Critici e Curatori: complementari e non alternativi

Giusto un anno fa, in una bella intervista rilasciata a Neuramagazine in occasione dell’inaugurazione di Arte Fiera, il collezionista Giorgio Fasol, ha sottolineato una situazione che è sotto gli occhi di tutti, ma che solo in pochi sembrano avere il coraggio di denunciare in modo esplicito: «Non c’è più critica, oggi. Critica sono, al massimo, le scaramucce, le ripicche per cui un critico dice all’altro “la prossima volta te la faccio pagare”». Se il giudizio di Fasol vi sembra eccessivo, scorrete le pagine culturali di uno qualsiasi dei nostri quotidiani o di una rivista di settore a vostra scelta e ne troverete la conferma.

Se escludete le pagine che Repubblica dedica al pensiero di Jean Clair, leggerete solo degli articoli dedicati a mostre su maestri indiscussi dell’arte moderna e contemporanea (poco più che dei bignami di storia dell’arte) e delle recensioni a mostre di artisti che, in questo momento, stanno riscuotendo un discreto successo a livello di mercato o che hanno alle spalle una galleria influente. Niente di più. E la cosa peggiore è che spesso le recensioni sono il frutto di un malcelato copia e incolla dei comunicati scritti dagli uffici stampa delle gallerie o delle presentazioni del curatore di turno, nuova figura egemone nel Sistema internazionale dell’Arte contemporanea. Con il risultato che, sulla carta, tutto sembra bellissimo e ogni artista bravissimo. Ma che apporto può dare, tutto ciò, al dibattito sull’arte, alla diffusione e alla conoscenza dell’arte contemporanea? La risposta è semplice: nessuno!

Come spiega Demetrio Paparoni, infatti, «il compito del critico non è stilare classifiche di merito, dare voti e consigli per gli acquisti ma muoversi in parallelo agli artisti di cui apprezza idee e scelte formali, spiegare le opere quando e dove occorre. Solo in questo modo la critica può offrire un contributo al dibattito sui temi aperti dell’arte, proteggendola nel contempo dai nostalgici e dall’azione corrosiva degli epigoni. Di bellezza, ai nostri giorni se ne produce tanta, compito del critico è chiarire dove si nasconda, come e dove si manifesti, quali verità nasconde o rende palesi». Non solo, la critica ha anche il compito di far emergere, nella sua analisi dell’opera di un artista, i riferimenti alla storia dell’arte, mettendo in evidenza quelli che sono gli elementi innovativi e quelli che, invece, la legano alla tradizione più o meno recente.

Oggi, invece, quando va bene ci troviamo davanti a scritti che sono meri esercizi di stile, esempi di scrittura creativa – spesso ardua da comprendere – che hanno il solo effetto di relegare l’arte contemporanea nel mondo degli addetti ai lavori, mettendo in discussione la credibilità del suo messaggio sociale. Detto in parole povere, con la decadenza della critica – iniziata negli anni Ottanta – è venuto meno quel ruolo di “mediazione culturale” che è invece fondamentale per comprendere (e far comprendere) a pieno gli sviluppi dell’arte del nostro tempo. Come se non bastasse, con la scomparsa dalle pagine delle riviste e dei quotidiani della critica militante, che si mette in gioco contribuendo all’emergere di nuovi talenti, è venuto meno anche un importante punto di riferimento per i collezionisti interessati a scoprire cosa c’è di nuovo in giro, ma anche per gli artisti, che nelle parole di un critico potevano (e potrebbero) trovare indicazioni importanti per crescere e affermarsi.

Con il crollo delle ideologie, la fine delle avanguardie, la globalizzazione e lo sdoganamento di ogni tipo di linguaggio e di espressione artistica, invece, il dibattito intellettuale si è affievolito, arrivando alla situazione che vi ho descritto in apertura e che, di fatto, coincide con una totale abdicazione della critica ed una conseguente accettazione incondizionata, da parte del mondo dell’arte, di qualunque tipo di opera senza (almeno in apparenza) la necessità di un giudizio di merito: basta che funzioni e, in particolare, che funzioni per il mercato. E’ qui che si inserisce, spesso sostituendo quella del critico, la figura dal curatore ossia, per dirla con Marco Meneguzzo, «di colui che è informato, che sa organizzare, ma soprattutto che è testimone dell’esistente e del presente, senza voler spingersi oltre».

Personalmente non ho niente contro la figura del curatore, quello che credo sia opinabile è, piuttosto, il fatto che si possa ritenerla sostitutiva di quella del critico. Semmai, dovrebbe essere considerata come complementare. Che sia indipendente o legato ad istituzioni museali, infatti, il curatore è molto spesso condizionato – in modo più o meno consapevole – dalle scelte operate da quelli che sono i poteri forti del Sistema dell’Arte e, in particolare, del mercato. E questo, vista l’importanza che ha assunto a livello internazionale la sua figura, si ripercuote anche su componenti “insospettabili” del Sistema come i musei d’arte contemporanea.

