A Firenze il 35esimo Congresso Internazionale di Storia dell’Arte

Sandro Botticelli, Allegoria della primavera, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi, Inv. 1890 n. 8360

«L’ora d’arte, che in tanti vorrebbero cancellare dai programmi scolastici, dovrebbe invece essere la piú importante di tutte – spiega Tomaso Montanari nel suo ultimo libro edito da Einaudi – Perché l’ora d’arte serve a diventare cittadini, a divertirci e commuoverci. Serve a imparare un alfabeto di conoscenze ed emozioni essenziali per abitare questo nostro mondo restando umani».

Non solo, aggiungo io: l’ora di storia dell’arte è quella in cui impariamo l’importanza storica dei monumenti, dei palazzi e delle opere che ci circondano; una consapevolezza senza la quale, un giorno, qualcuno potrebbe anche arrivare a chiedersi perché si debbano conservare tanti “ruderi”, specie se non redditizi da un punto di vista turistico. Quando invece rappresentano, oltre che la nostra storia, un importante sistema di valori fondamentale per lo sviluppo sociale oltre che economico di un Paese.

Ecco allora che la notizia, arrivata qualche giorno fa, del ritorno in Italia, dopo 40 anni di assenza, del Congresso Mondiale di Storia dell’Arte del CIHA (Comité International d’Histoire de l’Art) che si terrà a Firenze dal dal primo al 6 settembre 2019 mi pare una delle notizie culturali più importanti. Una notizia che in questo Paese sempre più “imbarbarito” dà un po’ di ossigeno a chi ama la cultura e l’arte e crede che siano due elementi imprescindibili del futuro dei nostri figli.

Qualunque scelta scolastica/universitaria prendano e qualunque sia il loro futuro lavorativo, la cultura, l’arte, la musica aprono la mente, ampliano la capacità di visione. E una visione più ampia è fondamentale per affrontare la vita, soprattutto la vita di oggi. «La cultura è un ornamento nella buona sorte, ma un rifugio nell’avversa», recita una frase attribuita ad  Aristotele. Per esperienza, posso dire, che è verissimo e visto che oggi la sorte del nostro Paese non mi pare particolarmente “buona”, direi che il Congresso Mondiale di Storia dell’Arte del CIHA arriva al momento giusto.

 

La Storia dell’Arte come strumento per capire il mondo di oggi

 

“MOTION: Transformation”, questo il titolo dell’evento, è in realtà la prima parte del 35esimo Congresso Internazionale del CIHA che per la prima volta si terrà in due paesi diversi a distanza di un anno. La seconda parte dal titolo “MOTION: Migrations” avrà luogo infatti a San Paolo delBrasile nel settembre 2020.

Il congresso MOTION intende dare avvio a uno straordinario dibattito trans-culturale riguardo a uno dei temi da sempre di maggior rilievo nella cultura globale: il Movimento, declinato su due dei suoi aspetti più importanti, Trasformazione e Migrazione.  La prima parte del congresso, organizzato dal CIHA Italia in collaborazione con ilKunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck-Institutsi svolgerà a Firenze Fiera, nei saloni di villa Vittoria, in grado di ospitare i circa mille partecipanti attesi, e in alcuni dei più prestigiosi edifici storici della città, tra cui Palazzo Vecchio.

L’evento, realizzato grazie al contributo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e con il supporto della Getty Foundation di Los Angeles e del Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck-Institut, ha ottenuto i patrocini di: MiBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), Comune di Firenze, Città Metropolitana, Università di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Regione Toscana.

Al ricco programma delle giornate di studio, che contemplano circa centoventi interventi di studiosi di ogni parte del mondo, si aggiungono eventi aperti al pubblico e lectiones magistrales, come quella che vedrà protagonista la storica dell’arte indiana Kavita Singh a Palazzo Vecchio. Sono previste anche visite a musei e collezioni fiorentine noti e meno noti, secondo percorsi legati tematicamente al congresso, grazie alla speciale collaborazione delle direzioni dei diversi musei e istituzioni coinvolti.

