Christie’s e l’Italia: intervista a Cristiano De Lorenzo

Cristiano De Lorenzo, nuovo direttore di Christie's Italia.
Cristiano De Lorenzo, nuovo direttore di Christie's Italia.

Dal 4 luglio scorso Cristiano De Lorenzo è il nuovo direttore di Christie’s Italia. Classe 1974 e una laurea in Storia dell’Arte, per anni è stato il riferimento in Christie’s per tutti i giornalisti italiani che si occupavano di mercato dell’arte. Poi, tre anni passati ad Hong Kong, dove ha lavorato come direttore dell’ufficio del Presidente di Christie’s Asia, François Curiel: una delle figure storiche della casa d’aste di King Street. L’uomo, per capirsi, che ha portato Christie’s a Madrid, lanciato le aste di gioielli a New York, a Parigi e successivamente a Ginevra e che nel 2013 ha dato il via a quelle di Hong Kong. Adesso il cerchio sembra chiudersi e dopo 8 anni di assenza, De Lorenzo è nuovamente in Italia per rendere ancor più solida la presenza della casa d’aste inglese nel nostro Paese, come ci racconta in questa chiacchierata fatta a Palazzo Clerici, sede italiana di Christie’s.

Nicola Maggi: Londra, Hong Kong… Milano. Finalmente a casa…

Cristiano De Lorenzo: «Sì, Londra ed Hong Kong sono state esperienze molto formative e molto importanti per me, e adesso vorrei portare qui in Italia quello che ho appreso in questi anni. Quando sono arrivato a Londra era la prima volta che andavo a vivere all’estero e devo dire che arrivare a King Street, dove ho lavorato per quasi sei anni, all’inizio è stato molto complicato. Christie’s è una grande compagnia, con un numero elevato di specialisti e persone che si occupano delle più svariate mansioni, ma questa è anche la nostra forza. Abbiamo la fortuna di avere un team eccezionale che è portatore di un’immensa ricchezza di conoscenze e di sapere rispetto a tutto quello che è l’arte e il mercato delle varie categorie. Ci sono poi ruoli di coordinamento, di supporto e di gestione che sono altrettanto importanti, perché gli specialisti da soli non sarebbero sufficienti. Una macchina estremamente complessa e quando vi si entra o scatta l’amore o non funziona. Per me è stato amore fin da subito, adoro il mondo delle aste, l’atmosfera che si respira in sala…».

N.M.: Come è stato lavorare al fianco di François Curiel?

C.D.L.: «Con François Curiel ci conoscevamo già. Avevo lavorato con lui sulle aste di Ginevra già dal 2009, l’anno successivo al mio arrivo da Christie’s, e ci siamo sempre trovati molto bene insieme. All’epoca seguivo la comunicazione per l’Italia e la Spagna a cui poi si è aggiunta la Svizzera con le aste di gioielli che proprio lui ha lanciato, facendo di Ginevra la capitale mondiale per questo tipo di vendite. Lavorare al suo fianco è stata un’esperienza molto formativa. Già occupandomi di comunicazione avevo avuto l’opportunità di collaborare con quasi tutti i dipartimenti della nostra casa d’aste e con tanti paesi diversi. Ma come responsabile del Chairman’s Office di Christie’s Asia ho fatto delle esperienze che non avevo. I quasi tre anni con François sono stati veramente un sorta di master all’interno di Christie’s. Mi ha seguito, corretto e insegnato tantissimo, facendomi lavorare principalmente su tre fronti. In primo luogo con i suoi top clients, che dopo quasi 50 anni di carriera sono sparsi in tutto il pianeta. Si tratta di clienti top non solo per le possibilità economiche, ma soprattutto per la qualità degli oggetti collezionati. E lavorare per loro ha significato imparare a dare una risposta alle loro richieste, ma una risposta che fosse sempre una soluzione. Questa è la filosofia di François. In questo ambito mi sono trovato a lavorare un po’ con tutto il mondo, con tipi di arte diversa; seguendo vendite, valutazioni e acquisti. Oltre a questo, uno degli aspetti più formativi della mia esperienza ad Hong Kong è stato sicuramente il lavoro di supporto sul fronte della strategia per il mercato asiatico. Per non parlare della strategia interna. E tutte queste cose, come ti dicevo, adesso vorrei portarle in Italia».

François Curiel, presidente di Christie's Asia. Cristiano De Lorenzo ha diretto per tre anni il suo ufficio ad Hong Kong.

François Curiel, presidente di Christie’s Asia. Cristiano De Lorenzo ha diretto per tre anni il suo ufficio ad Hong Kong.

