Diario Bolognese #2 – Arte Fiera: meno male che c’è la fotografia

La 39esima edizione di Arte Fiera si è conclusa e l’evento bolognese può ora veleggiare verso il traguardo dei quarantanni sicuro che il rilancio sia avvenuto con successo. I visitatori sono aumentati e gli affari anche, con grande gioia dei galleristi che trattano il moderno e il contemporaneo storicizzato. Fin qui le notizie ufficiali, divulgate dall’ufficio stampa della fiera. Poi… poi c’è il caldo dei corridoi e il padiglione 25 – quello dei galleristi che trattano gli artisti storici italiani (Burri, Fontana, Bonalumi ecc. ), ossia lo zoccolo duro della fiera – dove, salvo alcune eccezioni, la maggior parte degli stand sembra un po’ il lato B delle italian sales londinesi: per quanto prolifici, d’altronde, questi artisti non hanno fatto solo capolavori e sulle pareti ho visto molte seconde e terze scelte. Per non parlare della miriade di quadri specchianti di Pistoletto. L’unica galleria che ho voglia di salvare è la Galleria Russo con il suo stand dedicato a Tato maestro dell’Aeropittura, con 60 opere che anticipano la grande retrospettiva dedicata all’artista che inaugurerà a febbraio. Bello, bello veramente.

 

Tato, Me ne frego e vado in su, 1933, tempera su carta kraft, cm 50x74.

Tato, Me ne frego e vado in su, 1933, tempera su carta kraft, cm 50×74.

Anche la sezione dedicata all’Europa dell’Est – area geografica che oggi vanta una delle scene artistiche più vivaci del vecchio continente – mi è sembrata un po’ moscia come priva di mordente è stata la sezione “nuove proposte” nel padiglione 26: nessuno ha osato più di tanto, come per non rischiare di contrariare un pubblico che, ad Arte Fiera, si aspetta il lato più classico del contemporaneo. Tra le poche gallerie con un’offerta interessante, la SALES di Roma – che portava Maskhara, l’ultimo lavoro dell’artista iraniana, ma con un passato italianissimo, Avish Khebrehzadeh: si è formata a Roma e nel 2003 ha vinto il Premio giovane arte italiana della Biennale di Venezia. Disegnatrice poetica e onirica, partendo dalla cultura sciita Khebrehzadeh riflette sul tema della rappresentazione in un gioco di presenze, assenze e sovrapposizioni materiche e di segni.

Avish Khebrehzadeh, Maskhara #1, 2015

Avish Khebrehzadeh, Maskhara #1, 2015

Ci sono poi la Galleria Bianconi – con alcuni bei lavori di Luigi Presicce già visti ad ArtVerona – e la Montoro 12 che a Bologna è arrivata con la squadra al completo, tra cui gli ottimi Feig Ahmed ed Emmanuele De Ruvo. Da Thomas Brambilla l’unica cosa degna di nota è il lavoro della giovanissima Alessia Xausa che, non a caso, vince il Premio Euromobil. Torinese, classe 1991, la sua pratica artistica si concentra su una pittura fortemente gestuale, articolata e resa ancora più complessa dalla stratificazione di supporti inconsueti che le conferiscono sovente qualità tridimensionali. Un processo volto alla riscoperta del segno, in una sorta di esercizio di ricerca puro e libero da sovrastrutture superflue. L’opera che gli vale il premio è un Untitled del 2015 dall’estrema delicatezza tonale.

Alessia Xausa, Untitled, 2015

Alessia Xausa, Untitled, 2015

Il resto è noia. Troppi stand tutti uguali, con artisti simili se non addirittura con gli stessi artisti. O con opere che ormai rivedo per l’ennesima volta, sempre le stesse, di fiera in fiera. E questo mi fa pensare che il mercato per qualcuno, magari, è anche ripartito (come affermano i comunicati conclusivi della fiera), ma non certo per tutti. Qualcosa di buono c’è da Raffaelli – un’opera di Laurina Paperina e una serie di lavori su carta, molto particolare, di Federico Lanaro, intitolata La caccia – e alla Galleria Continua, dove mi piacciono i lavori della serie Appunti di Ornaghi e Prestinari che nella loro pratica artistica si confrontano in prima persona con le potenzialità di materiali e tecniche. A questo punto potrei anche abbandonare il polo fieristico se non ci fosse l’area dedicata alla fotografia.