In una prospettiva transculturale, interdisciplinare e innovativa, il congresso fiorentino prende avvio da una riflessione rivolta sia al ruolo dell’artista inteso come “colui che agisce e fa”, in quanto dotato della capacità divina di plasmare la materia e di creare forme nuove, sia alla natura dell’oggetto d’arte a sua volta dotato di “anima”.

 

Le nove sessioni del congresso

 

Tra le tematiche trattate nelle nove sessioni di studio, si parlerà della figura dell’artista come figura divina e misticamente ispirata, ma anche degli effetti del tempo sull’opera d’arte e del rapporto di quest’ultima con l’ambiente, del potere delle immagini in relazione alle religioni, del ruolo esercitato dalle arti nei processi di trasformazione sociale anche in riferimento allo sviluppo tecnologico, fino ad arrivare al “Viaggio” tramite il quale viene favorita la circolazione costante di persone, idee e oggetti.

Tra i relatori saranno presenti studiosi provenienti dalle più importanti università e istituzioni a livello mondiale, tra cui l’École des Hautes Études en Sciences Sociales (Parigi), il Courtauld Institute (Londra), la Humboldt-Universität zu Berlin, la Columbia University (New York), la Jawaharlal Nehru University (New Delhi), l’Universidade Federal de São Paulo, la Scuola Normale Superiore (Pisa), l’University of Hong Kong.

Sessione 1: L’arte come visione

La sessione si focalizza sulle relazioni fra arte e ispirazione divina, in una prospettiva comparata e transculturale. Prendendo in esame alcune figure di artisti e di mistici capaci di creare immagini mentali che dialogano con quelle reali, saranno indagati i rapporti fra realtà osservabile, spiritualità, visione e creatività e messi in luce i legami complessi che intercorrono fra vedere con gli occhi, immaginare e ricordare.

Sessione 2: L’arte e la materia nel corso del tempo

Argomento chiave della sessione è l’importanza della materia nell’arte, non solo in relazione alla scelta del materiale compiuta dall’artista nel momento in cui crea un’opera, ma anche rispetto ai modi in cui i materiali cambiano nel corso del tempo, mettendo a rischio di deperibilità gli oggetti d’arte, che non sono fatti di materia inerte ma viva.

Sessione 3: L’arte e la natura

La sessione affronta il tema dei rapporti multiformi fra arte e natura, concetti a cui ci si riferisce in maniera separata solo a partire dalla prima età moderna. In tempi più lontani, infatti, non esisteva separazione netta fra le due, essendo entrambe, Natura e Arte, frutto di un disegno di origine divina.  Nel corso degli interventi verranno messi a fuoco i momenti cruciali di questo processo di distinzione.

Sessione 4: L’arte e le religioni

In questa sessione si ragionerà, da un punto di vista storico-artistico e antropologico, sul potere delle immagini nelle religioni di culture diverse. Perché adoriamo le immagini? Cosa ci porta a fidarci di loro? Si parlerà di oggetti dotati di anima, di idoli, avatar, apparizioni e di violenza contro le immagini religiose, in una prospettiva il più possibile transculturale.

Sessione 5: L’arte fra disegno e scrittura

La sessione propone una riflessione su affinità e divergenze tra disegno e scrittura. Come fanno le linee a produrre forme? Dritte o curve, spezzate o continue, le linee sono la prova tangibile del processo attraverso cui le opere d’arte vengono create e i testi vengono scritti. Muovendosi tra figura e linguaggio, esse sono al contempo traccia di un percorso creativo e mezzo di comunicazione.

Sessione 6: Iconicità e processo di produzione in architettura

Nella cultura contemporanea cresce la tendenza a trasformare anche i grandi capolavori dell’architettura in pure immagini, in icone. Questa visibilità, mai così grande, sta producendo cambiamenti sostanziali anche nel modo di guardare all’architettura come esperienza fisica, a più dimensioni. A partire da qui, la Sessione propone di adottare un approccio all’icona architettonica che sia orientato allo studio dei processi creativi e produttivi.

Sessione 7: Arte, potere e pubblico

Il lavoro di artisti e architetti è sempre stato utilizzato da singoli o da gruppi appartenenti ai più svariati contesti politici e religiosi per acquisire e mantenere potere. La sessione si concentra su alcuni momenti di crisi e cambiamento in cui le opere d’arte hanno contribuito a trasformare sistemi obsoleti, schemi tradizionali e relazioni di potere fra gruppi sociali diversi, mettendo la società di fronte a nuove idee o persino utopie.

