Da Londra a Padova: due mostre virtuali

Foto di Pexels da Pixabay

Bisogna dire la semplice verità, per quanto scomoda: le mostre online non possono competere in nessun modo con quelle fruite dal vivo; è ovvio, pur in una “società dell’immagine” come la nostra, dove la rappresentazione fotografica fin troppo spesso prende il posto della realtà.

A parte dimensioni e colore delle opere, che oggi possono anche essere riprodotte in foto con esattezza meticolosa, è la materialità dei lavori, la loro aura (con buona pace di Walter Benjamin) — in breve: l’esperienza — che va perduta. Pensate quante volte, in un museo, siete rimasti spiazzati vedendo per la prima volta un quadro che credevate di conoscere abbondantemente dalle sue riproduzioni fotografiche.

Detto questo, ma accettando di ottimo grado che il mondo dell’arte stia comunque trovando, in questi tempi di emergenza, una maniera per rimanere vivo sia nella produzione che nel mercato, vi sono alcune situazioni in cui il succedaneo online presenta comunque lati interessanti.

Dagli stand virtuali della London Original Print Fair…

 

Una di queste è forse la London Original Print Fair, la fiera di incisioni e opere seriali che dal 1985 si svolge ogni anno a Londra negli ambienti della Royal Academy: come molte altre manifestazioni analoghe, a causa dell’emergenza COVID-19 ha dovuto aprire battenti virtuali, precisamente il 1° maggio, e sarà visitabile fino all’ultimo giorno del mese all’indirizzo web www.londonoriginalprintfair.com .

La sezione Viewing Rooms della London Original Prints Fair

Sono 50 gli espositori, come sempre con una scelta di opere che spazia in un arco di più di cinque secoli: dalle incisioni rinascimentali e barocche a William Hogarth; da Turner e Whistler a Matisse e Picasso; dai Surrealisti a Pop Art e Minimalismo, fino agli artisti delle ultime generazioni. Le opere sono accompagnate da schede molto puntuali che includono anche il prezzo di vendita.

Tra le prime gallerie che virtualmente visitiamo c’è Bastian, che offre, tra l’altro, due incisioni dalla Suite Vollard di Picasso (1933-1936), il portfolio di otto litografie di Cy Twombly Natural History II – Some Trees of Italy (1975-76) e undici significative litografie di Larry Rivers che coprono più di venticinque anni della sua produzione e ben illustrano il suo contributo alla Pop Art (belle in particolare Lucky Strike II del 1960-63; Fifteen Years, 1965; Downtown Lion, 1967; Diana Raised IV (Polish Vocabulary), 1970-71).

Larry Rivers, Lucky Strike II, 1960 – 63. Lithograph in 3 colours on Rives BFK paper

Uno degli stand più ricchi è senz’altro quello della Gilden’s Art Gallery, con opere di Kandinskij, Chagall, Braque, Picasso, Miró (bellissima Le Journal, litografia in 50 es. del 1972), Moore, Calder, Bacon, Warhol, Auerbach, Nicholson, Hockney. Altri stand notevoli sono quelli di Coskun Fine Art, con un’ampia scelta di serigrafie di Warhol e quattro splendidi multipli di Roy Lichtenstein (il tutto con prezzi forse esagerati, bisogna dire), e Marlborough Graphics (Bacon, Freud, Auerbach, Hockney, ma soprattutto due significative acqueforti-acquetinte di Paula Rego).

Offerta alquanto eterogenea da Eames Fine Art — dove si trovano, tra l’altro, lavori di Henry Moore, Chillida, Hockney, Kapoor, Gormley e alcune opere interessanti di Norman Ackroyd — e da Emanuel von Baeyer, che presenta cinque incisioni di Fautrier e opere di John Cage e Alex Katz.

Incisioni di Norman Ackroyd (n. 1938, noto soprattutto per le sue acquetinte) le troviamo anche da Gwen Hughes Fine Art, mentre altre opere di Hockney sono da Lindsey Ingram  e da Gerrish Fine Art (bellissima Home del 1969), che offre anche due acqueforti della fine degli anni Venti di Graham Sutherland e lavori di Frank Auerbach e Donald Judd.

David Hockney, Home, 1969. Etching, 44.3 x 31.1 cm. Edition of 100

Per quanto riguarda le incisioni antiche, Elizabeth Harvey Lee sfoggia una xilografia di Dürer e due acqueforti di Rembrandt (oltre a un ritratto del Senator Billy Mason di Anders Zorn, 1900); bellissime incisioni del XVI e XVII secolo — più un Piranesi — sono anche da Jurjens Fine Art di Amsterdam; da Sarah Sauvin troviamo ancora Dürer, Rembrandt e Piranesi (una straordinaria tavola dalle Carceri d’invenzione, in prima edizione e primo stato, 1749) ma anche Goya, Pissarro, Gauguin e Giacometti.

Alla Peter Harrington Gallery troviamo invece uno splendido Matisse (una prova di stampa della litografia Tête de femme de face del 1945), assieme alla celebre litografia di Escher Convex and Concave del 1955 e a The Star (Greta Garbo), serigrafia in 200 esemplari di Warhol (1981).

MATISSE, Henri, Tête de femme de face, 1945. Original lithograph on Arches wove paper, all edges untrimmed. 41.3 x 31 cm

Un interessante sguardo sull’arte inglese tra le due guerre è fornito da Osborne Samuel Gallery, che dedica buona parte del suo stand agli artisti della Grosvenor School of Modern Art, che fiorì nel distretto londinese di Pimlico negli anni Trenta.