Provate a dare uno sguardo ai risultati delle aste degli ultimi anni e confrontateli con la scelte fatte da alcune delle principali istituzioni museali del mondo in termini di mostre temporanee e capirete quello che intendo.

Il mondo sta cambiando sempre più rapidamente e, come accade per altri settori, anche quello dell’arte si trova in un momento intermedio tra un prima e un dopo, alla ricerca di un suo nuovo equilibrio. E l’incertezza che viviamo è certamente legata a questa situazione. Ma se è anacronistico pensare di annullare completamente i mutamenti in corso, credo che sia fondamentale, per quanto forse velleitario, iniziare a lavorare perché questo processo porti, in tempi più o meno rapidi, ad un riequilibrio tra aspetti economici e culturali del Sistema dell’arte. E, in questo, credo che una “riabilitazione” della critica d’arte sia fondamentale.

Solo ripartendo da un sano dibattito critico, con i suoi contrasti e i suoi scontri, sarà possibile, infatti, far emergere delle “nuove proposte” che siano selezionate con criteri diversi da quelli dettati dal mercato e, quindi, dalle mode del momento. Solo attraverso un confronto aperto tra visioni diverse, d’altronde, è possibile rivitalizzare un mondo dell’arte – in particolare quello occidentale – che appare sempre più stagnante e omologato dal punto di vista dei linguaggi; in cui artisti della vecchia guardia e talenti emergenti sembrano fare un po’ tutti le stesse cose. Forse, a livello internazionale, questo potrà essere utopistico, ma se già cominciassimo a farlo in Italia, probabilmente potremmo dare un’utile spinta alla nostra produzione artistica che, da un confronto diretto, non mi sembra abbia niente di meno rispetto a quella di altre Nazioni.

29 Commenti

  • Massimo Gurciullo ha detto:

    Queste cose purtroppo non sono novità,sulla decadenza del senso critico nel sistema dell’arte ne parlava già Castoriadis in una sua conferenza a Parigi nell’aprile del 1979……la situazione attuale è solo peggiore di allora.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Infatti. Il problema è che oggi ne vediamo le conseguenze in modo molto più concreto che non alla fine degli anni Settanta, anche perché lo scenario internazionale è mutato in modo radicale. Recuperare il ruolo della critica, almeno a livello Nazionale, credo sia un elemento fondamentale per avvicinare e incuriosire, in modo sano, gli appassionati d’arte e i potenziali collezionisti all’arte contemporanea, dando,così, nuovo slancio al nostro sistema dell’arte.

  • Franco ha detto:

    Articolo eccezionale!
    Contiene tutte le risposte alle domande che pone , e specialmente quando dice:
    “Di bellezza, ai nostri giorni se ne produce tanta, compito del critico è chiarire dove si nasconda, come e dove si manifesti, quali verità nasconde o rende palesi». Non solo, la critica ha anche il compito di far emergere, nella sua analisi dell’opera di un artista, i riferimenti alla storia dell’arte, mettendo in evidenza quelli che sono gli elementi innovativi e quelli che, invece, la legano alla tradizione più o meno recente.”
    Ma cosi si potrebbe intendere che chiunque sia in possesso di una media cultura ” umanistica” può fare il critico d’arte?
    Beh! l’articolo fa intendere anche questo. Se molti vogliono far sentire la loro voce ….. nessuno può intendere ciò che viene detto!
    A meno che non si riesca a parlare direttamente nell’orecchio della gente o meglio del potenziale collezionista.
    Tutti i discorsi sentiti evidenziano come il gallerista sussurra nell’orecchio dei propri potenziali clienti l’esistenza di una potenziale opera d’arte o di un artista emergente, il curatore delle mostre rafforza tale informazione magari con qualche “critico” che avalla ciò che stato detto prima dal gallerista e poi dal curatore/i ….. e il processo avviene solo con questa sequenza.
    La sequenza non può essere invertita .. ;se no, come potrebbe il critico venire a conoscenza dell’opera o dell’artista?
    Il critico , se non vuole essere “estinto” ” è costretto ” a condividere le analisi fatte dai curatori (che guarda caso, spesso diventano critici e viceversa).
    Ma allora quale è il ruolo delle riviste specializzate del settore?… é evidente che in tale processo a senso unico possono fare solo quello che possono … ovvero ” informazione”.
    O meglio, riproducono un enorme ” rumore di fondo” ove emerge solo ciò che è già storicizzato e qualcosa di nuovo emergerà piano piano solo se le gallerie convergeranno la loro attenzione su qualche nuovo artista.
    Forse qualche critico che ha raggiunto la notorietà non vorrà ammettere che alla fine di tutto egli esiste perché è stato richiesto e formato piano piano dalle richieste del sistema delle ” gallerie d’arte”.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      E’ quello che mi chiedo anch’io: qual è, oggi, il ruolo delle riviste specializzate? Credo ormai molto marginale, a parte alcuni rari casi d’eccellenza. Una rivista di settore dovrebbe, a mio avviso, proporre anche un dibattito, una riflessione e un’analisi critica degli artisti che stanno emergendo o di qualche nuovo talento intravisto in una galleria di provincia. Una volta i critici facevano anche questo. Oggi non esiste più e si prende per buono quello che la galleria potente (spesso anche inserzionista della rivista del caso), o il curatore di grido, propone. La critica dovrebbe essere più indipendente da queste dinamiche e cercare di fare chiarezza in un mondo dell’arte che oggi ha una produzione smisurata. Peraltro sono convinto che un critico possa essere, talvolta, anche un buon curatore (e gli esempi anche in Italia non mancano), ma un curatore difficilmente può essere un buon critico: è proprio una questione di formazione, come ho cercato di far emergere nell’articolo. E questo senza nulla togliere alle due figure, solo che dovrebbe esserci un maggior equilibrio, altrimenti saremo sempre più sopraffatti da logiche mercantili che poco hanno a che fare con l’arte e la cultura.