Ornaghi e Prestinari, Appunti, 2014

Ornaghi e Prestinari, Appunti, 2014

Tra le tante innovazioni introdotte ad Arte Fiera negli ultimi tre anni, il matrimonio con MIA Art Fair è certamente l’intuizione migliore. Non solo perché ha, in qualche modo, completato l’offerta della fiera, ma perché ha anche portato una ventata di freschezza. E’ qui che scovo gli unici due artisti che in 6 ore di visita riescono ad emozionarmi: Melissa Steckbauer e Marco Maria Zanin. La prima, rappresentata dalla Galleria Riccardo Costantini di Torino, è una giovane pittrice di Tucson che dal 2011 ha iniziato a lavorare alla serie The Architectonics of Love in cui affronta il tema dell’utopia del possesso e delle relazioni interpersonali, intervenendo su fotografie di amici creandovi, attraverso tagli e incisioni, delle sovrastrutture che simboleggiano la frustrazione del desiderio stesso di possedere l’altro. Una tematica che affronta in modo delicatissimo e mai volgare anche se da alcuni particolari si può capire che gli amici di cui stiamo parlando fanno parte della comunità più trasgressiva di Berlino, città dove l’artista oggi vive e lavora. Ogni pezzo, mi spiega il gallerista, è un’opera unica. Non solo perché l’artista ci interviene manualmente, ma anche perché ogni foto viene utilizzata una sola volta.

Melissa Steckbauer, The Architectonics of Love, 2011-2014

Melissa Steckbauer, The Architectonics of Love, 2011-2014

Zanin, invece, è un giovane fotografo padovano (n. 1983) che vive metà anno in Italia e l’altra metà in Brasile, a San Paolo. In fiera, alla Galleria Spazio Nuovo di Roma, è presente con 4 opere che rappresentano un’evoluzione di uno dei suoi primi lavori: Cattedrali Rurali, del 2012, dove affrontava il tema del rapporto tra l’uomo e la terra e dell’identità, attraverso le architetture tipiche della bassa padovana ormai decadute e le cui sagome in rovina si stagliavano sul bianco lattiginoso della nebbia. Adesso quella stessa ricerca, nei quattro nuovi Untitled presentati a Bologna, si fa più sperimentale con l’uso del Polaroid Emulsion Lift che permette a Zanin di trasferire su carta velina le immagini di queste architetture, così da sottolinearne, ancora di più, una fragilità tanto strutturale quanto identitaria, facendone un simbolo della decadenza del XXI secolo e della necessità di un ritorno a ritmi più naturali, al rapporto con la materia e ai tempi lunghi del fare. Un’anticipazione di quello che vedremo nel suo Solo Show al MIA di Milano che, a questo punto, aspettiamo con ansia.

Marco Maria Zanin, Untitled #1, 2015

Marco Maria Zanin, Untitled #1, 2015

4 Commenti

  • Stefano Armellin ha detto:

    Grazie. Sulla Aeropittura é da rilevare una perdita secca di innovazione rispetto al primo Futurismo, non sono stato ad Arte Fiera ma sicuramente non si é visto un Boccioni. L'ennesima prova della rarità del Capolavoro. Quindi oltre alla noia anche molte stonature. SA http://armellin.blogspot.it/2014/12/i-grandi-musei-nel-xxi-secolo-e-opera.html#links

  • Massimo Stefanutti Massimo Stefanutti ha detto:

    Nel Tuo articolo avrei inserito anche Luca Gilli, Galleria Paola Sosio con uno splendido lavoro sul colore nel cibo e ( tutta intera ) la Galleria Photographic Art di Lugano, di Marco Antonetto con una serie tematica sul nudo con originali di Weston, Clergue, Brandt, ecc. Un pezzo di storia della fotografia che, però, pochi guardavano per carenza di cultura specifica sull’argomento.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Concordo. Il taglio dell’articolo era, però, principalmente sui giovani: da qui l’eclusione di gallerie come la Photographic Art di Lugano. Il lavoro di Gilli di cui parli, invece, mi deve essere sfuggito. Quello che ho visto di lui era nello stand della galleria Weber & Weber di Torino dove presentava la serie Blank, che avevo già visto a Mia lo scorso anno e che non mi ha appassionato più di tanto (giudizio personalissimo ovviamente). Dalla Sosio avevo visto qualcosa di Erba, ma il suo deve proprio essermi sfuggito. Ma ho visitato la fiera di Sabato e c’era veramente il caos.

  • Francesco Tadini ha detto:

    Fa molto piacere che Maggi parli bene di Marco Maria Zanin: in mostra a spazio tadini nel 2014!

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