Da segnalare ancora la litografia (in soli 20 es.) Damp di Sam Francis del 1969 alla Bernard Jacobson Gallery, e l’offerta della Paragon Press, dove troviamo le uniche opere presenti in fiera di Damien Hirst e di Frank Bowling, assieme a tre acqueforti di Anish Kapoor. Photogravures di Duane Michals in primo piano per Enitharmon Editions, mentre RAW Editions propone anche delle piccole sculture in multiplo di Donald Judd, Gilbert&George, Jenny Holzer e Tony Cragg.

Sam Francis, Damp, 1969. Lithograph, 66 x 94 cm. Edition of 20

Tra i giovani artisti presenti, numerosi ma spesso non di qualità eccelsa, è da segnalare la produzione — eclettica ma di ottima tecnica — di Alexander Massouras (n. 1981), alle cui acqueforti dedica gran parte del suo stand Julian Page (che presenta anche opere di Kentridge, Doig e Bridget Riley).

Bisogna dire che non proprio tutte le opere presentate rispettano i parametri del vero multiplo originale d’autore (vi sono alcuni manifesti, litografie d’après non numerate…), ma si tratta di una piccola minoranza. L’offerta generale è estremamente ampia, al di là dell’ottima panoramica sull’arte inglese del Novecento e dei primi anni Duemila.

Il sito presenta poi una serie di Spotlight Exhibitions — otto raggruppamenti tematici di alcune delle opere in mostra — come pure una sezione di Collector’s Choices con una personale selezione di opere favorite da parte di varie personalità del mondo artistico e culturale inglese, tra cui membri della Royal Academy, l’Art Market Editor di “The Art Newspaper” Anna Brady, l’attrice Genevieve Gaunt e Hugh Harris, chitarrista della indie rock band britannica The Kooks.

Conclude le proposte una sezione About Prints con un’introduzione e un’ottima guida al mondo e alle tecniche della stampa d’arte.

 

…alle visioni artistiche del Poetic Hotel

 

L’interessantissimo progetto artistico Poetic Hotel è stato invece concepito originalmente proprio per una fruizione virtuale sul web, essendo peraltro nato a dicembre dell’anno passato, quindi prima dell’emergenza COVID-19.

Il sito web del Poetic Hotel di Padova

Un hotel di Padova abbandonato da oltre vent’anni — l’ex Albergo “Da Marco” in Via Sorio 73, appena fuori dal centro storico — è stato trasformato in una sorta di installazione collettiva da trenta artisti, su progetto di Simone Berno, street artist padovano.

Nato negli anni Cinquanta come locanda, diventato negli anni Ottanta più o meno un “albergo a ore”, dopo la chiusura nel 1997 era divenuto rifugio di fortuna per homeless che vi si introducevano clandestinamente. Ma le sue camere erano rimaste esattamente come le avevano lasciate gli ultimi ospiti più di vent’anni prima, con tanto di letti sfatti, vecchia mobilia, abiti e oggetti personali abbandonati qua e là.

L’ingresso del Poetic Hotel

Simone Berno ci è entrato per caso, conoscendone l’attuale proprietario, e ha deciso di trasformarlo in un contenitore d’arte. «Ogni artista ha adottato una stanza, narrato una storia, così camere decadenti sono diventate opere d’arte, in una contaminazione che rievoca la poetica di Paul Verlaine, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud e ciò che predicavano i poeti decadenti sull’arte da ricollocare in contesti non convenzionali», ha raccontato Berno in un’intervista al “Corriere del Veneto” nel dicembre scorso. Le camere sono state quindi lasciate come sono state trovate, divenendo sfondo, contenitore e fonte d’ispirazione di pitture, sculture, foto, poesie, performance degli artisti invitati.

Ma questa installazione collettiva non è aperta al pubblico, bensì destinata fin dall’inizio ad essere fruibile solo tramite il sito web, i social network, o tramite foto pubblicate sulle maggiori piattaforme di prenotazione alberghiera (!). «Vogliamo resti un luogo senza fini di lucro — ha detto ancora Berno nell’intervista citata — Siamo contro la commercializzazione dell’arte. Questo è un luogo che va immaginato, al di là dei canali commerciali: tra qualche anno quando sarà demolito (non è ristrutturabile), se ne andrà con tutta la nostra arte all’interno».

L’interno del Poetic Hotel

A parte la Reception dell’hotel, visibile dalla vetrina esterna, e due ambienti definiti Terra di mezzo,dove in casi eccezionali possono accedere ospiti invitati a partecipare ad esperienze e performance — è quindi il sito web (www.poetichotel.org) ad essere esso stesso l’opera, ed è opera molto affascinante, come dimostrano, appena entrati, il bel video di Michele Sarto e le foto di Daniele Bozzano che ci guidano all’interno dei diversi ambienti nella loro spettrale magnificenza.

Gli altri artisti coinvolti nel progetto sono Niccolò Albani, Valentina Berengo, Giuliano Bocchi, Mihaela Boienciuc, Marco Chiurato, Silvia Cogo, Chiara Coltro, Carolina Bianco, Dario Lazzaretto, Marco Cantarelli, Giuliana Colbachini, Daniele Enact, Enrica Feltracco, Antonio Irre, Emanuele Raini, Massimiliano Sabbion, Pieralvise Santi, Massimo Scognamiglio, Silvia Scuderi, Tommaso, Toson, Aisha Ruggeri, Massimiliano Usai, Silvia Papas, Michela Nicoletti e il MEP (Movimento per l’Emancipazione della Poesia).