  • Anna Castoro ha detto:

    Coincidenza incredibile, Nicola. Proprio ieri ho lanciato nel mio Gruppo “Ricostruiamo il mondo” una domanda-provocazione sull’utilità o meno della figura del critico d’arte oggi.
    Come non condividere l’analisi che tu fai, che tuttavia appare orientata a quello che dovrebbe essere, all’auspicabile, e, pertanto, un po’ distante dalle logiche oggi imperanti nel settore dell’arte, della cultura, della fisionomia sociale.
    Nei lunghi dibattiti dei mesi scorsi, ho avuto modo, parlando anche di quest’argomento, di sottolineare che nel tessuto sociale e culturale italiani svettano oggi due caratteristiche fondamentali :mancanza di serietà e di professionalità. A questi due elementi vanno ricondotti molti dei fenomeni che vediamo ogni giorno: la gente non legge più, non si cura più di approfondire, impera una sottocultura fatta di pressapochismo. Se vi aggiungiamo un atteggiamento speculativo che anima da decenni tutte le figure professionali, arriviamo a comprendere lo stato in cui ci troviamo.
    I critici, come i galleristi, hanno rinunciato al loro ruolo, hanno abbracciato strade più convenienti e speculative (esattamente come i galleristi) ed hanno creato le condizioni e lo spazio per una categoria di curatori, spesso improvvisati e rampanti, ma quasi sempre sprovvisti di professionalità.
    Se poi aggiungiamo l’atteggiamento speculativo dei critici “arrivati”, si fa subito a comprendere le ragioni dello svilimento della figura del critico.
    Il sistema dell’arte contemporanea italiana è scompaginato, il mercato è ibernato, la gente non frequenta più gallerie, musei, biblioteche o librerie, né legge più quotidiani: la nostra cultura è fatta di spot pubblicitari, di titoli di testa, di input pressanti colti al volo: come fa a collocarsi in tutto questo la figura del critico che auspichi? Chi ascolterebbe o leggerebbe i pezzi critici?
    Ti rispondo: solo in un modo, dando alla gente cultura.. rieducandola pian piano.
    Ma noi sappiamo che nelle scuole dell’obbligo non si studia più arte….
    I cittadini di domani non solo non leggeranno i pezzi critici, ma non guarderanno più le opere d’arte (d’altra parte già ora imperversano le mostre online)..
    In compenso i cittadini di domani avranno tutti i-pad, giochini elettronici ed altre trappole simili, e saranno, tutti, molto molto nevrotici.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Cara Anna, hai ragione: l’unico modo è dare cultura. Anche in questo la critica ha un ruolo importante perché aiuta a pensare e a crearsi una propria idea e un proprio modo di vedere il mondo (non solo quello dell’arte). E’ certamente un cammino lungo, ma qualcosa dovrà pur muoversi. In questo, oltre alla scuola, i vari media (in particolare quelli online) potrebbero dare il loro contributo se solo avessero la forza di separare la redazione dalla parte commerciale: non sai quante volte, in oltre 13 anni di carriera giornalistica mi sono sentito dire “di questa mostra non parliamo perché chi l’organizza non fa mai pubblicità con noi” oppure “se devi scrivere una critica negativa su questo evento meglio non scrivere niente perché hanno pianificato delle uscite pubblicitarie sulla nostra rivista”. E’ questa mentalità che sta congelando tutto. Ci vuole più indipendenza!