Sessione 8: L’arte, i critici e gli spettatori

La storia dell’arte insegna come i percorsi degli artisti prendano forma anche in relazione al lavoro dei critici. La sessione mira a esaminare il ruolo degli artisti, dei critici e degli spettatori dal dopoguerra a oggi, osservando il tema dalla prospettiva della “scomparsa” (di limiti, di contenuti, di memoria) e discutendo di morte, censura e nuove tecnologie.

Sessione 9: Voyage

Concepita come sezione di raccordo tra le due parti del congresso che si svolgeranno a Firenze e a San Paolo del Brasile, la sessione intende invitare gli studiosi a scambiare idee sul tema del “Viaggio”. Saranno affrontati gli scambi artistici e culturali tra Brasile e Italia, ma non solo: il viaggio, infatti, può essere declinato secondo diverse prospettive, dalla migrazione di persone alla circolazione di oggetti e documenti. E ancora: il viaggio dell’artista, dell’uomo di cultura, dell’esploratore scientifico, del pellegrino, nonché i viaggi determinati da intenti coloniali, militari, diplomatici, o legati a scorribande piratesche e a fenomeni di banditismo.

4 Commenti

  • Angelo Maria Celeste ha detto:

    Che peccato usare, anche se in maniera egregia, questo validissimo modo di fare informazione sull’Arte Contemporanea e sul suo collezionismo, unicamente per irrobustire un sistema discutibile di mercato di opere nella quale, veri protagonisti, sono potenti uomini d’affari che se ne fregano di tutto e di tutti determinando e condizionando, nella direzione che vogliono loro: pensiero, mode, tendenze, movimenti e artisti.
    A mio avviso è necessario sfruttare meglio le vostre potenzialità per iniziare, controcorrente e in parallelo al vostro bellissimo lavoro, un’azione di revisionismo sugli avvenimenti artistici e sugli artisti rimasti invisibili e vittime, per svariate motivazioni non dipendenti da loro, di questo perverso sistema.
    È necessario che si cominci a pensare al “nuovo” non più come operato di “giovani artisti emergenti”; ma come forma di recupero di ricerche artistiche rimate fuori dai circuiti ufficiali. 

    Tutto l’interessantissimo lavoro in atto sulla Storia dell’Arte per capire il mondo di oggi, alla quale si riferisce il vostro articolo, diventerà “Premio Oscar” che consacrerà gli interessi dei personaggi sopra menzionati.

    Angelo Maria Celeste

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Angelo, per prima cosa grazie per il suo commento, molto stimolate. Ora, essendo parte in causa mi rendo conto che non sono nella posizione migliore, ma le assicuro che nelle mie intenzioni non c’è certamente quella di irrobustire il mercato. Anzi, in tutti questi anni, nei limiti del possibile e delle mie capacità, ho sempre cercato di risportare la Storia dell’Arte in un settore che, invece, si sta indirizzando ogni giorno di più verso un trattamento dell’arte troppo “finanziario” per i miei. Da qui l’aver dato spazio a questo Convegno che viene ospitato nella mia città e che con il mercato e le sue logiche ha poco a che fare. Detto questo, demonizzare il mercato credo che oggi sia un po’ fuori del tempo. Semmai va criticato quando serve, denunciandone le storture e mostrando anche quello che non va in una proposta artistica contemporanea spesso discutibile. Ma da Storico della Critica e conoscitore del mercato le assicuro che tante dinamiche di oggi erano presenti anche in passato, solo che il tempo ne ha cancellate la tracce (ma non sempre le conseguenze). Il tempo ha relegato nell’ombra nomi e movimenti, ha ragione, e in casa ho tanti bei nomi che oggi non ricorda nessuno ma acquistati con amore e passione da un nonno collezionista. Conosco bene la sitauzione, ma i motivi di queste “scomparse” non sono però sempre attribuibili al solo mercato, anzi, se oggi esistono riscoperte e rivalutazioni di artisti dimenticati lo si deve spesso al lavoro di galleristi appassionati. Quello che succede nel mercato dell’arte è il riflesso del “sistema paese” sia in termini culturali che economici e la nostra incapacità di valorizzare la produzione artistica italiana è sotto gli occhi di tutti. Anche i nostri campioni del mercato (Fontana & Co.) li hanno valorizzati gli stranieri, non certo noi. Semmai, una cosa che sarebbe da indagare è come oggi il mercato e le sue ingerenze in tanti musei internazionali, influenzeranno la Storia dell’arte del futuro. Ecco, questo sarebbe un tema da presidiare per tutelare l’arte. Un caro saluto. Nicola Maggi

