Contemporary Curated: vince la “vecchia guardia”

New York – Se la First Open di Christie’s scivola via senza grandi sorprese la Contemporary Curated di ieri, da Sotheby’s, qualche risultato di rilievo lo porta. In primis l’exploit di Vija Celmins, le cui opere in catalogo superano quasi tutte la stima massima, raggiungendo anche cifre molto interessanti. Il successo dell’artista lettone/americana classe 1939 nell’asta di ieri da Sotheby’s guida, di fatto, la rivincita della “vecchia guardia” dell’arte contemporanea che, almeno in questi primi appuntamenti della stagione, frena l’ascesa dei giovanissimi. Tra gli artisti nati negli anni Ottanta solo Nick Darmstaedter (n. 1988) fa registrare, con l’opera Suck, un risultato degno di nota. Per il resto, da Ostrowski a Lucien Smith, tutti, quando va bene, rispettano le aspettative pre-vendita senza accenti significativi.  Deludono, invece, gli italiani, tra i quali si difende solo Rudolf Stingel.

 

Vija Celmins über alles

 

Che i collezionisti che hanno preso parte alla Contemporary Curated fossero più interessati ai maestri del contemporaneo che ai giovani, lo si è capito fin dal primo lotto, un’opera della fine degli anni Sessanta di Joe Goode (n. 1937): Cloud-Photograph Triptych, presentata in catalogo con un stima di 25-35 mila dollari e aggiudicata per 157.400 dollari. La sala si scalda, poi, con il lotto 3: 18th and Hiland, National City di John Baldessari che, partendo da un’aspettativa tra i 180 e i 250mila dollari, supera di 400mila. Ma sono le opere di Vija Celmins che fanno letteralmente infiammare le offerte. Burning Plane, dipinto datato 1965 e proveniente dalla collezione di Joni Gordon, ha una stima massima di 1.2 milioni, ma il martello batte sopra i 2.8 milioni. Sorte analoga per Clouds No. 2 che doppia la stima massima superando 1.2 milioni di dollari. Lotto n. 8, ancora un opera della Celmins: Pink Pearl Eraser, quotata tra 180 e 250 mila dollari. Risultato: ancora una volta sopra 1.2 milioni. Tutte cifre che, peraltro, confermano l’ottimo andamento del suo mercato negli ultimi anni: la Celmins è una delle 16 artiste viventi ad aver superato il milione di dollari.

Vija Celmins, Burning Plane, 1965

Vija Celmins, Burning Plane, 1965

Poi seguono le altre vecchie glorie: Richard Pettibone, Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Robert Motherwell, Roy Lichtenstein e così via. Lotti più o meno affordable che rispettano a pieno le attese. Si deve arrivare quasi a metà asta per avere un altro risultato a 6 zero e questa volta è il turno di un Untitled di Keith Haring, battuto a poco più di 2.2 milioni, ma l’aggiudicazione, di fatto, supera di un soffio la stima minima. Di tutt’altro tenore il risultato di Power Word (Diptych) di Sam Francis che supera i 400mila dollari contro un’aspettativa massima di 180mila. Per il resto niente di notabile.

 

I giovani restano ai blocchi di partenza

 

Alla fine sembra aver vinto il buon senso e i giovani artisti emergenti in catalogo da Sotheby’s (ma da Christie’s si è verificata la stessa situazione) sono stati aggiudicati con cifre che fanno tutt’altro che scalpore e, in linea di massima, entro le aspettative: raramente sopra i 30mila dollari. Le uniche due eccezioni sono rappresentate da Nick Darmstaedter la cui opera Suck, in catalogo con una stima di 18-25mila dollari, è stata battuta a oltre 114 mila dollari. Mentre a 133 mila è stata venduta F (Jet Grill) di David Ostrowski il cui mercato, dopo un’impennata che aveva portato le sue opere ad un valore di 190-250mila dollari, sembra essersi assestato su cifre tra i 130 e i 190 mila. Un ridimensionamento non eclatante, ma che dimostra come alla resa dei conti la speculazione non piaccia poi tanto ai collezionisti veri.

Nick Darmstaedter, Suck, 2013

Nick Darmstaedter, Suck, 2013

Va anche detto, però, che il pubblico di Christie’s e di Sotheby’s non è quello di Phillips de Pury, che sul contemporaneo punta in modo molto più deciso sulle ultime generazioni. I cataloghi della First Open e della Contemporary Curated, di fatto, si rivolgevano ad un target diverso di collezionisti e quindi questi risultati erano sicuramente attesi. Va anche detto, però, che anche durante Under the Influence, l’asta di Phillips del 16 settembre scorso, non si sono visti risultati sopra le righe.

 

Deludono gli Italiani

 

Non molto, ma qualcosa di più ci si poteva aspettare. E, invece, i pochi italiani inseriti nel catalogo di Sotheby’s non portano a casa nessun risultato di spessore. Gli unici che si salvano sono Salvatore Scarpitta il cui Haleter 2 è stato battuto a 207mila dollari – poco sopra la stima minima – e Rudolf Stingel: il suo Untitled è stato battuto per circa 172mila dollari, contro una stima massima pre-asta di 150mila. Per il resto le opere di Afro, Moreni, Nunziante e Paladino sono rimaste tutte invendute. Tra un paio di settimane, comunque, ci saranno le principali evening sale del secondo semestre e le Italian Sales di Londra e, sicuramente, avremo modo di rifarci.

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