Dalla Quadriennale al Grand Opening del Pecci: 5 eventi da non perdere

E' fissato per il 16 ottobre 2016 il Grand Opening del nuovo Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, dopo il completamento dell’avveniristico ampliamento a forma di navicella spaziale dell’architetto Maurice Nio e la riqualificazione dell’edificio originario di Italo Gamberini.
E' fissato per il 16 ottobre 2016 il Grand Opening del nuovo Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, dopo il completamento dell’avveniristico ampliamento a forma di navicella spaziale dell’architetto Maurice Nio e la riqualificazione dell’edificio originario di Italo Gamberini.

Settimana ricca di appuntamenti importanti per tutti gli amanti dell’arte, quella che si apre lunedì prossimo. Mentre il 14 apre la XII edizione di ArtVerona, a Roma torna la Quadriennale e a Prato riapre, dopo un lungo periodo di silenzio, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci. Questi alcuni degli eventi che abbiamo selezionato per voi questo sabato. (Leggi -> ArtVerona 2016: qualcosa di più di una semplice fiera)

Roberto Ciredz, Eelco van den Berg e Jan Kaláb – Mimesis

Bologna – MAGMA gallery

 Eelco van den Berg - Candle Light

Eelco van den Berg – Candle Light

Oggi alle 18.00 a Bologna, la MAGMA gallery di via Santo Stefano, inaugura la mostra Mimesis che vedrà tre artisti internazionali dialogare all’interno degli spazi della galleria bolognese di MAGMA gallery, interrogandosi con i propri stili sul mutevole rapporto percettivo fra uomo e natura e fra natura ed arte. Per l’occasione Roberto Ciredz, fra gli artisti più interessanti della nuova generazione italiana della Urban Art, realizzerà  un’installazione site-specific collocata nella sala principale, in cui le figure si ispirano alla terra, allo studio della sua conformazione e le mappe topografiche diventano tracce, segni infiniti che dalla realtà conducono all’astrazione. Attraverso le sei splendide opere su tela di Eelco van den Berg il pubblico potrà osservare la forza espressiva del grande artista olandese, capace di creare figure enigmatiche ed ironiche al tempo stesso, sospese tra surrealtà e colori pop. Jan Kaláb, invece, esplora le infinite sfumature della pittura astratta su tela, esprimendo il proprio linguaggio attraverso un perfetto equilibrio tra compressione delle forme e minimalismo.

 

Lapo Simeoni – THINGS LEFT UNSAID

Narni – Spazio Museale Arte Contemporanea Rocca Albornoz

Una vista di come si presenterà la Sezione Esordio della mostra di Lapo Simeoni a Narni.

Una vista di come si presenterà la Sezione Esordio della mostra di Lapo Simeoni a Narni.

Sempre oggi, alle ore 11.30, nello Spazio Museale Arte Contemporanea Rocca Albornoz a Narni, inaugura la personale di Lapo Simeoni, Things Left Unsaid. Da sempre interessato alle questioni sociali, Simeoni si pone molte domande sul senso dell’arte, sulla distanza tra etica ed estetica e su come l’artista si debba impegnare in prima persona per trovare risposte. Fare ricerca per lui significa indagare, ma indagare oggi obbliga a fermarsi su questioni che difficilmente prescindono dai temi globali: dalla politica, all’economia, dal capitalismo al consumismo. Ecco quindi che nell’analisi costante delle molteplici informazioni che la quotidianità offre nascono le sue opere principali che, nella mostra, costruiscono una mappatura del suo pensiero ma soprattutto della sua idea di “estetica politica”. La Rocca di Narni diviene così il luogo ideale per ospitare l’opera di Simeoni in quanto essa stessa storicamente simbolo di forza e potere. Lo spazio Museale composto da grandi sale irregolari diventa un percorso dove rappresentare una sorta di piramide sociale divisa in zone: nella prima , “Esordio”, viene idealmente proposto il rapporto tra cittadino, potere, evoluzione e consenso affrontando vari problemi sociali. Le opere che saranno esposte nella sezione del Transito, invece, affronteranno il tema del Consumismo nella storia. Ci sarà poi la Sala del Comando, parte finale del progetto espositivo di Lapo Simeoni, in cui sarà esposto un poster di grandi dimensioni dove è raffigurata una scena cult tratta dal film “Dottor Stranamore”. Mentre un ironico richiamo al potere della comunità europea viene poi affrontato con l’opera EURO STARS dove 12 sculture (parzialmente sgretolate), rappresentano idealmente la bandiera EU ergendosi verso la cupola piramidale del soffitto del Museo. Nella balconata del piano superiore, invece, sarà allestita la sezione Rinascita, composta da una raccolta di schizzi progetti e appunti, che raccontano da vicino il percorso personale dell’artista: aperta su tutte le sale,questa sezione sarà il luogo da cui lo spettatore potrà avere una visione complessiva della piramide per comprendere la ricerca poliedrica e formale delle opere, in relazione al contenuto globale del progetto, la cui intenzione finale è quella di evidenziare, svelandoli, i meccanismi del sistema economico delle grandi multinazionali che da sole muovono il destino del pianeta.