N.M.: Il 2016 era iniziato con dei rumors che davano per incerta la permanenza di Christie’s in Italia. Incertezza che la tua nomina sembra aver spazzato via…

C.D.L.: «Per Christie’s l’Italia ha un ruolo di primaria importanza in Europa e questa è un dato di fatto confermato da tutti gli specialisti stranieri. Volendo stilare una classifica, il nostro paese, nell’Europa continentale, si colloca al 3° posto dietro a Francia e Svizzera. Se ci pensi è un dato piuttosto notevole, considerando che qui si batte una sola asta all’anno. Senza poi considerare il contributo che l’Italia dà alle aste degli altri Paesi. E non credere che sia importante solo come “fornitore”, per le vendite. Quando sono arrivato qui a Milano la prima cosa che ho fatto è stata quella di studiarmi tutti i nostri report interni e dai dati emerge in modo chiaro il ruolo forte dell’Italia come acquirente. Sono numerosi i collezionisti italiani attivi nelle aste internazionali e alcuni hanno partecipato, ad esempio, alle ultime aste di New York. Qui da noi abbiamo un collezionismo di altissimo livello che comprende top collectors, un buon numero di clienti di fascia media e moltissimi collezionisti, anche più giovani, che si orientano verso opere più accessibili. Pensa che solo negli ultimi 6 mesi abbiamo avuto un aumento quasi del 100% di compratori italiani nelle nostre aste online. E’ una partecipazione che avviene un po’ a tutti i livelli».

N.M.: Le Italian Sale di quest’anno non hanno brillato particolarmente e forse sono in un importante momento di transizione. Ma da New York sono arrivati segnali positivi per il mercato dell’arte italiana…

C.D.L.: «Sì, Burri a New York è andato molto bene, come anche Boetti. Parlando di Londra, invece, i nostri specialisti mi dicevano proprio che una delle principali ragioni di difficoltà di quest’anno è stato il clima di incertezza globale che stiamo vivendo. È il classico momento in cui la gente sembra aver timore di vendere. Negli ultimi mesi, il mondo si è paralizzato. Questa situazione non ha ovviamente un legame “fisico” col mercato dell’arte, ma agisce a livello psicologico. Poi ovviamente quando offriamo opere importanti e in particolare lavori provenienti da collezioni di prestigio, i risultati si vedono – anche per artisti meno noti. (È  il caso di Giuseppe Gallo, un artista romano piuttosto giovane, entrato nella nostra evening sale di New York con un lavoro che proveniva dalla Collezione Carraro, ndr). Anche per questo Mariolina (Mariolina Bassetti, Chairman di Christie’s Italiandr), quando lavora alle Italian Sales cerca sempre di inserire in catalogo alcuni lavori di artisti noti in Italia, ma ancora privi di un consenso internazionale sul mercato secondario. E lo fa portando opere di qualità assoluta creati da artisti talvolta sconosciuti per gli stranieri. Se si pensa a quello che è successo con Scheggi qualche anno fa, ci si rende conto che è una strategia vincente».

Palazzo Clerici a Milano, sede di Christie's Italia.

Palazzo Clerici a Milano, sede di Christie’s Italia.

N.M.: Quali sono, dal vostro punto di vista, i mercati più interessati all’arte italiana?

C.D.L.: «In primo luogo, ovviamente, quelli tradizionali come l’America e l’Europa, ma negli ultimi 10 anni abbiamo registrato un interesse crescente anche tra i collezionisti asiatici che sono ormai compratori regolari anche di opere d’arte italiana. Chiaramente in questi Paesi, dove la familiarità con la nostra arte è scarsa, tutto inizia su consiglio degli art advisors che segnalano certi artisti ai loro clienti, i quali poi iniziano ad appassionarsi».

N.M.: Nella lista delle tue priorità come direttore di Christie’s Italia ci sono dei progetti che ti premono in modo particolare?

C.D.L.: «Il mio lavoro qui a Milano è ancora all’inizio. Sono arrivato il 4 luglio e poi c’è stata la pausa estiva, seguita da tutto il lavoro per l’Italian Saledi Londra. È quindi ancora presto per parlare dei progetti che ho in mente, anche se ce ne sono diversi e tutti molto concreti. In questo momento la mia priorità è il team. La prima cosa su cui mi hanno chiesto di lavorare è la squadra, per renderla sempre più motivata e soddisfatta. Il nostro è un lavoro in cui serve energia, entusiasmo e una grinta in teoria inesauribile. Quello che ti posso dire è che per il momento il calendario delle aste non cambia e la nostra idea, ormai dal 2013, è di avere solo la Milan Modern and Contemporary che è di fatto un’altra Italian Sale “fuori stagione”. Un format di asta che in questi quattro anni è andato molto bene anche in termini di successo internazionale. L’edizione 2016, ad esempio, ha visto una partecipazione straniera attorno al 60%. Siamo molto contenti di come stanno andando le cose qui in Italia. Detto questo per il 2017sto sviluppando una strategia che ha come obiettivo quello di consolidare e ampliare la nostra base clienti, lavorando molto anche sui collezionisti più giovani. Oggi il nostro core è costituito da collezionisti maturi che hanno anche una capacità di acquisto alta, ma è il momento di impostare il lavoro per creare i clienti del futuro. Ed è anche la cosa più bella. Intanto, il 5 dicembre faremo un party qui a Palazzo Clerici per festeggiare il 250° anniversario della nascita di Christie’s avvenuta proprio il 5 dicembre 1766. Diciamo che è un segnale, un messaggio per far carpire quanto Christie’s tenga all’Italia. Quello che abbiamo aperto a Roma nel 1958, d’altronde, è stato il nostro primo avamposto all’estero».