Fotografia: Daido Moriyama a Foligno

Tra i maggiori protagonisti della fotografia contemporanea giapponese, Daido Moriyama nei suoi scatti in bianco e nero racconta frammenti sospesi di mondo, attimi ritagliati nel continuo fluire dell’esperienza. Fotografo on the road, spirito libero e viaggiatore solitario, con il suo lavoro ricompone un universo onnivoro di soggetti, realtà e sensazioni, che ricalca il ritmo stesso di un’esistenza priva di legami, certamente inquieta, vissuta sulle strade del mondo. E Visioni del Mondo è il titolo della mostra che da sabato 22 novembre il CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno dedica a questo grande meaestro della fotografia, le cui immagini rivelano una cifra stilistica personalissima e di straordinaria modernità.

 

Nascita di un fotografo On the Road

 

Organizzata in collaborazione con Fondazione Fotografia e curata da Filippo Maggia e Italo Tomassoni, la mostra di Foligno mette insieme oltre 120 fotografie, ripercorrendo l’intera carriera di Daido Moriyama, la cui storia sembra essere già scritta nel suo nome di battesimo. «Il mio nome – spiega lo stesso artista in una bella conversazione con Maggia, pubblicata nel catalogo della mostra – è composto da due caratteri: HIRO + MICHI. Hiro vuol dire “ampio” e Michi significa “strada”, quindi letteralmente “ampia strada”. Ma questi due caratteri si possono leggere anche DAI e DO, da cui Daido». Quasi una predizione per un artista come Moriyama che della strada ha fatto il suo teatro e che commenta: «In qualche maniera deve esserci un collegamento, anche se a dire il vero preferisco le piccole strade a quelle grandi. In realtà, comunque, le strade sono il teatro di moltissime mie fotografie, in alcuni casi il vero soggetto, ed è quindi molto curioso il fatto che io mi chiami così: è proprio il nome giusto per me!»

Daido Moriyama Highway, Shizuoka, Japan, 1969 fotografia b/n, courtesy l’artista

Daido Moriyama, Highway, Shizuoka, Japan, 1969
fotografia b/n, courtesy l’artista

Nato nel 1938 ad Ikeda, dopo essere stato allievo di Takeji Iwamiya – fotografo giapponese scomparso nel 1989 e famoso per le sue immagini di archietture, giardini e oggetti di artigianato nipponico -, Moriyama si trasferisce a Tokyo nel 1961 per lavore come assistente di Eikoh Hosoe: fotografo e regista giapponese proveniente dai movimenti sperimentali nati dopo la seconda Guerra Mondiale e conosciuto per la carica psicologica delle sue immagini che spesso indagano temi come la morte, le ossessioni erotiche e l’irrazionalità. E’ dopo questo incontro, che influenzerà in modo significativo la sua carriera di fotografo, che nel 1968 nasce la prima raccolta fotografica di Moriyama: Nippon gekijō shashinchō (Japan: A Photo Theatre), che mostra i lati più oscuri e meno noti della vita urbana giapponese. Per lui sono anni di grande sperimentazione e di riflessione sulla fotografia, in cui si interroga sull’essenza di questa arte e sul ruolo stesso del fotografo. Ed è proprio in questo periodo che  inizia a collaborare con vari magazine, tra i quali Provoke, rivista d’avanguardia destinata ad influenzare radicalmente la fotografia giapponese degli anni a venire.

Daido Moriyama Untitled, dalla serie Japan A Photo Theater fotografia b/n, courtesy l’artista

Daido Moriyama, Untitled, dalla serie Japan A Photo Theater. Fotografia b/n, courtesy l’artista

Inizia, così, un cammino artistico fatto di una ricerca quotidiana senza fine, durante il quale Moriyama realizza migliaia di scatti: immagini dai bianchi e neri contrastati, spesso sfocate, graffiate, sovraesposte o sgranate, che tracciano i contorni di un’esistenza priva di legami con un luogo d’origine o di vincoli dettati dalle convenzioni sociali. Una visione del mondo, quella di Moriyama,  influenzata dalla lezione di grandi fotografi giapponesi come Seiryū Inoue – il primo allievo di Takeji Iwamiya -, Shōmei Tōmatsu e Eikoh Hosoe che, assieme a Ikkō Narahara, avevano fondato nel 1959 il collettivo di fotografia VIVO che, per primo, ha affrontato il tema della trasformazione della società giapponese. «Il lavoro di Shōmei Tōmatsu è stato fondamentale nella mia formazione artistica, un vero punto di riferimento – ricorda lo tesso Moriyama –  mentre dal punto di vista tecnico il mio vero maestro è stato Eikoh Hosoe, è lui che mi ha insegnato a fotografare. La sua però è una ricerca che si manifesta in visioni molto drammatiche, con venature surrealiste, mentre quella di Shōmei Tōmatsu è più simile alla mia: un’indagine senza fine del mondo, una voglia inesauribile di raccontare le città, le strade e la gente che le popola».

Daido Moriyama Hippie Crime, 1969 fotografia b/n, courtesy l’artista

Daido Moriyama, Hippie Crime, 1969. Fotografia b/n, courtesy l’artista

Ma importanti, per lo sviluppo del suo immaginario fotografico, sono stati anche William Klein, Andy Warhol, lo scrittore giapponese Yukio Mishima e il drammaturgo Terayama Shūji, senza dimendicare il Jack Kerouac di On the Road che Moriyama legge nel 1968. Lo stesso anno in cui, a bordo di una Toyota malandata e in autostop, il fotografo compie un viaggio senza meta attraverso tutto il Giappone, durante il quale realizzerà le immagini poi confluite nel lavoro A Hunter del 1972. Serie in cui appare, per la prima volta l’immagine del cane randagio che, negli anni, diverrà un vero e proprio alter ego dell’artista.

Daido Moriyama Stray Dog, Misawa, 1971 fotografia b/n, courtesy l’artista

Daido Moriyama, Stray Dog, Misawa, 1971. Fotografia b/n, courtesy l’artista

Sarà poi la volta di Farewell Photography, sempre del 1972, in cui Moriyama porta alle estreme conseguenze le sue posizioni, realizzando una serie di immagini prive di qualsiasi traccia riconoscibile, scatti dalle inquadrature casuali, dalle esposizioni improbabili, fotografie graffiate, sporche, sgranate, fatte di ombre e di bagliori accecanti. Il libro segna un nuovo momento di passaggio: Moriyama cade in una crisi profonda da cui uscirà solo nei primi anni ottanta.

 

Il ritorno dopo la crisi e il successo internazionale

 

Si intitola Light and Shadow ed è datato 1982 il libro che segna, dopo una lunga assenza, il ritorno di Daido Moriyama alla fotografia. Ancora una volta è la città a fare da sfondo al suo lavoro che però è attraversato da una diversa intesità emotiva. Arrivano, così, gli anni Novanta e il successo internazionale culminato, nel 1999, con la grande retrospettiva del Museum of Modern Art di San Francisco (Daido Moriyama: stray dog) che lo consacra come uno dei grandi autori della fotografia contemporanea.

[quote type=”center”]Fotografando una sola realtà se ne possono vedere tantissime. All’interno di una sola immagine coesistono diverse realtà. Questa è la magia della fotografia. [/quote]

Daido Morayama

 

Questo slideshow richiede JavaScript.