  • Anna Castoro ha detto:

    Per quanto riguarda le riviste specializzate vale un analogo discorso: si tratta di calderoni in cui per qualunque artista è semplice entrare: basta pagare. E, naturalmente, contengono servizi su artisti che, dopo la fiammata iniziale, non li si vede più.. o vincitori di premi palesemente pilotati.
    Anche qui, la legge del profitto, la mancanza di serietà e professionalità, hanno alterato il panorama.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Il problema è anche un altro, che accomuna tutto il mondo dei media italiani: collaboratori non pagati e spesso sfruttati. Una comunicazione/informazione basata solo sulla buona volontà non può avere qualità. Se per un articolo che ti richiede anche una giornata di lavoro vieni pagato, se ti va bene, 10 euro cosa vuoi sperare? Ecco perché, nella maggioranza dei casi vengono scopiazzati i comunicati.

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Mi piacerebbe intervenire su questa discussione riportando una frase di uno dei maggiori artisti del Novecento, Vassily Kandinsky:
    “Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso madre dei nostri sentimenti”
    Dall’analisi ed approfondimento di questa frase che introduce lo scritto “Lo spirituale dell’arte” che tutti gli amici del “sistema” dovrebbero leggere ( vale solo per chi non l’ha letto), si possono individuare quegli aspetti che stanno caratterizzando questa intrigante discussione.
    Cosa succedeva in Europa all’incirca un secolo fa nell’arte?
    Quanti movimenti nacquero in quel periodo tra Parigi, Berlino, Vienna, Milano, Mosca???
    Quanti protagonisti si misero in discussione con coraggio ed abnegazione per portare avanti le loro tensioni, le loro emozioni, le loro aspettative, i loro ideali, le loro speranze???
    Guardiamoci per un momento cosa abbiamo intorno oggi??? Dove sono i valori, gli ideali, i principi, il coraggio di difendere le proprie idee???
    L’arte non è avulsa da queste tematiche, l’arte è la nostra esistenza !!!
    Le scuole dove sono??? Accademie ed istituti d’arte un tempo avevano come docenti artisti di chiara fama che non solo insegnavano ma si confrontavano con gli allievi, camminando assieme per lunghi percorsi. Mi viene in mente “Brera” a Milano, le Accademie di Venezia, Roma, Firenze solo per ricordare quelle più attive. Quanti artisti oggi affermati insegnano in accademia??? Quanti cercano di fare gruppo per ricercare, sperimentare, innovare???
    Cosa era la critica allora??? Esisteva il critico??? A mio avviso non bisogna confondere il cultore, lo studioso, lo storico con il critico a cui si fa cenno nell’arte attuale. Nei tempi più recenti troviamo la figura del critico ferma al POSMODERNO ivi inclusa la TRASAVANGUARDIA, dove questi cercava di creare gruppo, ovvero favorire la nascita di sodalizi e movimenti di artisti con i quali non condividere solo l’aspetto tecnico o commerciale ma vivere con loro la complessità della vita, della famiglia, degli affetti!!!
    Chi ha oggi questa forza, sia come artista o come critico di praticare questa strada???
    Oggi viviamo in tempo dove la velocità, la simultaneità, il movimento sono all’ordine del giorno, ma mancano gli uomini che si mettono in discussione, forse bisogna guardare addietro 100 anni fa, magari tanti interrogativi che ci poniamo possono trovare le giuste risposte!!!
    Non mi guardate e leggete come un nostalgico, anch’io sto cecando di capire e modificare nel mio piccolo questo stato di cose. Vivendo in Provincia queste argomentazioni sono ancora più evidenti, non si muove nulla o poco e quel poco è costruito su precarie fondamenta che alla prima intemperia rischiano di cedere.
    L’artista è quasi sempre recensito dal critico di turno, territorialmente più vicino, che propone quasi sempre testi di difficile comprensione per i poveri “avventori” di galleria alla vernice, scomodando sovente i grandi artisti del passato solo per far passare le tecniche o i linguaggi.
    Gentilissimo Maggi se non vado errato qualcuno disse tempo addietro che “l’ARTE nasce dall’ ARTE” e quando purtroppo questa viene a mancare nascono questi interrogativi … e non solo questi!!!
    Daniele Taddei

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Verissimo. E infatti mi piacerebbe invitare tutti i giovani che sognano, da studenti di storia dell’arte, di diventare, un giorno, critici d’arte, a leggere con attenzione quello che i loro colleghi del passato scrivevano sulla ormai scomparsa “terza pagina” dei quotidiani: Ojetti, Cecchi, Mazzini, Angeli. La lista sarebbe lunga ma bastano questi nomi per scoprire un mondo di una vivacità e di una profondità culturale che va assolutamente recuperato se si desidera cambiare qualcosa. Non basta avere una buona penna e buone entrature per meritarsi l’appellativo di critico. Quasi tutti i grandi movimenti della storia dell’arte nascono attorno a grandi figure di intellettuali, perché poi il vero critico è questo, basti pensare a Dorfles…

