Da Napoli a Milano in 7 tappe: le mostre di novembre da non perdere

Passato il ciclone Artissima, è tempo di tornare a dare uno sguardo a cosa combinano le nostre gallerie d’arte, così da compilare la nostra selezione mensile delle mostre da mettere in agenda. Qualcosa di più di una lista, ma un invito a tornare (o ad andare, per chi non l’ha mai fatto) in galleria per riscoprire un luogo e un rapporto fondamentale nella vita di un collezionista. Oltre al fatto che, molto spesso, le gallerie d’arte – quelle che fanno bene il loro lavoro s’intende – ci permettono di approfondire o di scoprire artisti o aspetti del lavoro di nomi famosi dell’arte spesso trascurati dai circuiti istituzionali.

Gary Hill, Self (), 2019. Wall mounted white acrylic sculpture, 2 color video cameras, electronics and optics

Partiamo allora da Napoli dove il 20 ottobre scorso la Galleria Lia Rumma ha inaugurato Ghost Chance, la nuova personale di Gary Hill. In mostra l’artista statunitense presenta sei opere in dialogo tra loro. Tre nuovi lavori, Ghost Chance (2019), Locked Grooves (2009-19) e Place Holder (2019) sono intervallati da Is a Bell Ringing in the Empty Sky e Loop Through, entrambi del 2005, e dalla serie SELF () (2016). Noto per la ricerca sul linguaggio e i media elettronici, per la mostra di Napoli Hill, diversamente, lascia spazio a tracce linguistiche soltanto nei titoli. Anche l’estetica è contenuta, poiché l’artista abbraccia una modalità decisamente più concettuale.

Giuseppe Caccavale, Carmi Figurati, 2019

Rimanendo a Sud, ma spostandoci dalla Campania alla Puglia, la Galleria Doppelgaenger di Bari ospita fino al 20 gennaio 2020 il progetto site specific Carmi Figurati di Giuseppe Caccavale a cura di Chiara Bertola. Sulle pareti della galleria Caccavale ‘traduce’ in figure le parole che il grande poeta russo Osip Mandel’stam ha dedicato a Dante nella sua nota Conversazione; a queste unisce i versi delle poesie “Ottave” sempre di Mandel’stam e, tra parole e figure disegnate, fa risuonare insieme anche le immagini di alcune fotografie scattate in Armenia e che da sempre sono parte integrante della sua opera. Un progetto in cui l’artista fa tornare i conti di un lungo lavoro di studio e visioni che da anni porta avanti anche attraverso il suo compito di docente alla Ècole Nationale Superieure des Arts Décoratifs di Parigi.

Keiran Brennan Hinton – Flower’s grave. Oil on canvas, cm 147,32×127. 2019

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Risalendo la penisola, a Latina la LM Gallery aprirà il 16 novembre prossimo la mostra A Private Matter, che presenterà per la prima volta in galleria i lavori di: Keiran Brennan Hinton, Justin Liam O’Brien, Henry Curchod, Alessandro Fogo, Vojtech Kovarik, Jackson Casady e Diane Dal Pra. La mostra si inserisce nell’ambito del nuovo corso della galleria che, in particolare attraverso un focus sulla pittura, mette in relazione giovani artisti internazionali, spesso mai esposti in Italia. I sette artisti selezionati per questa mostra sono tutti accomunati da una cifra stilistica personale, che non è solo narrativa, ma che si misura con le sfide quotidiane poste dalla contemporaneità. Tra queste sfide, c’è l’esigenza di catturare un’intimità che solo attraverso la pittura può essere portata allo scoperto.

Mattia Moreni, Un pezzo di argine di San Giacomo con un albero dietro, 1964

Ancora verso nord, Firenze, dove la galleria Il Ponte dal 22 novembre dedicherà la sua nuova mostra all’opera pittorica di Mattia Moreni: una sintesi, in dodici opere, del percorso pittorico di questo maestro italiano, che dagli anni ‘50 alla sua scomparsa nel 1999, si è sempre rivelato un artista “scorretto”, che ha sistematicamente ignorato i riti ed il conformismo della cultura ufficiale. Moreni, come scriverà Pierre Restany nel 1960 in Lyrisme et abstraction, sa coniugare la violenza impulsiva del gesto alla grandezza ineffabile della sua visione cosmica; le esplosioni dell’istinto sono temperate da una profonda umanità. Il neo-espressionismo di Moreni sfugge al gratuito: tenuta alta e verità emozionale sono le caratteristiche eccezionali, che mantiene anche nei successivi quaranta anni del suo ricchissimo percorso pittorico.

Un paesaggio di Maurizio Bottarelli

Da Firenze a Bologna dove Maurizio Bottarelli espone all’Ariete artecontemporanea, ritornando sul tema del paesaggio dopo le mostre sui volti nel 2017 e dedica questa esposizione a Fabrizio D’Amico. In mostra opere inedite realizzate dall’artista per l’occasione. Vicino inizialmente al clima artistico creato da Francesco Arcangeli, Maurizio Bottarelli conduce da sempre una costante e personale ricerca attraverso sedimentazioni culturali e stratificazioni della materia pittorica.  «Le sue immagini – scrive Pasquale Fameli nel suo intervento in catalogo – sembrano quasi emulare la tensione lenta e continua dell’orogenesi, rielaborare i suoi processi e schiuderne l’energia. La materia, con le sue porosità e le sue effervescenze, aderisce alla superficie della tela o della carta e la satura, generando la propria atmosfera ma negando, al contempo, ogni accenno di profondità».

Kresiah Mukwazhi, Send Me Your Nudes, 2018. Mixed Media, 189 x 314 cm. Copyright the artist

Arriviamo così a Milano dove il 14 novembre prossimo Osart Gallery presenterà African Textures: una mostra che esplora il panorama artistico emergente dell’Africa del Sud attraverso il lavoro di Jeanne Gaigher (1990, Cape Town), Kresiah Mukwazhi (1992, Harare, Zimbabwe) e Marlene Steyn (1989, Cape Town). Con il termine texture, la mostra fa riferimento sia alla tecnica utilizzata nelle opere esposte sia alla struttura sociale e politica del continente africano, all’interno del quale si incrociano e sovrappongono culture e contesti differenti. Il tessuto è quindi interpretato come il “ponte” che collega le origini delle tre giovani artiste alla loro identità contemporanea. La collettiva si snoda attraverso un’accurata selezione di nove opere, che arricchiscono e innovano l’elemento pittorico con un approccio multimediale.

Barbara Nahmad, Oltremare, 2019

Infine, sempre a Milano, negli spazi della Galleria Federico Rui Arte Contemporanea è visitabile, fino al 30 novembre prossimo, la nuova personale di Barbara Nahmad, Oltremare, in cui verranno esposte sei tele inedite di grandi dimensioni, rappresentative dell’ultima ricerca artistica. Con Oltremare, infatti, Nahmad, inaugura un nuovo capitolo e si riappropria del colore con tonalità e modi diversi da quelli usati in precedenza. In queste opere pur non discostandosi del tutto dalla figurazione tradizionale, viene condotta una ricerca sul paesaggio naturale che tende all’infinito: sfumature gestuali e grandi velature danno l’idea di una sovrapposizione di strati che cercano l’intimità, evocano l’invisibile in una sorta di neovedutismo contemporaneo.

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