David Ostrowski: meteora o astro nascente?

Nato a Colonia nel 1981 e formatosi alla Kunstakademie Düsseldor sotto la tutela di Albert Oehlen, uno dei più influenti e controversi pittori contemporanei, David Ostrowski è la nuova rivelazione del mercato secondario di arte contemporanea. Presente in tutti i cataloghi delle ultime evening sale londinesi, non c’è lavoro di questo giovani pittore tedesco che non superi le aspettative, tanto che oggi il suo valore di mercato si attesta tra 190 e 250 mila euro, contro stime in catalogo che ancora presentano i suoi dipinti in un range di 40-60mila euro. Valutazioni a parte, Ostrowski è l’ennesima dimostrazione di come ormai, sul mercato, la valorizzazione economica di un artista preceda quella culturale. Una situazione capovolta rispetto a come dovrebbero andare le cose e che, potenzialmente, potrebbe creare non pochi problemi sia ai collezionisti che alla sua carriera.

L’interesse internazionale per questo giovane artista è storia decisamente recente: un paio d’anni. E il suo debutto sul mercato secondario risale solo a gennaio di quest’anno. In questo brevissimo lasso di tempo i lavori di David Ostrowski passati in asta sono una dozzina, tutti appartenenti alla cosiddetta Serie F, e il loro valore è salito dalle circa 70 mila sterline di febbraio ai 281 mila dollari di maggio. Un’accelerazione impressionante, che potrebbe sfuggire di mano ai galleristi che lo seguono sul mercato primario e che oggi tentano di tener sotto controllo le sue quotazioni, in primis quel Peres Project che ha in scuderia anche Alex Israel.

Questa situazione, come sottolineano anche le analisi fatte da ArtTactic, sta creando un pericoloso disallineamento tra il mercato primario e quello secondario dell’artista che, unito alla speculazione sempre più diffusa, potrebbe surriscaldare in modo eccessivo le quotazioni di Ostrowski, rendendo i suoi lavori inaccessibili ai collezionisti istituzionali, in primo luogo i Musei. Con evidenti ricadute sulla sua valorizzazione culturale e, quindi, sulle previsioni a lungo termine relative al suo mercato. Se nel breve periodo, infatti, le sue quotazioni continueranno certamente a crescere e il suo nome sarà presente in importanti mostre, è in prospettiva futura che l’orizzonte si fa più fosco per il giovane artista tedesco.

David Ostrowski nel suo studio

David Ostrowski nel suo studio

Oggi, i lavori di David Ostrowski hanno un tempo di permanenza molto breve nelle mani dei collezionisti che, alla luce delle sue performance, sono inevitabilmente tentati di rivenderli rapidamente così da monetizzare subito il proprio investimento. E se fino ad oggi le opere passate in asta sono relativamente poche, è impossibile prevedere cosa accadrà prossimamente e quanti suoi lavori saranno riversati sul mercato nel tentativo di cavalcare l’onda di un successo che rischia di essere solo momentaneo.

Il lancio di un artista molto giovane nel ring delle aste, d’altronde, è sempre un’operazione delicata e non è detto che la critica non lo etichetti come mera bolla speculativa, ipotecandone pesantemente la carriera. Oltre al fatto che questa rapita escalation delle sue quotazioni potrebbe avere un influsso negativo sulla sua creatività: come già accaduto in passato per altri artisti, Ostrowski potrebbe rimanere prigioniero della spirale della ripetitività per non scontentare i suoi “fan”. Quando, invece, un giovane all’inizio della propria carriera dovrebbe sentirsi libero di sperimentare e sviluppare il suo linguaggio.

 

Quella serie F che fa impazzire il mercato

 

Considerato, assieme a Oscar Murillo e Lucien Smith, uno dei rinnovatori della pittura contemporanea, David Ostrowski lega il suo successo ai dipinti della cosiddetta Serie F, consonante che sta per l’iniziale della parola tedesca fehlermalerei, ossia pittura sbagliata. Oltre a rimandare al voto scolastico negativo “F” in uso negli Stati Uniti. Una lettera simbolo, dunque, che sancisce a suo modo il fallimento degli insegnamenti accademici e la necessità di rompere con le modalità tradizionali della pittura. Necessità da cui, certamente, prende avvio il suo approccio alla tela, caratterizzato da una ingenuità deliberata simile a quella che troviamo nei lavori di altri pittori suoi coetanei.