  • Rosy Menta ha detto:

    Caro Nicola, come sempre il tuo articolo è preciso, puntuale ed esaustivo.
    Ci sarebbe molto da aggiungere anche ai vari interventi postati ma non voglio ripetermi su argomenti già trattai nel gruppo aperto su Linkedin in cui in più riprese si sono affrontati questi quesiti, ciò che aggiungo, invece, è che non è solo oggi che chi opera professionalmente e seriamente, si interroga sia sulle modalità cambiate del sistema dell’arte e del suo mercato e sulla funzione del critico oggi giorno ma è già fin dalla fine degli anni ’70 che gli artisti “veri” ne parlavano, contestavano e premonivano che saremmo arrivati a ciò che oggi è ridotto tutto il settore. Da tempo, comunque, vado anche sostenendo che, al di là di ogni causa o colpa, da parte di galleristi e/o critici, c’è anche la complicità degli artisti stessi o presunti tali e, questo è altro argomento nè gradito nè esplicito poichè si continua a sostenere i “bei tempi passati” in cui si poteva esporre gratuitamente e che i galleristi coltivavano gli artisti promuovendoli. Si tende sempre a dimenticare che, fin d’allora, anche i galleristi illuminati non accettavano tutti o chiunque e l'”apparente gratuiticità” promozionale ed espositiva in realtà, spesso, comprendeva delle regole penalizzanti con contratti vincolanti e con percentuali altissime per il gallerista per cui, vero è che l’artista non pagava per essere promosso o per esporre, altrettanto vero è che veniva vincolato alla galleria e certamente il gallerista non lo faceva senza tener conto del suo guadagno.
    Molti artisti entrati nel sistema mercantile erano sì sostenuti ma sarebbero rimasti dei “nessuno” anche se seppur bravi, se dietro non avessero avuto chi investiva su di loro. In ogni caso, è vero che c’era maggior serietà e maggior rigore nelle accademie, scuole e operatori, ma è altrettanta realtà che c’era minor concorrenza e minor informazione. L’avvento di internet e della tecnologia ha aperto anche nuovi orizzonti e nuovi mercati mettendo a confronto non solo gli artisti (quindi maggior competizione) ma anche confronti qualitativi. Oggi, grazie alla tecnologia dove è possibile rintracciare qualsiasi informazione su artisti, quotazioni, immagini e oltre, offre anche al collezionismo di muoversi secondo le proprie esigenze: investire o passione, oppure entrambe (che spesso non necessariamente contradditorie, come si evince anche dalle interviste da te fatte e pubblicate, dove anche il collezionista più esigente e appassionato non perde di vista l’investimento oculato).
    Dicevo la complicità degli artisti .. sì perchè anche nel passato, pur mugugnando sulla credibilità dei critici (ritenuti sempre e comunque di parte o politicamente parziali) e sulle strategie e modalità contrattuali dei galleristi, andava tutto sommato bene anche a loro che non condividevano ma s’assoggettavano a quel sistema. Oggi, come appunto sosteneva nell’intervista Giorgio Fasol: “In Italia ci sono circa 50mila persone che si dichiarano artisti. Di validi ce ne saranno 250 e di questi ne rimarranno 3 o 4 (…)“Dimmi, sinceramente, che non c’è la galleria che vuole te”. Lo so, non sono molto tenero, ma devono capire che quello dell’artista è un mestiere difficilissimo che va fatto in modo professionale».” e ciò non è irrilevante, anzi!!! Questo è anche uno dei problemi principali, volendo fare un’analisi seria del settore e del perché si è giunti al punto che ci sono confusioni di ruoli e competenze, perché il sistema mercantile prevalica la ricerca dell’arte, perché c’è poco di nuovo e di originale sotto il sole e, del perché le gallerie sono diventate aziende che mirano prettamente al profitto piuttosto che coltivare e seguire giovani sconosciuti ma puntano sugli emergenti, bisogna tener presenti di queste realtà scomode.
    A questo titolo, senza uscire dal tema, posto il link pubblicato su Milano Arte Expo qualche anno fa, da Gustavo Bonora, che mi sembra pertinente: http://milanoartexpo.com/2012/07/18/arte-contemporanea-mercato-dellarte-quotazioni-diritto-di-seguito-aste-crisi-di-gustavo-bonora-milano/
    Rosy Menta