 

XVI Quadriennale d’arte – Altri tempi, altri miti

Roma – Palazzo delle Esposizioni

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma dove il 16 ottobre prossimo aprirà la Quadriennale n. 16

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma dove il 16 ottobre prossimo aprirà la Quadriennale n. 16

Dopo otto anni torna, dal 13 ottobre prossimo al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la Quadriennale d’arte. Giunta alla sua sedicesima edizione, la mostra ha come tema Altri tempi, altri miti ed è dedicata alle espressioni più interessanti dell’arte contemporanea italiana dopo il Duemila. Coinvolti 11 curatori, 99 artisti e 150 opere, per offrire al visitatore un patrimonio di possibili chiavi di lettura dei nostri tempi e delle loro narrazioni. I lavori  spaziano da temi di attualità come il digitale, il rapporto tra città-natura e centro-periferie, il valore della democrazia a ambiti di indagine più intimistici. Molte performance, video, installazioni sonore e lavori che interagiscono con lo spettatore. Ricco anche il palinsesto Off che, già dal prossimo 11 ottobre vede l’inaugurazione di Residenze #1 curata da Paola Ugolini e che vede come protagonisti Flavio Favelli (n. 1967) e Gianni Politi (n. 1986). L’esposizione è il primo appuntamento del progetto Residenze, che arricchisce il già nutrito programma di mostre temporanee, conferenze, concerti, presentazioni di AlbumArte – Spazio e Progetti per l’Arte Contemporanea e che intende riflettere sul tema delle residenze d’artista, portando negli spazi espositivi delle ex-scuderie di villa Poniatowsky opere prodotte esclusivamente durante residenze d’artista ed esposte per la prima volta in Italia. La doppia personale degli artisti Flavio Favelli e Gianni Politi, con opere realizzate nelle residenze organizzate da AlbumArte a Istanbul e a Praga, metterà in luce quanto la pratica della residenza possa fortemente influenzare il modo di lavorare di un artista – nel caso specifico di uno molto giovane e di uno consolidato – arrivando al concepimento di opere molto distanti dal loro abituale modus operandi.

 

La fine del mondo

Prato – Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Thomas Hirschhorn, Break-through (one), 2013. White polystyrene, tape, cardboard, wood, paint -variable dimensions, photo: Luciano Romano, courtesy of Galleria Alfonso Artiaco

Thomas Hirschhorn, Break-through (one), 2013. Photo: Luciano Romano. Courtesy: Galleria Alfonso Artiaco.

In occasione della sua riapertura, il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, sabato 16 ottobre, presenta la mostra La fine del mondo, a cura del Direttore Fabio Cavallucci. Una mostra, quella che segna la rinascita del museo pratese, che vuole essere una presa di coscienza della condizione di incertezza in cui versa il nostro mondo e riflessione sugli scenari che ci circondano. Così, attraverso le opere di oltre 50 artiste e artisti internazionali e con un allestimento che si estenderà sull’intera superficie espositiva del museo di oltre 3000 metri quadrati, la mostra si configura come una specie di esercizio della distanza, che spinge a vedere il nostro presente da lontano. Il percorso raccoglierà interventi di artisti ormai affermati internazionalmente, dal nativo americano Jimmie Durham al cubano Carlos Garaicoa ai cinesi Qiu Zhijie e Cai Guo-Qiang, fino a opere di artisti più giovani come il brasiliano Henrique Oliveira o lo svizzero Julian Charrière con un lavoro realizzato a quattro mani insieme al tedesco Julius Von Bismarck. Non mancheranno poi lavori ormai appartenenti alla storia dell’arte, come quelli di Marcel Duchamp, di Pablo Picasso o di Umberto Boccioni. Ma numerosissimi saranno anche gli artisti giovani e ancora poco conosciuti, molti dei quali provenienti dalle aree geografiche in cui sono presenti forti contrasti e conflitti, come l’Europa dell’Est, il Nord Africa, il Medio Oriente, il Sud America. Lungo il percorso espositivo, infine, tutte le espressioni e i linguaggi artistici saranno interconnessi: la musica, il teatro, il cinema, l’architettura e la danza non rappresenteranno solo eventi collaterali, ma si snoderanno come momenti integranti della mostra, contribuendo a costruire una narrazione immersiva e coinvolgente.

 

Victor Burgin – Dear Urania

Napoli – Galleria Lia Rumma

Victor Burgin, Dear Urania, 2016

Victor Burgin, Dear Urania, 2016

Infine, domenica 16 ottobre, la galleria Lia Rumma di Napoli inaugura la mostra di Victor Burgin dal titolo Dear Urania”. Artista e accademico, autore di saggi fondamentali sulla fotografia e sulla teoria dell’arte, Burgin è un indiscusso protagonista dell’arte concettuale.  La sua opera indaga la natura dell’immagine, ma ne decodifica i termini dominanti della rappresentazione. I suoi lavori più recenti sono prodotti con software per la creazione di giochi virtuali: un mezzo che gli consente di condurre l’immagine verso il suo stato che è essenzialmente virtuale.  Le sue mostre, come ha sovente dichiarato, sono una risposta al luogo e alle città in cui viene invitato e alle suggestioni, alle associazioni mentali che da esse scaturiscono. Per Dear Urania, più specificamente, il movente va cercato in Relazione del primo viaggio alla Luna fatto da una donna nell’anno di grazia 2057, un breve pamphlet scritto nel 1857 dal matematico e astronomo Ernesto Capocci di Belmonte (1798 – 1864), direttore della Specola di San Gaudioso, l’attuale Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Dear Urania è la “reazione” a quella lettera. Con una suggestiva e intricata moltiplicazione spazio-temporale, che scivola tra passato e futuro prossimo, da Napoli all’America, dalla Luna alla Terra e ritorno, Burgin non trascrive, solo, il contenuto della lettera di Ernestina, ma immagina le circostanze in cui la donna ha scritto. Due video proiezioni – la prima delle quali mostra la luna nelle sue diverse fasi, la seconda che presenta sotto forma di didascalie le parole di Ernestina che si alternano al movimento della camera in un loft quasi vuoto – sono accompagnate dalle Pagine dallo Sketchbook di Ernestina Capocci e da due serie fotografiche, (Basilica I e Basilica II)  che suggeriscono un’analogia tra il territorio lunare e quello di Pompei.