Una vista della mostra di David Ostrowski I'm OK. Moments later, he was shot, presso il Peres Projects di Berlino nel 2013

Una vista della mostra di David Ostrowski I’m OK. Moments later, he was shot, presso il Peres Projects di Berlino nel 2013

Nei dipinti della Serie F – in cui strati di sudicio, povere e vernice spray si mescolano in una composizione delicatamente bilanciata – questa componente un po’ naïf è supportata da una tecnica molto particolare che li fa volutamente apparire come creati da una mano inesperta: di fatto Ostrowski dipinge con la mano destra come se fosse la sinistra. Un esercizio “concettuale” che emerge dai segni veloci, gestuali, che l’artista crea sulla tela rivelando un approccio fluido e immediato alla pittura.

David Ostrowski,F (Auch die schönste Frau ist an den Füßen zu Ende), 2010

David Ostrowski,F (Auch die schönste Frau ist an den Füßen zu Ende), 2010

Interessante la genesi di questa Serie: nel 2011, infatti, lo studio di Ostrowski ha preso fuoco. Nel rogo bruciarono tutte le sue tele tranne una, sopravvissuta ma contorta dalle fiamme e macchiata dalla fuliggine. Invece di arrendersi davanti alla perdita di anni di lavoro, il pittore avrebbe deciso di ripartire proprio da qui, dando vita alla Serie F. Quando ci sia di leggenda in questo racconto non è dato saperlo, ma il fascino dell’arte sta anche in queste storie.

 

Tutto in due anni

 

Il debutto e il successo di David Ostrowski, come detto, è storia recentissima. Di fatto il suo riconoscimento a livello internazionale inizia un paio di anni fa, mentre il debutto sul mercato secondario e del gennaio scorso. In poco tempo alcune sue opere sono entrate a far parte di importanti collezioni, tra le quali quella di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. A settembre di quest’anno, inoltre, il suo lavoro sarà presente a Londra nella mostra Beware Wet Paint, che metterà insieme tutti quegli artisti che hanno sviluppano nuovi approcci alla pittura. Presente a tutte le ultime edizioni delle principali fiere di settore (da Frieze ad Artissima, passando da Art Basel), la prima apparizione di Ostrowski in asta è stata in California, in una casa d’aste locale: quasi un test prima del grande salto e senza risultati degni di nota (qualche migliaio di dollari). Un mese dopo inizia l’incredibile ascesa guidata, come al solito, da Phillips de Pury che, tra le maggiori case d’asta, è quella che da sempre punta di più sui giovani.

Sulla destra l'opera di David Ostrowski, F (A thing is a thing in a whole which it's not) del 2013 fotografata durante una mostra dell'artista presso la Simon Lee Gallery di Londra

Sulla destra l’opera di David Ostrowski, F (A thing is a thing in a whole which it’s not) del 2013 fotografata durante una mostra dell’artista presso la Simon Lee Gallery di Londra

E’ Phillips, infatti, la prima case d’aste ad inserire un lavoro di Ostrowski in catalogo in occasione della Day Sale londinese del febbraio scorso. Il suo dipinto F (A thing is a thing in a whole which it’s not) del 2012 è addirittura il lotto di apertura dell’asta e il successo è immediato: il quadro supera di gran lunga le aspettative (10-15mila sterline) raggiungendo le 69.200 sterline (buyer premium incluso) e surclassando, in questo modo, i lavori di altri suoi coetanei presenti in asta, Oscar Murillo e Lucien Smith in primis. Dopo Londra è la volta di New York dove suoi lavori, questa volta, sono presenti nei cataloghi delle Day Sale di tutte e tre le maggiori case d’asta: Phillips, Christie’s e Sotheby’s. Apre il 14 maggio Christie’s con F (A thing is a thing in a whole which it’s not) del 2012 che viene venduto a 245mila dollari. Segue Sotheby’s il 15 maggio presentando il dipinto F con una stima di 30-40 mila dollari, aggiudicato per 149mila (buyer premium incluso). Tocca quindi a Phillips de Pury dove il dipinto F (Between Two Ferns) del 2012, che apre l’asta, viene battuto per 281 mila dollari partendo da una stima che lo collocava tra i 50 e i 70 mila. Si arriva così al debutto nelle evening sale di Londra. Anche questa volta l’artista è presente in tutti e tre i cataloghi e fa registrare performance ottime, tutte abbondantemente sopra la stima più alta.

David Ostrowski, F (Between Two Ferns), 2012. In catalogo con una stima tra i 50 e i 70 mila dollari, il dipinto è stato aggiudicato per 281 mila dollari.