  • Angelo Maria Celeste ha detto:

    Gentilissimo Nicola
    Ti ringrazio tantissimo per la sollecita risposta.
    Rimane il fatto che oggi gli artisti non sono più i protagonisti dell’Arte Contemporanea, almeno quella più recente.
    A mio avviso, il sistema in corso é diventato un originale forma di DESIGN dell’Arte Contemporanea, dove tutto viene progettato “a tavolino”.
    Questi artisti, economicamente sponsorizzati dai detentori del sistema, non producono più loro le opere. Per la produzione di queste si rivolgono a laboratori di eccellenza, dove operano i migliori artigiani del mondo (I lavori firmati da Jeff Koons sono un esempio. Quelli prodotti dal defunto Jean-Michel Basquiat e tanti altri non li considero neanche per ragioni diverse che non voglio citare).
    Il successo di questi artisti ha bisogno di consacrazione nella Storia dell’Arte per giustificare le cifre elevatissime versate per l’acquisto delle loro opere attraverso le prestigiosissime case d’asta che conosciamo.
    Caro Nicola Firenze é la bellissima città nella quale hai avuto la fortuna di nascere, ma è anche l’area geografica nella quale sono venuti al mondo due geni come Michelangelo e Leonardo che, forse, le loro opere sul mercato corrente valgono meno di quelle di Koons.
    Firenze é perfetta per l’iniziativa, stupenda, che rivaluta l’enorme importanza dello studio e conoscenza della Storia dell’Arte nel mondo.
    Defilati in questa nobilissima iniziativa, ci sono questi “Designer dell’Arte Contemporanea”.
    I fatti dimostrano che sono proprio loro a detenere il controllo, globale, del mercato dell’Arte Contemporanea che non può prescindere dalla Storia dell’Arte.

    Complimenti per il lavoro bellissimo che svolge l’intero team.
    Siete il futuro e state sostituendo quella, obsoleta, critica d’Arte a cui eravamo abituati.

    I migliori saluti
    Angelo Maria Celeste

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Angelo Maria, grazie infinite. Al di là dei gusti personali, è difficile non concordare molte delle tue osservazioni. D’altronde, se ci pensiamo bene, un cortocircuito è chiaramente in corso, nel momento in cui le Accademie insegnano come si crea arte d'”avanguardia” – le virgolette sono obbligatorie -. Oggi in molti casi ci troviamo di fronte a plotoni di giovani che si emulano a vicenda. Ma forse anche in passato era così. Ricordo ancora le critiche di Ugo Ojetti che criticava giovani artisti di talento che si lasciavano sedurre dalle mode del momento per conseguire un successo tanto facile quanto effimero. Oggi, nella società del tutto e subito, immagino che il miraggio di un mercato miliardario faccia da specchietto per le allodole per molti. Ci sono però tanti giovani che hanno il coraggio di confrontarsi con il nostro passato dando vita ad una produzione contemporanea molto solida. Le Accademie dovrebbero insegnare a praticare l’arte con la schiena dritta e non come compiacere il mercato. Essere “avanguardia” dovrebbe significare conoscere a fondo le regole che si decide di rompere, non mettere in pratica ricette facili da realizzare. Quelle lasciamole ai tutorial su internet. Detto questo l’arte di oggi ha tutti i difetti della società in cui viviamo. Una società drammaticamente superficiale anche sul fronte di un pubblico che, spesso, davanti a cose un po’ più complesse batte in ritirata invece di provare a capire. Ma potremmo andare avanti per ore. Magari un giorno, se passa da Firenze, potremmo vederci e farci una bella chiacchierata.
      Un caro saluto
      Nicola Maggi

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