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Illustrissimo Nicola sono davvero felice che la discussione piano piano si animi ed accenda il confronto su questo “mistero” che è l’arte!!!
    Mentre scrivo ho sulla mia scrivania il volume “Novecento e oltre” di Gillo Dorfles, “l’Arte Moderna” di Giulio Carlo Argan, la “Pittura moderna” di Antonio Del Guercio, e “l’Italia se desta” di Claudio Spadoni……. credo di essere in buona compagnia. Entrando in queste opere si percepisce subito “il profumo” della storia dell’arte italiana, scritta con competenza, lungimiranza e passione, tre ingredienti fondanti che rimangono nel tempo. Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Una compagnia fantastica direi. In questi giorni, invece, ho iniziato a leggere “Arte in Italia tra le due guerre” di Fabio Benzi. Una lettura educativa che fa il punto su un periodo della nostra storia per troppo tempo trascurato, riscrivendone la storia e riconoscendo come l’Italia, di fatto, abbia sempre primeggiato nell’arte e lo abbia fatto in modo del tutto particolare, rendendo il nostro Paese, una volta di più, un unicum nel panorama internazionale, tutto da rivalutare e riscoprire. Non dovremmo mai dimenticarci che la nostra grandezza nell’arte non è finita con il Rinascimento. Anche il passato recente è pieno di gloria e noi, abitanti del presente, dovremmo cercare di essere all’altezza di questa preziosa eredità che troppo spesso, invece, diviene zavorra.

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Ti ringrazio di questa risposta (scusami per il “tu” mi è partito spontaneamente).
    E’ fondamentale per chi “fa arte” conoscere almeno quella più recente, magari partendo dal secondo dopo guerra in avanti, e leggere, studiare e approfondire sono fattori determinanti per avere sempre sotto gli occhi “la verità”!!!
    Ho usato un termine forse troppo utopico, ma la conoscenza non può prescindere dalla lettura di scritti o testi che hanno accompagnato le più belle pagine della nostra storia dell’arte!!!
    Quanti altri personaggi del mondo della critica e della cultura abbiamo dimenticato, magari rilegati alla “grande provincia italiana, che hanno dato tutto della loro vita ricevendo dall’arte poco e niente, Nicola sai meglio di me che l’arte è avara con molti e generosa solo con pochi!!!
    Un nome su tutti Francesco Arcangeli. Non aggiungo altro.
    Ti ringrazio ancora per queste opportunità che crei facendo emergere sempre di più un confronto di idee che non può essere che propedeutico per una “resurrezione” della nostra arte che non può essere “abdicata” o peggio in mano ad altri.
    Daniele
    PS: sto sollecitando i miei amici collezionisti, artisti e cultori ad intervenire su queste discussioni perché le trovo educative e formative!!!

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Grazie Daniele (anche per il “tu” che mi onora), i tuoi interventi sono un incoraggiamento ad andare avanti. E grazie anche per il tuo impegno nel far conoscere questo blog che, spero, possa diventare sempre più aperto, accogliendo gli interventi anche di altri collezionisti, artisti, cultori o semplici appassionati che vogliono proporre ai lettori temi o dibattiti interessanti. Un caro saluto. Nicola

  • porta luciano ha detto:

    Credo sia utile effettuare qualche istante di riflessione, non duvuto di certo alla negazione dei vostri concetti sul tema proposto in modo esemplare da Maggi, concetti che in ultima analisi non posso che condividere. Immaginiamoci di essere noi stessi dalla parte della schiera dei critici d’arte , non improvvisati, ma con una buona preparazione di base e al di là del solito sistema lucroso. Io come critico e ingranaggio della cultura ho gli stimoli necessari, so stabilire quali sono i veri imput e ho idee innovative per eventi di discreto livello ,intesi come effetti culturali ,che poi alla fine sono il cuorum dell’arte stessa. Ma alla fine dei conti mi ritrovo in meandri indistricabili , fatti da una moltitudine di negazioni, interessi di parte, e cosa più importante , da come dicevi tu Maggi,una spropositata produzione artistica. Potrei benissimo svolgere la mia professione o nel caso fossi un curatore infischiandomene della qualità optando per dei buoni interessi persomali o redditizi per intenderci. Questo , senza pretendere di essere l’avvocato della situazione è una delle più tristi realtà. Purtroppo da parte di molti operatori del settore “arte” Vi è un grande disordine nel mondo della cultura, in particolare nell’arte visiva. Tanti artisti che fanno per fare , O Dio non voglio proibirlo , ma mancano le intenzioni, e anche le capacità di esteriorizzare un valido messaggio e le capacità tecniche. In questi labirinti caotici come potremo far destare l’assopita arte? Anche i critici e curatori annaspano . I collezionisti dovranno abbandonare la loro grande passione? Potrei dire con tono egoistico ,chi se ne frega, quello che conta per me à dipingere , ma visto che amo l’arte voglio essenzialmente che sia un mondo condiviso dai molti,dai meritevoli ,e che ognuno ritrovi la propria dimensione.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Luciano,

