seriale (il cui sito www.collezioneperuzzi.it è una buona fonte d’informazione per quel settore e dedica diverse pagine di consigli agli aspiranti collezionisti). Entrambi hanno “cominciato da piccoli” anche dal punto di vista economico, per quanto possa sembrare incredibile. La passione, la dedizione, lo studio e l’approfondimento hanno fatto il resto. (Leggi -> Il collezionista “seriale”: Vittorio Peruzzi)

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Grandi o piccoli, i collezionisti veri sono animati da una grande passione e dedizione per l'arte. Convinti che la condivisione dell'esperienza sia uno strumento fondamentale per lo sviluppo di un collezionismo consapevole, periodicamente pubblichiamo interviste o memorie di collezionisti che incontriamo nel nostro cammino. Se pensate che la vostra esperienza di collezionisti possa essere d'insegnamento a chi si è avvicinato da poco a questa attività o per coloro che sognano il loro primo acquisto, Collezione da Tiffany è felice di accogliervi! Scriveteci.

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