Collezionare fotografia / Studiare fotografia

Art Gallery Photography
Art Gallery Photography

E’ uscita, prima dell’estate, la seconda edizione di Collezionare fotografia, il fortunato libro di Denis Curti (direttore della sede milanese di Contrasto e vicepresidente della Fondazione Forma) che aveva già riscosso parecchi consensi in quanto l’autore, affiancato da validissimi collaboratori per le sezioni dedicate alle tecniche e  alla conservazione, spiega in maniera chiara, scorrevole e didattica come si è sviluppato e come funziona il mondo del mercato della fotografia. Questo, poco si discosta, dal punto di vista teorico, da quello delle opere d’arte contemporanea: mercato primario, secondario, case d’asta, gallerie, fondazioni; tutti attori il cui unico scopo è movimentare il mercato creando il più possibile entusiasmi attorno a eventi o persone per stimolare flussi di denaro. Largo spazio è dato all’analisi delle opere, con le loro problematicità di originalità, sancita tramite autentiche, timbri, archivi, prove d’artista; si affronta la questione della stampa, della ristampa del vintage, delle dimensioni; insomma Curti ci fa addentrare in un campo abbastanza spinoso dove pochi riescono davvero a non smarrirsi.

Questo libro offre una serie di informazioni utili e di aneddoti che meglio aiutano a capire l’aspetto pionieristico di questo mercato e di come, di fatto, certe scelte economico-culturali si siano potute sviluppare principalmente in ambienti dinamici, come l’America, o nazionalisticamente orgogliosi, come la Francia (nazione che storicamente si fregia del primato dell’invenzione della fotografia). Riporta spesso, e in maniera circostanziata, le opinioni dei maggiori esperti del mercato della fotografia in Italia, evidenziando come spesso le visioni siano divergenti sia sulla situazione attuale sia sugli sviluppi futuri.

Alla fine della lettura la sensazione che rimane addosso è che se si vuole davvero entrare in questo mondo e non subirlo, se si vuole saper discernere qualcosa di valido tra le molte proposte del mercato bisogna studiare.

Denis Curti e la seconda edizione del suo "Collezionare Fotografia", edito da Contrasto.

Denis Curti e la seconda edizione del suo “Collezionare Fotografia”, edito da Contrasto.

Studiare non solo la storia della fotografia e dei suoi protagonisti, ma (forse soprattutto) come viene percepita la fotografia nell’ambito culturale; avventurarsi in una storia sociale che potrebbe salvarci da abbagli inconsci verso un’arte che, diversamente da altre, è ormai profondamente radicata nel vissuto di chiunque (oggi più che mai, ma anche trent’anni fa tutti hanno avuto una macchina fotografica e delle velleità di inquadrature artistiche). Studiare anche nel senso di frequentare, vedere, imparare a riconoscere la cifra di un autore.

L’attrazione istintiva verso la fotografia più che verso altre forme di arte contemporanea, non basta per considerarsi validi estimatori.

Bisogna ammettere che la sedimentazione temporale aiuta a discernere il reale valore di autori e opere: ci si può confrontare con una cospicua riflessione critica, con la valutazione ponderata di quale impatto nel contesto culturale abbiano avuto determinate mostre ed esposizioni; tutti plus che raramente l’artista contemporaneo ha e quando li ha la sua produzione viene monetizzata oltremisura.

La domanda che sorge spontanea di fronte a un’opera che piace e in cui si vorrebbe investire in maniera oculata, non solo per l’entusiasmo del cuore, riguarda sempre  il valore del momento: sarà durevole nel tempo? E, soprattutto, per quali ragioni l’opera ha ottenuto tale valore? Per avere una garanzia di questo (garanzia che, ben inteso, nessuno in buona fede mai potrebbe dare) ci si affida a quella che Curti chiama “costruzione sociale del valore”, insomma la reputazione di una persona e dell’entourage che ha creduto in lei: istituzioni, critici, galleristi. Curti risale fino al ruolo della scuola, intesa non come educazione tout-court, ma come scuola di fotografia in quanto luogo privilegiato di confronto con altre discipline, portando come esempio il Bauhaus, che mi sembra però una realtà difficilmente replicabile per essere una esemplificazione vincente, in cui il risultato dovrebbe essere dato dalla somma delle azioni degli attori.

Convincente, anche se datata al 1989, è l’opinione di Alan Bowness (ex direttore della Tate Gallery di Londra) che individua quattro passaggi chiave per un’ascesa verso il successo artistico ed economico: riconoscimento dei pari, riconoscimento della critica, patronato dei mercanti e acclamazione pubblica. Questa progressione si è via via complicata e modificata nel tempo; l’artista stesso in parte è diventato merce e il marketing ha assunto un peso esorbitante nelle dinamiche di apprezzamento di un’opera; inoltre mi sembra che sia latitante la capacità delle istituzioni pubbliche di individuare e di promuovere novità e stimoli. L’ultimo stadio dell’ascesa verso il successo, cioè l’acclamazione pubblica attraverso mostre non commerciali o acquisizioni come riconoscimenti istituzionali del valore, difficilmente riguardano artisti giovani o ancora in piena attività.

Quest’ultima riflessione personale credo riguardi principalmente la situazione italiana ed, infatti, per tornare al libro di Denis Curti, il valore aggiunto a questa seconda edizione è l’accattivante sottotitolo che recita “edizione aggiornata con un focus sull’Italia”. Perché in effetti è di questo che si avrebbe bisogno: capire dove va e come va la fotografia nel contesto italiano.