David Ostrowski, F (Between Two Ferns), 2012. In catalogo con una stima tra i 50 e i 70 mila dollari, il dipinto è stato aggiudicato da Phillips de Pury per 281 mila dollari.

Fin qui tutto bene, se si vuole, ma come tutti noi sappiamo a rapide ascese molto spesso seguono altrettanto rapide cadute. Speriamo che questo non valga per Ostrowski (come per i suoi coetanei). Al di là di quello che si può pensare del suo lavoro, infatti, il mercato di fascia alta dell’arte contemporanea è ormai palesemente in preda a dinamiche che con l’arte hanno poco a che fare, ma che potenzialmente le possono fare molto male. Il pericolo, di cui tutti dobbiamo essere ben consci, è che tutto ciò potrebbe bruciare qualche buon talento emergente in nome del Dio denaro, privando il mondo di un nuovo nome da inserire nel firmamento della storia dell’arte.

5 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Nicola buongiorno, nelle tue ultime otto righe viene sapientemente illustrato che cosa è oggi l’arte “attuale”. Purtroppo quanto l’aspetto finanziario non tiene conto, o meglio disconosce i contenuti storico-culturali, c’è poco da dire!!!
    E’ sempre più contestuale la citazione di Pablo Picasso … l’arte è la più grande bugia per pervenire alla verità … siccome a mio modo di pensare la verità è come la luce che non la raggiungeremo mai (forse finchè siamo in vita) pertanto vedremo solo ciò che viene illuminato dalla luce, lasciando così l’arte nel mistero … della più grande bugia…
    Un caro saluto, Daniele.
    PS: questo senza togliere nulla a nessuno, anzi !!!

  • Lois Loris ha detto:

    Sono perfettamente d'accordo con te, soprattutto sul finale. C'è da dire però che il mercato è completamente impazzito, fornendo dei falsi miti che non credo vengano riscoperti e rivalutati dal tempo. Con molta amarezza mi viene da pensare a tanti altri ragazzi che hanno avviato lo stesso percorso di "rottura" e che però continuano a fare la gavetta e ad avere soprattutto difficoltà ad esporre. Io credo che a conti fatti il mondo Economico dell'arte lo fanno l'intero sistema di Gallerie (che contano…anche se non se spesso ne conoscono affatto le motiviazioni) e galleristi à la page che raccolgono consensi ad ogni loro movimento labiale. Tanto di cappello ad Ostrowski che mi affascina molto,ma questo non giustifica il valore e le quotazioni raggiunte in così poco tempo. Anche perché è giusta la domanda che ti poni. Ma cosa accadrà tra qualche anno (se non qualche mese)? Dopo il ciclo F che ne sarà? Un nome non può essere una garanzia a prescindere da quello che produce e realizza. Oltretutto, tra le altre riflessioni che mi vengono da fare, una che mi lascia perplesso è sulla precarietà di queste nuove opere, che fanno della modernità e dell'estemporaneità dei medium e delle "casualità" l'elemento centrale delle opere stesse. La velocità di come tutto sta accadendo nel mercato di questa "nuova Leva", mi ricorda molto la "leggenda" (o presunta tale) di un Basquiat "incatenato" nel piano inferiore della galleria di Annina Nosei a produrre freneticamente opere che uscivano dalla galleria ancora bagnate e incomplete! All'arte di Basquiat (che adoro e apprezzo moltissimo) ed alle sue quotazioni però c'è da dire che è andata bene! … ai posteri l'ardua sentenza… ed ad una tua nuova analisi tra qualche tempo!

  • Nicola Maggi ha detto:

    Grazie per l'apprezzamento. A proposito di posteri, mi chiedo che storiq dell'arte si troveranno a studiare. Se quella scritta da critici e storici onesti, o quella dettata dal mercato. Time will tell…

  • lois ha detto:

    Considerando che quasi non la si studia più (e che non sappiamo quanto sarà veramente applicata la nuova proposta di espanderla a tutti gli istituti), probabilmente si muterà in una nuova materia economico-scientifica!

  • Mauro Villone ha detto:

    La Stampa ha oscurato la pagina nella quale avevo pubblicato questo articolo. Non discuto ora i diversi aspetti della questione. Per ora mi limito e ripubblicarlo qui, sul mio blog personale. Buona lettura. http://www.unaltrosguardo.it/2014/09/sconsolarte.html

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