      quello che dice è vero. Tenere le fila di un mondo dell’arte che ormai ha dimensioni spropositate non è certo cosa facile. Ma se in ogni paese, e in primo luogo in Italia, alla critica fosse dato lo spazio che merita così da farle fare il mestiere che ha sempre fatto, forse di questa confusione ce ne sarebbe meno. Il critico d’arte, storicamente, ha sempre avuto parte attiva anche nel criticare aspramente certe mode del momento, cercando di spostare l’attenzione del pubblico su quelle personalità artistiche che, nella sua visione, avevano le qualità per essere protagonisti nel mondo dell’arte. Ovviamente le posizioni tra i critici erano diverse, ma da questo nasceva un dibattito che portava a dilogare, in modo più o meno acceso, di politiche culturali, di correnti e ricerche artistiche. Insomma, la critica, in passato, ha permesso una vivacità intellettuale che oggi si è un po’ persa. E questo riusciva a farlo anche (e soprattutto) in momenti in cui, come oggi, l’arte sembrava un po’ assopita suonando, diciamo così, la sveglia. Per questo, a mio avviso, il rifiorire di un dibattito attorno all’arte (che una volta vedeva partecipi, in prima persona, gli stessi artisti) potrebbe essere un primo passo per arrivare ad una selezione che non si basi solo sui criteri decisi dal mercato. Ovviamente non sono così folle da pensare che questo risolverebbe tutti i problemi, ma certamente darebbe una patina di maggior “serietà” (passatemi il termine) ad un Sistema dell’arte che oggi sembra essere senza filtri (fatta eccezione per quello economico), creando molta confusione sia nell’appassionato, ma anche nel collezionista, che non sa più dove guardare anche perché sugli artisti più recenti la pubblicistica è scarsa e, sopratutto, manca il giudizio più importante: quello del tempo.

  • Giorgio Falossi ha detto:

    Sono purtroppo in accordo con Maggi.Del resto è vero quando si dice che nessun critico ha mai scoperto un artista. Il mercato la fa da padrone. Il critico è pagato dal gallerista, dal mercante e dallo stesso artista. Se poi il critico si permette di dire male di un artista può essere denunciato per diffamazione o per calunnia. Confermo quanto scritto per aver avuto diretta esperienza. Anche se poi assolto ” per aver esercitato un democratico diritto di critica”. Però sono sempre rogne. Caro Maggi. Il discorso è lungo ma va affrontato.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Ha ragione e lo affronterò volentieri, magari anche grazie al contributo di persone come lei che, per esperienza, possono aggiungere elementi fondamentali per dare un quadro completo della situazione. Un caro saluto. Nicola

  • Anna Castoro ha detto:

    Il numero spropositato di artisti e di opere in circolazione, Nicola, corrisponde al fenomeno dell’ “apparire”, così tanto dominante in questo periodo, in tutti i settori culturali o pseudotali. Tutti cercano di andare in televisione, tutti cercano di scrivere e pubblicare il loro libro (che forse nessuno acquisterà mai) tutti aspirano a fare tronisti e veline. E’ l’epoca dell’apparire, per cui anche i giovani artisti cercano di mettersi in vetrina. Il critico, che aveva anche la prerogativa di selezionare, ha deciso di orientarsi verso altri aspetti più proficui del suo lavoro, condannandosi da solo allo svilimento professionale; e spesso anche lui sceglie di mettersi in vetrina.. rende di più… Oggi i giovani sono per lo più disoccupati, è normale che si mettano a scrivere o a dipingere (quelli che non scelgono di bighellonare).
    E’ inflazionato il mondo dei critici (vi confluiscono ex galleristi, ex artisti, curatori improvvisati, insegnanti in pensione, ecc.), non solo quello degli artisti, che si sottopongono al giudizio di critici e pubblico per sapere se devono andare avanti.. Sono purtroppo divenuti evanescenti sia critici che pubblico…
    Stiamo tutti purtroppo costruendo una società fondata su meccanismi fragili ed involutivi…A ciascuna categoria le sue responsabilità.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Tutto vero, ma nel desiderio di voler essere notati non vedo solo aspetti negativi. Se uno ha qualcosa da dire è bene che lo dica, solo così si può animare un dibattito che, storicamente, vede partecipi tanto i critici quanto gli artisti. Il problema è che qui sembra che nessuno abbia niente da dire e uno di questi giorni ci troveremo nella condizione in cui gli artisti dovranno dire grazie alla finanza che, già oggi, è il motore principale del mercato e del sistema e questo, sinceramente, mi fa un po’ orrore. Sarebbe il momento di far girare un po’ le rotelle e tornare a riflettere anche perché, parlando con tanti giovani artisti, mi trovo spesso davanti persone colte e preparate, solo che non si mettono in gioco come facevano, invece, i loro predecessori e preferiscono lasciarsi guidare da altri. Se il dibattito langue, se le riviste pubblicano tutte le stesse notizie, mi sembra scontato che il pubblico perda interesse: oggi siamo subissati di alternative all’arte e la massa si muove verso chi riesce ad avere maggior appeal, che sia il teatro o il calcio o la sagra.

