Da Palermo a Milano: 10 mostre per iniziare il 2021 nel segno dell’arte

Goldschmied & Chiari, Dove andiamo a ballare questa sera? (particolare), 2020, Galleria Poggiali

Gialla, rossa, arancione e… bianca. Mentre l’Italia si fa sempre più multicolore e il vaccino apre alla speranza, è tempo di iniziare a convivere seriamente, e non solo subire, quanto ci sta accadendo.

In questi mesi, riuscire a stilare il nostro consueto elenco mensile di mostre da non perdere è stata impresa piuttosto ardua e anche oggi lo è. Detto questo ci proviamo, nella speranza che nulla vari tra il momento della scrittura e quello della pubblicazione.

Iniziamo allora da Sud per risalire tutta la penisola. Prima tappa Palermo dove, fino al 6 febbraio la RizzutoGallery ospita Homo sapiens sapiens sapiens, mostra personale di Luigi Presicce visitabile su appuntamento.

Una vista della personale di Luigi Presicce alla RizzutoGallery di Palermo

Per Presicce, artista pugliese noto per le sue performance, la pittura è il mezzo con il quale sezionare il mondo, indagarlo e riportarlo alla leggibilità.

Ritratti dai toni saturi e a tratti caricaturali, Santi e infanti, animali che fumano, cani, pappagalli e poi questi esseri che somigliano a scimmie, ma in realtà non lo sono o lo sono solo in parte.

Presenze ambigue, ricoperte da una lieve peluria, con attributi sia maschili che femminili, ma ciò non ne compromette l’atteggiamento o l’espressione. Di certo è una nuova specie: l’Homo sapiens sapiens sapiens.

Ma sono scimmie evolute che narcisisticamente si impongono al nostro sguardo o sono essere umani involuti risucchiati da uno schermo?

Questa la domanda che l’artista sembra porre al visitatore, partendo dal suo personale conflitto con l’odierna sgraziata civiltà, reduce da mesi difficili che avrebbero dovuto migliorarci.

Alexandre da Cunha, Sentinella II, 2020

Da Palermo a Napoli dove la Thomas Dane Gallery presenta, fino al 27 marzo, Arena, personale di Alexandre da Cunha nelle cui opere materiali trovati e oggetti quotidiani perdono la loro normale funzione e vengono posti  in dialogo fra loro dando forma a singolari composizioni di forme e colore.

A metà tra ready made e arte povera, la ricerca dell’artista brasiliano che vive e lavora a Londra è presentata per la prima volta negli spazi della galleria dove, tra gli altri lavori, propone in una versione rivisitata alcune opere già presentate nel 2009 in occasione della mostra Laissez-faire al Camden Arts Centre.

Stefano Canto, Ca14, 2020. Courtesy of the artist and Matèria, Roma

Ci spostiamo poi a Roma dove, il 23 gennaio, la Galleria Matèria, apre la nuova sede in via dei Latini 27 con una mostra personale di Stefano Canto, Carie, nella quale l’artista presenta un nuovo corpus di opere, frutto di una ricerca iniziata nel 2009, che riflette il cuore del suo intero processo artistico. Il titolo della mostra è preso in prestito dal vocabolario della botanica e fa riferimento alla decomposizione di tessuti vegetali dovuta all’azione di parassiti fungini, detti appunto “carie”.

Canto, infatti, ha concepito tutte le opere a partire da tronchi e pezzi di corteccia di alberi raccolti sul ciglio della città, tutti deperiti e svuotati al loro interno a causa del lavorio di putrefazione dovuto alle carie lignee. Ed è proprio da questo vuoto che nasce il processo scultoreo dell’artista, dall’avvicinamento alle masse arboree deteriorate, dall’azione di rigenerazione attraverso innesti cementizi, dal riempimento delle cavità con costruzioni architettoniche. Laddove c’è assenza, l’artista impone una presenza costruttiva.

Beatrice Pediconi, Untitled Small #4, 2019 (dettaglio). Emulsion lift on paper, cm 66×50

Sempre nella capitale la z2o Sara Zanin dal 5 febbraio presenterà Nude, la terza personale in galleria di Beatrice Pediconi, artista multimediale la cui ricerca è da anni legata a una pratica interdisciplinare che attraversa medium tradizionali per approdare a inedite soluzioni formali ed espressive.

Nella mostra Nude, che segna il suo ritorno in Italia dopo cinque anni, Pediconi presenta in anteprima un ampio corpus di lavori che riflette sullo statuto di fotografia, a partire dalla sua decostruzione.

Una vista della mostra PARALLELS AND PERIPHERIES: Fractals and Fragments  alla Anna Marra Arte Contemporanea di Roma

Ancora a Roma la galleria Anna Marra Arte Contemporanea ospita fino al 30 gennaio la collettiva PARALLELS AND PERIPHERIES: Fractals and Fragments curata da Larry Ossei-Mensah. In mostra opere di Kim Dacres, Kenturah Davis, Basil Kincaid, Nate Lewis, David Shrobe, Kennedy Yanko.

Attraverso il concetto matematico dei frattali la mostra esplora in profondità ciò che si vede sopra e sotto la superficie. L’uso di questo quadro concettuale evidenzia la complessità e le sfumature presenti nella storia condivisa dell’estetica nera e della comunità della Diaspora.

Inoltre, mostra che sebbene questi artisti possano avere esperienze in qualche modo simili a prima vista, a un esame più attento, possiedono voci e prospettive che sono immensamente varie e comprendono una molteplicità di differenze.