  • Anna Castoro ha detto:

    Purtroppo ciò che ha maggiore appeal, oggi, risponde alle caratteristiche di :rapidità, piacevolezza. nessun impegno di fatica fisica e mentale, con ritorno economico. Si fa subito a capire che arte e cultura non rispondono a queste caratteristiche…e rimangono nell’angolo.
    Certo la qualità della critica potrebbe migliorare ed interessare maggiormente, ma la gente non vuole più leggere, fa perdere tempo e non dà alcun guadagno facile, come oggi si chiede. OCCORRE RICOSTRUIRE IL TESSUTO CULTURALE ! questo ha motivato la mia Lettera Aperta alle Istituzioni!
    Inoltre sai bene (per averlo sostenuto ripetutamente in passato) che io confermo l’utilità di esporre le proprie opere, specie quando le stesse contengono messaggi che devono arrivare al pubblico. Ho sempre contestato coloro che ritengono che gli artisti espongono per gratificare il proprio ego. Occorre essere artisti per comprendere quanto costi lavorare, e poi esporre e pubblicare : si espone e pubblica per un senso di responsabilità nei confronti del proprio lavoro e della gente, a cui è destinato il messaggio dell’opera.
    Il discorso fatto nel precedente post era riferito ai giovani artisti.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Conosco bene le tue posizioni e le condivido il larga parte. Hai ragione quando dici che “occorre ricostruire il tessuto culturale”, per questo ho dedicato un articolo ai critici. Un dibattito vivace (e se leggi alcune schermaglie del secolo scorso capisci cosa intendo) tiene alta l’attezione, specie se trova spazio anche su media generalisti e non solo sulle testate di settore che, per forza di cose, hanno un lettorato già appassionato alla materia. Sicuramente non è così che si risolve il problema italiano (e non solo), ma forse può aiutare a creare un po’ curiosità per un mondo, quello dell’arte e della cultura, che il nostro Paese sembra voler dimenticare, come conferma la recente “bocciatura”, da parte della Commissione Cultura Scienze e Istruzione della Camera, delle richieste avanzate con la petizione online per il «Ripristino della Storia dell’arte nella Scuola secondaria»). Un altro tema su cui tornerò con alcune considerazioni che mi sembra siano sfuggite a molti giornalisti… ma non voglio fare anticipazioni 😉

  • Anna Castoro ha detto:

    Che pena quella bocciatura, Nicola!
    Mi dai lo spunto, con quest’informazione, per divulgare in migliaia di copie la LETTERA APERTA agli Organi dello Stato, in cui si chiede, fra l’altro, il reinserimento dello studio dell’Arte nelle scuole secondarie. Occorre spubblicare questi scandali…e proporre una targa di ringraziamento alla Gelmini.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      E’ stata motivo di grande dispiacere anche se, la cosa che mi ha addolorato di più, è il numero delle firme: 15.000. Solo contantando tutte le persone che lavorano nel campo dell’arte e che studiano Storia dell’arte all’università, credo che la cosa più preoccupante sia questa… Dove sono tutti?

  • Anna Castoro ha detto:

    Altrove ho letto che le firme sono 16.000 e che il Ministro Bray ha sostenuto la petizione. Forse è stata data poca pubblicità alla petizione..
    Pubblico di seguito il pezzo pubblicato in “Ricostruiamo il Mondo”, il mio Gruppo Fcb.

  • Anna Castoro ha detto:

    Pubblico qui, Nicola, uno stralcio del pezzo in 4 parti, scritto sull’argomento dell’arte negata in Italia. Chi volesse leggere i 4 post completi, può visitare il sito Fcb del mio Gruppo “Ricostruiamo il mondo”.
    —-
    VERGOGNA !!!
    LA DISTRUZIONE AUTORIZZATA DELL’ARTE E DELLA CULTURA

    -Il 30 settembre u.s. è stata presentata al Governo la PETIZIONE con 16.000 firme (sostenuta anche dal Ministro Bray) per evitare la riduzione e la cancellazione dello studio della disciplina storico-artistica nelle scuole.
    -Il 31 ottobre u.s. l’EMENDAMENTO presentato in Commissione Cultura Scienze e Istruzione della Camera per il “Ripristino della Storia dell’Arte nella Scuola secondaria” E’ STATO BOCCIATO, con la motivazione che, reintrodurre la materia, “significherebbe aumentare una spesa che è” stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla”.
    -Il Decreto 7 novembre u.s. “L’istruzione riparte” ignora completamente l’insegnamento nelle scuole dello studio della storia dell’arte.
    L’articolo 9 della Costituzione recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”
    Ma come si fa a credere nella Costituzione, se gli stessi Ministri della Repubblica ne negano i contenuti?…

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