Una vista della mostra dedicata ai lavori di Lorenzo Bonechi alla Galleria Il Ponte di Firenze

Spostandoci in Toscana, a Firenze torna visitabile fino al 31 gennaio la mostra Lorenzo Bonechi. Opere radicali, dipinti e carte 1982-1994 allestita negli spazi della Galleria Il Ponte.

L’esposizione, curata da Carles D. Marco, raccoglie e sintetizza attraverso alcuni grandi dipinti, disegni, una scultura e un nucleo di finissime tempere, il breve percorso creativo dell’artista che si spezza all’apice della sua maturità artistica, nel 1994, a trentanove anni di età, dopo la grande mostra a New York da Sperone Westwater e l’invito alla XLVI Biennale di Venezia per l’anno successivo.

ANTONY GORMLEY, SHY, 2017. Ghisa 363,3 x 84,2 x 62,7 cm. Photo Ela BIlakowska, OKNOstudio. Copyright Line: © the Artist

A Prato, invece, la settecentesca Piazza del Duomo si apre al dialogo con l’arte contemporanea attraverso l’installazione, sabato 19 gennaio, dell’opera SHY di Antony Gormley. Sfruttando una struttura architettonica semplice, la scultura vuole evocare la timidezza nella sua stessa esposizione.

Realizzata con 3600 kg di ghisa, SHY porta in una piazza del XVIII secolo i materiali e i metodi della rivoluzione industriale. L’artista inglese utilizza la dimensione per attivare lo spazio e invitare chi ne è partecipe a prendere coscienza della propria posizione, costantemente in movimento nello spazio e nel tempo.

Una vista della mostra Rosso e Grigio negli spazio della Galleria Studio La Città di Verona

La Galleria Studio la Città di Verona ospita fino al 27 febbraio la mostra, curata da Marco Meneguzzo, Rosso e Grigio, che espone le opere di 18 gli artisti realizzate in ceramica o in cemento: Luca Caccioni, Luigi Carboni, Sonia Delaunay, Lucio Fontana, Alberto Garutti, Dave Hardy, Antonio Ievolella, Claudia Losi, Emil Lukas, Imi Knoebel, Riyas Komu, Fausto Melotti Daniela Monaci, Lucio Pozzi, Emilio Scanavino, Alberto Scodro, Francesco Simeti e Jessica Stockholder .

Il titolo della mostra rimanda a due colori distinti, come distinti sono i materiali protagonisti di questa collettiva. La terracotta e la ceramica, precisa Marco Meneguzzo nel testo dedicato alla mostra, “sono materiali antitetici: si usa o l’uno o l’altro, difficile – se non impossibile – trovarli insieme, per una sorta di incompatibilità caratteriale”.

Nel corso della storia dell’arte questi materiali hanno avuto alti e bassi, picchi di gloria e vertiginose cadute; considerata troppo vicina alla tradizione e all’artigianato, la ceramica è stata messa in secondo piano rispetto al cemento, moderno, algido, rigoroso, ma poi di nuovo i ruoli si sono rovesciati o intersecati.

Toti Scialoja, Bilancia 1958.

Ancora nella città scaligera, la Galleria dello Scudo ospita fino al 31 marzo la mostra Astratta anni ’50. Afro, Dorazio, Sanfilippo, Scialoja, Tancredi, Vedova, che approfondisce un decennio cruciale della pittura astratta in Italia nel secondo dopoguerra – gli anni ’50 – quando maturano esperienze che, nel panorama internazionale, rivelano prerogative stilistiche del tutto peculiari, nate in un contesto di profondo e articolato impegno teorico e critico.

Lo sguardo si focalizza sull’opera di sei autori – Afro, Piero Dorazio, Antonio Sanfilippo, Toti Scialoja, Tancredi ed Emilio Vedova – ponendo in evidenza gli elementi che ne connotano il linguaggio in una fase ben circoscritta del loro percorso.

Gli esiti delle loro ricerche furono, peraltro, oggetto di interesse da parte di artisti, critici e collezionisti europei e d’oltreoceano, che riconobbero in ognuno di essi tratti distintivi specifici. Il percorso è suddiviso per personalità, secondo una progressione cronologica.

L’installazione Dove andiamo a ballare questa sera? delle artiste Goldschmied & Chiari alla Galleria Poggiali di Milano

Arriviamo, infine, a Milano, dove la Galleria Poggiali, nei suoi spazi di Foro Buonaparte ospita fino al 15 febbraio Dove andiamo a ballare questa sera?, installazione site specific delle artiste Goldschmied & Chiari che per la prima volta viene esposta in uno spazio privato, dopo le presenze museali al Museion di Bolzano ed al Museo Serlachius in Finlandia.

L’installazione ambientale consegna al pubblico una reviviscenza degli anni Ottanta italiani attraverso i resti di una festa finita che prende il proprio titolo dalla guida delle migliori discoteche italiane scritta dall’allora Ministro degli Esteri, Gianni De Michelis, pubblicata nel 1988.

L’intera installazione è una visione proveniente da un passato recente esperibile solamente dall’esterno. In questi tempi di forte privazione e isolamento le artiste hanno ritenuto il lavoro fortemente contingente al momento storico che stiamo tutti vivendo.

L’opera acquista un nuovo significato: “dove andiamo a ballare questa sera?” diventa una domanda surreale e l’impossibilità di dare una risposta suscita una malinconia per un passato vicinissimo ma che suona come una Belle Epoque irraggiungibile.

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